new
Osservatorio Banche
Trimestrali Ok, ma Bankitalia aumenta le riserve

I risultati del primo trimestre, insieme al rinvio del taglio dei tassi, confermano il momento favorevole delle banche. Ma la Banca d’Italia invita alla prudenza e vara una nuova riserva di capitale: il SyRB

Silvano Carletti
Carletti

Si è completato in questi giorni il primo round dei resoconti trimestrali del 2024. Al netto di specifiche situazioni aziendali, non si rilevano grandi sorprese. Il dato di gran lunga prevalente in Europa e Oltreoceano è un contenuto indebolimento del margine d’interesse, un andamento  atteso considerata la fase congiunturale non brillante e soprattutto l’avvicinarsi del ribasso dei tassi ufficiali, un evento questo che i mercati da qualche tempo hanno cominciato ad anticipare.

Quando inizierà questa nuova fase (giugno, settembre o dopo ?), che intensità avrà, chi l’avvierà per prima tra Fed e Bce, sono aspetti ancora avvolti da incertezza. Quello che invece appare chiaro è che il passare dei mesi riduce l’impatto che la decisione potrà avere sui bilanci bancari 2024, che si prospettano quindi non troppo diversi da quelli più che soddisfacenti dello scorso anno.

Da un rapido sguardo ai conti trimestrali delle grandi banche degli Stati Uniti si rileva un andamento relativamente brillante delle entrate derivanti dalle attività di investment banking e trading, che compensa in misura più o meno completa la contrazione del margine d’interesse, determinando una limitata variazione dell’utile netto in entrambe le direzioni. Unica eccezione, la Bank of America, condizionata in misura significativa da fattori negativi straordinari.

Quadro in qualche misura più differenziato per le maggiori banche europee. Deutsche Bank ha registrato un promettente inizio di anno (crescita a/a del 10% dell’utile netto, migliore trimestre degli ultimi 11 anni), muovendo però da un recente passato particolarmente difficile. Sterilizzato un evento positivo straordinario verificatosi all’inizio dello scorso anno, il risultato netto di Bnp Paribas risulta in flessione a/a del 2,2%. Meno positivo il consuntivo di Barclays e Lloyds Banking Group, con una contrazione a/a dell’utile netto del 13% e del 24%, rispettivamente.

DA NOI RISULTATI BRILLANTI

Per le banche italiane i risultati del primo trimestre dell’anno si presentano ancora brillanti. Prendendo in considerazione l’insieme dei 5 gruppi principali l’utile netto risulta in crescita del 25% a/a, circostanza che ha spinto a prospettare un ulteriore aumento del dividendo annuo e in alcuni casi confermare programmi di riacquisto di azioni proprie. La Borsa aveva già anticipato questa eventualità con una rivalutazione media da inizio anno di circa il 35% dei loro titoli. A favorire l’ulteriore rialzo dell’utile è di nuovo la crescita del margine d’interesse (+15% a/a), in presenza di costi pressoché stabili (+1%) malgrado il rinnovo del contratto del personale, con una nuova riduzione delle rettifiche (-7,5%).

La lettura dei resoconti contabili lascia intravedere luci e ombre, tutte e due in genere di contenuta intensità e in attesa di verifiche future. Tra le luci spicca l’ulteriore discesa del cost/income ratio, ora in media sotto il 40% (-3,3 punti percentuali a/a) e un costo annualizzato del rischio pari mediamente ad appena 22 centesimi.

Nel primo caso si tratta di un trend consolidato, trainato oltre che dai ricavi anche da un acquisito controllo dei costi. Nella lettura del secondo indicatore da tener presente la lenta risalita dei fallimenti aziendali in corso da quasi due anni. Tra le ombre più scure spicca la conferma della modesta dinamica delle commissioni (+5,5% a/a), andamento su cui pesano le difficoltà del risparmio gestito (dopo il crollo dello scorso anno, è proseguita la contrazione della raccolta netta, seppure in misura più attenuata).

Non meno importante l’ombra che proviene dal trend di breve periodo del margine d’interesse, per tutti i gruppi in flessione rispetto al trimestre precedente (-1,5%). Se adesso i risultati sono favorevoli per la generalità degli operatori, la discesa dei tassi evidenzierà in modo chiaro chi ha una struttura dei ricavi diversificata in maniera efficace.

Nell’attuale congiuntura finanziaria le aziende di credito italiane e quelle spagnole sembrano ancora meglio posizionate di quelle di molti paesi europei. A gennaio 2024 il margine d’interesse delle banche italiane e di quelle spagnole sarebbe cresciuto a/a del 18% e del 22% a fronte di una media continentale dello 0% e di flessioni del 13%, del 16% e del 21%, rispettivamente, in Francia, Germania e Paesi Bassi. In Italia l’80% circa dell’ammontare dei prestiti alle imprese e il 35% circa di quelli alle famiglie sono a tasso variabile, mentre le corrispondenti quote in Francia e Germania sono inferiori al 40% per i prestiti alle imprese e ammontano a circa il 5% e il 15%, rispettivamente, per quelli alle famiglie.

Se questo profilo ha finora favorito le banche italiane, nei prossimi mesi potrebbe tradursi invece in un fattore di vulnerabilità. La prevedibile riduzione del flusso di interessi attivi potrebbe accompagnarsi alla necessità di robusti interventi di rettifica per alcune sezioni del portafoglio prestiti, in un contesto in cui la composizione delle passività bancarie è destinata ancora lungo a modificarsi verso fonti di finanziamento più costose.

Il successo delle 4 emissioni dei Btp Valore (circa 65 mld) indica come le famiglie siano pronte ad indirizzare la propria liquidità verso strumenti più remunerativi. Tutto considerato, comunque, la redditività 2024 (al netto delle componenti straordinarie) dovrebbe risultare più simile a quella del 2023 (12,3%) che non a quella del 2022 (8,7%).

PARTE IL SYRB

Dopo aver coordinato un’attività di consultazione tra le banche italiane, nei giorni scorsi la nostra Banca Centrale si è mossa per rendere effettiva una disposizione normativa prevista nel nostro ordinamento sin dall’inizio del 2022. Ha infatti emanato le istruzioni per la costituzione di una nuova riserva di capitale destinata a fronteggiare rischi macroprudenziali/sistemici, di natura ciclica o strutturale, non già presidiati da altre riserve. Si tratta del SyRB (Systemic Risk Buffer), strumento particolarmente flessibile disegnato per fronteggiare effetti economico-finanziari di eventi avversi di portata generale come epidemie, guerre, attacchi informatici su larga scala, disastri ambientali, etc.

Il SyRB si presenta diverso dagli altri strumenti macroprudenziali: il CCoB (Capital Conservation Buffer) pesa per il 2,5% degli asset e mira a posizionare le banche al di sopra dei minimi regolamentari; il CcyB (Counter Cyclical Buffer), nel caso dell’Italia finora senza dotazione di risorse, mira a compensare le fluttuazioni cicliche. Come per quelli appena citati, il SyRB deve essere rispettato da tutte le banche. Invece, ai soli gruppi classificati come G-SII (Global Systemically Important Institutions) e O-SII (Other Systemically Important Institutions) è chiesto costituire riserve addizionali rispetto al resto degli operatori del sistema, perché istituzioni bancarie di grande rilievo le cui difficoltà potrebbero avere riflessi di carattere sistemico (a livello globale o nazionale).

In alcuni paesi la dotazione del SyRB viene calcolata per ogni operatore considerando tutte le esposizioni, in altri paesi le sole esposizioni domestiche, in altri ancora esposizioni settoriale (per esempio, in Francia quelle verso le imprese non finanziarie, in Germania quelle garantite da immobili residenziali). Altrettanto diversificati i coefficienti applicati a questi aggregati. In Italia, il SyRB è stato fissato all’1,0% delle esposizioni ponderate per il rischio di credito e di controparte verso residenti, quota da raggiungere in due passaggi: un primo 0,5% entro fine 2024 ed il rimanente 0,5% entro il 30 giugno 2025. Alla percentuale dell’1% la Banca d’Italia è arrivata elaborando i dati contabili delle banche italiane dal 2006 al 2022.

Secondo la nostra Banca Centrale, nell’attuale contesto la costituzione di una riserva di capitale di questa entità non avrebbe significativi impatti negativi. Due gli argomenti portati a sostegno di questa tesi.

In base ai dati a settembre 2023, il capitale libero (non assorbito cioè da requisiti regolamentari) delle banche autorizzate in Italia sarebbe pari a circa 47 mld. La nuova riserva assorbirà capitale di migliore qualità per circa 7,4 mld, con una riduzione del capitale libero del sistema dal 3,8% al 3,2% del totale delle attività totali ponderate per il rischio. In secondo luogo, l’importo appena indicato si confronta con i circa 32 mld di utili realizzati nel 2023, e con la previsione di un ammontare non troppo diverso nel 2024. Per il soddisfacimento del nuovo requisito è pienamente utilizzabile la riserva prevista dalla legge 136/2023, quella costituita in alternativa al versamento della tassa sugli extraprofitti delle banche.

Tra i 30 paesi del cosiddetto spazio economico europeo, l’Italia era tra gli ultimi 4 ancora privi di riserve mobilitabili a fronte di rischi macroprudenziali (gli altri sono Grecia, Polonia, Spagna). È opinione della Banca d’Italia (condivisa molti analisti) che se una riserva di capitale come il SyRB fosse stata disponibile allo scoppio della pandemia, il suo rilascio avrebbe potuto contribuire a sostenere il sistema e il flusso di credito all’economia, riducendo i costi degli interventi monetari e fiscali.