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UN ELTIF PER LE PMI

October lancia Fondo Italia

Paola Pilati

Una Borsa bonsai. Un canale di finanziamento alle imprese – quello delle banche – a portata sempre più ridotta. Le strade dell’indebitamento sul mercato, tramite obbligazioni, riservate a pochi. Dall’altro fronte, una liquidità crescente che sonnecchia in attesa del principe azzurro, cioè le occasioni per investire nell’economia reale. Dove c’è un giacimento di piccole e medie imprese piene di promesse, ma poche risorse per realizzarle. «La riduzione di fonti di credito disponibili per la crescita è proprio la causa della debolezza della nostra economia. Ma con la tecnologia si può colmare questo gap». Quella di Sergio Zocchi, ceo di October, non è solo un’aspirazione, o una promessa. È una realtà che ha fatto di questa piattaforma fintech il principale operatore di prestiti alle Pmi nell’Europa continentale, e che oggi lancia un fondo mirato esclusivamente a sostenere quelle italiane. 

Il successo di questa piattaforma è rappresentato dei numeri. Sono 700 i progetti finanziati dal 2015 a oggi tra Francia, dove October è nata, Spagna, Italia, Olanda (e presto la Germania), con 345 milioni di euro investiti. Di questi, 104 imprese sono nel nostro paese, per 56 milioni di euro di prestiti. E questo grazie ai soldi messi da quasi 19 mila investitori privati, che scommettono l’importo medio di 73 euro per dare benzina a una catena di nuovi fast food bio, alla creazione di una catena di alberghi di charme, oppure a una azienda di trasporti che si vuole ingrandire, tanto per citare alcuni casi. 

October seleziona le richieste, le valuta, stabilisce rischio, durata del prestito, il suo rendimento. Poi il singolo risparmiatore decide quale progetto investire, e quanto dare: «Si può investire una piccola quota, a partire da 20 euro, e a livello internazionale, perché operiamo in cinque paesi. Offriamo una possibilità solitamente riservata a un investitore sofisticato anche a chi non lo è». Possibilità che non disdegnano gli investitori che sofisticati sono, visto che alla folla del retail si affiancano ormai abitualmente anche gli investitori istituzionali, che aumentano la potenza di fuoco dei prestiti. 

Dal social lending, iniziato con il cliente n°1 Alain Ducasse, lo chef franco-monegasco, October è  salito di slancio su una nuova opportunità: quella offerta dalla nascita degli Eltif (european long term investment fund), i fondi a lungo termine con l’obiettivo di investire nelle piccole e medie imprese con il passaporto europeo.

A questo veicolo è riconosciuto il vantaggio di essere un fondo chiuso, quindi con risorse certe. Al contrario dei Pir, fondi aperti, che si sono spiaggiati con l’ultima riforma che ne ha ristretto i criteri di investimento, e da cui i risparmiatori escono a frotte. Ma, come i Pir, gli Eltif hanno ottenuto quest’anno, dal Decreto crescita, stessi vantaggi fiscali riservati agli investitori retail, cioè l’esenzione dei redditi da capitale.

L’ultimo nato di questa famiglia è l’Eltif da 30 milioni di euro dedicato alle Pmi italiane (https://it.october.eu/area-stampa/). «È un fondo di coinvestimento che ha l’obiettivo di migliorare le condizioni economiche di accesso a un prestito», spiega Zocchi. «Tra i sottoscrittori del fondo ci sono anche cinque confidi, che hanno visto l’opportunità di sostenere le imprese loro associate non con la classica di erogazione di una garanzia, ma impiegando il proprio patrimonio.

Sottoscrivendo parte del prestito, consentono di ridurre il costo medio del finanziamento. Quindi il fondo avrà due impatti positivi: la disponbilità di credito e il miglioramento delle sue condizioni. C’è poi l’intervento del Fondo europeo per gli investimenti strategici, che ha concesso agli investitori del nostro nuovo fondo la garanzia Innovfin, con un trasferimento integrale del beneficio sulle piccole e medie imprese. È insomma un esempio di progetto di sistema, con diversi attori: i confidi, il braccio di investimento della Bei, e la piattaforma October, che gestirà il fondo».

Un progetto di sistema che si traduce in un taglio sostanzioso del costo del prestito: «Il beneficio può arrivare fino al 25 per cento di riduzione del tasso di interesse per le imprese», afferma Zocchi.

Questo senza sacrificare l’attrattività per gli investitori. «Il rendimento è la metà del rendimento nominale dell’operazione. Se il fondo sottoscrive una quota di prestito che ha un certo tasso di rendimento, quello che riceve è la metà del rendimento nominale: è questa differenza che va a generare il vantaggio in termini di riduzione del tasso medio pagato dall’impresa. Questa riduzione del 50 per cento del rendimento è compensata da una garanzia Fei a copertura del 50 per cento dell’importo. Il fondo, in sostanza, ha un rapporto rischio rendimento molto interessante rispetto a un fondo che ha un rendimento pieno, ma dove i sottoscrittori si assumono un rischio altrettanto pieno, non essendoci una garanzia».

Gli investitori di questo fondo “Italia”, però, non beneficeranno anche dei vantaggi fiscali, riservati, negli Eltif, solo all’investitore retail. Il quale non può partecipare direttamente essendo un fondo riservato a investitori istituzionali. «Ma partecipare indirettamente sì, perché il fondo può essere sottoscritto da altri veicoli di raccolta», aggiunge Zocchi. Quali? «I nostri fondi sono considerati dei veicoli di impiego. Sono dunque aperti direttamente a investitori istituzionali, oppure possono veicolare la raccolta fatta da terzi, i quali si rivolgono alla clientela retail. Cioè società che fanno gestione del risparmio, lo raccolgono con un veicolo intermedio di investimento, e poi lo impiegano in un veicolo come il nostro Eltif per le Pmi. In questo caso il risparmiatore retail mantiene i benefici fiscali dell’Eltif».