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Per un Foreign Direct Investment Screening europeo

La difesa degli interessi strategici in tempi di crisi

Biancamaria Raganelli
Biancamaria Raganelli

L’emergenza sanitaria conseguente alla diffusione del Covid-19 sta mettendo a dura prova i sistemi economici dei paesi più avanzati e interconnessi, ponendo nuove sfide agli Stati coinvolti per fronteggiare la crisi. Tra queste, la decisione in diversi Paesi di offrire supporto e protezione alle aziende ritenute strategiche.

Mentre il XX secolo è stato caratterizzato dalla progressiva riduzione della sfera pubblica, per effetto di un processo di privatizzazione variamente articolato nei diversi paesi europei, il XXI pare alimentare forme di riespansione della sfera pubblica per effetto di interventi pubblici nell’economia di vario tipo a sostegno delle imprese in crisi. Tale ritorno è influenzato dall’evoluzione politica e dallo sviluppo dei sistemi sociali dei diversi paesi, nonché dalla rilevanza riconosciuta a particolari attività economiche per la soddisfazione di specifici interessi pubblici.

La previsione di poteri speciali per lo Stato come strumento per difendere l’economia e le società di interesse nazionale da potenziali aggressioni esterne, in Italia oggi prescinde dalla quota pubblica nella struttura azionaria, impone un’autorizzazione preventiva e considera “esteri” anche gli investimenti provenienti da altri paesi UE. La disciplina emergenziale adottata alimenta dubbi interpretativi, ambiguità e questioni di compatibilità con la stessa disciplina europea.

In Europa, le spinte protezionistiche connesse alla paura che accompagna la pandemia hanno accentuato in alcuni casi le torsioni dirigistiche e oggi rischiano di alimentare un nuovo intervento della Corte di Giustizia dell’Unione europea, dopo che con il regolamento del 2019 si era cercato di superare tra le altre cose le criticità emerse nelle procedure di infrazione relative alla golden share italiana e all’action spécifique francese.

Come superare i dubbi interpretativi e le ambiguità di uno strumento emergenziale, che in Italia rischia di alimentare derive dirigistiche?

Quale la logica di avere singole discipline nazionali a tutela di imprese strategiche domestiche in un mercato comune europeo governato da un’unica politica della concorrenza?

Quale spazio per una strategia comune europea a sostegno un Foreign Direct Investment Screening efficace, che salvaguardi il mercato unico europeo e tuteli gli interessi essenziali della Comunità, facendo fronte alle rinnovate esigenze di sicurezza e protezione delle imprese strategiche di ciascuno Stato membro traghettandole oltre l’emergenza?

L’articolo integrale è in allegato ed è pubblicato in: Emergenza, Crisi Economica e Golden Power, “Concorrenza e Mercato” 2020.