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IMPRESE E BANCHE
Ti finanzio solo se hai un buon rating ESG

Il potenziale economico delle nostre imprese dipende sempre più dall'ottimizzazione dei fattori ESG. Anche le banche sono chiamate ad integrare nel proprio business questi parametri, per analizzare in questa chiave l'esposizione del cliente . Per questo gli istituti stanno preparando dei questionari mirati per quantificare uno “score ESG”

Francesco Megna

I prodotti e i servizi finanziari green rappresentano oramai il futuro nel rapporto banca/impresa. D’altronde il valore economico di un’impresa dipende sempre più da come vengono trattate e organizzate tutte le componenti associate alla sostenibilità. In quest’ottica i fattori ESG hanno effetto su tutte le variabili del calcolo del valore di un’azienda e di conseguenza sulla possibilità di migliorare le condizioni di accesso al credito.

Il mercato premia le aziende eco-friendly che negli ultimi anni hanno registrato maggiori ricavi rispetto alle imprese tradizionali; le aziende green vengono facilitate soprattutto nel commercio con l’estero; con i nuovi modelli di produzione è possibile diminuire i costi risparmiando con nuovi imballaggi e uso regolare di energia pulita; la competitività aziendale quindi migliora, e migliora la reputazione.

Per innescare e sostenere questo meccanismo virtuoso, gli istituti di credito, in linea con quanto indicato dalla Commissione europea, sono chiamati a integrare nel proprio business i valori ESG, valutando l’esposizione del cliente ai “fattori green”, soprattutto ai fattori ambientali ed all’impatto sul cambiamento climatico e individuando l’adeguatezza delle strategie di mitigazione descritto dal cliente.

Al fine di agevolare questo esercizio di valutazione molte banche hanno preparato un nuovo questionario dettagliato, diverso dai questionari qualitativi del rating, per la valutazione della controparte dal punto di vista dei progetti e dei percorsi intrapresi in chiave ESG e dal punto di vista dell’operazione in relazione alla verifica dei finanziamenti legati a finalità green. Per le controparti appartenenti a settori con un rischio di transizione ‘negative‘ non sarà possibile concedere nuova finanza.

Affinché gli investimenti a favore della transizione energetica si consolidino, gli intermediari finanziari sono chiamati alla sfida legata alla capacità di sviluppare nuovi prodotti e servizi per rispondere alle crescenti necessità delle imprese nei diversi settori produttivi in ambito ESG.

Tra i prodotti sino ad oggi più diffusi ci sono i Green bond: obbligazioni le cui emissioni hanno l’obiettivo  di finanziare progetti che prevedono per esempio un uso responsabile delle risorse naturali e un focus sull’efficienza energetica.

Tra gli strumenti messi a disposizione da alcune banche c’è anche una consulenza specializzata per accedere ai fondi europei; finanziamenti per l’approvvigionamento dell’energia, per migliorare il profilo di sostenibilità, per l’investimento in tecnologie o per la formazione del personale alle tematiche green (gli importi finanziabili di norma vanno dal 70% sino al 100% dell’investimento). Ci sono poi prodotti legati al mondo assicurativo/ramo danni che mirano a favorire la mobilità sostenibile (es. coperture assicurative per veicoli elettrici oppure prodotti assicurativi legati alla copertura dei rischi di produzione in regimi rinnovabili.

Per quanto riguarda le politiche fiscali, si prevedono incentivi di natura fiscale in capo a sottoscrittori e società emittenti di Green bond e si sta valutando la possibilità di estendere agevolazioni fiscali anche agli investimenti in OICR veicolati a favore di progetti ESG, con la non imponibilità degli investimenti effettuati nonché la concessione alle società conformi alle finalità ESG dell’accesso al regime di vantaggio applicato alle PMI Innovative.