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PANDEMIA E ASSICURAZIONE: DINAMICHE DI SCENARIO

Andrea Battista
Andrea Battista

L’impatto sul mondo assicurativo delle vicende pandemiche presenta una molteplicità di aspetti non facili da riassumere in pochi giudizi di valore. 

Per esempio, ricorrenti affermazioni del tipo “il settore è impattato meno e reagisce meglio di altri, come quello bancario”, oppure: “l’incertezza diffusa ed epocale è a tendere una grande opportunità per il settore nella scia della sottoassicurazione”, hanno sicuramente senso, ma hanno un poco il sapore dei luoghi comuni. È tralasciano sfumature (e non solo) assai rilevanti. Quelle che fanno davvero la differenza. 

Sicuramente i valori di borsa dei player quotati, ossia i più rappresentativi del settore, ci suggeriscono che al momento non ci troviamo di fronte né a un settore molto colpito, né a un business che dalla sfida pandemica ha particolarmente guadagnato. E le valutazioni degli analisti del mercato equity dei titoli assicurativi quotati si sono messe in scia.

Si potrebbe anche osservare che, a fronte di uno stress test reale – e non più solo disegnato nel sofisticato laboratorio quantitativo che supporta la gestione e la supervisione del comparto in tutti i paesi – la diversificazione a più livelli che è tipica del settore sembra aver ben funzionato.

E si potrebbe quindi concludere che i benefici di diversificazione – che Solvency 2 riconosce come importante posta rettificativa del capitale assorbito – sono dunque strategicamente ben meritati, almeno in termini complessivi e qualitativi.

Ma anche questo dato è il frutto di una neutralità media, che nasconde i fenomeni davvero rilevanti e significativi. Mai come in questo caso, però, una media complessiva di settore è povera di informazione rilevante.

Average is over”, la media è finita. Il fenomeno va colto dalla distribuzione statistica e dagli altri suoi indicatori. Quelli di asimmetria in particolare.

Se la pandemia è uno shock simmetrico, ha d’altro lato impatti estremamente asimmetrici. E solo definendo preliminarmente un articolato schema di riferimento degli impatti è possibile individuarli con una certa puntualità. 

Il modello analitico

Obiettivo di questa breve riflessione è dunque “mettere ordine” in questa pluralità di dinamiche convergenti, tramite questo schema di riferimento. 

Proponiamo e adottiamo una chiave interpretativa forse un po’ semplificata ma che pensiamo ci possa consentire di andare alla radice dei fenomeni.

Il modello presenta quattro fattori di distinzione. Per semplicità li assumiamo binari, anche se ovviamente nella realtà osservata sono e saranno presenti tutte le sfumature intermedie.

  • In primis vanno distinti gli impatti di breve periodo da quelli, del tutto differenti, di medio – lungo andare;
  • Poi va individuata la diversificazione degli impatti per paesi e per rami di attività: ne risulta un quadro affatto omogeneo; 
  • Vanno poi esaminati gli impatti di top line e quelli di bottom line, anche questi non necessariamente correlati; 
  • Vi sono infine da distinguere aspetti definibili soft e qualitativi dagli aspetti hard: impatti sui driver di fondo al momento poco quantificabili e impatti sui conti nudi e crudi.

In linea di massima ogni linea di business può essere dunque filtrata per ciascuna delle quattro categorie. A titolo di esempio, il business della R.c. auto (business) in Italia (fattore geografico) nel breve periodo (orizzonte temporale) mostra diversi effetti sulla top line (i ricavi mediamente scendono) e sulla bottom line (gli utili salgono e non di poco).

A queste categorie vanno aggiunti due fattori traversali e globali: dinamica dei tassi di interesse e meccanica del mercato riassicurativo. Due variabili con valori in gioco da trilioni, piuttosto che da miliardi.

Fattori trasversali e globali

Anche nell’esaminare fattori trasversali e globali come la dinamica dei tassi di interesse e la riassicurazione, le categorie di breve e lungo periodo aiutano. Il primo elemento sembra un fattore strutturale, il secondo un fenomeno tipicamente ciclico e destinato a rientrare. Iniziamo dal primo.

L’opinione è comune: i tassi sono e resteranno bassi a lungo, “low for long”. 

Non è certo solo un tema del settore, ma l’impatto è davvero grande e peculiare, soprattutto per i tassi di sconto delle passività in base a Solvency2. Il fenomeno era già impattante da anni ovviamente, ora – è proprio il caso di dirlo – da epidemico è diventato endemico. Impossibile fare scommesse su cambi di tendenza a breve. Certe scelte delle imprese diventano dunque strutturali, come la scomparsa o quasi dell’offerta di prodotti a capitale garantito proprio mentre l’incertezza diffusa ne alimenterebbe la domanda da parte della clientela.

Novità prodotta della pandemia? No, piuttosto l’accentuazione di un fenomeno già noto ed epocale.

Veniamo al tema del mercato riassicurativo.

Uno spettro si aggira in queste settimane per il mercato assicurativo internazionale: la reazione dei player riassicurativi – “gli assicuratori” delle compagnie in definitiva – alle conseguenze immediate della pandemia.  

Come titolava in prima pagina un quotidiano finanziario un po’ di tempo fa, i riassicuratori “si stanno tirando indietro”, il che in pratica vuol dire ridurre le capacità di copertura e incrementarne i prezzi, in una sorta di “stagflazione” riassicurativa.

Le perdite ai riassicuratori

Volendo fare una sintesi del quadro emergente, pare proprio che siano i riassicuratori a non uscire così bene dalla pandemia, mentre il business assicurativo diretto non solo soffre di meno ma ne ha tratto anche dei benefici. Se le perdite indotte su alcuni rami di attività sono in buona parte riversate sui riassicuratori, che avevano rilevante esposizione sugli eventi e sulla c.d.business interruption, gli utili di altre linee (tipicamente ancora il ramo r.c. auto) sono rimaste in gran parte agli assicuratori in virtù della tipica struttura dei programmi di protezione riassicurativa.

Il fatto è rilevante per il business corrente, ad esempio gli ormai prossimi rinnovi contrattuali di fine anno, visto che il mercato riassicurativo svolge la fondamentale funzione di assorbire e diversificare i rischi delle compagnie di assicurazione. 

Ma il tema è ancor più rilevante per i progetti di assicurazione catastrofale, per la copertura contro i rischi pandemici, che sono stati messi subito allo studio in giro per il mondo, perché senza riassicuratori ingaggiati mancherebbe la gamba privata fondamentale e ineludibile per ogni possibile progetto di partnership pubblico-privato. 

Una riflessione però sorge spontanea. Il brevissimo periodo non è mai un buon momento per intuire comportamenti e tendenze a lungo termine in questo comparto. 

La reazione restrittiva immediata di aumento dell’avversione al rischio è normale e avviene sovente anche in altri contesti, in particolare i mercati finanziari.

È noto infatti che gli scambi di mercato quasi “scompaiono”, a fronte degli shock più violenti, o almeno si restringono moltissimo, con frequenti caratteristiche di “overshooting” – ossia di reazione “eccessiva” -rispetto ai teorici valori di equilibrio di prezzi e quantità. Come tale, il fenomeno è destinato a rientrare nel tempo. 

Al contrario del precedente fattore trasversale, se condividiamo questa interpretazione, l’effetto è eminentemente di breve periodo ed è ancora difficile stimarne l’impatto. Ma non crediamo sarà epocale.

Le quattro chiavi di distinzione degli impatti di scenario

Iniziamo dal distinguere gli effetti di breve periodo da quelli di medio-lungo. 

Esiste certamente un impatto immediato destinato a riassorbirsi, anche quando rilevante. Degli extra profitti dell’R.c. auto non rimarrà molto nel tempo e nulla nel post pandemia. 

Ma sono stati un fattore utile per assorbire lo shock, specie laddove il ramo r.c. auto ha un’incidenza media rilevante sui portafogli.

Altri rami di attività sono stati fortemente penalizzati, come le assicurazioni sugli eventi (pensiamo a un costoso sinistro come l’annullamento del torneo di Wimbledon), ovvero la citata business interruption (la copertura del rischio di chiusura del business). 

Anche il ramo malattia dovrebbe soffrire, specie in alcuni mercati dove le assicurazioni svolgono un ruolo centrale piuttosto che integrativo.

Secondo alcune statistiche, specie di fonte mercato dei Lloyds, la pandemia Covid 19 potrebbe essere l’evento più costoso della storia (in media!) in termini di sinistrosità complessiva. 

Tutte queste indicazioni vanno sempre connotate con una frase del tipo “in particolare in alcuni mercati geografici”. 

Così si introduce il secondo elemento differenziante: l’impatto è geograficamente eteregeneo a seconda del tipo di coperture diffuse nei mercati. 

I mercati più sofisticati – quelli ad esempio con schemi di business interruption relativamente diffusi – sono stati più colpiti. 

Sotto questo profilo il mercato italiano, abbiamo già accennato, ha registrato più aspetti positivi che negativi. 

Vanno poi esaminati gli impatti di top line da quelli di bottom line, non necessariamente correlati tra loro, il che è un’altra caratteristica di questa pandemia. 

Nel breve la linea dei ricavi certamente viene impattata dal lockdown, ma nel medio periodo l’evidente dimostrazione di carente protezione (e la percezione della sua importanza) potrà avere impatto nel far percepire un bisogno non coperto. Certo, nulla potrà avvenire in automatico ma dipenderà dall’evoluzione nel tempo di variabili quali innovazione e attrattività dell’offerta da un lato ed educazione assicurativa dall’altro – come parte del più ampio capitolo educazione finanziaria.

Conclusioni

Gli impatti della vicenda pandemica sul settore assicurativo possono essere letti solo attraverso una pluralità di lenti utilizzate congiuntamente.

L’intrinseca diversificazione sembra la chiave della resilienza del settore.

L’apparente neutralità media nasconde un impatto complessivo però non meno profondo, solo perché diversificabile e diversificato.

Vi sono aspetti soft e aspetti hard che sono stati innescati dalla dinamica pandemica: da un lato fatturati che scendono o che resistono, ovvero profitti che emergono o che svaniscono, come abbiamo provato a spiegare. Dall’altro, il tema della protezione che si impone “oltre la crisi” e la funzione/responsabilità delle assicurazioni che si qualifica come centrale.

La centralità del tema della protezione ha poi di per sé due dimensioni macro. Da un lato la protezione pubblica cioè sociale, in quanto inclusa nel contratto sociale.

Dall’altro quella privata. E in questa esiste sia la dimensione individuale che quella collettiva nel contratto assicurativo. Con questa seconda ci riferiamo agli schemi di protezione contro la pandemia basati sulla c.d. partnership pubblico e privato, cui abbiamo fatto riferimento in nostri precedenti contributi anche in questa sede.

Il tema di fondo è rendere endogeno il cigno nero nei nostri processi decisionali, tanto individuali quanto collettivi, in quanto riconosciuto nell’orizzonte del possibile, ancorché dell’improbabile.

Se così avviene, la gestione del fenomeno avviene parzialmente ex ante e lo strumento assicurativo può mostrarsi particolarmente adeguato ed efficiente. 

Ed è questa forse l’eredità duratura per tutto il sistema – tanto per la domanda quanto per l’offerta – dell’attuale vicenda pandemica.