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Quale strategia ESG crea davvero valore nei portafogli azionari globali

Uno studio pubblicato sull'ultimo numero di Rivista Bancaria – Minerva Bancaria mette a confronto tre approcci ESG – integrazione, allineamento climatico e obiettivi di sviluppo sostenibile – analizzandone performance, rischio e qualità ambientale tra il 2017 e il 2025. I risultati mostrano che sostenibilità e rendimento possono convivere, ma con esiti diversi a seconda della fase di mercato

Claudio Boido
Claudio-Boido

La sostenibilità è diventata un elemento strutturale nelle scelte di asset allocation. Spinta dall’evoluzione normativa europea, dall’attenzione degli investitori istituzionali e dalla crescente disponibilità di dati ESG, la finanza sostenibile ha superato la dimensione etica per assumere un ruolo sempre più rilevante nella gestione del rischio e nella ricerca di rendimento.

In questo contesto si colloca l’analisi condotta dal sottoscritto insieme a Paolo Ceccherini e Alessia D’Imperio, che confronta tre strategie azionarie sostenibili su scala globale, misurandone le performance in differenti orizzonti temporali e mettendole a confronto con un portafoglio tradizionale globale rappresentato dall’indice MSCI ACWI.

TRE MODELLI DI INVESTIMENTO SOSTENIBILE

Gli autori mettono a confronto tre differenti modalità di applicazione della sostenibilità agli investimenti.
Le strategie esaminate rispondono a logiche differenti. La prima è quella di “Integrazione ESG”, rappresentata dall’MSCI ACWI SRI Index, che seleziona le aziende con i migliori rating ambientali, sociali e di governance all’interno di ciascun settore, applicando severi criteri di esclusione verso attività considerate controverse.

La seconda è la strategia di “Allineamento climatico” basata sull’MSCI ACWI Climate Paris Aligned Index. L’obiettivo è costruire portafogli coerenti con l’Accordo di Parigi, riducendo in modo significativo l’intensità delle emissioni di gas serra e favorendo le imprese più esposte alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

La terza strategia, definita di “Obiettivo”, è rappresentata dall’MSCI ACWI IMI SDG Impact Select Index. In questo caso la selezione dei titoli si basa sul contributo diretto delle imprese agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (OSS) privilegiando le aziende con capacità di generare ricavi da attività con impatto sociale e ambientale positivo.

COME SONO STATE MISURATE LE PERFORMANCE

Per valutare l’efficacia delle diverse strategie, lo studio utilizza sia indicatori finanziari sia metriche ESG. Sul piano finanziario vengono analizzati rendimento annualizzato, volatilità e indice di Sharpe. Sul piano della sostenibilità vengono considerati il rating ESG MSCI, l’intensità carbonica WACI e il Climate Value at Risk, indicatore che misura l’impatto potenziale dei rischi climatici sul valore di un portafoglio.

L’analisi copre il periodo compreso tra aprile 2017 e aprile 2025, anni caratterizzati da eventi che hanno profondamente influenzato i mercati finanziari: la fase post Accordo di Parigi, la pandemia di Covid-19, le crisi geopolitiche internazionali e le tensioni commerciali legate ai dazi statunitensi. Nel dettaglio essa si basa su quattro orizzonti temporali: lungo periodo (04/17-04/25), medio periodo (04/20-04/25), breve periodo (04/22-04/25) e, infine, l’analisi di brevissimo periodo relativa ai primi mesi del 2025. Questa scelta permette di verificare la tenuta delle strategie in contesti di mercato molto diversi tra loro.

RISULTATI DELL’ANALISI

Nel lungo periodo la strategia di “Integrazione ESG” risulta la più efficiente. Il portafoglio SRI registra il miglior rendimento annualizzato (quasi 9%) e il più elevato indice di Sharpe, dimostrando che una rigorosa selezione best-in-class può tradursi in una combinazione favorevole tra rendimento e rischio, accompagnata da un miglioramento significativo degli indicatori ESG.

Quando l’osservazione si concentra sul periodo 2020-2025, che comprende la fase di uscita dalla pandemia, emerge una diversa leadership. In questa finestra temporale la strategia di “Allineamento climatico” diventa la più efficiente e la più redditizia e quella con la minore impronta carbonica. Secondo gli autori, la composizione settoriale ha avuto un ruolo determinante. Il peso rilevante attribuito ai comparti finanziario e tecnologico, particolarmente brillanti negli anni successivi alla crisi pandemica, ha consentito alla strategia di conseguire risultati superiori rispetto agli altri approcci.

Anche nel triennio segnato dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente, la strategia di “Allineamento Climatico” continua a offrire il miglior equilibrio tra rendimento, volatilità e sostenibilità, confermando la resilienza delle strategie orientate alla transizione energetica in contesti macroeconomici complessi.

Lo scenario cambia nell’analisi di brevissimo periodo concentrata sui primi mesi del 2025. Le tensioni legate alla politica dei dazi statunitensi colpiscono duramente i mercati azionari globali. In questo contesto, pur in presenza di rendimenti negativi per tutte le strategie, il portafoglio “Obiettivo” riesce a contenere meglio le perdite grazie a una maggiore esposizione a settori difensivi come sanità, utility e beni di consumo essenziali. Al contrario, i comparti tecnologici e le società maggiormente esposte al mercato americano, che avevano trainato le performance negli anni precedenti, subiscono una correzione più marcata.

IL RUOLO DEI SETTORI E DELLA GEOGRAFIA

Lo studio evidenzia come i risultati delle strategie ESG siano fortemente influenzati dalla composizione settoriale e geografica dei portafogli. Nel lungo periodo il peso dei settori tecnologico e finanziario e la forte esposizione agli Stati Uniti hanno favorito le strategie di integrazione e allineamento climatico, mentre nel breve termine tali caratteristiche si sono rivelate penalizzanti.

CONCLUSIONI

La ricerca conferma che sostenibilità e rendimento non rappresentano obiettivi incompatibili. In quasi tutti gli orizzonti analizzati le strategie ESG ottengono risultati pari o superiori rispetto al benchmark tradizionale, accompagnati da un miglioramento degli indicatori ambientali e climatici.

Lo studio evidenzia tuttavia che non esiste una soluzione valida in ogni situazione. La strategia di “Integrazione” dimostra la maggiore efficacia nel lungo periodo; quella di “Allineamento climatico” appare particolarmente adatta nelle fasi di crescita e transizione economica; la strategia “Obiettivo” mostra una migliore capacità difensiva nei momenti di stress dei mercati.

Per investitori e gestori il messaggio è chiaro: la sostenibilità può essere considerata non solo un principio etico, ma anche uno strumento concreto di costruzione del portafoglio e gestione del rischio. La scelta della strategia ESG più appropriata deve però tenere conto degli obiettivi dell’investitore, dell’orizzonte temporale e dello scenario di mercato di riferimento.

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