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approfondimenti/politica economica
La chiave per la crescita del paese sta nelle Medie imprese

Proiezione internazionale, capacità di fare da traino a imprese più piccole: le medie imprese sono da tempo le protagoniste del nostro sistema industriale. In vista di una "quarta fase" della globalizzazione incentivare il loro ruolo diventa fondamentale. Ecco con quali interventi

Fabrizio Guelpa
Fabrizio Guelpa

La globalizzazione si è sviluppata in un contesto in cui perlomeno due delle grandi sciagure del passato sembravano non potersi ripetere. Grazie agli sviluppi della scienza, le epidemie globali sembravano definitivamente sconfitte, e i vantaggi diffusi del libero scambio e degli investimenti diretti facevano pensare che gravi crisi geopolitiche fossero anch’esse alle spalle.

In entrambi in casi purtroppo non è stato così e ci si è resi conto come le catene del valore globale fossero vulnerabili, anche per lungo tempo, mettendo a repentaglio la sopravvivenza stessa di molte imprese e filiere. È in corso quindi un ripensamento nel modello di globalizzazione, che nel nostro paese può vedere come protagoniste le medie imprese.

Le medie imprese  sono da tempo protagoniste del nostro sistema industriale. Dopo una  prima fase, iniziata con la prima industrializzazione ed esauritasi nei primi anni Settanta, che ha visto le grandi imprese trainare l’economia italiana, vi è stata una seconda fase che si può definire delle piccole imprese, basata sulla flessibilità, i bassi costi, gli stimoli imprenditoriali, gli spazi lasciati da molte grandi imprese e le competenze di imprenditori con un passato operaio.

A partire dagli anni Novanta è iniziata un’ulteriore fase che ha visto protagoniste imprese di dimensioni intermedie tra le piccole e le grandi, non necessariamente confinate entro limiti giuridici specifici, ma che include una pluralità di soggetti immediatamente a ridosso dei tradizionali grandi protagonisti della nostra industria, ormai ridotti sia in termini di numero sia di quote di mercato. In prospettiva, in una “quarta fase” nella nuova globalizzazione queste imprese possono ancora essere protagoniste

Un elemento caratterizzante le medie imprese italiane, che sarà fondamentale anche in futuro, è la loro proiezione internazionale, sia in termini di esportazioni sia di investimenti diretti, che ha permesso loro di sfruttare una domanda mondiale che strutturalmente cresce più di quella domestica. La proiezione internazionale ha contribuito a caratterizzare ulteriormente queste imprese: non solo in termini dimensionali, ma anche per una mentalità diversa, orientata a strategie basate sull’innovazione e la qualità del prodotto, e permeabile alla pluralità di stimoli che vengono dal confronto sull’arena globale.

Ugualmente importante però è un secondo aspetto. Le medie imprese sono spesso capofiliera, direttamente sul mercato finale, e agiscono da “locomotive” per i loro tantissimi “vagoni”, fornitori diretti/indiretti. Rafforzare le medie imprese vuol dire quindi anche sviluppare tutta la loro catena di fornitura, con un effetto sistemico che va molto oltre i cancelli delle singole aziende.

Con questo non si vuol dire che il contributo dei “vagoni” non sia importante e che lo sviluppo del sistema sia nelle mani esclusivamente delle medie imprese. In particolare, l’innovazione avviene sempre più con una stretta interazione committente-fornitore e la flessibilità dei fornitori, sia sui tempi di risposta sia sulla varietà dei prodotti offerti, rimane uno dei punti di forza del nostro sistema produttivo. Ma la necessità di una discontinuità rispetto al passato, a fronte del nuovo scenario competitivo, riguarda soprattutto le imprese capofiliera e questa discontinuità genera spill-over sull’intera catena di fornitura.

Affinché l’intero sistema possa ulteriormente svilupparsi, le “locomotive” devono quindi giocare un ruolo di ulteriore traino, e devono puntare in particolare su quattro leve, ovvero:

  • aumentare ma anche ripensare la proiezione internazionale,
  • incrementare la R&S e l’innovazione, 
  • aumentare le dimensioni aziendali,
  • rafforzare la struttura finanziaria.

È indubbio che per le medie imprese italiane le prospettive migliori verranno dai mercati esteri: una maggiore internazionalizzazione delle “locomotive” via export e investimenti diretti è quindi imprescindibile. Rispetto al passato tuttavia l’orientamento “ottimale”, in termini di geografie, è diventato più complesso da definire: il processo di globalizzazione, in seguito alla pandemia e alla crisi russa-ucraina, sta mutando natura, in una direzione per ora difficile da individuare con chiarezza. Occorre comunque investire su più fronti, tenendo presente che le maggiori probabilità di successo sono soprattutto legate alla presenza di prodotti innovativi.

Le medie imprese devono comunque innovare di più anche qualora siano focalizzate sul mercato interno. Vi sono stati sensibili miglioramenti negli ultimi anni sul fronte della R&S e dei brevetti, ma il gap da recuperare è ancora rilevante. Per incrementare le capacità innovativa occorre non solo operare al proprio interno, ma anche interagire maggiormente con il mondo esterno, in primo luogo con i centri di ricerca. È assolutamente necessario coinvolgere maggiormente i propri fornitori in progetti comuni per incrementare l’innovatività delle componenti dei prodotti finali. Ulteriori vantaggi possono derivare, infine, dall’interazione con le tante start-up presenti sul territorio e con gli spin-off universitari.

Dimensioni di impresa adeguate sono spesso un prerequisito per internazionalizzare e innovare. Tali attività comportano investimenti rilevanti, che, in quanto caratterizzati da economie di scala e di scopo, generano barriere per le imprese relativamente più piccole. È pur vero che il numero di imprese che hanno strategie più avanzate si è ampliato molto nel recente passato, anche a prescindere dalle dimensioni. È tuttavia imprescindibile agire anche sulle precondizioni per rendere più agevoli queste strategie, ampliando ulteriormente la dimensione. La via più rapida è sicuramente quella dell’M&A. Politiche pubbliche incentivanti il consolidamento sono difficili, ma potrebbero sicuramente aiutare. 

Internazionalizzare, investire in ricerca, crescere di dimensione comportano fabbisogni finanziari e soprattutto modalità di finanziamento differenti da quelle a cui siamo stati tradizionalmente abituati in Italia: per le medie imprese “locomotive” una corretta strategia finanziaria è quindi un fattore abilitante per tutti i piani industriali. Le imprese italiane – comprese le medie – hanno poco equity, ricorrono poi in modo assolutamente marginale al mercato dei capitali. Il successo del programma Elite di Borsa Italiana fa sperare che un cambio di rotta sia possibile.

Buona parte della politica industriale degli ultimi anni ha cercato di incidere su questi quattro fattori, con un approccio  a supporto dell’offerta. Si pensi ad esempio al tema ricerca/innovazione, affrontato con la normativa su start-up innovative, crowdfunding, credito d’imposta sulla R&S, patent box e PMI innovative. Se la direzione è quella giusta, i risultati sono stati finora parziali, complice anche una fase in cui le numerose crisi intervenute (crisi del debito, dei sovrani, la pandemia, e negli ultimi mesi anche il conflitto russo-ucraino) non hanno certo aiutato. Occorre però insistere, soprattutto rafforzando gli strumenti già esistenti, già molto numerosi e articolati.