Il ricordo di un valente studioso scomparso poco più di un anno fa nelle parole dell'amico di una vita
I treni, a volte, possono portare anche verso luoghi dell’anima. Verso incontri che avvicinano persone sconosciute fin ad attimi prima, e verso nuovi orizzonti di pensieri insieme che si aprono. È quel che mi è accaduto nel 1972 sul treno pomeridiano che portava a Siena partendo da Chiusi, snodo ferroviario essenziale per chi, come me, raggiungeva ogni settimana da Roma la splendida città della Toscana.
Un incontro del tutto casuale. E molte cose ad avvicinarci. Le comuni origini calabresi – due paesi vicini, aperti a mari diversi: Gioia Tauro, sul Tirreno, il suo; Siderno, sullo Jonio, il mio. E il desiderio di entrambi di studiare e lavorare per cercare di continuare a capire. Eravamo coetanei, nati a pochi giorni di distanza, nel dicembre 1947 e nel gennaio 1948. Quasi venticinquenni.
Lorenzo stava per completare gli studi e conseguire la laurea in Scienze Economiche e Bancarie discutendo la tesi con l’anziano e valente Prof. Guido Ponzanelli, uno dei fondatori della Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie nel 1966: Ordinario di Ragioneria e – al tempo stesso – persona molto raffinata sul piano intellettuale e sul piano dell’effettiva attenzione per gli studenti. Scaturiva da qui il significativo apprezzamento che anch’io avevo per l’indimenticato Prof. Ponzanelli.
Lorenzo aveva già allora, tra l’altro, un grande senso del dovere, sia sul piano del lavoro, sia nei rapporti familiari. Sia, non ultimo, con le persone che andava conoscendo e con le quali si aprivano spazi di stima reciproca. Appena diplomato, aveva superato il concorso per lavorare in Banca d’Italia. Ed aveva potuto incontrare il Professor Paolo Baffi, Direttore Generale e, in seguito, Governatore – dunque, massima espressione – della stessa Banca d’Italia. Ovvero della Banca Centrale italiana: importante ed essenziale istituzione-guida della politica monetaria italiana e primo e fondamentale soggetto di vigilanza sulle singole banche operanti nel nostro paese. Era grazie all’attenzione e alla stima del Professore Baffi che Lorenzo aveva potuto andare a studiare in Inghilterra.
I suoi temi di studio traevano origine sia dalla sua preparazione ed esperienza economica e finanziaria, sia dalla sua passione per la sociologia. Specie a quest’ultima ha dedicato negli anni un impegno notevole – di riflessione e scrittura – che ha portato alla stesura e pubblicazione di numerosi e preziosi libri. Basta ricordare L’ordine senza piano e la curatela della traduzione italiana del Dizionario Critico di Sociologia di Raymond Boudon e Francois Bourricaud. E i tanti altri ai quali, con metodo e continuità, dedicava gran parte del suo tempo. Tra essi figurano Alle origini delle Scienze Sociali e Potere. La dimensione politica dell’azione umana, entrambi pubblicati con Rubbettino Editore. Né si possono dimenticare le molte curatele – sempre per Rubbettino Editore – di opere di Friederich A. von Hayek, di Ludwig von Mises e di David Hume.
La sua passione per lo studio non poteva che esprimersi anche nell’insegnamento. Diventa così docente universitario all’ Università LUISS di Roma, molto apprezzato da colleghi e molto vicino ai suoi studenti. Estremamente attento alla preparazione delle lezioni che avrebbe tenuto: al punto da rivedere criticamente, ogni anno, ciascuna di esse. Arricchendole ulteriormente se il suo sguardo critico gli suggeriva e imponeva di farlo.
È stata, anche questa, un’esperienza che avevamo vissuto insieme. Per molti anni l’avevo invitato a tenere una lezione all’interno del corso di Strategie delle banche di cui ero titolare all’Università La Sapienza di Roma. Il mio obiettivo era duplice: ritrovare un tempo di vicinanza insieme a lui e donare agli studenti l’opportunità di guardare a temi economici e finanziari anche da un punto di vista prezioso e diverso da quello che, di norma, prediligeva i soli aspetti tecnici degli argomenti trattati. Aspetti tecnici significativi e dovuti, naturalmente, ma con rischi di incompletezza dello sguardo
Lorenzo si faceva carico, ogni volta, di arricchire e aggiornare la sua lezione. Con dedizione e impegno, come sempre. E, come sempre, il mio desiderio era duplice: riascoltarlo e cogliere i nuovi approfondimenti che andava facendo; e ritrovarci insieme, anche prima e dopo la lezione. A raccontare, riscoprire, riaffermare con gioia la nostra amicizia.