La Svizzera è un caso particolarmente interessante perché evidenzia la coesistenza tra elevata innovazione tecnologica e persistente domanda di denaro fisico. Questo fenomeno suggerisce che l’adozione dei pagamenti digitali non dipenda esclusivamente dalla disponibilità tecnica delle infrastrutture, ma anche da fattori culturali, istituzionali e comportamentali. E nel resto d'Europa?
Nel marzo di quest’anno la Svizzera è tornata al centro del dibattito europeo sul futuro del contante e sulla trasformazione dei sistemi di pagamento. Le recenti iniziative politiche volte a rafforzare la tutela del denaro contante hanno riaperto una questione che interessa l’insieme delle economie avanzate: in quale misura la progressiva digitalizzazione dei pagamenti possa conciliarsi con obiettivi di resilienza infrastrutturale, inclusione finanziaria, tutela della privacy e sovranità monetaria.
Il caso svizzero assume particolare rilevanza poiché riguarda uno dei sistemi finanziari più avanzati al mondo, caratterizzato da elevata diffusione di strumenti digitali di pagamento e, al tempo stesso, da una persistente centralità del contante nelle abitudini di consumo. Tale combinazione suggerisce che la transizione verso modelli cashless non costituisca un processo lineare né universalmente irreversibile.
Negli ultimi anni la diffusione di carte contactless, mobile payments e wallet digitali ha modificato in profondità il mercato dei pagamenti retail. Secondo i dati della Banca Centrale Europea e della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), il numero di transazioni elettroniche pro capite è cresciuto significativamente nella maggior parte dei Paesi europei, con un’accelerazione particolarmente evidente dopo la pandemia da Covid-19. Parallelamente, tuttavia, il contante continua a svolgere funzioni economiche rilevanti, sebbene in forme differenti rispetto al passato. Dal punto di vista teorico, il cash mantiene almeno quattro funzioni fondamentali: mezzo di pagamento universale, riserva di valore, strumento di inclusione finanziaria e infrastruttura di resilienza operativa. Quest’ultimo aspetto ha acquisito crescente importanza nel dibattito recente. La dipendenza dei pagamenti elettronici da reti digitali, intermediari finanziari e sistemi energetici espone infatti le economie avanzate a rischi legati a cyberattacchi, blackout tecnologici o interruzioni infrastrutturali. In tale contesto il contante viene frequentemente considerato una componente di sicurezza sistemica.
La Svizzera rappresenta un caso particolarmente interessante proprio perché evidenzia la coesistenza tra elevata innovazione tecnologica e persistente domanda di denaro fisico. Questo fenomeno suggerisce che l’adozione dei pagamenti digitali non dipenda esclusivamente dalla disponibilità tecnica delle infrastrutture, ma anche da fattori culturali, istituzionali e comportamentali. Diversi studi di behavioural economics mostrano inoltre che il pagamento in contanti favorisce, per una parte dei consumatori, una percezione più immediata della spesa rispetto agli strumenti elettronici, contribuendo a un maggiore controllo dei consumi quotidiani.
L’evoluzione più significativa non riguarda tuttavia una semplice contrapposizione tra cash e digitale, bensì la crescente integrazione tra i due strumenti all’interno di ecosistemi di pagamento ibridi. In numerosi mercati europei si osserva, ad esempio, la diffusione del cosiddetto cashback al POS, che consente ai consumatori di prelevare contanti direttamente presso gli esercizi commerciali utilizzando infrastrutture elettroniche di pagamento. Tale pratica si sta espandendo soprattutto nelle aree caratterizzate dalla progressiva riduzione di ATM e filiali bancarie. Questo fenomeno evidenzia una dinamica apparentemente paradossale: la digitalizzazione dei pagamenti non elimina necessariamente il contante, ma può contribuire a ridefinirne le modalità di distribuzione e utilizzo. In questo quadro gli esercizi commerciali assumono progressivamente funzioni di prossimità finanziaria, integrando attività retail e servizi monetari di base.
Anche il commercio elettronico mostra forme di complementarità tra cash e strumenti digitali. In diversi Paesi europei e latinoamericani i consumatori possono effettuare acquisti online e completare successivamente il pagamento in contanti presso reti convenzionate di tabaccai, supermercati o punti vendita autorizzati. Dal punto di vista economico tali modelli consentono di ampliare l’accesso ai servizi digitali anche a soggetti privi di carte di pagamento o caratterizzati da una minore bancarizzazione.
La persistenza del contante risulta inoltre collegata alla crescente attenzione verso privacy e governance dei dati. Ogni transazione elettronica produce infatti informazioni potenzialmente utilizzabili per finalità commerciali, finanziarie o di profilazione comportamentale. Il contante mantiene invece caratteristiche di anonimato relativo e assenza di intermediazione diretta che continuano a essere considerate rilevanti da una parte della popolazione.
Questa dimensione assume ulteriore importanza nel dibattito sulle Central Bank Digital Currencies (CBDC). Le valute digitali emesse dalle banche centrali vengono generalmente presentate come strumenti in grado di aumentare l’efficienza dei pagamenti e preservare il ruolo pubblico della moneta nell’economia digitale. Tuttavia, una parte della letteratura evidenzia come tali strumenti possano incrementare il livello di tracciabilità delle transazioni e rafforzare la centralizzazione delle informazioni finanziarie. In questa prospettiva, il mantenimento del contante viene interpretato come elemento di pluralismo monetario, inteso come coesistenza di strumenti di pagamento differenti con diversi livelli di anonimato, accessibilità e intermediazione.
Il dibattito europeo sul contante non riguarda tuttavia esclusivamente aspetti legati alla libertà individuale o alla resilienza infrastrutturale. Numerosi studi evidenziano anche i costi economici associati all’utilizzo del contante, tra cui spese logistiche elevate, minore efficienza nei pagamenti, vulnerabilità rispetto all’economia sommersa e maggiori difficoltà nelle attività di contrasto all’evasione fiscale e al riciclaggio. Per questa ragione il confronto tra modelli cashless e sistemi ibridi non può essere interpretato in termini puramente ideologici, ma implica un trade-off tra efficienza economica, sicurezza, privacy e inclusione.
Anche sotto il profilo comparativo emergono differenze significative tra i Paesi europei. Economie come la Svezia hanno registrato una drastica riduzione dell’uso del contante, mentre Germania, Austria e Svizzera mantengono livelli relativamente elevati di utilizzo del cash nelle transazioni quotidiane. Tali differenze confermano che la struttura dei sistemi di pagamento dipende non soltanto dal grado di innovazione tecnologica, ma anche da fattori culturali, normativi e istituzionali.
Parallelamente, le imprese fintech e gli operatori dei pagamenti stanno progressivamente abbandonando approcci rigidamente cashless a favore di modelli più flessibili. Sempre più operatori sviluppano infatti soluzioni ibride che integrano pagamenti elettronici, gestione del contante e servizi di accesso offline. Questa evoluzione riflette una crescente domanda di adattabilità da parte dei consumatori, i quali tendono a selezionare strumenti differenti in funzione del contesto d’uso, dei costi di transazione, della sicurezza percepita e delle proprie preferenze individuali.
In questo contesto il caso svizzero, quindi, non appare come un rifiuto dell’innovazione tecnologica, bensì come un’indicazione della crescente rilevanza di modelli di coesistenza tra strumenti monetari differenti. L’evoluzione dei sistemi di pagamento sembra infatti orientarsi non verso la completa sostituzione del contante, ma verso configurazioni ibride nelle quali strumenti fisici e digitali continuano a svolgere funzioni complementari all’interno dell’economia contemporanea.