Silvia Segnalini
Sapienza Università di Roma

Avvocato specializzato in diritto dell’arte e dei beni culturali, e docente universitario nell’Università Sapienza di Roma. Dopo una formazione come storica del diritto, comincia ad occuparsi di disciplina dei mercati dell’arte e del lusso. Da ultimo, sta dirigendo le sue ricerche scientifiche verso l’analisi dei meccanismi finanziari del mercato dell’arte.

Tra le sue pubblicazioni: “Art funds e gestione collettiva del risparmio” (Giappichelli 2016); “Dizionario giuridico dell’arte” (Skira 2010, in corso di aggiornamento), “Le leggi della moda” (Skira 2012).

Ha pubblicato su FCHub:

Come catalogare l’arrivo del virus? Un cigno nero o un rinoceronte grigio? Imprevedibile o prevedibile? E con quali strumenti culturali – e quali illusioni – sta reagendo la nostra società? Ecco qualche stimolante spunto su cui riflettere

Mercato Finanziario

Troppo sofisticati e costosi per le Pmi i minibond. Troppo subalterni alle banche i fondi di credito. Troppi incertezze fiscali per le SiS… Un’analisi tra la disponibilità di strumenti potenziali per investire nell’economia reale e come si traducono in opportunità concrete

Mercato Finanziario

È noto come gli investitori istituzionali italiani — casse di previdenza, fondi pensione e fondazioni bancarie — lamentino lo scarso finanziamento all’economia reale, rispetto a quanto avviene nel resto d’Europa: basti pensare come i fondi pensione italiani investano appena il 7% in azioni del nostro Paese, contro il 12% della media europea e il picco del 30% del Belgio. È però evidente come i fondi pensione (così come gli altri soggetti poc’anzi citati) non abbiano come obiettivo quello di favorire lo sviluppo delle imprese, ma di gestire il risparmio previdenziale dei propri iscritti; mentre non è chiaro, almeno di primo acchito, perché mai l’a.d. di Mercer Italia – dalla cui ultima ricerca,  European Asset Allocation Survey 2019, sono tratti i dati principali — arrivi ad affermare come in Italia vi siano poche occasioni di investimento, una scarsa propensione ad investire in Pmi, nonché una sorta di deficit culturale degli stessi investitori. Se si può forse convenire su quest’ultimo punto — inteso nel senso per cui gli investitori istituzionali sono restii a svolgere un ruolo di “investitore puro”, non avendo gli stessi (fondi pensione e casse) fini di lucro o speculativi, necessita invece una maggiore indagine la prima parte dell’assunto.

Gli strumenti messi ormai a disposizione dal legislatore, italiano ed europeo, sembrerebbero infatti rivolti proprio a favorire il finanziamento delle PMI — che come è noto costituiscono gran parte della struttura industriale italiana — anche e soprattutto, in un periodo di crunch credit, attraverso canali alternativi a quello bancario.  

Fintech

Il cd “sistema dell’arte” è una realtà decisamente consolidata, anche se nota soprattutto agli addetti ai lavori, dominata da regole scritte e ancor più da regole non scritte, che costituisce un vero e proprio sistema di potere – in grado di fare la differenza per la fortuna, e quindi le quotazioni, di un artista- con tutte le opacità che spesso caratterizzano i sistemi di potere: le stesse che forse hanno impedito finora alla finanza di avvicinarsi più decisamente al mondo dell’arte (pensiamo soprattutto agli art funds, sui quali cfr. per tutti: https://fchub.it/detail/news/art-funds-pronti-partenza-via ) considerato -per l’appunto -opaco, volatile, con troppi conflitti di interessi poco gestibili.

Mercato Finanziario

A seguito del completo recepimento della Direttiva AIFMD, c.d. Direttiva alternative, il quadro normativo sugli “art funds” appare oggi finalmente maturo anche nel nostro ordinamento.
A ben vedere dunque, la legislazione che disciplina i fondi d’arte si muove su una duplice direzione che accoglie, da un lato, la “detipizzazione” del sistema, in cui si è andato delineando una sorta di “archetipo” del fondo alternativo, dall’altro un modello di mercato di tipo privatistico anche se sottoposto alla vigilanza dell’autorità pubblica.

Mercato Finanziario

Si chiamano Art funds. Tra successi e insuccessi hanno più di un secolo. Ma sono poco conosciuti. Ora una nuova normativa ne ridefinisce i confini trasformando il “passion investment” in investimento razionale e strutturato