Alfonso Parziale
Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Alfonso Parziale è un avvocato e si occupa di diritto bancario e finanziario con specifico riguardo alle operazioni di finanziamento. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, università presso la quale ha conseguito anche la laurea in Giurisprudenza.

È stato visiting student presso l’Università di Warwick, nel Regno Unito, e fellow presso il Collegio Universitario “Lamaro Pozzani” di Roma.

Collabora presso un primario studio legale italiano ed è stato inoltre consulente presso la Banca Europea degli Investimenti (Lussemburgo).

Ha pubblicato su FCHub:

Giurisprudenza

Tra le numerose “sorprese” dell’ultima Legge sulla Concorrenza approvata in Parlamento figura una piccola regola di rilevanza epocale “nascosta” in un codicillo del testo (art. 1 commi da 136 – 140): si tratta della compiuta qualificazione civilistica del contratto di leasing.

Giurisprudenza

I contratti derivati over the counter (OTC) sono stati, negli ultimi anni, grandi protagonisti della vita giudiziaria del nostro Paese, generando un contenzioso variegato che ha messo di fronte clienti ed intermediari-contraenti. L’indagine sui derivati è ben lontana dall’essersi esaurita ma, sino ad ora, le Corti si sono dimostrate sensibili alle novità dottrinali e giurisprudenziali, interpretando la fattispecie alla luce delle più recenti tendenze dell’analisi giuridica. Le pronunce sono, alle volte, in parziale disaccordo ma sono intervenute sui temi di maggiore attualità del contenzioso: senza voler considerare il filone dei contratti derivati stipulati dalla pubblica amministrazione, si possono richiamare provvedimenti in tema di nullità per difetto di causa concreta, di collegamento negoziale, di natura dei contratti aleatori. In tutti i casi, i Tribunali hanno cercato di individuare, partendo da riflessioni di natura generale, la soluzione del caso concreto, valorizzando le peculiarità che caratterizzano la fattispecie: questa vasta esperienza può essere ricostruita illustrando i principali argomenti affrontati nelle pronunce più recenti in materia. Si tratta di un percorso non sempre lineare, che mette in luce progressi e discrasie nel settore dei derivati “tailor made”.

Regolazione

C’è un paragrafo del Testo Unico Bancario sul quale si consuma da alcuni anni una battaglia politica e (forse) ideologica: si tratta, come noto, del comma 2 dell’articolo 120, in materia di “anatocismo bancario”.
Sino a pochi anni fa, la materia aveva vissuto una “salutare” dialettica tra aule di Tribunale e Legislatore, fatta di azioni e reazioni e risposte puntuali ai problemi sorti nella prassi. Alcuni famosi arresti della Corte di Cassazione del 1999 avevano ritenuto illegittimo l’anatocismo nei rapporti bancari; così, il Legislatore provvide a legittimare questo tipo di operazioni attraverso l’introduzione del comma 2 all’articolo 120 e con l’emanazione di una famosa delibera del CICR del 2000. Vi era stata poi una famosa norma “salva banche” sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale e ritenuta, come si ricorderà, viziata per eccesso di delega. A un certo punto, però, si è assistito ad una accelerazione della produzione legislativa che, con moto ondivago, ha prodotto alcune norme differenti nello stile e contraddittorie nel significato.

Regolazione

Il Legislatore ha di nuovo messo mano al Testo Unico della Finanza, un articolato ormai in perpetua mutazione. Questa volta, però, il risultato sembra in linea con le aspettative degli operatori e apporta chiarimenti sostanziali per favorire l’afflusso di risorse – in forma di capitale di debito – verso il nostro Paese. Una riforma che sembra andare nella direzione più opportuna, nonostante scelte sistematiche che appaiono non sempre impeccabili…

Banche

Italia ed Unione Europea hanno trovato un accordo per la gestione dei non-performing loans. Una notizia buona, anzi ottima, che probabilmente affronta una delle questioni di maggior rilievo emerse negli ultimi anni e dovrebbe aiutare le banche nostrane nel processo di “pulizia” dei propri bilanci. Lo Stato sosterrà le banche a condizioni di mercato assumendo, questa volta, un ruolo di “supplente” del settore privato.

Giurisprudenza

Il Tribunale di Milano accoglie l’istanza di sospensione presentata, ai sensi dell’art. 182-bis, comma 6, l.fall., da una SGR, “in qualità di Società di Gestione del Fondo Comune di Investimento immobiliare di tipo chiuso” che presenta una situazione di “crisi”.
Così facendo, il collegio milanese presuppone che una società di gestione del risparmio possa accedere ad una procedura di composizione negoziale della crisi e ritiene ammissibile che la procedura di composizione non abbia ad oggetto l’indebitamento direttamente contratto dalla SGR, bensì quello proprio del fondo comune di investimento che, a seguire l’indicazione giurisprudenziale oggi maggioritaria, non è dotato di una propria autonoma soggettività.
La decisione “rivoluzionaria” del Tribunale milanese merita però di essere valutata con particolare scrupolo.