Articoli

Simona D'Amico

Banche | 20-Nov-2017 | pdf

A partire dalla consapevolezza che la banca, in quanto impresa, per sopravvivere nel lungo periodo deve avere la capacità di mantenere e sviluppare le relazioni con la clientela, i principali Gruppi bancari hanno intrapreso politiche di rafforzamento del marchio, incrementando in maniera rilevante i livelli di brand awareness, tradizionalmente bassi rispetto ad altri settori. Si è passati, così, dall’approccio transazionale, orientato al prodotto, a quello relazionale, o di mercato, in cui il cliente è posto al centro delle scelte strategiche e commerciali dell’impresa.

Rosanna Magliano

Regolazione | 11-Nov-2017 | pdf

L’ingresso di capitale estero nell’asfittico mercato domestico porta dinamicità e crescita ma impone di riflettere sulle conseguenze in tema di governance e di tutela dell’interesse nazionale.
Il Golden Power, che appare essere l’ultimo “presidio” a salvaguardia delle imprese strategiche nazionali, è oggetto di severe critiche perché facilmente trasformabile in strumento non solo anticompetitivo ma anche del tutto sganciato dalle logiche societarie.
Potrebbe tuttavia anche prospettarsi l’opportunità di valutarlo come strumento legittimo di tutela di interessi strategici e mezzo per contemperare al meglio le istanze di azionisti e stakeholders senza cedere a forme ingiustificate di nazionalismo.

Alfonso Parziale

Giurisprudenza | 07-Nov-2017 | pdf

Tra le numerose “sorprese” dell’ultima Legge sulla Concorrenza approvata in Parlamento figura una piccola regola di rilevanza epocale “nascosta” in un codicillo del testo (art. 1 commi da 136 – 140): si tratta della compiuta qualificazione civilistica del contratto di leasing.

Silvano Carletti

Banche | 03-Nov-2017 | pdf

Numerosi osservatori italiani ritengono che la Spagna stia raccogliendo i frutti di molti interventi di riforma completati negli anni delle crisi (quella del 2008-09 e poi quella del debito sovrano nel 2012), interventi invece non realizzati (o depotenziati) in Italia. Chi formula questa valutazione appare decisamente colpito dalla recente brillante performance macroeconomica. Al tempo stesso però non coglie l’ancora non risolto problema del risanamento del circuito bancario, obiettivo che gli eventi recenti hanno di nuovo dimostrato non essere stato affatto raggiunto.

Edoardo Rulli

Giurisprudenza | 30-Oct-2017 | pdf

Da tempo si discute di criptovalute e, in particolare, dei bitcoin. Tuttavia l’attenzione del mercato e degli studiosi si è concentrata soprattutto sulla tecnologia che consente di trasferire i bitcoin: la Blockchain. Si tratta di una piattaforma digitale che si serve di una infrastruttura decentrata, creata e sostenuta dai partecipanti alla piattaforma stessa: i titolari di blocchi della catena, i cui computer registrano simultaneamente ogni transazione che riguarda i bitcoin.

Andrea Tucci

MiFID | 25-Oct-2017 | pdf

L’obiettivo di creare un mercato unico europeo ha ispirato la legislazione di settore già con l’emanazione delle direttive degli anni ’90 del secolo scorso, nel contesto della “armonizzazione essenziale” della disciplina vigente negli Stati membri, ed è ulteriormente perseguito e rafforzato nelle direttive MiFID I e MiFID II, mediante il ricorso alla “armonizzazione massima”. Nonostante questa apparente vocazione all’uniformità delle regole che governano il rapporto fra intermediari e clienti, che dovrebbe contribuire alla realizzazione di un “mercato unico”, nella duplice prospettiva della prevedibilità delle regole da osservare, per gli intermediari, e dell’effettiva e uniforme tutela, per gli investitori, si riscontrano “persistenti disarmonie”, soprattutto in sede di applicazione delle regole di matrice europea, ad opera delle autorità di vigilanza e, ancor più, della giurisprudenza
Tale circostanza è, talora, percepita come un ostacolo, rispetto all’attività degli intermediari abilitati, in termini di incertezza del quadro normativo vigente nei diversi Stati membri, e finanche rispetto al concorrente – ma, certo, non secondario – obiettivo del Legislatore europeo, di assicurare una tutela adeguata degli investitori. Si ha, tuttavia, l’impressione che la riscontrata persistente disarmonia del sistema sia, se non proprio voluta, quanto meno, consapevolmente accettata dal legislatore comunitario, anche in ragione dei princìpi fondamentali del diritto dell’Unione Europea, fra i quali, in primis, il principio di sussidiarietà, che è alle origini della storica riluttanza a invadere il terreno del diritto delle obbligazioni.
La disarmonia sopra richiamata è dovuta anche al ricorso alla tecnica legislativa incentrata sulla combinazione di rules e standards, che agevola interpretazioni e applicazioni diversificate, ad opera del formante giurisprudenziale, oltre che in sede di elaborazione teorica, da parte della dottrina. L’approccio alla regolamentazione di settore incentrato sull’interpretazione delle regole alla luce dei princìpi generali può accrescere la disarmonia nella disciplina effettivamente in vigore nei diversi stati membri, in contrasto con l’aspirazione all’uniformazione. Si tratta, peraltro, di un inconveniente in gran parte accettato, se non proprio voluto dal legislatore comunitario, forse nella consapevolezza dell’insopprimibile ruolo “creativo” dell’interprete municipale (il giudice, in primis), mediante l’uso – consapevole o inconscio – di archetipi e modelli ricostruttivi propri delle diverse tradizioni giuridiche.

Daniela Sciullo

Mercato Finanziario | 18-Oct-2017 | pdf

Il Decreto legge n. 148/2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di lunedì 16 ottobre 2017, contenente disposizioni urgenti in materia finanziaria e collegato alla Legge di Stabilità, modifica il Tuf e disciplina alcuni nuovi obblighi di comunicazione e trasparenza societaria.

Giovanni Parrillo

Mercato Finanziario | 15-Oct-2017 | pdf

Secondo il Global Financial Stability Report del Fondo Monetario Internazionale, la stabilità dei mercati finanziari è decisamente migliorata, ma la ricerca affannosa di rendimenti sul mercato, favorita dai bassi tassi di interesse, e l’accumulo di debiti del settore privato potrebbe creare nuovi rischi nel medio termine che vanno contrastati con politiche adeguate.

Marco Maria Fumagalli

Mercato Finanziario | 09-Oct-2017 | pdf

Il termine SPAC è l’acronimo di Special Purpose Acquisition Company. si tratta di un metodo indiretto per la società Target di aprire il proprio capitale sul mercato. Da qualche anno le SPAC hanno fatto la loro apparizione sul mercato azionario italiano. Il modello, ispirato a quello USA, è stato introdotto nel regolamento di Borsa Italiana nel 2010 ed utilizzato a partire dal 2011. Esso ha fino ad oggi prodotto una dozzina di progetti, che hanno mobilizzato complessivamente oltre 1 miliardo di euro.

Giorgio Di Giorgio

Politica Economica | 05-Oct-2017 | pdf

L’economia italiana mostra segnali di ripresa incoraggianti e l’inflazione rimane sotto controllo. Tuttavia, la riduzione della pressione fiscale, necessaria per la competitività delle aziende e per sostenere i consumi delle famiglie, non può essere realizzata senza interventi di contenimento e di rimodulazione della spesa pubblica, che consentano anche la ripresa di investimenti produttivi in infrastrutture e in capitale umano. La riforma degli enti locali e della giustizia civile è tuttora in corso. La spesa pensionistica rimane elevata e non consente politiche di diverso sostegno “sociale”. Il rientro da un debito eccessivo è questione che balzerà al primo posto finito il QE e richiede anche di riprendere seriamente una politica di liberalizzazioni, dismissioni e privatizzazioni. Nel contesto di una ripresa che va rafforzandosi, non bisogna dimenticare che la sfida delle riforme rimane ancora da combattere e da vincere.

Vittorio Mirra

Regolazione | 09-Sep-2017 | pdf

Una oggettiva ed imparziale valutazione dei profili di rischio assunti nei confronti della clientela è sempre stata essenziale per il business bancario.
L’attenzione crescente per i rischi di compromissione dell’oggettività di tali valutazioni ne è la prova.
La normativa sulle operazioni con parti correlate mira proprio ad evitare le distorsioni nell’allocazione di beni e risorse derivanti dalla vicinanza ai centri decisionali della banca di determinati soggetti, aventi dei “collegamenti” con la stessa.
L’esistenza di conflitti di interesse, infatti, potrebbe danneggiare azionisti, investitori e depositanti, perché esporrebbe la banca a rischi non adeguatamente misurati o ponderati.
La ratio della normativa sopra richiamata dovrebbe, però, facilitare gli istituti creditizi nella predisposizione dei presidi organizzativi, informativi e deliberativi atti all’applicazione della regolamentazione emanata a tali fini.
In realtà non sembra essere esattamente così.
La regolamentazione in vigore appare non perfettamente uniforme – nonostante gli sforzi delle Autorità di settore – e comunque non idonea ad assicurare “certezze” alle banche, tanto è vero che numerose sono le differenti sfaccettature nelle policy previste dai maggiori gruppi bancari italiani.

Silvano Carletti

Banche | 14-Aug-2017 | pdf

L’ampio e inevitabile processo di ristrutturazione del sistema bancario europeo non sembra troppo lontano dalla sua conclusione. Il ridimensionamento degli aggregati contabili e delle strutture avvenuto in questi anni è stato decisamente intenso. L’ondata di operazioni di M&A da molti pronosticata non si è però verificata.

Giorgio Di Giorgio

Politica Economica | 17-Jul-2017 | pdf

In un contesto di generale, seppure graduale, espansione dell’economia mondiale e di quella dell’area dell’euro, la crescita dell’economia italiana prosegue molto lentamente, ad un ritmo pari alla metà di quello dell’eurozona, che dovrebbe conseguire a fine anno un tasso di espansione di circa 2 punti percentuali, simile a quello degli USA. Per effetto delle crisi dei mutui subprime e del debito sovrano, l’Italia ha perso oltre il 20% della capacità produttiva nel settore manifatturiero, il PIL resta 8 punti percentuali inferiore a quello osservato nell’estate del 2007. Una robusta ripresa dell’economia è minata dal debito pubblico e dalla situazione del settore bancario, le cui sofferenze rappresentano circa il 50% del totale dei crediti deteriorati europei. Senza dubbio non aiuta l’incertezza politica che impedisce di riprendere il cammino di riforme più volte intrapreso ma mai completato.
Le difficoltà del settore bancario italiano dipendono in modo rilevante dalla prolungata depressione dell’economia e la sua ridotta profittabilità è comune a tutti i sistemi bancari caratterizzati dal modello di intermediazione creditizia tradizionale. I recenti interventi normativi sul settore bancario - molti, dalla riforma delle popolari al passaggio a due-tre gruppi nel mondo del credito cooperativo - vanno nella giusta direzione, contribuiscono al raggiungimento di una stabilità maggiore.
Il perdurare di tassi di interesse bassi per un periodo ancora lungo richiederà ulteriori razionalizzazioni, modernizzazione dei canali distributivi e investimenti tecnologici, fin qui assai compressi, che mettano le banche in grado di cogliere i vantaggi delle innovazioni disponibili sia nel settore dei pagamenti che dei servizi e dei prodotti finanziari.

Edoardo Rulli

Regolazione | 14-Jul-2017 | pdf

La stampa straniera non ha lesinato critiche all’ultimo atto della saga dei salvataggi bancari italiani. Le banche venete sono state effettivamente (e indebitamente) salvate? Offrire una risposta a questa domanda non è facile. Le regole europee lasciano margini di discrezionalità alle autorità di risoluzione, alla Commissione europea e ai Governi. Si tratta di capire se e come questi margini di discrezionalità vadano utilizzati. Certamente ciò può avvenire a patto che non si tradiscano la ratio e la filosofia della disciplina che oggi impongono il bail-in o il fallimento. Ma anche nel bail-in e nel fallimento non viene meno un’esigenza: tutelare il risparmio. Un’esigenza che nel nostro ordinamento ha rango costituzionale.

Gloria Colantoni

Regolazione | 11-Jul-2017 | pdf

La congiuntura economica negativa degli ultimi anni ha evidenziato un problema sottostimato al punto da essere quasi ignorato anche dal legislatore: la Business Continuity. Questi è infatti intervenuto solo tardivamente ed in modo frammentario per affrontare tematiche quali la gestione del rischio d'impresa e la tutela della continuità operativa. La disciplina della privacy ed il Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD) regolamentano la materia fornendone un inquadramento minimale. Più circostanziata la normativa di Banca d’Italia che sembra allinearsi agli standard di settore ed alle indicazioni espresse dall'Unione Europea. Quali che siano le motivazioni dell'attuale vulnus legislativo, è il momento di realizzare un unico quadro normativo di riferimento.

Raffaele Lener

Regolazione | 02-Jul-2017 | pdf

Da più parti è stato sollevato il tema della competenza dell’ACF, come noto operativo da pochi mesi, in relazione a illeciti commessi da consulenti finanziari.
Non può negarsi come il tema sia delicato, a maggior ragione ove l’ACF sia chiamato a giudicare di fatti che possano avere anche rilievo penale, o addirittura riguardo ai quali già un procedimento penale sia pendente.
A differenza dell’ABF, vigilato da Bankitalia, la Consob ha deciso che nel caso del suo arbitro delle controversie finanziarie il suo giudizio possa camminare insieme con quello penale. Come evitare il rischio di un conflitto tra autorità giurisdizionale e ACF?

Marco Tofanelli

MiFID | 28-Jun-2017 | pdf

La prima protezione dell'investitore è l'informazione. Ma spesso non basta a evitargli scelte sbagliate. Per tutelarlo si rischiano oggi di introdurre regole finalizzate a prevenire condotte poco virtuose a danno del risparmiatore, che finiscono invece per penalizzarlo, restringendo la sua possibilità di scelta. Ben vengano dunque le iniziative delle istituzioni che puntano a sviluppare l'educazione finanziaria: un investitore consapevole e “competente” è un investitore migliore, e aiuta a migliorare la qualità del mercato.

Maria Elena Salerno

Regolazione | 19-Jun-2017 | pdf

La riforma del framework regolamentare a tutela dell’investitore in strumenti finanziari realizzata a livello europeo (nel c.d. pacchetto MiFID) è intervenuta tra l’altro sulla disciplina della valutazione di adeguatezza degli investimenti finanziari e dei connessi obblighi di informativa alla clientela, imponendo requisiti di contenuto e di forma più rigorosi rispetto al passato. Ciò non potrà non avere conseguenze significative sulla direzione che prenderanno le future decisioni della giurisprudenza civile e delle procedure di risoluzione alternative (i.e. Arbitro per le Controversie Finanziarie) finalizzate ad assicurare l’enforcement della nuova disciplina, ergo la protezione in concreto dell’investitore.

Orietta Nava

Regolazione | 03-Jun-2017 | pdf

La normativa vigente individua due tipologie di comitati endo-consiliari, i comitati con funzioni esecutive e i comitati con funzioni istruttorie-consultive-propositive. Soltanto i primi trovano disciplina nel Codice Civile, all’articolo 2381, che stabilisce che il consiglio di amministrazione può delegare proprie attribuzioni a un comitato esecutivo composto da alcuni dei suoi componenti. I secondi, invece, sono organi che, sempre all’interno del consiglio di amministrazione, non hanno compiti esecutivi/gestori e non limitano i poteri decisionali e la responsabilità dell’organo aziendale all’interno del quale sono creati, venendo istituiti al solo fine di facilitare e coadiuvare i lavori dello stesso organo, incrementandone l’efficienza e l’efficacia. Un particolare ruolo di impulso in riferimento ai comitati istruttori-consultivi-propositivi è stato svolto da Borsa Italiana, con il Codice di Autodisciplina, a cui hanno poi fatto seguito le disposizioni nazionali inerenti la corporate governance delle banche, oltre che quelle in materia di organizzazione e procedure degli intermediari finanziari.

Maddalena Marchesi

Regolazione | 23-May-2017 | pdf

il mondo della consulenza finanziaria è al centro di importanti cambiamenti che vanno dall’introduzione della “consulenza indipendente” – quella nella quale viene valutata una ampia gamma di prodotti offerti da diversi fornitori e il consulente non accetta e trattiene onorari, commissioni o altri benefici pagati o forniti da terzi, in particolare da emittenti o fornitori di prodotti - alle sfide poste dall’automazione nella prestazione di attività di consulenza, prescindendo del tutto o parzialmente dall’intervento umano.

Filippo Fiordiponti

Regolazione | 17-May-2017 | pdf

L’intervento normativo d.l. 23 dicembre 2016, n. 237 rende cogenti le previsioni che le comunicazioni della Commissione hanno posto per ridurre l’impatto degli aiuti sulla concorrenza. Si attua il principio di condivisione delle perdite nella copertura degli oneri con azionisti e creditori, ma con diverso perimetro rispetto al bail-in. Viene introdotto un regime ordinario per le garanzie ma anche un percorso specifico per situazioni di maggiore impegno. Viene regolato un procedimento bifasico che coinvolge Autorità nazionale e Commissione e poi articolate le modalità di escussione. Con la ricapitalizzazione si vuole il burden sharing ma è inserita la possibile transazione. Questa è prefigurata nelle conseguenze e assistita dallo Stato che fornisce le risorse sostituite. Regole di tutela per gli investitori, che restano però soggetti ad una valutazione di accesso agli effetti dell’accordo, o piuttosto norma di pericolo, attenta alle conseguenze del rischio di contestazione e perciò alla stabilità dei mercati.

Silvano Carletti

Politica Economica | 19-Apr-2017 | pdf

La decisione della Federal Reserve americana di rivedere al rialzo i tassi di riferimento lascia intravedere una nuova fase nella congiuntura economico-finanziaria internazionale. L’impatto della decisione della Fed è in ampia misura legato alle scelte delle altre banche centrali e in particolare della Bce, i cui passi devono considerare uno scenario interno molto complesso e differenziato.

Vittorio Mirra

Regolazione | 12-Apr-2017 | pdf

In capo all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) sono riposte notevoli aspettative da parte del mercato e la mole di ricorsi giunti sin dall’inizio della sua operatività lo dimostra [nel primo bimestre di attività (9 gennaio/8 marzo 2017) sono pervenuti all’ACF 270 ricorsi].
Sicuramente i “filoni” provenienti da reclami presentati dai clienti delle banche Venete ha di fatto probabilmente contribuito a rappresentare buona parte dei ricorsi presentati dagli investitori, ma indipendentemente da ciò, tale Organismo si affaccia con rinnovato vigore nell’ambito dei mercati finanziari, dopo la fallimentare esperienza della Camera di Conciliazione ed Arbitrato presso la Consob [dati al riguardo sono riportati nella Relazione annuale al mercato presentata dalla Consob nel 2016].

Daniele De Ferra

Regolazione | 05-Apr-2017 | pdf

La Legge n. 232 dell’11 dicembre 2016 (Legge di Stabilità 2017) ha introdotto i “piani individuali di risparmio a lungo termine” o “PIR”, che rappresentano una forma di investimento innovativa per le persone fisiche residenti in Italia. Secondo quanto indicato dal MEF, i PIR hanno da subito riscosso un notevole successo e si stima che la raccolta superi i due miliari di Euro nel 2017.
I PIR costituiscono una forma di investimento che mira a canalizzare il risparmio delle persone fisiche verso il sistema imprenditoriale italiano, attraverso investimenti stabili e duraturi in strumenti finanziari emessi da imprese operanti in Italia. Negli auspici, l’elemento che dovrebbe decretarne il successo è l’esenzione dalla tassazione dei redditi finanziari generati dagli investimenti. L’ esenzione, tuttavia, è subordinata al rispetto dei vincoli di investimento previsti dalla legge e di un vincolo di detenzione per un periodo minimo di cinque anni.
Vista la particolare complessità dei vincoli agli investimenti, la normativa impone il coinvolgimento di operatori qualificati (intermediari abilitati e imprese di assicurazione), ai fini dell’istituzione dei piani individuali di risparmio. I PIR costituiscono un’occasione anche per banche, imprese di investimento, società di gestione del risparmio e imprese di assicurazione, che possono arricchire la propria offerta di soluzioni di investimento con un nuovo prodotto dedicato al pubblico retail.

Giovanni Parrillo

Banche | 04-Apr-2017 | pdf

Le dimissioni del rappresentate Usa confermano la clamorosa battuta d’arresto su Basilea IV. La nuova proposta per la determinazione dei requisiti patrimoniali a fronte dei rischi di credito è un tentativo molto importante per omogeneizzare e rendere più trasparenti i sistemi di rating; tuttavia non è priva di rischi e controindicazioni e rischia di imporre requisiti patrimoniali non facilmente compatibili con gli obiettivi di ripresa economica e finanziamento delle imprese. Pur non negando l’assoluta importanza di misurare i rischi, le distorsioni che possono derivare da un ulteriore incremento dei requisiti patrimoniali attraverso le modifiche proposte al sistema dei rating interni potrebbero superare i vantaggi attesi.

Luciano Vasques

Regolazione | 31-Mar-2017 | pdf

La recente riforma delle banche di credito cooperativo (Decreto Legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito in Legge 8 aprile 2016, n. 49, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 87 del 14 aprile 2016) ha introdotto un obbligo di aggregazione societaria per la formazione di uno o più gruppi bancari tra BCC con soglie minime di capitalizzazione.
Il meccanismo di costituzione del controllo assegnato a una capogruppo può essere realizzato, secondo quanto previsto dal legislatore, tramite un contratto di dominazione (definito dal legislatore come contratto di coesione), ai sensi del quale le singole BCC (che saranno anche azioniste della capogruppo) si assoggetteranno alla direzione e controllo degli organi gestori della capogruppo.
In questa breve nota s’intende, in via del tutto preliminare, e senza alcuna pretesa di completezza, verificare se la costituzione di un gruppo di BCC possa essere inquadrata come operazione di concentrazione, ai sensi della disciplina antitrust.
Ricordiamo che una “concentrazione”, qualora vengano superate determinate soglie dimensionali previste dalla normativa nazionale o comunitaria sul merger control, può dar luogo a obblighi di notifica preventiva.
Svolgeremo inoltre alcune osservazioni preliminari su alcuni profili della regolazione delle BCC che riteniamo un’autorità antitrust dovrà tenere in considerazione allorché sia chiamata a verificare se la creazione di un “gruppo” di BCC, qualora quest’ultima sia soggetta ad obblighi di notifica, possa favorire la creazione o il rafforzamento di una posizione dominante.
La conclusione cui si perviene è che in linea teorica si potrebbe anche prospettare, in situazioni limite, la possibilità che la costituzione del gruppo di BCC non dia luogo a controllo ai sensi della disciplina sul controllo delle concentrazioni; tuttavia tale ipotesi ha carattere teorico e residuale e, se perseguita, imporrebbe comunque al gruppo gravi limitazioni gestionali e rischi di investigazioni antitrust.

Daniela Sciullo

Regolazione | 26-Mar-2017 | pdf

Il c.d. Decreto Banche n. 59/2016 ha introdotto nell’ordinamento italiano la possibilità di costituire garanzie reali senza spossessamento sui beni mobili afferenti all’esercizio dell’impresa. La scissione fra titolarità della garanzia e situazione possessoria risponde all’obiettivo di conciliare la domanda di finanziamento dell’impresa e la tutela dei creditori, in riferimento alla certezza del diritto e ai suoi tempi di realizzazione. La facoltà di disposizione del bene oppegnorato da parte del costituente è bilanciata consentendo la soddisfazione del valore del bene ad opera dello stesso creditore.

Silvano Carletti

Banche | 21-Mar-2017 | pdf

In Italia la relazione rimane molto stretta, ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. E le novità sono importanti. Non decisive tuttavia per garantire al nostro sistema economico un grado di resilienza adatto ad affrontare congiunture così negative come quella recente.

Daniela Sciullo

Regolazione | 16-Mar-2017 | pdf

Il c.d. Decreto Banche del maggio scorso ha introdotto l’istituto del pegno mobiliare non possessorio, limitato ai beni inerenti all’esercizio dell’impresa. Lo stesso D.l. n. 59/2016 ha modificato anche la disciplina del patto marciano e operato altre innovazioni sul Codice di procedura civile e in materia di procedure concorsuali ed esecutive.

Giorgio Di Giorgio

Politica Economica | 14-Mar-2017 | pdf

Il 2017 si apre con un interessante outlook economico globale: nei paesi industrializzati riprendono gli investimenti, le politiche economiche si mantengono espansive, l’inflazione rimane contenuta, seppure in lieve aumento, e il tasso di disoccupazione si riduce anche nell’Eurozona. Nei paesi emergenti, invece, la situazione è meno brillante.
Ci si dovrebbe attendere una dinamica di mercato generalmente serena e moderatamente favorevole. Tuttavia, si tenga conto che i mercati sono influenzati dagli eventi “politici” rilevanti almeno, se non più, quanto lo sono dai fondamentali dell’economia.

Franco Cavallari

Politica Economica | 08-Mar-2017 | pdf

In questi ultimi tempi, soprattutto dopo la Brexit e l’elezione di Trump, è divenuta più pressante nel dibattito politico italiano ed internazionale la questione dell’impasse dell’euro e della difficoltosa ricerca di un equilibrio economico sostenibile all’interno dell’UEM. Per quanto riguarda l’Italia, in disparte il problema della distribuzione dei migranti tra i Paesi dell’Unione, il nodo cruciale in tema di politica europea consiste nel determinare se sia utile e proficuo prendere in considerazione l’eventualità di uscire dal sistema della moneta unica europea laddove si è diffusa in Europa l’opinione che l’euro sia una “moneta sbagliata”, un’idea che ha preso vigore anche per le riflessioni critiche di molti economisti.

Simone Foti

Giurisprudenza | 01-Mar-2017 | pdf

In un momento in cui regna grande incertezza, non solo fra i risparmiatori, ma anche fra i tecnici, sui rischi di bail-in con riferimento alle forme di investimento collettivo maggiormente diffuse, merita attenzione la Nota di chiarimento diffusa dalla Banca d’Italia lo scorso 1° febbraio.

Mario Gustato

Regolazione | 11-Feb-2017 | pdf

Il contesto normativo in cui operano gli istituti di credito risulta caratterizzato da un sempre crescente grado di complessità e frammentazione. Le regole sottese alle scelte organizzative non sempre risultano di immediata intellegibilità e, in tale ambito, la corretta collocazione dell’ufficio reclami risulta un obiettivo non del tutto agevole.

Stefano Gatto

Regolazione | 04-Feb-2017 | pdf

La clausola penale è uno strumento utilizzato anche nella contrattualistica internazionale, ma c’è una differenza sostanziale tra la disciplina degli ordinamenti di civil law rispetto a quella degli ordinamenti di common law. Se questa clausola, all’interno del nostro ordinamento, tradisce una certa finalità “punitiva” rispetto alla parte inadempiente, gli ordinamenti di common law distinguono, invece, le liquidated damages clauses dalle penalty clauses.
Hanno validità solo le clausole attraverso le quali le parti determinano anticipatamente i danni che scaturiscono dall’inadempimento, a condizione che gli stessi siano stimati ragionevolmente. L’aspetto peculiare della clausola in esame riposa nel fatto che i liquidated damages sono dovuti anche qualora, in realtà, non vi siano stati danni.
Tuttavia, l’organo giudicante esamina ugualmente il contenuto delle clausole in questione, attribuendo efficacia soltanto a quelle che, nella sostanza, non figurano come vere e proprie “punizioni”.
È ragionevole ritenere che ove vi fossero delle clausole penali ad hoc anche nell’ambito della contrattualistica dedicata al settore finanziario, probabilmente, i risparmiatori sarebbero più incoraggiati e tutelati.

Simone Foti

Giurisprudenza | 27-Jan-2017 | pdf

Il principio della separatezza patrimoniale dei fondi comuni di investimento, in forza del quale il patrimonio del fondo costituisce un patrimonio autonomo rispetto a quello della società di gestione e dei partecipanti, costituisce un tratto caratterizzante la struttura giuridica dei fondi medesimi all’interno del nostro ordinamento giuridico (articolo 36, commi 1 e 4, del TUF).
Meno chiaro ed oggetto di risalenti ed attuali dibattiti interpretativi è invece l’inquadramento della relativa natura giuridica.

Daniele De Ferra

Giurisprudenza | 23-Dec-2016 | pdf

La crisi che ha colpito il sistema finanziario globale ha portato in alcuni casi alla nazionalizzazione di enti creditizi privati, attraverso misure emergenziali di sostegno pubblico. Nell’ambito dell’Unione europea, gli interventi dei singoli Stati membri avevano lo scopo di limitare il propagarsi del dissesto dei singoli istituti all’intera economia nazionale o comunitaria. Come è noto, tuttavia, queste misure hanno imposto agli azionisti e ai creditori subordinati la condivisione degli oneri derivanti dalla crisi (cd. burden sharing). Attraverso la sentenza dell’8 novembre 2016 (Dowling et al. C-41/15), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito la legittimità di una misura di ricapitalizzazione realizzata contro il volere dell’assemblea degli azionisti. In particolare, attraverso questa pronuncia è stata affermata la prevalenza dell’interesse pubblico sulla tutela degli azionisti in situazioni di crisi per l’economia nazionale e comunitaria.

Luca Galli

Mercato Finanziario | 23-Dec-2016 | pdf

Dal quaderno CONSOB e dal “Rapporto 2016 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane” circa la domanda di consulenza finanziaria nel nostro paese, emergono gli “elementi cardinali” attorno ai quali dovrà essere ridisegnato il paradigma tra Banca e Cliente, tenuto conto dell'entrata in vigore di MiFID 2 (gennaio 2018) e dei radicali cambiamenti dovuti alla Financial Technology.
La “domanda di consulenza finanziaria” è in dinamico cambiamento, al pari della nostra società. Per questo l’anno che verrà sarà forse l’ultimo per cogliere la non più rinviabile occasione di far evolvere rapidamente i “modelli di offerta” al fine di capitalizzare concretamente le opportunità tecnologiche e rispondere strategicamente a quelle normative.

Zeno Rotondi

Banche | 20-Dec-2016 | pdf

Recentemente le banche svedesi hanno costituito oggetto di studio approfondito da parte del FMI e sono state considerate come benchmark da seguire per l’aggiustamento dei modelli di business delle banche europee.
Mentre le banche europee registravano in media ROE inferiori al 6%, ben al di sotto del costo del capitale stimato in media intorno al 9%, le banche svedesi registravano livelli di ROE sopra al 12%, nonostante i tassi di policy fossero addirittura diventati negativi in Svezia.
Come è possibile un tale gap di redditività? Il modello di business delle banche svedesi è esportabile nell’Area Euro e in Italia? Quali potrebbero essere le implicazioni del modello di business delle banche svedesi per l’efficienza e la stabilità del sistema bancario europeo qualora tale modello risultasse quello prevalente nel “new normal”?

Giorgio Di Giorgio

Banche | 19-Dec-2016 | pdf

In un contesto di generale difficoltà, che ha scosso l’iniziale ripresa della fiducia dei consumatori, nel 2016 il settore bancario italiano ha visto consolidarsi e aumentare le conclamate difficolta’ di alcune banche, sfociate in vere e proprie situazioni di emergenza e crisi, come nel caso delle banche venete e di MPS.
La ridotta profittabilità dell’intero sistema bancario, ancora molto concentrato sul modello tradizionale di intermediazione creditizia, che soffre della compressione nei tassi di interesse indotta dalla politica monetaria ultra espansiva, e la scarsa apertura alla digitalizzazione e all’affermarsi di nuovi canali distributivi meno costosi ha reso evidenti l’insostenibilita’ di reti sovradimensionate in termini di filiali e personale.
A tali fenomeni macro, che interessano in modo simile i sistemi bancari di tutta l’Europa, si è aggiunto il problema domestico di un livello eccessivo delle sofferenze e dei crediti deteriorati.
In questa situazione, per il sistema bancario italiano si prospetta un violento, ma rapido, processo evolutivo per traghettare il Paese verso la crescita economica.

Chiara Petronzio

Regolazione | 13-Dec-2016 | pdf

Con Provvedimento del 3 maggio 2016 la Banca d’Italia ha modificato la disciplina secondaria che regola presupposti e modalità di svolgimento della procedura sanzionatoria amministrativa di sua competenza, al fine di allineare il relativo contenuto alle previsioni del TUB, come modificate in attuazione della direttiva 2013/36/UE, la c.d. CRD-IV.
La nuova normativa si applica a partire dal 1 giugno 2016 ai procedimenti sanzionatori riguardanti violazioni commesse successivamente a questa data; i procedimenti sanzionatori già in corso al 1 giugno 2016 continuano a essere assoggettati alla regolamentazione previgente, fino alla loro conclusione.
In forza di quanto precede, non sussistono, ad oggi, procedimenti già terminati per i quali abbiano potuto trovare applicazione le disposizioni qui commentate.

Silvano Carletti

Politica Economica | 08-Dec-2016 | pdf

È possibile che la Brexit evidenzi ulteriormente aspetti di debolezza dell’attuale costruzione europea. È però decisamente più alta la probabilità che penalizzi le prospettive economico-finanziarie del Regno Unito. Gli elementi per ora a disposizione sembrano decisamente orientati in questa direzione.

Raffaele Lener

Regolazione | 25-Nov-2016 | pdf

Fra gli orrendi acronimi cui il legislatore comunitario ci sta abituando si sono prepotentemente inseriti, da qualche tempo, i PRIIPs.
Si tratta dei prodotti di investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati, di cui al regolamento comunitario n.1286 del 2014. Scopo del regolamento è creare un sistema di informazioni trasparenti e, per come possibile, semplici, destinato alla clientela comune, oggi chiamata “al dettaglio”.

Maria Livia Biasella

Regolazione | 23-Nov-2016 | pdf

La nascita e lo sviluppo di startup innovative è una delle carte che l’Italia pensa di attivare per il suo rilancio produttivo. Alcune importanti premesse normative sono state messe a punto. Nonostante una rilevante accelerazione nel supporto a tali imprese, il processo è però ancora in fase embrionale.

Gloria Colantoni

Banche | 21-Nov-2016 | pdf

Il 19° aggiornamento delle Disposizioni di Vigilanza ha dato seguito all'iter di riforma del sistema del Credito Cooperativo che dovrà concludersi con la nascita dei Gruppi Bancari Cooperativi (GBC). Banca d'Italia entra nel complesso meccanismo di riforma, cercando di coniugare il rispetto del principio di mutualità e territorialità con l'esigenza di garantire solidità e stabilità al sistema del credito cooperativo.
Le disposizioni attuative fissano la normativa di dettaglio in merito ai requisiti minimi ed organizzativi, nonché al procedimento di costituzione ed adesione ai GBC, al contenuto minimo del “contratto di coesione” ed alle caratteristiche delle garanzie in solido.

Maria Chiara Vietti

Regolazione | 17-Nov-2016 | pdf

Le società partecipate svolgono un ruolo importante e necessario per lo svolgimento delle attività degli enti locali, ma la loro costituzione deve essere spinta da criteri di efficienza. L’esistenza di molte partecipate inattive, o di partecipate senza dipendenti e con solo la presenza di amministratori, mina non solo il buon senso, ma anche l’efficienza della Pubblica Amministrazione e in senso indiretto i contributi dei cittadini per un servizio carente.
In tal senso il decreto legislativo 175, entrato in vigore il 23 Settembre 2016, si inserisce all’interno di un nuovo processo di riforma della Pubblica Amministrazione. Una delle principali novità del Testo Unico per le Società a Partecipazione Pubblica è quella riportata nell’articolo 20 dove viene prevista e richiesta una “razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche”. Le amministrazioni pubbliche, ogni anno, dovranno effettuare un’analisi dell’assetto complessivo delle società.

Edoardo Rulli

Regolazione | 11-Nov-2016 | pdf

La progressiva specializzazione nella vigilanza su attività ancillari rispetto a quella bancaria e di intermediazione finanziaria ha suggerito al legislatore l’introduzione di organismi di vigilanza con personalità giuridica di diritto privato. Non può dubitarsi, tuttavia, che si tratti di enti – il termine è volutamente generico – che svolgono funzioni di pubblico interesse. La natura mista degli “organismi” per la tenuta di albi ed elenchi impone di riconsiderare alcune categorie classiche in materia di vigilanza finanziaria. Questo breve articolo non ha altra ambizione che quella di isolare alcune questioni. Si tratta, in particolare, di quelle concernenti la natura ibrida dei soggetti con funzioni di vigilanza, delle forme in cui l’attività di vigilanza può essere esercitata (solo informativa?) e della tutela giurisdizionale dei vigilati.

Alfonso Parziale

Giurisprudenza | 25-Oct-2016 | pdf

I contratti derivati over the counter (OTC) sono stati, negli ultimi anni, grandi protagonisti della vita giudiziaria del nostro Paese, generando un contenzioso variegato che ha messo di fronte clienti ed intermediari-contraenti. L’indagine sui derivati è ben lontana dall’essersi esaurita ma, sino ad ora, le Corti si sono dimostrate sensibili alle novità dottrinali e giurisprudenziali, interpretando la fattispecie alla luce delle più recenti tendenze dell’analisi giuridica. Le pronunce sono, alle volte, in parziale disaccordo ma sono intervenute sui temi di maggiore attualità del contenzioso: senza voler considerare il filone dei contratti derivati stipulati dalla pubblica amministrazione, si possono richiamare provvedimenti in tema di nullità per difetto di causa concreta, di collegamento negoziale, di natura dei contratti aleatori. In tutti i casi, i Tribunali hanno cercato di individuare, partendo da riflessioni di natura generale, la soluzione del caso concreto, valorizzando le peculiarità che caratterizzano la fattispecie: questa vasta esperienza può essere ricostruita illustrando i principali argomenti affrontati nelle pronunce più recenti in materia. Si tratta di un percorso non sempre lineare, che mette in luce progressi e discrasie nel settore dei derivati “tailor made”.

Silvano Carletti

Banche | 25-Oct-2016 | pdf

Le banche tedesche versano in una condizione di evidente debolezza. Non tutte e non da oggi. La stampa economica dedica molto spazio alla temperatura segnata dal termometro, di volta in volta individuato nell’andamento dei corsi azionari, nella quotazione dei CDS, etc. Assai meno spazio viene dedicato alla diagnosi dei problemi profondi. Non facile è comunque indicare terapia e prognosi.

Franco Cavallari

Politica Economica | 23-Sep-2016 | pdf

La socialità del nostro Paese risulta essere inadeguata all’attuale contesto occidentale come emerge da pochi dati: le pensioni sono molto avare negli importi; la disoccupazione è alta; c’è una endemica carenza di servizi sociali alla famiglia e un’ampia dispersione nella distribuzione dei redditi.
L'Italia impiega nella “spesa sociale propriamente detta” soltanto l'11,9% del PIL, a fronte di una media europea del 13,4%; per quanto riguarda i “cash tranfers”, al contrario, il dato italiano (16,8%) è praticamente in linea rispetto ai Paesi al vertice della classifica europea. La discrasia tra i due aggregati mette in evidenza il tipo di squilibrio da cui è affetta la spesa previdenziale italiana, ossia che i fondi dedicati alla “spesa sociale propriamente detta” accusano un sensibile ritardo, mentre i fondi destinati ai “trasferimenti sociali”, nel loro complesso, si situano allo stesso livello rispetto a quelli delle altre grandi democrazie europee.
Per far fronte a queste criticità, il Movimento 5 Stelle ha ipotizzato l’introduzione del “reddito di cittadinanza”, che sembra però più uno strumento di propaganda politica che la soluzione ai problemi di socialità del Paese. Il reddito di cittadinanza, infatti, risulta affetto da gravi carenze che ne inficiano la realizzabilità, almeno nelle forme prospettate.

Carloalberto Giusti

Regolazione | 01-Sep-2016 | pdf

Il 23 marzo 2016 è entrato in vigore il nuovo Regolamento (UE) n. 2015/2424, del Parlamento e del Consiglio, il quale ha modificato il regolamento (CE) n. 207/2009 del Consiglio sul marchio comunitario, il regolamento (CE) n. 2868/95 della Commissione – recante modalità di esecuzione del regolamento (CE) n. 40/94 del Consiglio sul marchio comunitario – e abrogato altresì il regolamento (CE) n. 2869/95 della Commissione relativo alle tasse da pagare all'Ufficio per l'armonizzazione del mercato interno (marchi, disegni e modelli). Correlativamente, è stata approvata la Direttiva (UE) 2015/2436 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2015 sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d'impresa. Tra le principali novità sostanziali, deve menzionarsi il superamento del requisito della rappresentazione grafica del segno, il quale ha aperto così la strada ai marchi c.d. “non convenzionali” quali, ad esempio, il marchio olfattivo, il marchio di rumore e il marchio di movimento.

Silvano Carletti

Politica Economica | 25-Jul-2016 | pdf

Una larga parte del circuito finanziario internazionale è da tempo caratterizzata da tassi d’interesse negativi. Questo scenario ha assunto una dimensione veramente internazionale da quando (giugno 2014) la Bce ha posizionato in territorio negativo il tasso corrisposto sui depositi overnight. Più recentemente (febbraio 2016) anche il Giappone ha condiviso questa posizione. Tra i paesi che non hanno adottato tassi monetari negativi ci sono gli Stati Uniti.
Combinandosi con le politiche di Quantitative Easing i rendimenti negativi dominano una parte significativa del mercato globale dei titoli pubblici ($11 trilioni a fine giugno, con la prospettiva di ulteriore incremento).
La politica monetaria accomodante crea un temporaneo disincentivo per il risparmio e al contempo stimola fortemente gli investimenti; ma questo sforzo produce pochi risultati se non si individuano programmi di spesa produttiva.

Maddalena Marchesi

Regolazione | 09-Jul-2016 | pdf

L’introduzione della figura del consulente (bancario) indipendente è tra le modifiche apportate dall’attuazione in Italia della Direttiva MCD (Mortage Credit Directive) tramite il D.Lgs. 72/2016. A valle delle modifiche al Testo Unico Bancario (T.u.B.) e al D.Lgs. 141/2010, si impongono alcune considerazioni preliminari in attesa dell’emanazione della normativa secondaria di attuazione, tra le quali quelle proposte di seguito.
Ai sensi dell’art. 120 terdecies primo comma del T.u.B., il servizio di consulenza potrà essere prestato in modo non indipendente da finanziatori e intermediari del credito con riferimento alle operazioni di credito immobiliare ai consumatori, ma non anche con riferimento a prodotti diversi. Diversamente, società di mediazione creditizia appositamente dedicate potranno prestare il servizio di consulenza indipendente con riferimento a qualsiasi prodotto creditizio. Tale limitazione appare illogica da un punto di vista concreto e operativo.
Inoltre, la locuzione generale “intermediari del credito” riferita ai soggetti che possono prestare il servizio di consulenza non indipendente non appare coerente con la disciplina propria degli agenti in attività finanziaria che da un lato ha espressamente escluso la consulenza dal perimetro delle attività esercitabili per ricondurla per l’appunto alla mediazione, dall’altro ha stabilito il mono-mandato per prodotto. A ben guardare la consulenza che un agente munito di mandato da un solo preponente per il prodotto credito immobiliare potrà offrire sembra sovrapporsi alla consulenza accessoria all’attività di intermediazione del dato prodotto, piuttosto che configurarsi come servizio a sé stante e per di più appositamente retribuito dal finanziatore.

Franco Cavallari

Politica Economica | 08-Jul-2016 | pdf

Da qualche tempo il Governo annuncia per il 2017 un alleggerimento delle imposte attraverso una modifica delle aliquote IRPEF, riproponendo una questione che periodicamente appare e scompare nella vita politica italiana. Il cambiamento nella scala della progressività di questa imposta, secondo le intenzioni dell'Esecutivo, dovrebbe alleggerire il peso fiscale del ceto medio, la classe sociale che più ha subito un consistente down-grading a causa della crisi. In proposito, ha trovato spazio sui “media” la proposta, non si sa quanto ufficiale, di rispolverare l'impostazione del vecchio progetto di due aliquote, elaborato dalla Casa della Libertà in occasione della campagna elettorale del 2001.

Silvano Carletti

Banche | 25-Jun-2016 | pdf

Malgrado gli straordinari interventi di politica monetaria, la dinamica economica si conferma insoddisfacente, a livello mondiale ma ancor più nell’area europea
Le possibili cause di questo andamento sono molteplici. Tra esse, molta attenzione viene dedicata a quella che fa riferimento al funzionamento del circuito finanziario, e in particolare alle difficoltà delle banche di significativa dimensione.
Esiste certamente una interazione tra insoddisfacente condizione delle banche e debole congiuntura economica, un circuito causa-effetto che sembrerebbe agire in entrambe le direzioni. Inoltre, sia nell’ambito macroeconomico che in quello bancario esistono nodi strutturali il cui superamento si sta dimostrando più difficile di quanto inizialmente pronosticato.
Due altri importanti punti fermi possono considerarsi acquisiti. In primo luogo, le difficoltà tanto di carattere economico quanto di natura bancaria sono di respiro globale ma la loro intensità risulta ampiamente maggiore nel caso europeo. In secondo luogo, nell’ambito bancario, esiste una specificità problematica che riguarda le banche di maggiori dimensione, un aspetto cui non è evidentemente estranea l’ampia riscrittura della regolamentazione internazionale avvenuta dopo lo scoppio della crisi del 2008-09.

Filippo Fiordiponti

Regolazione | 23-Jun-2016 | pdf

La legge di conversione del D.L. n. 18/2016 di riforma delle banche di credito cooperativo (BCC) stabilisce che l’esercizio dell’attività bancaria in forma di banca di credito cooperativo sarà consentito solo alle BCC appartenenti ad un gruppo bancario cooperativo, un nuovo soggetto connotato da caratteri specifici: il connesso meccanismo di garanzia solidale, che ha l’effetto di costruire un’unica area di responsabilità patrimoniale, l’assetto proprietario della capogruppo e la proporzione dei poteri ad essa attribuiti e, soprattutto, l’obbligo di adesione, che sottrae la scelta all’autonomia privata, trasformandola in requisito per l’accesso all’attività creditizia. L’alternativa che si pone per le banche del settore è tra conservare l’attuale struttura e aderire ovvero abbandonarla, optando per le soluzioni consentite, che però, tutte, presuppongono l’uscita dal mondo della cooperazione di credito.
Sotto il profilo dimensionale, è indicato un livello minimo di patrimonio netto per la capogruppo pari ad un miliardo. Il vincolo della partecipazione maggioritaria al capitale in favore delle BCC aderenti, previsto all’art. 37bis, c. 1, sub a), tub, le porta ad acquisire, nel loro insieme, la maggioranza dei voti in assemblea. Situazione che esprime una proprietà diffusa nella pluralità delle banche controllate ed incorpora l’obiettivo di indirizzare buona parte dei suoi risultati verso le finalità mutualistiche, che presiedono alla funzione creditizia nell’interpretazione cooperativa. Lo scopo, che caratterizza l’attività cooperativa, continua ad indirizzare le politiche di gestione delle banche aderenti e, per effetto del richiamo contenuto al comma 3, sub b), art. 37bis, tub, ad informare la costruzione del gruppo stesso, vincolando la determinazione dei poteri della capogruppo, a prescindere dall’equilibrio partecipativo, che si è descritto. Quel vincolo maggioritario si riflette invece sulle prerogative dell’assemblea e sull’esercizio dei diritti, che competono al socio, tra i quali, la nomina degli amministratori.
Al contempo viene demandata all’autonomia statutaria la determinazione, necessaria, di un tetto di azioni con diritto di voto, detenibili da ciascun socio. É al contratto di coesione che il legislatore demanda la costruzione dei modi di esercizio del controllo. Attraverso lo strumento negoziale si definisce il rapporto tra capogruppo e controllate, informato al «rispetto delle finalità mutualistiche».
La riforma ha modificato le previsioni contenute agli artt. 36 e 150bis, tub ed inserito una disposizione di carattere derogatorio all’art. 2, c. 3bis e ss. del decreto, per indirizzare i possibili percorsi di mutazione della veste societaria esclusivamente verso la società per azioni e confermare al contempo l’applicabilità degli obblighi di devoluzione del patrimonio effettivo.

Massimo Paolo Gentili

Regolazione | 16-Jun-2016 | pdf

London is the European financial centre, where a number of professionals and service providers can help startups to enter the financial arena. The financial sector has developed and flourished due to the rigorous and pro-active supervisory approach of the Financial Conduct Authority (FCA) and the Prudential Regulation Authority (PRA). Among the different types of legal structures that firms can adopt to conduct regulated activities there is the “Appointed Representative” (AR), that permits flexibility, allows to control the initial costs and is therefore a very appealing operating model for smaller firms starting their operations in London.

Greta Caterina Carriero

Regolazione | 09-Jun-2016 | pdf

Il crowdfunding consiste in una attività finanziaria che nasce all’interno del sistema statunitense e che, nel tempo, si è gradualmente affermata anche in Italia come sistema alternativo di raccolta del risparmio da parte di soggetti diversi dalle banche. Il termine crowdfunding fa riferimento ad un processo di finanziamento (funding) di “massa” realizzato da investitori (crowd) attraverso piattaforme online. La fattispecie si articola in numerosi segmenti a seconda del tipo di rapporto che, in forza dell’autonomia privata negoziale, si costituisce tra il finanziatore e il beneficiario del finanziamento. Il principale assetto strutturale è quello del c.d. sistema di equity-based crowdfunding che, disciplinato dal Decreto Legge n. 179/2012, convertito, con modifiche, nella Legge n. 221/2012, e dalla CONSOB, prevede un finanziamento sotto forma di capitale di rischio al fine di ottenere delle quote di partecipazione nella società.

Andrea Vianelli Ugo Vigna

Regolazione | 26-May-2016 | pdf

L’introduzione di una apposita disciplina normativa nel panorama legislativo comunitario volta a regolare le operazioni di fusione transfrontaliera ha rappresentato un fondamentale e necessario passo in avanti per lo sviluppo del mercato unico europeo, accrescendone la sua competitività a livello globale. Invero, una regolamentazione precisa e puntuale di siffatte complesse operazioni, effettuate, il più delle volte, al fine di realizzare al contempo sia una riorganizzazione aziendale sia il trasferimento della sede sociale in altro Paese membro, con conseguente mutamento della legge applicabile, ha consentito di trasporre legislativamente alcuni dei principi in materia già propugnati a livello giurisprudenziale. In tal senso, può dirsi che l’introduzione di una tale normativa dedicata si inserisce nel più ampio quadro della libertà di stabilimento riconosciuta alle società nell’Unione Europea e ne costituisce, quindi, una delle modalità di attuazione.
La libertà di stabilimento, ad ogni modo, non deve ritenersi esaurita né nella possibilità di aprire agenzie, succursali o filiali in altro Stato Membro (c.d. libertà di stabilimento secondaria) né nel libero accesso alle attività autonome e al loro esercizio e nella costituzione e gestione di imprese in altro Stato membro (c.d. libertà di stabilimento primaria) ma, come espressamente affermato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (di seguito anche “CGUE”) nella sentenza SEVIC, deve estendersi, altresì, al riconoscimento di operazioni di fusione transfrontaliera.

Giorgio Di Giorgio

Politica Economica | 17-May-2016 | pdf

Gli episodi di inflazione e di stagflazione che seguirono gli anni ‘70, le rivendicazioni salariali e gli shocks petroliferi, indussero in molti paesi la convinzione che fosse meglio separare la gestione della politica monetaria da quella fiscale, attribuendo alla prima il controllo dell’inflazione e alla seconda la responsabilità di stabilizzare il ciclo economico e di gestire al meglio il debito pubblico.
Oggi, alla luce di quanto successo in Giappone e negli Stati Uniti, ci si chiede se la politica monetaria da sola possa far ripartire in modo stabile la crescita o se, piuttosto, non debba essere accompagnata da una robusta riduzione permanente delle imposte (data l’elevata pressione fiscale media nell’eurozona). È ormai chiaro che o ci muoviamo verso un completamento fiscale (e finalmente politico) dell’eurozona, oppure il futuro vedrà ridursi (e di molto) l’area in cui gli euro continueranno a circolare ed avere corso legale.

Carloalberto Giusti

Regolazione | 04-May-2016 | pdf

La disciplina della responsabilità degli amministratori nelle società di capitali ha subito, negli ultimi dieci anni, profondi cambiamenti che hanno alimentato, sia in dottrina sia in giurisprudenza, un deciso dibattito.
In particolare, tra le novità di maggiore rilievo è necessario evidenziare come (i) la rimodulazione del criterio di diligenza degli amministratori, nell’esercizio delle loro funzioni, abbia evitato un’oggettivizzazione della disciplina; (ii) sia stata garantita una più energica e diffusa tutela degli azionisti di minoranza tramite la previsione di cui all’art. 2393 bis c.c.; (iii) siano state disciplinate espressamente, nelle s.r.l., le varie azioni di responsabilità salvo quella esercitabile dai creditori sociali, con il conseguente dibattito seguito in dottrina in merito all’ammissibilità di tale azione.

Giuseppe Leonardo Carriero

Regolazione | 25-Apr-2016 | pdf

Con la direttiva 2009/138/Ce in materia di accesso ed esercizio dell’attività di assicurazione e riassicurazione e il novellato art. 3 del codice delle assicurazioni private (rubricato alle finalità della vigilanza) portato dal d. lgs. 12 maggio 2015, n. 74 di attuazione della succitata direttiva, il legislatore, attraverso il capovolgimento della gerarchia dei valori oggetto di tutela, definisce un regime di protezione dell’assicurato – consumatore più avanzato rispetto alle omologhe disposizioni che tuttora regolano le finalità della vigilanza sul mercato bancario e su quello mobiliare. L’art.3 infatti prescrive che obiettivo primario della vigilanza è quello di garantire l’adeguata protezione degli assicurati e degli aventi diritto alle prestazioni assicurative. A tal fine, l’Ivass persegue la sana e prudente gestione delle imprese di assicurazione e riassicurazione, nonché, unitamente alla Consob, ciascuna secondo le rispettive competenze, la loro trasparenza e correttezza nei confronti della clientela.
La stabilità del sistema e dei mercati finanziari diventa, per la vigilanza, obiettivo subordinato al precedente e la trasparenza diviene “sostanziale”. Non evoca più solo informazione e correttezza nelle relazioni tra intermediari e clienti, ma anche (e soprattutto) adeguatezza delle comunicazioni alle caratteristiche dei servizi e della clientela.

Alfonso Parziale

Regolazione | 25-Apr-2016 | pdf

C’è un paragrafo del Testo Unico Bancario sul quale si consuma da alcuni anni una battaglia politica e (forse) ideologica: si tratta, come noto, del comma 2 dell’articolo 120, in materia di “anatocismo bancario”.
Sino a pochi anni fa, la materia aveva vissuto una “salutare” dialettica tra aule di Tribunale e Legislatore, fatta di azioni e reazioni e risposte puntuali ai problemi sorti nella prassi. Alcuni famosi arresti della Corte di Cassazione del 1999 avevano ritenuto illegittimo l’anatocismo nei rapporti bancari; così, il Legislatore provvide a legittimare questo tipo di operazioni attraverso l’introduzione del comma 2 all’articolo 120 e con l’emanazione di una famosa delibera del CICR del 2000. Vi era stata poi una famosa norma “salva banche” sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale e ritenuta, come si ricorderà, viziata per eccesso di delega. A un certo punto, però, si è assistito ad una accelerazione della produzione legislativa che, con moto ondivago, ha prodotto alcune norme differenti nello stile e contraddittorie nel significato.

Franco Cavallari

Politica Economica | 20-Apr-2016 | pdf

Le cause della grande crisi del nostro secolo sono state oggetto di molteplici analisi da parte della stampa e della letteratura economica. Ma l'opinione pubblica e la politica, così come la cultura economica dominante e l'establishment finanziario, non sembrano aver focalizzato le sue scaturigini. Vale a dire l'idea, avanzata da autorevoli economisti (J.E.Stiglitz, P Krugman, E Saez), secondo i quali la causa fondamentale delle crisi epocali risiede principalmente nell'eccessiva diseguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza.
In particolare, le grandi ondate di lungo periodo nel livello delle diseguaglianze sorte negli ultimi 100-150 anni, conclusesi con crisi economiche epocali, hanno accentuato drammaticamente l'influenza negativa sulla crescita mondiale da parte dell'andamento economico degli Stati Uniti.
Ai fini della genesi delle grandi crisi, le disparità di reddito endogene alle altre economie (che pur hanno grande valenza in materia di efficienza economica e nel disegno del loro sentiero di ripresa) esercitano un'influenza recessiva di intensità trascurabile. In effetti, il “contagio” proveniente d'oltre oceano nei periodi legati alle grandi crisi, ha una travolgente prevalenza. Conseguentemente, il presente lavoro attribuisce particolare risalto all'andamento della distribuzione dei redditi negli USA, lasciando in penombra le diseguaglianze endogene in Italia e negli altri Paesi europei.

Matteo Ghisalberti

Regolazione | 13-Apr-2016 | pdf

La vendita di polizze assicurative abbinate alla concessione di un finanziamento da parte delle banche e, in generale, degli intermediari finanziari ha suscitato negli ultimi anni l’interesse crescente del legislatore, delle Autorità preposte alla vigilanza di settore nonché delle principali associazioni di categoria.
Non sono, tuttavia, poche le problematiche connesse alla vendita combinata (tie-in) di servizi assicurativi e finanziari, atteso che una simile offerta non necessariamente si rivolge al cliente nell’ottica di soddisfare i suoi reali bisogni, assolvendo spesso alla sola funzione di consentire all’intermediario di acquisire una (ulteriore) garanzia indiretta del proprio credito.

Giuseppe Leonardo Carriero

Regolazione | 11-Apr-2016 | pdf

La pratica del bail-in esclude, oltre ai depositi fino a 100 mila euro, le passività garantite; i beni di proprietà di terzi (cassette di sicurezza o titoli rubricati in conti della clientela); le passività interbancarie e di pagamento con durata inferiore a 7 giorni; i debiti verso i dipendenti. Occorre però osservare che senso comune e percezione ampiamente diffusa tra i consociati vogliono che il denaro depositato appartenga (continui ad appartenere) non alla banca depositaria ma al depositante, in ragione della prevalente funzione di custodia che connota l’accordo. Se allora il discrimine rispetto a talune delle passività escluse dal bail- in risiede nella riconduzione delle stesse a diritti proprietari (si pensi alla detenzione di beni della clientela depositati in cassette di sicurezza, ai titoli e strumenti finanziari detenuti in conti della clientela etc.), diviene difficile comprendere (anche alla luce dell’art. 47 Cost.) la ragione del sacrificio dei depositi in passività monetarie superiori ai cento mila euro, in ragione della possibile disparità di trattamento tra creditori.
In particolare, se la procedura di risoluzione non mira alla definitiva estinzione dell’impresa, dovendo invece provvedere al suo risanamento ovvero al trasferimento delle relative attività e passività (con o senza un ente – ponte) a un soggetto terzo, il credito alla restituzione (che non si converte in credito nei confronti della massa) viene irragionevolmente escluso (diversamente da altri diritti) nei confronti della società cessionaria dei relativi rapporti. Cosa, quest’ultima, totalmente diversa da ipotesi similari ricorrenti nel nostro (e in altri) ordinamento (i) (fusioni, scissioni, cessioni di rami d’azienda etc.).

Silvano Carletti

Politica Economica | 11-Apr-2016 | pdf

La violenta tempesta economico-finanziaria che per circa sei anni ha investito il nostro Paese ha provocato l’espulsione dal circuito produttivo (fallimento, procedura concorsuale non fallimentare, liquidazione volontaria) di circa un quinto delle PMI attive nel 2007. A quelle che sono riuscite ad attraversare un periodo così difficile il contesto attuale (graduale miglioramento della congiuntura economica e condizioni finanziarie particolarmente accomodanti) offre l’opportunità per attenuare la fragilità finanziaria evidenziatasi durante gli anni della crisi.
Nel prossimo futuro la dialettica competitiva tra canale bancario e mercato dei titoli dipenderà in misura non secondaria anche dalle ricadute delle decisioni assunte dalla Bce il 10 marzo scorso.
Novità si scorgono sia sul versante della dotazione patrimoniale, sia per quanto riguarda il profilo dell’indebitamento. Nel complesso, però, la dimensione del problema sembra poco mutata.

Christopher O'Malley

Banche | 23-Mar-2016 | pdf

I comportamenti dei consumatori sono stati rivoluzionati dal rapido avanzamento della tecnologia e gli istituti finanziari si sono rapidamente trasformati per tenere il passo con questa evoluzione.
Dall’internet banking ai pagamenti tramite mobile, i modi in cui vengono forniti e usufruiti i servizi bancari guidano l'innovazione digitale.
Secondo KPMG, il mobile è già il canale bancario principale per la maggior parte delle banche dal punto di vista del volume delle transazioni e "il mobile banking si è evoluto da un semplice approccio reattivo, con servizi basati su SMS, verso offerte personalizzate di fascia alta, come i dispositivi wearable e le app biometriche”.
Come si traduce questo profondo cambiamento nell’infrastruttura IT, è possibile conciliare l’agilità che oggi il mercato richiede con la sicurezza e l’affidabilità?

Daniela Sciullo

Regolazione | 14-Mar-2016 | pdf

All’esito di un doppio turno di consultazione con il mercato, con delibera n. 19520 del 24 febbraio 2016, la Consob ha approvato incisive modifiche al Regolamento n. 18592/2013 sulla raccolta di capitali di rischio tramite portali on-line. Le innovazioni sono molteplici, a partire dalla revisione della stessa terminologia tecnica.

Raffaele Lener

Regolazione | 02-Mar-2016 | pdf

Il bail-in pone questioni di educazione finanziaria, di correttezza delle pratiche commerciali bancarie e di adeguata informazione della clientela cui i servizi – bancari o finanziari – sono offerti.
È necessaria una efficace e completa diffusione delle informazioni che vengono prima ancora dell’informativa precontrattuale che dovrebbe trovar spazio nella fase di formazione del contratto bancario o di investimento. Si tratta della comunicazione pubblicitaria di quei flussi di informazione che non si rivolgono al singolo risparmiatore ma al mercato nel complesso.
La questione attiene alla dialettica esistente – e non del tutto risolta – tra la disciplina della trasparenza contenuta nel t.u.b. (artt. 115 ss.) e quella delle pratiche commerciali scorrette nei rapporti tra imprenditori e consumatori (artt. 21 ss., d.lgs. 206/2005).
Ci troviamo in un sistema in cui i confini tra prodotti finanziari, bancari e assicurativi vanno sfumando, eppure sul piano dell'impostazione formale continuiamo a ragionare per comparti: servizi di investimento, credito ai consumatori, trasparenza bancaria, servizi di pagamento. Il legislatore dovrebbe, allora, cercare di far chiarezza.

Giuseppe Maria Pignataro

Politica Economica | 28-Feb-2016 | pdf

Per cercare di comprendere il futuro andamento dell’economia a seguito dell’intensa turbolenza finanziaria globale con cui si è aperto il 2016, occorre interrogarsi su alcune questioni: le cause che hanno portato al crollo dei mercati; il futuro andamento dell’economia cinese; l’evoluzione del prezzo del petrolio; la capacità delle banche centrali delle economie avanzate di riuscire a contrastare le spinte deflazionistiche indotte dai problemi della Cina e dei paesi emergenti, dalle tensioni geopolitiche e dall’andamento dei prezzi delle materie prime; le ripercussioni della eventuale persistente debolezza dei mercati azionari ed obbligazionari su consumi e investimenti; l’effettivo stato di salute del sistema bancario mondiale; la minaccia di esplosione dello spettro di Grexit, con un paese tornato nuovamente in recessione e con un debito sempre più insostenibile.

Alfonso Parziale

Regolazione | 17-Feb-2016 | pdf

Il Legislatore ha di nuovo messo mano al Testo Unico della Finanza, un articolato ormai in perpetua mutazione. Questa volta, però, il risultato sembra in linea con le aspettative degli operatori e apporta chiarimenti sostanziali per favorire l’afflusso di risorse – in forma di capitale di debito – verso il nostro Paese. Una riforma che sembra andare nella direzione più opportuna, nonostante scelte sistematiche che appaiono non sempre impeccabili...

Filippo Fiordiponti

Regolazione | 09-Feb-2016 | pdf

Il c.d. salvabanche ha segnato la prima attuazione in Italia degli strumenti di risoluzione delle crisi bancarie, preoccupandosi però di evitare l’applicabilità del bail in. Si è realizzato così il concorso nell’assorbimento delle perdite delle banche sottoposte a risoluzione, da parte di azionisti e creditori, limitando il potere discrezionale della Banca d’Italia, in veste di Autorità di risoluzione, nella valutazione di appropriatezza e adeguatezza delle misure da adottare. Le quattro banche interessate, gli azionisti e i creditori hanno ottenuto in tal modo un trattamento, che non appare replicabile in futuro per casi analoghi. Una scelta condizionata dalla diversa interpretazione attribuita al ruolo dei sistemi di garanzia e che, oltre a costituire un precedente dedicato a specifica fattispecie, si espone al rischio di una determinazione del sacrificio dei diritti individuali, senza il pieno esercizio delle attività valutative poste a presidio del più adeguato equilibrio del concorso tra pubblico e privato nella copertura delle perdite, conducendo ad una conseguente individuazione delle categorie di creditori da coinvolgere e della misura del ricorso al Fondo di risoluzione.

Giuseppe Leonardo Carriero

Banche | 05-Feb-2016 | pdf

La recente riforma delle banche popolari ha favorito un radicale ripensamento sulle politiche aziendali, sulle prospettive di crescita e sulle dimensioni grazie alle maggiori libertà di scelta del tipo societario più adeguato alle concrete esigenze dei soci e, nel caso di mantenimento della vigente struttura, attraverso maggiori efficienze in ordine alla possibilità degli azionisti di svolgere un più accurato scrutinio sull’operato del management.

Marco Tofanelli

Regolazione | 03-Feb-2016 | pdf

Secondo alcune ricostruzioni, dalla MiFID deriverebbe la possibilità che l’attività di consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede dovrebbe potersi svolgere, oltre che individualmente, anche in forma societaria. In Italia, la necessità che il consulente finanziario sia una persona fisica è un momento imprescindibile della riserva all’esercizio dell’attività di offerta fuori sede, che rappresenta un vantaggio competitivo che permette solo ad alcuni soggetti di promuovere e collocare prodotti e servizi al domicilio dell’investitore. Chi richiama la disciplina del tied agent dimentica che la complessiva disciplina italiana dell’offerta fuori sede si atteggia chiaramente quale disciplina dell’attività e non del soggetto, applicandosi alla persona che va fuori sede per conto dell’intermediario, a prescindere dalla sua qualifica di agente o di dipendente (potendo addirittura essere un mandatario). La MiFID disciplina l’agente, non l’attività; non incide in alcun modo sullo statuto normativo del dipendente; non menziona mai l’attività di offerta fuori sede, se non per escluderla dal proprio ambito applicativo, rimettendone così la disciplina alle autonome valutazioni dei singoli legislatori nazionali.

Raffaele Lener

Regolazione | 02-Feb-2016 | pdf

La direttiva sul risanamento e sulla risoluzione delle banche (BRRD) ha, fra l’altro, introdotto nel nostro ordinamento il nuovo istituto del bail-in.
E’ istituto talmente nuovo per il nostro ordinamento che il legislatore neppure ha provato a darne una traduzione italiana, lasciando l’oscuro nome inglese (si sono comportati in modo analogo, peraltro, molti dei legislatori europei).
Si tratta, come ben sappiamo, di uno degli strumenti a disposizione dell’Autorità per la gestione della risoluzione della banca in crisi, della quale si propone di ripristinare, per come possibile, l’equilibrio di bilancio, attraverso la svalutazione e/o la conversione in capitale delle passività.
L’istituto si pone, dunque, quale misura alternativa – se pur con i limiti che vedremo – al salvataggio delle banche con risorse pubbliche (bail-out), da ora in poi teoricamente non più possibile. Nel nuovo mondo, infatti, le perdite dell’azienda di credito sono destinate a gravare in primis su chi ha investito nel capitale di rischio (azionisti) e in secundis su chi la banca ha finanziato (creditori, gravati secondo un ordine affatto particolare previsto dalle norme comunitarie).
La scelta è compiuta, oramai, e davvero non ha senso cercare tardivamente di rimetterla in discussione, dimenticando che il nostro paese ha concorso all’approvazione della nuova disciplina.
Ciò detto, non possiamo però ignorare che il bail-in, per come è stato disegnato, pone delicati problemi di sistema ove inserito dall’alto nel nostro ordinamento, derivanti probabilmente da una formulazione affrettata delle norme, aggravata dall’uso di una terminologia tecnica non rigorosa, a volte divergente rispetto al significato tradizionalmente attribuito a determinati concetti (conversione, svalutazione, irregolarità, risoluzione …).
Nonostante l’istituto sia basato sul principio della depositors protection, la sua oscurità e “imprevedibilità” nella gestione da parte delle (diverse) autorità preposte può creare preoccupazione fra i depositanti e i creditori della banca. E ciò è assai pericoloso per un’impresa, come quella bancaria, che si basa proprio sul rapporto di fiducia con i clienti.

Alfonso Parziale

Banche | 01-Feb-2016 | pdf

Italia ed Unione Europea hanno trovato un accordo per la gestione dei non-performing loans. Una notizia buona, anzi ottima, che probabilmente affronta una delle questioni di maggior rilievo emerse negli ultimi anni e dovrebbe aiutare le banche nostrane nel processo di “pulizia” dei propri bilanci. Lo Stato sosterrà le banche a condizioni di mercato assumendo, questa volta, un ruolo di “supplente” del settore privato.

Vincenzo Pacelli

Banche | 25-Jan-2016 | pdf

Il sistema nazionale del credito cooperativo sta vivendo un periodo di particolare criticità che rischia di minarne le fondamenta. Da un lato, infatti, le banche di credito cooperativo hanno risentito della lunga fase congiunturale negativa che ha segnato profondamente il tessuto produttivo locale. Dall’altro, le BCC competono in un contesto divenuto sempre più competitivo, confrontandosi con un framework normativo e di vigilanza sempre più rigoroso e sovranazionale.
In questo quadro si inserisce la riforma in via di definizione, che nasce sia da pressioni esterne che da criticità interne al sistema del credito cooperativo, e che mira a renderlo effettivamente più moderno, efficiente, solido e integrato.
Gli obiettivi della riforma richiedono modifiche normative e soluzioni organizzative originali ed efficaci, che lascino il necessario spazio di autodeterminazione al sistema del credito cooperativo, coinvolgendone le diverse componenti e favorendo un clima di condivisione e partecipazione.
Il successo di questa riforma non dipenderà esclusivamente da come sarà accolta ed applicata dal sistema del credito cooperativo, ma anche dalle necessarie azioni di accompagnamento che il Governo e le Autorità di vigilanza dovranno adottare.

Stefano Dell'Atti

Banche | 25-Jan-2016 | pdf

L’integrazione, l’ammodernamento e l’efficientamento del sistema del credito cooperativo nazionale sono obiettivi non più rinviabili. Secondo ciò che si percepisce, il risultato del processo di riforma dovrebbe condurre a un modello di gruppo cooperativo paritetico, con una o più capogruppo costituite in forma di S.p.A. (dalle ultime notizie l’orientamento sembra sia quello di costituire un unico gruppo), il cui capitale sia detenuto per almeno un terzo dalle BCC aderenti al gruppo.
In un siffatto modello organizzativo, le BCC aderenti al gruppo sarebbero verosimilmente chiamate a svolgere prevalentemente la funzione distributiva. Questo potrebbe causare la resistenza da parte delle BCC meglio gestite e più dinamiche che possono temere di vedersi limitata l’autonomia gestionale.
E’ evidente quindi come la riforma sia destinata ad avere successo solo se si dimostrerà nel tempo in grado di raggiungere un complesso equilibrio fra modernità e tradizione, efficienza e mutualità oltre che fra sostenibilità sociale e apertura al mercato.
Le potenziali criticità della fase di implementazione della riforma sono state forse sottovalutate e probabilmente si sarebbero potute prevenire con maggiore oculatezza e lungimiranza, coinvolgendo maggiormente le diverse componenti del mondo cooperativo nella genesi del progetto di autoriforma e favorendo, quindi, un clima di condivisione e partecipazione.

Silvano Carletti

Banche | 19-Jan-2016 | pdf

Un recente rapporto dell’EBA ha messo in evidenza un complessivo miglioramento del sistema bancario europeo, che ha raggiunto un assetto più solido ed equilibrato.
In 11 paesi (tra essi, Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna, Germania) le nuove risorse patrimoniali avrebbero superato quelle necessarie al semplice adeguamento dei coefficienti patrimoniali, lasciando spazio ad un aumento delle attività. Non mancano però paesi (tra essi, Austria, Belgio, Irlanda, Svezia e Ungheria e, anche se con un’intensità molto limitata, Francia e Italia) in cui al rafforzamento patrimoniale ha contribuito significativamente la contrazione dell’attività.
I rilevanti progressi realizzati sul piano patrimoniale autorizzano un prudente ottimismo sulle prospettive del sistema bancario europeo. Non sono poche, però, le zone d’ombra, tra l’effetto negativo sui margini bancari della discesa in territorio negativo di larga parte dei rendimenti finanziari.

Sergio Lugaresi

Banche | 05-Jan-2016 | pdf

Per la gestione delle crisi bancarie la Bank Recovery and Resolution Directory (BRRD) ha introdotto un sistema di ripartizione delle perdite tra azionisti e creditori in modo da ridurre i rischi per i contribuenti (il cosiddetto bail-in).
Il bail-in è strettamente legato al Resolution Planning. Una volta che l’autorità di supervisione (nell’Unione Bancaria la BCE) abbia dichiarato lo stato di crisi irreversibile di una banca, l’autorità di risoluzione propone un Piano di Risoluzione (PR) sulla base di un Piano già predisposto in base a criteri generali stabiliti nella BRRD. Il Piano di Risoluzione deve essere approvato dalla Commissione Europea entro 24 ore. L’idea sottostante è che l’autorità di risoluzione, sulla base del PR e con gli strumenti a disposizione (soprattutto il bail-in), possa risolvere la banca nel giro di un week-end (quando i mercati sono chiusi).
Questi strumenti manifesteranno la propria efficacia anche quando verranno messi alla prova di una vera crisi bancaria sistemica?

Vittorio Mirra

Giurisprudenza | 14-Dec-2015 | pdf

La valutazione del rischio da parte degli operatori finanziari costituisce una problematica giuridica per gli obblighi informativi nei confronti degli investitori. La sentenza della Corte d’Appello di Torino (10 giugno 2014), con riferimento alla vicenda relativa al fallimento Lehman Brothers, ha stabilito che l’obbligo di monitorare in via periodica e continuativa i mutamenti di rischiosità dei titoli detenuti dai propri clienti in capo all’intermediario è insussistente da un punto di vista regolamentare e non possa essere ricondotto neanche a violazioni dell’obbligo di eseguire in buona fede le disposizioni contrattualmente previste.

Alfonso Parziale

Giurisprudenza | 10-Dec-2015 | pdf

Il Tribunale di Milano accoglie l’istanza di sospensione presentata, ai sensi dell’art. 182-bis, comma 6, l.fall., da una SGR, “in qualità di Società di Gestione del Fondo Comune di Investimento immobiliare di tipo chiuso” che presenta una situazione di “crisi”.
Così facendo, il collegio milanese presuppone che una società di gestione del risparmio possa accedere ad una procedura di composizione negoziale della crisi e ritiene ammissibile che la procedura di composizione non abbia ad oggetto l’indebitamento direttamente contratto dalla SGR, bensì quello proprio del fondo comune di investimento che, a seguire l’indicazione giurisprudenziale oggi maggioritaria, non è dotato di una propria autonoma soggettività.
La decisione “rivoluzionaria” del Tribunale milanese merita però di essere valutata con particolare scrupolo.

Carloalberto Giusti

Regolazione | 07-Dec-2015 | pdf

Il capitale sociale, e in particolare la sua misura, sono stati oggetto negli ultimi anni di profonde modifiche.
In particolare, esse hanno riguardato sia l’introduzione di nuovi modelli di s.r.l., con agevolazioni ed esenzioni in fase di costituzione, sia il capitale sociale, con l’introduzione di varianti con capitale minimo pari a 1 €.
L’introduzione di modelli con un livello di patrimonializzazione, almeno iniziale, così basso potrebbe far pensare a un declino della disciplina del capitale sociale.
In realtà, seppur con riferimento al nostro ordinamento, il capitale sociale conserva una certa importanza. Questo è dimostrato dalla necessità, in caso di costituzione di una s.r.l. ordinaria con capitale sociale inferiore a 10.000 €, dell’apposizione a riserva legale di un quinto degli utili netti risultanti dal bilancio regolarmente approvato fino a che tale riserva non abbia raggiunto, unitamente al capitale in precedenza versato, l’ammontare di 10.000 €.
Quanto detto sottolinea come, da un lato, si voglia agevolare l’imprenditorialità tramite l’accesso a forme societarie a basso costo e, dall’altro, non si consenta a tali società di rimanere sottocapitalizzate troppo a lungo.

Fabio Colavecchi

Regolazione | 05-Dec-2015 | pdf

La Camera di Conciliazione ed Arbitrato, quale meccanismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie di natura facilitativo-consensuale e ad adesione libera, è stata introdotta per ripristinare la fiducia degli investitori, prospettando loro la possibilità di risolvere eventuali controversie senza dover necessariamente fronteggiare i costi e la tempistica di un’azione giudiziaria. Detto Organismo, pur essendo stato sottoposto a numerose riforme, non è riuscito a soddisfare appieno le aspettative che ne avevano accompagnato l’istituzione. Di conseguenza, il legislatore ne sta disponendo la sostituzione con un organismo di natura decisoria e ad adesione obbligatoria. Tale intervento è stato posto in essere senza attendere la stesura della normativa di recepimento della Direttiva MiFID 2 al fine di assicurare quanto prima un servizio di risoluzione stragiudiziale gratuito per gli investitori. Per rispondere a tale ultima esigenza, è stato attuato un intervento disorganico che, pur avendo permesso di anticipare una riforma che l’esperienza aveva mostrato essere necessaria, non esaurisce il novero degli interventi legislativi che dovranno essere adottati. È di tutta evidenza, infatti, la necessità di adottare ulteriori disposizioni normative ove si consideri l’opportunità di ricondurre tutte le disposizioni introdotte all’interno di un unico plesso normativo che potrebbe essere il d.lgs. n. 58/1998 al cui interno ancora rimane in vigore l’art. 32 – ter una delle norme a fondamento della Camera ormai soppressa.

Silvano Carletti

Politica Economica | 02-Dec-2015 | pdf

Nei suoi primi cinque appuntamenti (l’ultimo a fine settembre 2015) il Targeted Longer-Term Refinancing Operations: (TLTRO) ha messo a disposizione del sistema bancario europeo 400 miliardi di euro, dei quali 111 miliardi affluiti alle banche italiane. L’ammontare di risorse aggiuntive effettivamente immesso nel circuito bancario è tuttavia inferiore a questi due importi poiché una parte dei nuovi fondi è servita a rimborsare precedenti finanziamenti della Bce. Da parte sua, il Quantitative Easing:, arrivato all’ottavo mese, ha prodotto evidenti riflessi per le attività economiche, indebolendo il rapporto di cambio dell’euro e spingendo al ribasso l’intera struttura dei rendimenti finanziari.
Uno degli aspetti su cui è opportuno concentrarsi riguarda l’impatto degli interventi espansivi della Bce sul finanziamento delle imprese italiane, con riferimento non solo al circuito bancario ma anche a quello extra-bancario.

Edoardo Rulli

Regolazione | 02-Dec-2015 | pdf

Il percorso italiano verso la risoluzione bancaria ha conosciuto un’importante accelerazione negli ultimi giorni. Il 18 novembre 2015 è stato istituito un Fondo Nazionale di Risoluzione alimentato con contributi versati dalle banche. Che rapporti intercorrono tra il nuovo Fondo Nazionale di Risoluzione e l’istituendo Single Resolution Fund:? Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi ha un ruolo nella risoluzione?

Giuseppe Maria Pignataro

Politica Economica | 18-Nov-2015 | pdf

L’idea in base alla quale la riduzione della spesa pubblica volta ad abbassare la pressione fiscale sia la via obbligata da percorrere in un periodo di crisi continua ad essere al centro dei dibattiti di politica economica in Italia.
Tuttavia, le analisi sui livelli di spesa in Europa dicono che il Paese non ha una spesa primaria in rapporto al PIL elevata. In particolare, la spesa pro-capite primaria dell’Italia è notevolmente più bassa di quella della Francia, della Germania e del Regno Unito.
Le regole fissate dal Patto di Stabilità Interno e la riduzione progressiva dei trasferimenti dallo Stato agli enti territoriali ed ai ministeri hanno provocato effetti largamente disfunzionali e degenerativi, riducendo le risorse disponibili per la spesa e non generando un effettivo ridimensionamento del fabbisogno di spesa.

Franco Cavallari

Politica Economica | 18-Nov-2015 | pdf

Può l’imposizione sui redditi con un'aliquota unica molto bassa costituire uno strumento per la ripresa economica? Per il Prof. Rabushka pare proprio di sì. Gli italiani sono per questo retrogradi, ancora legati ad una imposizione fiscale progressiva, ignorando le caratteristiche virtuose della “tassa piatta”.
Ma se i sostenitori della “flat tax” ricordano, a più riprese, gli ottimi risultati conseguiti dai circa 40 Paesi che hanno utilizzato questa modalità impositiva, occorre anche considerare che il successo di queste esperienze, peraltro non proprio così evidente, ha riguardato realtà economiche (Estonia, Lituania, Lettonia, Russia, Paraguay, Serbia, ecc.) molto diverse da quella italiana.
In Italia, infatti, l'introduzione di un'imposta sul reddito ad aliquota unica porrebbe rilevanti problemi, sia in materia di gettito, sia dal punto di vista dell'equità fiscale, mentre i benefici economici sono null'altro che una pericolosa chimera propagandistica.

Orietta Nava

Regolazione | 09-Nov-2015 | pdf

Negli ultimi anni, per effetto delle innovazioni tecnologiche, il settore finanziario è stato interessato da grandi trasformazioni di scenario con l’ingresso nel mercato di nuovi attori.
In questo contesto, la competitività degli intermediari capaci di adattarsi ai repentini cambiamenti del mercato, passa attraverso il ruolo strategicamente rilevante della governance. Un buon sistema di governo societario ed efficaci assetti organizzativi costituiscono una condizione essenziale per il perseguimento degli obiettivi aziendali.
In particolare, l’attenzione è posta sulla figura del Consigliere indipendente, un soggetto esperto, dinamico e slegato dalla gestione vera e propria della società, che partecipa allo sviluppo delle strategie.
Tuttavia, occorre definire meglio i ruoli e i compiti da assegnare a questa figura laddove si tratta di un istituto che, non avendo dei veri e propri fondamenti nel nostro ordinamento societario, in quanto di derivazione anglosassone, non è contemplato dal Codice Civile nazionale.

Alessandra Protani

Regolazione | 09-Nov-2015 | pdf

Il carattere usurario dei contratti derivati potrebbe costituire un fronte di nuovo contenzioso tra enti locali o imprese e banche in quanto ci potrebbero essere problemi di validità dei contratti stipulati in questi anni sui derivati.
La dottrina oggi è impegnata a capire se, dietro un derivato costruito e negoziato da una banca, possano celarsi i costi causati dal rischio di credito dato che in virtù degli artt. 115 ss. TUB una “operazione di finanziamento” bancario deve esplicitare “il tasso d’interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi (…) gli eventuali maggiori oneri in caso di mora” e “sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati”.
Per rispondere al quesito, è necessario comprendere se e come i contratti derivati possano interferire con i principi dell’usura e con le norme inerenti la determinazione del relativo tasso.
La questione, in verità, si inserisce inevitabilmente nel dibattito sulle componenti che costituiscono il TEG trimestralmente rilevato. Componenti che ad oggi sono state oggetto di opinioni diverse.

Giorgio Di Giorgio

Politica Economica | 05-Nov-2015 | pdf

Gli interventi di politica economica moderatamente espansivi messi in atto nel 2015 hanno segnato il ritorno ad un favorevole contesto macroeconomico.
Tuttavia, al di là dell’entusiasmo che ha rianimato la fiducia di imprese e consumatori e della rinnovata vitalità con cui gli investitori esteri sono tornati a guardare all’Italia, il paese permane in una situazione di pericolosa fragilità finanziaria dovuta al pesante livello di indebitamento.
Sebbene la “crisi da debito” sia alle spalle, occorre agire a fianco della BCE con un aggiustamento fiscale determinato e duraturo.

Giuseppe Maria Pignataro

Politica Economica | 03-Nov-2015 | pdf

Nei programmi del governo (Legge di Stabilità e DEF), per fare scendere il debito fino al 119,8%, l’Italia deve produrre un avanzo primario per il quadriennio 2016-2019 da un livello del 2% fino al 4,3% nel 2019. Si tratta di risultati che nessun paese europeo dal 1995 ad oggi ha mai registrato e di uno sforzo che impedirà di spendere fino a 70 miliardi di entrate di bilancio, anche se destinate ad investimenti produttivi.
Posto che lo sviluppo di un paese dipende da tre fattori basici: l’innovazione, la produttività e la demografia, e che, senza uno sviluppo di spessore, non esiste la possibilità di generare flussi tendenzialmente crescenti di entrate utili ad alimentare un circolo espansivo virtuoso, allora gli alti avanzi primari, soprattutto in fasi di bassa crescita mondiale, bassa inflazione e bassi tassi di incremento del debito privato, non sono compatibili con i livelli di sviluppo di cui l’Italia ha bisogno.
Tuttavia, poiché la riduzione del peso del debito pubblico e degli oneri che produce è un obiettivo da perseguire, per ragioni di vulnerabilità della situazione attuale, di aumento dell’efficacia della politica fiscale e come strumento di stabilizzazione e di eliminazione dei fenomeni di spiazzamento degli operatori privati, diventa necessario individuare una strategia, alternativa a quella attualmente perseguita, che consenta a chi governa di attuare una politica fiscale fortemente e strutturalmente espansiva, operando comunque nel quadro dei vincoli europei.

Alfonso Parziale Federico Stoppello

Regolazione | 03-Nov-2015 | pdf

Recenti riforme hanno autorizzato alcune categorie di fondi di investimento ad erogare finanziamenti: il quadro normativo non agevole da ricostruire e alcune incertezze sul trattamento dei fondi comuni costituiti all’estero rischiano però di depotenziare un’iniziativa lodevole per superare l’attuale fase di crisi economica.

Giuseppe Leonardo Carriero

Regolazione | 29-Oct-2015 | pdf

A un quarto di secolo dall'abrogazione della legge bancaria del ’36, la disciplina finanziaria in Italia è dettata da una pluralità di emittenti, pubblici e privati, nazionali ed europei. Al pluralismo delle fonti si accompagna un continuo, magmatico, impetuoso mutamento delle leggi che governano il mercato finanziario, che incide negativamente sulla stabilità della legge, precondizione della sua effettività.
L’osservanza diffusa e durevole delle regole di condotta preserva la legge dalla desuetudine e consente alle stesse autorità di supervisione di perseguire, con l’autorevolezza che deriva dall’agire in una cornice normativa nota, certa e condivisa, gli obiettivi della vigilanza. La normazione secondaria può provvedere all’ammodernamento della disciplina regolamentare per seguire i cambiamenti della sottostante realtà economica solo se la norma primaria è caratterizzata da un elevato tasso di conoscibilità, di accessibilità e di stabilità. I recenti sviluppi della regolamentazione nazionale ed europea procedono nell’opposta direzione del labirinto normativo, per il tramite di una opaca (ri)allocazione di funzioni e di una oscura semantica giuridica.

Maddalena Marchesi

Regolazione | 12-Oct-2015 | pdf

L’attuazione della Direttiva 2014/17/UE, nota come Direttiva MCD (Mortage Credit Directive), è l’occasione per l’ulteriore modifica dell’articolato regime giuridico degli intermediari del credito.
Secondo quanto contenuto nella relazione al Disegno di legge di delegazione europea del 2015, con il recepimento della Direttiva MCD, in particolare, si potrebbero apportare modifiche volte a superare problemi emersi in sede di applicazione di tale disciplina. Tali modifiche riguarderanno: gli agenti in attività finanziaria, per il profilo del cd. “monomandato per prodotto”; i mediatori creditizi e l’individuazione del cd. mediatore creditizio “indipendente”; gli agenti assicurativi e i promotori finanziari, in relazione alla distribuzione di prodotti bancari e servizi di pagamento; il riconoscimento della cd. segnalazione.
In merito a quest’ultimo punto, il legislatore europeo sembra aver intrapreso una strada di senso essenzialmente inverso rispetto a quella nazionale portata dal D.Lgs. 141/2010 e s.m.i. L’auspicio è che la direzione intrapresa sia quella della chiarezza e semplificazione dell’articolato regime esistente.

Edoardo Rulli

Regolazione | 05-Oct-2015 | pdf

Nuovi attori entrano nel mercato della moneta elettronica. La competizione tra banche e non-banche si gioca ormai soprattutto in rete. Con i social network il fenomeno delle non-banche si amplia e si radicalizza: queste piattaforme possono intermediare contemporaneamente beni, servizi e il denaro per acquistarli. In più hanno informazioni “privilegiate” e non devono competere con le banche tradizionali per acquisire clienti perché li hanno già, anche se per il momento si chiamano utenti. L’ordinamento europeo è pronto a disciplinare il fenomeno?

Fabio Colavecchi

Giurisprudenza | 25-Sep-2015 | pdf

Nell'applicazione del Regolamento sul Procedimento Sanzionatorio (delibera n. 18750 del 2013), la Consob è stata accusata di non rispettare il principio del contraddittorio. Tale accusa fu inizialmente respinta dalla Corte di Cassazione, in seguito accolta prima dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e poi dal Consiglio di Stato. Il dirompente effetto della Sentenza Grande Stevens della CEDU impone una riflessione sul ruolo da riconoscere agli organi a cui è demandato l’esercizio dei diversi poteri.

Silvano Carletti

Banche | 17-Sep-2015 | pdf

Negli ultimi due anni il sistema bancario spagnolo ha registrato un importante aumento degli utili grazie anche alla favorevole congiuntura economica. La crescita è stata tale da indurre Moody’s a rivedere la sua opinione su 20 importanti istituti di credito spagnoli stabilendo (raccolta depositi) 12 e 5 upgrading, rispettivamente, sul lungo e sul breve termine.
A pensare che solo tre anni fa il sistema bancario spagnolo è stato salvato da un imponente intervento finanziato dall’Europa, ci si chiede come sia stata possibile una ripresa così rapida. All’osservatore attento però non sfugge che si sia trattato di un “congelamento”, non già di una risoluzione, dei più gravi focolai di crisi: banche nazionalizzate e non ancora riprivatizzate, foreclosed assets di dubbia liquidabilità ma soprattutto un rapporto fra circuito creditizio e mercato immobiliare non ancora normalizzato.

Regolazione | 15-Sep-2015 | pdf

Il Regolamento Congiunto adottato nel 2007 da Banca d’Italia e Consob disciplina il sistema di controllo interno degli intermediari finanziari.
A tal proposito, ci si chiede se per gli intemediari la costituzione di un OdV non rischi di rappresentare una inefficace sovrapposizione di competenze con gli altri organi con funzione di controllo.
Nella Circolare n. 263/2006 del 27 dicembre 2006 la Banca d’Italia prevede, con riferimento alle banche, che di norma le funzioni dell’OdV siano svolte dall’organo con funzione di controllo. Sarà possibile istituire un OdV separato ed autonomo rispetto all’organo con funzione di controllo soltanto “dandone adeguata motivazione”.
Sebbene la suddetta Circolare faccia esplicito riferimento alle sole banche, nulla sembra impedire che tale disciplina possa applicarsi anche agli altri intermediari finanziari.

Mario Cistaro

Giurisprudenza | 05-Aug-2015 | pdf

La concorrenza sul mercato può essere ridimensionata impedendo al mercato dei capitali di operare liberamente. Il caso Ryanair/AerLingus materializza il legame in questione e rivela un gap nella normativa europea in materia di concentrazioni. Tuttavia, spingendo i temi che il caso solleva verso un orizzonte più ampio rispetto alla constatazione della lacuna normativa emersa, sono le considerazioni in relazione alla struttura del market for corporate control che meritano più ampia riflessione. È evidente, infatti, che se le restrizioni al ricorso al mercato dei capitali possono costituire uno strumento di riduzione del grado generale di concorrenza dei mercati non finanziari rilevanti, il tema della definizione della struttura del primo diviene ineludibile. Resta soltanto da verificare l’intersezione tra gli strumenti normativi di cui avvalersi e le loro finalità, e quindi tutela della concorrenza e del risparmio.

Vittorio Mirra

Regolazione | 26-Jul-2015 | pdf

Attraverso il Decreto Legge n. 179/2012, convertito, con modifiche, nella Legge n. 221/2012, l’Italia ha adottato una regolamentazione ad hoc per l’equity crowdfunding, lo strumento che permette di investire in piccole società, startup o PMI innovative attraverso piattaforme web autorizzate.
Il legislatore ha mirato a creare condizioni e strumenti favorevoli per la nascita di nuove start-up semplificando l’iscrizione al Registro delle Imprese, riducendo gli oneri e prevedendo una disciplina specifica dei rapporti di lavoro nonché deroghe al diritto societario e fallimentare. In particolare, con la predisposizione di incentivi fiscali per gli investimenti in start-up e per gli incubatori, il decreto ha voluto favorire la progressiva crescita delle start-up innovative.

Simona D'Amico

Banche | 23-Jul-2015 | pdf

Il riposizionamento della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che ha da poco rinnovato la sua brand identity, fornisce lo spunto per una riflessione sul ruolo del marketing nel settore bancario.
Per lungo tempo l’impresa bancaria ha considerato il marketing una funzione assolutamente secondaria rispetto alle altre, forte com’era della convinzione che fossero sufficienti le competenze tecnico-specialistiche per avere successo.
Un orientamento al “prodotto”, questo, che ha mostrato tutta la sua fragilità durante la recente crisi finanziaria, quando è crollata la reputazione dei più noti Gruppi bancari e si è acquisita la consapevolezza che, per sopravvivere nel lungo periodo, occorre porre il cliente al centro delle scelte strategiche e commerciali implementate.

Carloalberto Giusti

Regolazione | 19-Jul-2015 | pdf

La materia dei controlli nelle srl è stata oggetto negli ultimi anni di importanti interventi normativi, finalizzati a semplificarne gli oneri burocratici e di spesa delle piccole e medie imprese.
In questa prospettiva, il D.L. n. 91/2014, convertito in l. 116/2014, ha previsto che nelle srl, con un capitale sociale uguale o maggiore a quello minimo stabilito per la costituzione di una società per azioni, non sia più obbligatoria, se non in alcune particolari ipotesi, la nomina né dell’organo di controllo nè del revisore legale.
Con la conversione in legge del decreto, il legislatore ha stabilito che “la sopravvenuta insussistenza della nomina dell’organo di controllo o del revisore legale dei conti” costituisce giusta causa di revoca dell’organo di controllo (intenso quale collegio sindacale) o del revisore legale dei conti.
Quali gli effetti sulle cariche in essere?
Sul punto sono intervenuti, con due differenti risultati, il Consiglio Nazionale del Notariato e il Ministero della Giustizia.

Silvano Carletti

Banche | 19-Jul-2015 | pdf

Una condizione economica favorevole può nascondere la debolezza del sistema bancario: ne sono la dimostrazione l’Austria e il Regno Unito.
Il sistema bancario austriaco è sovradimensionato, ha un’ampia esposizione verso l’Est Europa ed ha subito grosse perdite per effetto del realizzarsi del rischio di cambio relativo ai prestiti denominati in valuta estera.
Il Regno Unito ha un sistema bancario ancora convalescente dalla crisi internazionale del 2008-09. Nel complesso gli interventi pubblici di ricapitalizzazione del sistema bancario hanno superato i 110 miliardi di sterline, un impegno che ha contribuito non poco all’accresciuta importanza del problema del debito pubblico nel Regno Unito.
Tutti i principali gruppi bancari inglesi sono impegnati in complessi processi di ristrutturazione, secondo strategie di rilancio basate sui seguenti elementi: i) rifocalizzazione sul mercato domestico, ii) con conseguente ridimensionamento della proiezione internazionale, iii) nell’ambito di una significativa diminuzione dello stato patrimoniale; nel portafoglio attività iv) accresciuta preferenza per il profilo di banca commerciale e v) parallelo disimpegno dall’attività di intermediazione nel mercato finanziario globale.

Luigi Rizzi

Regolazione | 12-Jul-2015 | pdf

Le Società di Investimento a Capitale Fisso (SICAF) rappresentano una delle principali novità della direttiva AIFM. Si tratta di uno schema di investimento qualificato come Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) chiuso, costituito in forma di società per azioni a capitale fisso. Le SICAF possono investire il patrimonio non solo attraverso l'emissione di azioni, ma anche tramite l'emissione di altri strumenti finanziari partecipativi, con il solo divieto degli strumenti obbligazionari.
Inoltre, non sono soggette in generale ai regimi tributari propri delle società commerciali per la tassazione dei redditi di natura societaria. Essendo dotate, rispetto alle SGR, di una maggiore flessibilità operativa è possibile ritenere che le SICAF avranno, nell'ambito della gestione del risparmio e della strutturazione di nuovi schemi di investimento, un discreto successo.

Giuliano Lemme

Regolazione | 12-Jul-2015 | pdf

Nel nostro ordinamento il Codice del Consumo del 2005 tutela il consumatore prevedendo una serie di informazioni, che siano chiare e comprensibili, al fine di renderlo consapevole durante il processo di acquisto e di consumo.
Spesso però il legislatore ha prescritto, sia nelle norme del codice sia nella normazione, primaria e secondaria, che le ha attuate, un eccesso informativo poco efficace.
In questo quadro, il caso dei prodotti vitivinicoli costituisce una incomprensibile eccezione poiché, rispetto ai prodotti alimentari, per i quali sono previste ampie e rigorose indicazioni obbligatorie da apporre sulle confezioni, per i vini non è in alcun modo necessario che vengano specificati gli ingredienti, né le informazioni nutrizionali, né, soprattutto, la presenza di additivi.
Qual è la logica sottesa a questa impostazione normativa?

Giuseppe Zito

Politica Economica | 10-Jul-2015 | pdf

Gli avvenimenti che nelle ultime settimane stanno interessando la Grecia mostrano un’Ευρώπη che, lungi dall’implementare compiuti meccanismi di solidarietà tra i paesi, troppo spesso è arroccata su rigide ed inefficaci posizioni volte ad applicare tra stati nazionali le regole dei rapporti di debito/credito tipici di una transazione tra privati.
Il caso della Grecia sta mettendo in luce la debolezza dell’Ευρώπη che, se vuol sopravvivere, non soltanto dovrà provvedere all’immediato salvataggio della Grecia, ma dovrà anche impegnarsi a costruire meccanismi solidaristici che possano davvero fare in modo che le economie forti supportino le più deboli.

Edoardo Rulli

Giurisprudenza | 08-Jul-2015 | pdf

A quindici anni dall’abolizione del giudizio di omologazione, alcune recenti decisioni dei giudici del registro sembrano aprire il campo a forme di controllo più intense sugli atti societari soggetti a pubblicità.

Giorgio Di Giorgio

Politica Economica | 06-Jul-2015 | pdf

Nel Rapporto dei 5 Presidenti del giugno 2015 è contenuto l’annuncio di voler procedere a definire anche il terzo pilastro della Banking Union, attraverso la costituzione di uno schema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS). Data la forza delle attuali spinte centrifughe, alimentate dalle vicende relative al negoziato con la Grecia e dalla gestione del problema dell’immigrazione, sarebbe utile raccogliere immediatamente le reazioni informate dei singoli governi e parlamenti nazionali alla proposta, per comprendere al meglio la sua realizzabilità in tempi ragionevoli. L’adozione di EDIS aumenterebbe la complessità dell’architettura di regolamentazione e vigilanza finanziaria. Inoltre, con maggior forza si avverte la necessità di disporre di una sola Autorità in grado di gestire in modo unitario le diverse fasi di vita (nascita, sviluppo, crisi, morte) di una banca.

Alfonso Parziale

Regolazione | 25-Jun-2015 | pdf

Dal 23 maggio scorso è in vigore il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 2 aprile 2015, n. 53, che ha autorizzato le società di recupero stragiudiziale dei crediti ad investire direttamente nei medesimi. Tuttavia, l’imprecisione della tecnica legislativa e lo scarso coordinamento con le norme preesistenti impongono di ricostruire con attenzione il quadro delle regole applicabili.

Edoardo Rulli

Giurisprudenza | 19-Jun-2015 | pdf

Le Outright Monetary Transactions sono compatibili con il diritto dell’Unione: il programma di acquisto di titoli di Stato annunciato dalla BCE nel 2012 si guadagna il sostegno della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Ma la battaglia riprende sul fronte del Quantitative Easing…

Giuseppe Leonardo Carriero

Banche | 08-Jun-2015 | pdf

In Europa la disciplina civilistica dell’usura non è armonizzata. Se alcuni paesi sono del tutto privi
di restrizioni ai tassi d’interesse praticati dagli intermediari creditizi; altri individuano un tasso
soglia rilevante nei rapporti tra privati e diverse conseguenze a fronte della relativa violazione.
Negli U.S.A, fin dalla metà dell’ottocento, è in essere una consolidata regolazione dell’interesse
usurario tesa alla tutela della parte debole dei contratti di finanziamento. Tale disciplina fa registrare
continui aggiustamenti nel suo perimetro di applicazione tanto soggettivo quanto oggettivo.
In Italia, la disciplina applicativa dell’usura sconta, sotto il versante civilistico, importanti
scostamenti indotti dal più generale assetto normativo che regola il “secondo” contratto o,
equivalentemente, il contratto del consumatore.
In particolare, è nota la divergenza tra Cassazione e Arbitro Bancario Finanziario sulla rilevanza
degli interessi moratori ai fini della valutazione di usurarietà del prestito. La Cassazione riconosce
l’idoneità anche di questi interessi ad essere calcolati per la valutazione dello sforamento del tasso
soglia mentre l’Arbitro Bancario Finanziario ne esclude l’idoneità.
In attesa di un eventuale intervento del legislatore domestico, è auspicabile un compiuto dialogo tra
tribunali, Arbitro Bancario Finanziario e dottrina al fine di individuare soluzioni stabili e non
distanti da altre similari realtà economiche.

Filippo Fiordiponti

Banche | 05-Jun-2015 | pdf

La riforma delle banche popolari introduce un indicatore quantitativo quale discriminante per regolare la possibilità di esercizio dell’attività creditizia per il modello «popolare» (sul punto l’intervento di Ferri su FCHub).
Il metodo adottato, basato su un numero di sintesi (con individuazione non motivata), appare
insufficiente a spiegare l’esigenza di una trasformazione delle banche popolari in società per azioni.
È discutibile elevare un numero ad indicatore di adeguatezza della forma societaria laddove, per
quanto la dimensione dell’attivo sia di sicuro un indicatore di complessità, non è il solo.
Secondo il ragionamento del legislatore sembrerebbe quasi che la mutualità si manifesti appena
sotto gli otto miliardi, per scomparire oltre questo limite.

Biancamaria Raganelli

Regolazione | 05-Jun-2015 | pdf

Il 29 Maggio scorso la Consob ha approvato le modifiche al procedimento sanzionatorio
regolato con delibera n. 18750 del 19 dicembre 2013 per ampliare le garanzie di partecipazione e
contraddittorio nei procedimenti sanzionatori dell’Autorità, rispondendo così alle istanze espresse
dalla dottrina, dal mercato e dalla stessa giurisprudenza (sul punto si veda il documento pubblicato
su FCHub elaborato da un gruppo di accademici e professionisti del settore e trasmesso alla Consob
nel seno della consultazione).
La nuova disciplina presenta, tuttavia, ancora dei limiti evidenti che incidono in modo significativo
sul riconoscimento del diritto di difesa e di contraddittorio nei procedimenti sanzionatori
dell’Autorità (Cons. St., sez. VI, 26 marzo 2015, nn. 1595 e 1596).
Una contrazione del diritto di difesa deriva dall’aver voluto limitare l’obbligo di trasmettere la
relazione dell’Ufficio sanzioni solo ai soggetti che nella fase istruttoria abbiano presentato le
deduzioni scritte, ovvero abbiano richiesto e partecipato all’audizione dinanzi all’Ufficio sanzioni
amministrative.
Inoltre, la possibilità di godere del diritto al contraddittorio nella fase decisoria dinanzi al Collegio,
per il tramite dell’accesso alle valutazioni conclusive dell’ufficio sanzioni amministrative e
dell’eventuale possibile presentazione di controdeduzioni finali, viene di fatto subordinata a una
manifestazione di interesse alla partecipazione al procedimento, che si impone debba
necessariamente essere esplicitata nella fase istruttoria.

Franco Cavallari

Politica Economica | 27-May-2015 | pdf

Mentre la locomotiva americana ha ripreso pieno vigore grazie a una tempestiva manovra espansiva della FED e a una politica di bilancio espansiva,  l’Europa stenta a ritornare ai livelli di vita pre-crisi. Economisti di livello mondiale quali Roubini e Krugman si schierano contro la politica di “austerità espansiva”, predominante nel Vecchio Continente, che ha contribuito ad aggravare la recessione, soprattutto in Europa meridionale. Che direbbero Adenauer, Schroder e Kohl di questa Germania che ha imposto la via della “austerity”, fin qui fallimentare fuori da casa propria, e rifiuta ogni politica solidale?
E' urgente combattere la vampata dei nazionalismi e uscire dalla crisi ma non per questo i Paesi più indebitati dovranno abbandonare tout court le linee del patto di stabilità: la ripresa che ricostruirà la coesione economica europea arriverà solo col rilancio della domanda interna dei Paesi, come la Germania, che registrano un forte avanzo commerciale.

Silvia Segnalini

Mercato Finanziario | 27-May-2015 | pdf

A seguito del completo recepimento della Direttiva AIFMD, c.d. Direttiva alternative, il
quadro normativo sugli "art funds" appare oggi finalmente maturo anche nel nostro
ordinamento.
A ben vedere dunque, la legislazione che disciplina i fondi d'arte si muove su una duplice
direzione che accoglie, da un lato, la "detipizzazione" del sistema, in cui si è andato
delineando una sorta di "archetipo" del fondo alternativo, dall’altro un modello di mercato di
tipo privatistico anche se sottoposto alla vigilanza dell’autorità pubblica.

Regolazione | 19-May-2015 | pdf

Come noto, il procedimento sanzionatorio della Consob ha sollevato recentemente non poche critiche.
Ricordiamo la vicenda di Banca Profilo (oggetto degli interventi di De Santis e Raganelli su FCHub) e il caso Exor/Grande Stevens (sul punto gli interventi di De Santis e Ristuccia).
Per rispondere a queste censure, la Consob ha avviato una consultazione sulle modifiche al suo regolamento, finalizzate a introdurre una nuova fase di "interlocuzione diretta" fra indagato e Commissione.
Il documento che si pubblica, elaborato da un gruppo di noti accademici e professionisti del settore e trasmesso alla Consob nel seno della consultazione, critica il testo proposto principalmente in ragione del fatto che, per i firmatari, la Consob non ha tenuto adeguatamente conto di ciò che ha detto la CEDU, non avendo previsto la trasmissione agli interessati della relazione dell'ufficio nella parte relativa alla determinazione della sanzione, ridimensionando in tal modo, sostanzialmente, la prospettiva di ampliare il contraddittorio.

Alfonso Parziale

Giurisprudenza | 06-May-2015 | pdf

Una ordinanza del Tribunale di Bergamo elabora in modo originale i principi di diritto espressi dalla Corte di Cassazione. Il risultato solleva qualche dubbio ma dimostra la vivacità delle Corti territoriali in un settore in cui ci sono ancora molte questioni su cui occorre riflettere.

Raffaele Lener

Regolazione | 22-Apr-2015 | pdf

Oltre agli strumenti finanziari partecipativi, la riforma del diritto societario ha previsto ulteriori strumenti, a contenuto parzialmente predeterminato, per il finanziamento non bancario alle imprese.
Si analizzano gli “strumenti finanziari, comunque denominati, che condizionano i tempi e l’entità del rimborso del capitale all’andamento economico della società”, contemplati dall’art. 2411, comma 3, c.c., e gli strumenti finanziari di “partecipazione all’affare”, che la società può emettere all’atto della deliberazione costitutiva di un patrimonio destinato, indicando “specificamente i diritti che attribuiscono”, previsti dall’art. 2447-ter, comma 1, lett. e.

Alessandra Protani

Giurisprudenza | 20-Apr-2015 | pdf

Il Tribunale di Udine, con sentenza del 28 febbraio 2015, ha dichiarato nulli due trust perché i trust «non possono essere riconosciuti dal nostro ordinamento». La sentenza fa discutere perché l’Italia si è impegnata, ai sensi dell’art. 11 della Convenzione dell’Aja del 1 luglio 1985, in forza della legge 26 ottobre 1989, n. 364., a riconoscere nel proprio ordinamento gli effetti dei trusts che posseggono le caratteristiche di cui all’art. 2 della Convenzione, pur non avendo una disciplina interna della materia.
Ci si chiede allora se la Convenzione dell’Aja debba essere considerata una mera norma di diritto internazionale privato o una legge materiale uniforme.

Marco Tofanelli

Regolazione | 10-Apr-2015 | pdf

Nel corso degli ultimi anni è aumentata in Europa la commercializzazione di prodotti finanziari caratterizzati da profili di complessità che non sempre consentono agli investitori retail la piena comprensione dei relativi rischi e costi. Al fine di mitigare il rischio di asimmetrie informative, la distribuzione di tali prodotti “complessi” è stata recentemente oggetto di particolare attenzione da parte delle autorità di vigilanza a livello comunitario e nazionale. Anche la Consob si è espressa in materia con una comunicazione, ribadendo l’importanza della due diligence effettuata dall’intermediario su tutti i prodotti complessi che intende offrire alla clientela retail, sia nei processi di design e sviluppo, che di successiva commercializzazione degli stessi.
A tal proposito, ci si chiede se il carattere di “mera” raccomandazione della Comunicazione escluda soltanto nella forma la violazione del divieto di gold plating e se tale intervento sia in realtà riconducibile ad una misura in senso lato di product intervention, manifestazione quindi dell’ approccio paternalistico che rinnega la libertà di scelta degli investitori retail.

Alessandra Protani

Mercato Finanziario | 01-Apr-2015 | pdf

In principio, la giurisprudenza di merito tentava di “avvicinare” i contratti derivati ad alcuni dei contratti tipici disciplinati nel nostro ordinamento, considerando la causa come l’astratta e tipica ragione economico-giuridica del contratto, giustificatrice dell’operazione privata. Questa tesi, però, limitava le funzioni svolte da questi contratti alla mera copertura.
È stato un intervento della Suprema Corte ad indurre, nel corso di questi ultimi anni, gli operatori del settore finanziario ad ampliare il mercato dei derivati finanziari anche in materie non proprio tradizionali, come la gestione del rischio assicurativo, energetico, atmosferico.

Raffaele Lener

Regolazione | 25-Mar-2015 | pdf

Gli strumenti finanziari di tipo partecipativo, che il diritto societario ha consentito di emettere alle s.p.a., faticano a partire. Tale difficoltà è ascrivibile, a ben vedere, alla genericità della norma che non rende agevole capire quali diritti possano essere attribuiti ai portatori di siffatti strumenti

Maria Elena Salerno

Regolazione | 19-Mar-2015 | pdf

La crisi finanziaria internazionale ha fatto emergere la necessità di regolare e monitorare i rischi finanziari a livello macro. Da ciò deriva l’adozione, dopo la crisi, di un nuovo approccio regolativo che assume come obiettivo chiave della regolamentazione e della supervisione delle istituzioni e dei mercati finanziari la tradizionale stabilità finanziaria, intesa però nella rinnovata e più ampia prospettiva di “stabilità sistemica”. In questa nuova ottica, il modello di regolamentazione finanziaria che presumibilmente si delineerà su scala mondiale al fine di migliorare la governance dei mercati finanziari integrati e, dunque, la “resilienza” di questi ultimi nei confronti di crisi finanziarie future sarà quello in grado di trovare un giusto e soprattutto fattibile equilibrio tra regolamentazione nazionale e regolamentazione internazionale

Alfonso Parziale

Giurisprudenza | 19-Mar-2015 | pdf

Si è consumato presso il Tribunale di Perugia l’ultimo episodio della guerra sanguinosa tra risparmiatori e banche/intermediari finanziari, una lotta senza esclusione di colpi che nel corso degli anni ha generato un florido e vivacissimo contenzioso ed ha contribuito alla nascita di veri e propri filoni giurisprudenziali

Flavio Ciotti

Regolazione | 16-Mar-2015 | pdf

Il panorama giuridico italiano è privo di uno strumento di impostazione marcatamente contrattualistica che consenta all’impresa di virare verso il risanamento prima della conclamata insolvenza, in tempi brevi e vincolando anche le minoranze dissenzienti.
Il diritto inglese offre, invece, un meccanismo noto come "scheme of arrangement" con cui l’impresa ha la possibilità di ristrutturare a maggioranza il suo indebitamento finanziario e rendere vincolante l’accordo anche per i creditori dissenzienti

Alberto Lupoi

Mercato Finanziario | 15-Mar-2015 | pdf

I contratti derivati portano con sé non soltanto il ben noto rischio di credito, ma un rischio che circola per così dire “clandestinamente”, legato all’intero ordinamento giuridico degli Stati Uniti. Se però il rischio di credito può essere in maniera più o meno precisa misurato, il “rischio-ordinamento giuridico” resta incalcolabile

Marco Giorgio

Regolazione | 13-Mar-2015 | pdf

Il 27 giugno 2014 il Giappone ha approvato un’interessante riforma della governance delle public companies, che può essere riassunta in quattro punti fondamentali: rafforzamento del ruolo degli outside directors e introduzione del principio “comply or explain” per la governance delle società quotate; introduzione di un nuovo sistema di governance incentrato sull’Audit Committee; maggiori poteri al collegio sindacale; rafforzamento dei limiti agli aumenti di capitale autorizzati in sede di consiglio di amministrazione

Giovanni Ferri

Banche | 06-Mar-2015 | pdf

Il decreto sulle banche popolari, che prevede la trasformazione delle banche popolari, con un patrimonio superiore agli 8 miliardi, in società per azioni, inciderà sul modello di business degli istituti di credito interessati, che ridurranno la loro capacità di finanziamento di famiglie e piccole imprese

Silvano Carletti

Banche | 23-Feb-2015 | pdf

Ogni tanto si sente ripetere che saranno le non-banche a prevalere nell’intermediazione creditizia. Ma i dati dicono altro. E il futuro del banking without banks sembra sempre più lontano

Giorgio Di Giorgio

Politica Economica | 12-Feb-2015 | pdf

Dopo gli interventi sui tassi ufficiali, la Bce punta sul quantitative easing per far ripartire gli investimenti. Da marzo le banche centrali nazionali acquisteranno obbligazioni dell’area euro con elevato rating creditizio. Intanto il deprezzamento della moneta unica…

Chiara Oldani

Mercato Finanziario | 12-Feb-2015 | pdf

Così possono definirsi i contratti derivati detenuti dagli enti locali italiani. Come emerge dall’accertamento della Corte dei Conti sui bilanci delle Regioni. Che tra anarchia contabile e libertà legislativa sembrano non sottostare ai vincoli interni ed europei

Chiara Petronzio

Banche | 06-Feb-2015 | pdf

Il governo punta a scardinare l’assetto proprietario delle maggiori banche popolari costringendole a trasformarsi in spa. E trova l’opposizione dell’associazione di categoria

Renzo Ristuccia

Giurisprudenza | 03-Feb-2015 | pdf

Si complica la questione del ne bis in idem in materia di abusi di mercato. La Suprema Corte affida la risoluzione alla Corte Costituzionale. Che comunque difficilmente potrà annullare le sanzioni ormai passate in giudicato

Damiano Battistelli

Regolazione | 26-Jan-2015 | pdf

Arriva il monito della Consob sui titoli complessi. L’Autorità sconsiglia di venderli agli investitori al dettaglio. Ma fissa ugualmente le misure che gli intermediari devono attivare per l’eventuale emissione e distribuzione

Alessandra Protani

Mercato Finanziario | 20-Jan-2015 | pdf

Il Governo si appresta a varare nuove misure destinate alle piccole e medie imprese. Nella speranza che questa sia la volta buona. Perché in passato...

Marco Tofanelli

Regolazione | 19-Jan-2015 | pdf

I comportamenti dell’amministratore in conflitto: le norme speciali del Tub e del Tuf impongono nuovi adempimenti al consiglio di amministrazione. Ecco alcune incongruenze con il diritto comune

Alfonso Parziale

Regolazione | 19-Jan-2015 | pdf

Il Governo dice di voler stimolare gli investimenti. Ma le modalità di intervento sono sempre le stesse. Decreti omnibus che includono misure la cui efficacia è tutta da dimostrare

Massimo Paolo Gentili Orietta Nava

Mercato Finanziario | 08-Jan-2015 | pdf

Molti operatori del settore finanziario rivedono le loro modalità di presenza nei vari Paesi. Scegliendo le giurisdizioni più strategiche. Senza tralasciare l’apertura di succursali in alcuni Stati membri dell’Unione europea considerati determinanti dal punto di vista commerciale

Marco Tofanelli

Regolazione | 27-Dec-2014 | pdf

L’Autorità pubblica l’atteso regolamento sui requisiti professionali degli intermediari assicurativi e riassicurativi. Con un testo che supera le criticità riscontrate nella fase di consultazione. Salvo qualche dubbio operativo

Fabiano De Santis

Giurisprudenza | 27-Dec-2014 | pdf

Due intermediari sanzionati dalla Consob. Il ricorso, respinto, davanti al Tribunale amministrativo regionale. Fino alla richiesta di pronuncia del Consiglio di Stato. Con l’auspicio che presto la questione si risolva una volta per tutte

Biancamaria Raganelli

Giurisprudenza | 24-Dec-2014 | pdf

Secondo i giudici amministrativi del Lazio i procedimenti sanzionatori dell’authority non violano il diritto a un equo processo. Ma gli intermediari coinvolti ricorrono al Consiglio di Stato. Nel frattempo però le sanzioni contestate sono esecutive

Anna Maria Bentivegna

Banche | 16-Dec-2014 | pdf

Dalla Banca d’Italia nuove norme su remunerazioni e incentivi negli istituti di credito. Per adeguarsi a regole e meccanismi di vigilanza comunitari. Così variano struttura della remunerazione, ruolo dell’assemblea e retribuzioni. Secondo un principio di proporzionalità che distingue su scala banche e compensi del personale

Alfonso Parziale

Politica Economica | 12-Dec-2014 | pdf

Saggi di interesse negativi per i depositi presso la Bce. Per spingere le banche a impiegare liquidità nel sistema. Ma il trend si estende al mercato interbancario. Con il rischio che raggiunga risparmiatori e mutui. In un ordinamento che non prevede il segno meno…

Damiano Battistelli

Regolazione | 09-Dec-2014 | pdf

Anche il legislatore italiano ha finalmente introdotto il reato di autoriciclaggio nel codice penale. Un passo avanti dovuto. Tuttavia sono auspicabili alcuni aggiustamenti al testo appena approvato in parlamento

Alessandra Protani

Mercato Finanziario | 02-Dec-2014 | pdf

Nuovi finanziamenti alle imprese potrebbero arrivare dalle compagnie di assicurazione. Tra limiti, esclusioni e richieste di autorizzazione. Così prevede una recente norma. Che mira a rilanciare la crescita. Ma non è detto che il settore sia pronto per un mestiere difficile

Piergiorgio Vella

Mercato Finanziario | 24-Nov-2014 | pdf

Consentono di trasferire rapidamente il patrimonio. E permettono un risparmio di tempo e denaro. Sono i versamenti in conto capitale in natura. Un utile strumento per le società a responsabilità limitata. Da maneggiare tenendo conto di non pochi dettagli tecnici

Silvano Carletti

Banche | 18-Nov-2014 | pdf

La prova degli stress test si è conclusa. E il patrimonio delle banche italiane ha superato l’esame della Bce. Salvo due eccezioni. Che non giustificano tuttavia il pessimismo ancora diffuso

Massimo Scolari

Regolazione | 17-Nov-2014 | pdf

Gli intermediari devono comunicare se la consulenza offerta è o meno indipendente. A stabilirlo la Mifid2. Che sceglie la via del compromesso tra le diverse osservazioni formulate. Ma solleva nuovi interrogativi, specie per coloro che decidono di prestare entrambe le forme del servizi