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ASSICURAZIONI / IL CAMMINO DELLA DIRETTIVA IDD

Obiettivo: una polizza su misura per te

intervista con Domenico Siclari

Paola Pilati

Il mondo delle assicurazioni è di fronte a una serie di sfide introdotte dalle direttive e dai regolamenti europei. Un’esperienza che costringe l’industria a plasmare se stessa dalle fondamenta. Nei meccanismi di governance, nella generazione dei prodotti, nella relazione con la clientela. 

Dopo la direttiva Solvency2, che ha dato regole di sostenibilità finanziaria uniformi per la stabilità del settore, ora è il momento della IDD (Insurance distribution directive), la direttiva che vuole indirizzare le compagnie verso prodotti che tengano conto meglio che in passato delle esigenze della clientela. 

Le compagnie dovranno fare in modo che il prodotto assicurativo sia adeguato al target di clientela a cui viene proposto, e che in questo ci sia una responsabilità condivisa tra chi disegna la polizza e chi la distribuisce. Lo strumento operativo che deve sovrintendere e garantire questo processo sarà la Product oversight governance (POG), un nuovo organo interno di cui le società dovranno dotarsi. Quanto ai regolamenti per la commercializzazione dei prodotti, Ivass e Consob, chiusa a fine 2019 la consultazione con tutti i soggetti coinvolti, stanno ancora lavorando al testo definitivo, nella suspence generale.

Il cammino appare dunque lungo e complesso, tanto più penetrante è la rivoluzione richiesta. Forse più lungo e complesso del previsto, come è emerso durante un convegno alla Sapienza che ha visto confrontarsi sul tema accademici, rappresentanti dell’Ivass, della Consob, dell’Ania e dell’Abi, assicuratori e banche. Ne parliamo con Domenico Siclari, ordinario di Diritto dell’Economia e dei mercati finanziari alla Sapienza, e consigliere per gli Affari legislativi in materia creditizia e finanziaria di Palazzo Chigi.

Professore, a che punto del cammino ci troviamo?

«Direi all’inizio. Nel senso che le compagnie sono diventate sicuramente più consapevoli di un tempo non solo di doversi adeguare alle nuove norme in base alla IDD, ma anche delle opportunità che esse aprono. Adesso stiamo cercando di rendere operativi i nuovi obblighi attraverso un dialogo tra compagnie e regolatore. La consultazione sulla bozza di regolamento rilasciata dal regolatore è stata completata, e si può appunto considerare questa la prima fase del cammino».

Qual è la difficoltà maggiore nel mettere in pratica le nuove norme? 

«È la mancanza di abitudine nel considerare le esigenze del cliente in connessione con le caratteristiche del prodotto assicurativo. Finora i prodotti potevano essere offerti alla clientela senza prima considerare il target: si partiva dalle esigenze di marketing dell’assicuratore, e non si tarava la polizza sulle esigenze del consumatore. Diciamo che a volte era alla capacità di spesa assicurativa del cliente che si guardava, più che alle esigenze di tutela e di adeguatezza. Quindi la difficoltà maggiore è quella di avvicinarsi alla nuova concezione imposta dalla IDD. E bisogna anche considerare che il mondo assicurativo non ha avuto, come le banche con la Mifid1 prima della Mifid2, l’esperienza di una IDD1. Oggi la macchina industriale si trova ad affrontare la fase di adeguamento per la prima volta». 

La nuova direttiva IDD sarà anche un fattore di competizione tra le assicurazioni…

«Certo, più un’impresa assicurativa sarà capace di valorizzare il collegamento tra fabbrica del prodotto e catena distributiva, più avrà successo sul mercato. Quella di cui stiamo parlando è una ristrutturazione dell’intera filiera».

A detta degli esperti ci sono delle difficoltà interpretative delle nuove regole, soprattutto per i prodotti assicurativi finanziari. Il round di consultazione si è concluso, ma Consob e Ivass tardano a emanare i loro regolamenti. Come spiega questo ritardo?

«Il tema è nuovo e sia Ivass che Consob hanno voluto indagarne tutti i profili. Nel convegno che si è tenuto a fine febbraio in Sapienza, però, Ivass e Consob hanno annunciato che il nuovo regolamento arriverà per Pasqua».

Uno dei nodi del nuovo processo è l’ “approvazione del prodotto”, che deve essere adatto a un certo target e vietato per chi è in un target “negativo”: esistono delle difficoltà nell’individuazione di questi target? Insomma, le assicurazioni sono attrezzate a questo esercizio?

«Finora no, non erano attrezzate: tutta l’approvazione del processo è nuova. A livello di governance non ci possiamo nascondere che andiamo verso una maggiore complessità delle strutture: il comitato POG, che è un nuovo organo obbligatorio, si inserisce di fatto nel processo di delivery dei nuovi prodotti. Ma sta alla compagnia non subirlo, non considerarlo un onere formale, e farlo lavorare per migliorare la propria capacità industriale nei confronti del mercato».

È la rete distributiva dei prodotti assicurativi quella che interfaccia la clientela: come fidarsi che vendano il prodotto giusto alla persona giusta? La spinta commerciale può indurre i distributori – e le banche per i prodotti assicurativi finanziari – a non andare troppo per il sottile?

«La IDD prevede una serie di paletti a difesa della clientela nella fase di distribuzione. È stata prevista la consulenza con requisiti di indipendenza, senza esclusiva di vendita, e si richiedono dei requisiti etici. Paletti ce ne sono. Ma dipende anche dall’educazione finanziaria dei consumatori: se chiedo a un cittadino medio la differenza tra un prodotto vita e un altro, o tra i cinque rami del codice delle assicurazioni private, così come quali sono i propri diritti, sono sicuro che non li conosce. Anche per questo l’Ivass ha iniziato un’attività molto intensa di educazione finanziaria». 

La Mifid2 non sembra avere davvero migliorato la tutela del cliente bancario (si veda la difficoltà ad ottenere trasparenza sui costi applicati dalle banche). Che cosa ci fa pensare che la IDD potrebbe avere più effetto nel settore delle assicurazioni?

«Qualunque regolazione non può essere automatica, ma è affidata sulle capacità umane. Altrimenti le polizze potrebbero essere distribuite dai bancomat. La IDD fa leva sulle reti, fa affidamento sulla professionalità, responsabilità e senso etico, del distributore, che si deve fare carico della tutela del cliente. È lui che può capire in quale target inserirlo. E poiché è un suo cliente, questo è nell’interesse economico del distributore. Tra l’altro il cliente assicurativo di solito permane nel tempo, non cambia come fa il cliente bancario o finanziario. Io quando firmo per un’assicurazione sulla vita firmo per la mia famiglia, in una prospettiva di trenta, quarant’anni anni…».