È già caldo il dibattito delle autorità di vigilanza europee e d’oltreoceano su Libra, il nuovo progetto di “criptovaluta” fortemente innovativo lanciato da Facebook.  Libra nasce con una prospettiva di superamento dei rischi connessi all’alta volatilità delle criptovalute e sembra proporre un sistema basato sulla distributed ledger techonology (dlt) peculiare, ascrivibile ad un tertium genus...
parla Paola Pietrafesa, amministratore delegato Allianz Bank Financial Advisors*
Mifid II

«Con la Mifid2 la partita si sposta dal prezzo alla qualità». Ne è convinta Paola Pietrafesa: la Direttiva sulla trasparenza non deve avere tanto l’obiettivo di ridurre all’osso i prezzi della consulenza, quanto quello di valorizzarla, sostiene l’amministratore delegato di Allianz Bank Financial Advisors. Insomma: di far percepire il “value for money”. Per questo Allianz Bank ha creato un centro di formazione, Allianz Bank Business School, dedicato ai financial advisors della sua rete. E punta su una cura massiccia di tecnologia: l’integrazione del digitale all’interno del modello di servizio, con la proposta di nuove soluzioni tecnologiche, offriranno il volano per rendere i processi operativi più efficienti. Ma anche per aumentare la prossimità tra banca e clientela, facendo «percepire maggiormente il valore aggiunto rappresentato dal servizio di consulenza».

Intervento di Luca De Biasi, Wealth business leader di  Mercer Italia
Mifid II

Se la Mifid II deve spingere ad allineare i piani tariffari dei gestori agli interessi dei clienti, molti delle attuali “fee” dei fondi comuni dovrebbero essere riviste al ribasso. Ne è convinto Luca De Biasi, Wealth business leader di Mercer Italia. E in questo intervento spiega il perché. Negli ultimi anni il valore aggiunto ricevuto dagli investitori a fronte della gestione attiva è stato limitato – dice – mentre gli asset manager hanno continuato a mantenere profittabilità e alti margini. Questo in quanto molti prodotti a gestione attiva prevedono commissioni calcolate in percentuale sul patrimonio del fondo. Dunque indipendenti dalla performace. Sia che il mercato salga, sia che scenda, i gestori guadagnano comunque. E in questo articolo per Fchub, Mercer suggerisce all’industria dell’asset management una ricetta per cambiare registro.

 

Mifid II

Da un sondaggio dell’Università Bocconi è emerso che i clienti sanno poco della MIFID 2. Eppure le regole di product governance hanno spinto a ripensare i prodotti in funzione delle caratteristiche della clientela. E i controlli sui ribilanciamenti di portafogli (e sui costi/benefici delle “operazioni di switch”) ridurranno i fenomeni di miss-selling degli operatori. Così il fronte della consulenza, con il partner di Ernst&Young Luca Galli e il senior manager Giuseppe Brandaleone, giudica la direttiva. Eppure, ammettono in questa intervista, si poteva fare di più. Un esempio? Un format comune per informare il cliente sui costi. Di certo sarà il fonte delle banche a soffrire di più. Primo, per la sfida con le Fintech sul terreno dei servizi. Secondo, per  l’arrivo nel 2020 degli operatori esteri, che hanno costi decisamente inferiori ai nostri.

parla Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti
Mifid II

Una raccolta di 30 miliardi in un anno difficile come il 2018 testimonia la salute del sistema delle reti di consulenti finanziari. E il fatto che sia aumentato il portafoglio medio di un consulente, e anche il numero dei clienti seguiti, conferma la fiducia dei risparmiatori. Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti, che rappresenta le principali reti di distribuzione di prodotti finanziari in Italia, valuta in questa intervista l’impatto della MifidII: in Italia il modello di “consulenza evoluta” agli investimenti – cioè non solo finanziaria ma patrimoniale in senso più ampio – era già stato adottato, dice. Adesso la flessibilità propria delle reti può riuscire a controbilanciare alcuni irrigidimenti introdotti dalla direttiva e a difendere i propri margini di guadagno. Quanto alla famigerata product governance non è sempre nel miglior interesse del cliente…

Mifid II

Le nuove regole sulla product governance, cioè le informazioni sui costi di prodotti e servizi, e quelle sulla valutazione di adeguatezza (in cui la Commissione europea chiede di includere le variabili Esg), sono la sfida maggiore per le banche, ammette il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini. E lo sforzo deve essere fatto anche sul fronte degli investitori in termini di educazione finanziaria, per metterli in condizione di utilizzare al meglio le nuove informazioni fornite. Quanto agli effetti dell’unbundling, che nel resto d’Europa sta producendo contraccolpi su banche e società, da noi non si registrano cambiamenti rilevanti. Ma per sapere come è andato il 2018, il rendiconto annuale da spedire per la prima volta ai propri clienti si farà attendere

parla Carmine Di Noia, Consob
Mifid II

Al check-up di un anno di vita, il giudizio della Consob sulla Mifid II è favorevole, afferma il commissario Carmine Di Noia. E non c’è fretta di rimetterci le mani. Perché se il primo obiettivo della direttiva è di tutelare meglio gli investitori, i risultati già si vedono. Sono stati vietati alcuni strumenti di trading come le opzioni binarie. I requisiti di conoscenza del personale degli intermediari sono stati messi in chiaro. Le informative ex ante ai clienti sui costi sono già attive. Ci vorrà invece più tempo per ottenere quelle del primo consuntivo sui costi complessivi del servizio e dei prodotti. Intanto, i connotati del mercato, con la nuova regolamentazione, stanno già cambiando…

Fintech

Fintech va inquadrata concettualmente e disciplinata, comporta nuovi rischi ma dà la possibilità di perseguire maggiore efficienza e soprattutto obiettivi di inclusione rispetto ai quali la finanza tradizionale è spesso risultata inadeguata

Fintech
1. Nel settore Fintech ha assunto un ruolo assai rilevante il servizio di consulenza finanziaria automatizzata, svolto cioè con automated tools, ovvero con veri e propri robo advisors. Il rilievo non solo è legato alla dimensione che il fenomeno sta acquisendo su scala globale, ma soprattutto alle scelte di politica legislativa che hanno segnato un...
Fintech
Il risparmio, una delle principali risorse del nostro paese, desta sempre più l’interesse e le mire di operatori internazionali. L’anno in corso sarà forse l’ultimo per cogliere la non più rinviabile occasione di far evolvere rapidamente i “modelli di offerta” di consulenza finanziaria al fine di capitalizzare concretamente le opportunità tecnologiche e rispondere strategicamente a...
Fintech

È trascorso ormai oltre un lustro da quando l’eterogeneo fenomeno del Fintech si è imposto all’attenzione della scienza giuseconomica. Ancora oggi, tuttavia, non vi è una definizione universalmente riconosciuta che possa riassumere le plurime e variegate modalità in cui tale fenomeno si estrinseca tanto nelle manifestazioni del presente quanto, a maggior ragione, del futuro [Schueffel P., «Taming the Beast: A Scientific Definition of FinTech», in Journal of Innovation Management, 4, pp. 32-54]. Qualche punto fermo lo si può ricavare da un’interpretazione letterale della locuzione stessa, dalla quale a sua volta si evince la sussistenza di un collegamento applicativo-funzionale tra tecnologia (Tech) e finanza (Fin). Qualcuno potrà obiettare l’ovvietà di un approccio siffatto e ritenere tale affermazione nulla più che una tautologia. Così non è.

Fintech

Il cd “sistema dell’arte” è una realtà decisamente consolidata, anche se nota soprattutto agli addetti ai lavori, dominata da regole scritte e ancor più da regole non scritte, che costituisce un vero e proprio sistema di potere – in grado di fare la differenza per la fortuna, e quindi le quotazioni, di un artista- con tutte le opacità che spesso caratterizzano i sistemi di potere: le stesse che forse hanno impedito finora alla finanza di avvicinarsi più decisamente al mondo dell’arte (pensiamo soprattutto agli art funds, sui quali cfr. per tutti: https://fchub.it/detail/news/art-funds-pronti-partenza-via ) considerato -per l’appunto -opaco, volatile, con troppi conflitti di interessi poco gestibili.

Filippo Fiordiponti
Fintech

Il peer to peer lending, nelle varie modalità applicative che sta sviluppando, ha guadagnato rapidamente l’attenzione di Autorità, operatori del settore e di nuovi attori, che detengono importanti liquidità e forza economica per investire in tecnologia, i c.d. players over the top (OTT), addirittura in grado di offrire un servizio gratuito, almeno in fase iniziale, alla clientela retail. Sembra così avviato a costituire il più rilevante canale alternativo di accesso al credito, rivolto ai consumatori (peer to consumer) e alle imprese (peer to business), forte dei caratteri di semplicità, velocità, che appartengono al mondo digitale, cui unisce un rendimento, che stimola l’afflusso di risorse.

Fintech

L’applicazione dei sistemi DLT alla gestione delle infrastrutture di negoziazione e post-trading rappresenta una importante opportunità per l’industria FinTech. La compatibilità degli scenari possibili con il complesso quadro normativo in tema di negoziazione, clearing e settlement non è certa. Il regolatore europeo è orientato a creare delle regulatory sandboxes che permettano alle imprese di sperimentare le nuove soluzioni tecnologiche con flessibilità, consentendo la mappatura dei rischi delle nuove piattaforme.

Fintech

Lo sviluppo digitale ha interessato, nel tempo, anche il settore della consulenza finanziaria. Sono nati così, i robo-advice, servizi online di consulenza finanziaria, che utilizzando un sofisticato automatismo consentono una gestione degli investimenti efficiente ed efficace.
All’interno della categoria è importante distinguere, con le rispettive specificità, tre modalità di offerta del servizio di consulenza: il robo-advice puro; il robo-advice ibrido, il robo4advisor.
L’elemento caratterizzante il fenomeno è da individuare nel grado di automazione del servizio.
La nascita dei robo-advice ha generato importanti riflessioni. Tra le altre, particolare attenzione dovrebbe essere posta all’algoritmo su cui si fonda la raccomandazione di investimento e alla solidità, alla continuità e all’impermeabilità della piattaforma informatica messa a disposizione dell’utente.

Fintech

La formazione di grandi giacimenti di dati nel corso dell’attività degli operatori del mercato finanziario, e la possibilità offerta dalla tecnologia di analizzarli ed estrarne conoscenza reimpiegata nello stesso o in altri mercati, pone l’esigenza d’individuarne i limiti e la disciplina, sia rispetto alle norme in tema di proprietà intellettuale, sia per i riflessi sulle regole della concorrenza; senza trascurare gli ulteriori problemi posti dai riflessi dell’utilizzazione dei big data dei mercati finanziari sul diritto alla riservatezza e sulla libertà d’informazione.

Fintech

Con il FinTech nuovi operatori avranno accesso al mercato, diffonderanno soluzioni più efficienti, aumenteranno la concorrenza e ridurranno i costi per imprese e investitori. Tale efficienza operativa e riduzione di costi, però, è complessa e non può essere senza limiti. Non bisogna incorrere nell’errore di vedere nell’automazione la soluzione di tutti i problemi: una visione “frettolosa” potrebbe avere l’effetto contrario, e cioè quello di non assicurare un’adeguata tutela ai consumatori. A livello europeo è stata emanata la consultazione sul FinTech, presentato dalla Commissione europea il FinTech Action Plan ed una proposta di regolamentazione sui portali di equity crowdfunding. L’avanzata del Fintech pone dunque nuove sfide ai regolatori, che devono cercare nuovi approcci e valutare nuovi rischi.

Fintech

Nel 2017 sono stati raccolti circa 3,7 miliardi di dollari tramite Initial Coin Offering (ICO), uno strumento innovativo di finanziamento il cui utilizzo è cresciuto esponenzialmente a partire dal 2013. Nonostante negli ultimi tempi la stampa e i siti specializzati parlino spesso di ICO realizzate da aziende italiane, in realtà una ICO in Italia non è ancora mai stata lanciata. Benché il management di queste aziende sia in maggioranza italiano, la sede sociale, diversamente, è sempre estera. Considerati gli interrogativi regolamentari che questo nuovissimo strumento di finanziamento solleva, è opportuno chiedersi quali regole sarebbero applicabili (o quali sarebbe meglio applicare) nel caso in cui un’impresa decidesse di utilizzare questo strumento innovativo di finanziamento in Italia.