Il Global Debt Report 2026 evidenzia un aumento record dell’indebitamento di governi e imprese. I mercati hanno retto agli shock recenti, ma tassi elevati, scadenze più brevi e un cambiamento nella platea degli investitori rendono il sistema più vulnerabile
Il debito globale continua a crescere e nel prossimo futuro i mercati finanziari saranno sottoposti a una prova sempre più difficile. È questa la principale conclusione del Global Debt Report 2026 dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che fotografa un sistema capace finora di resistere a crisi e tensioni geopolitiche, ma sempre più esposto a nuovi rischi strutturali.
Secondo il rapporto, governi e imprese hanno raggiunto livelli di indebitamento senza precedenti negli ultimi anni. Nel 2025 le emissioni di debito hanno toccato circa 27 trilioni di dollari, mentre per il 2026 il volume complessivo è atteso salire a 29 trilioni, circa il 17% in più rispetto al 2024.
L’aumento dell’indebitamento avviene in un contesto macroeconomico complesso: deficit pubblici persistenti, tassi di interesse più alti rispetto al decennio precedente e forti esigenze di investimento, legate tra l’altro alla transizione energetica, alla difesa e allo sviluppo tecnologico. Tutti fattori che stanno spingendo governi e imprese a ricorrere sempre più spesso ai mercati obbligazionari per finanziare la crescita e la spesa pubblica.
Mercati sotto pressione
Nonostante questi livelli record di indebitamento, i mercati del debito hanno mostrato negli ultimi anni una sorprendente capacità di assorbire le nuove emissioni. Nel 2025, sottolinea l’Ocse, la liquidità è migliorata, la volatilità si è moderata e gli spread dei titoli societari si sono compressi, dando l’impressione di una relativa stabilità.
Questa stabilità, tuttavia, potrebbe essere solo apparente. Dietro la tenuta dei mercati si nascondono infatti cambiamenti strutturali che potrebbero amplificare la vulnerabilità del sistema finanziario. Tra questi spiccano l’aumento dei costi di finanziamento, la crescente dipendenza da emissioni a breve scadenza e la trasformazione della base degli investitori.
Il rialzo dei tassi avviato dalle banche centrali negli ultimi anni ha infatti iniziato a incidere sui costi del debito sovrano e aziendale. Gli interessi pagati dagli Stati sono in aumento e stanno diventando una voce sempre più rilevante nei bilanci pubblici.
Più debito a breve termine
Uno dei fenomeni più rilevanti segnalati nel rapporto è il cambiamento nella struttura delle emissioni. Per limitare l’impatto dei tassi più elevati sul lungo periodo, molti governi e imprese stanno emettendo titoli con scadenze più brevi.
Questa strategia consente di ridurre temporaneamente i costi di finanziamento, ma comporta un aumento del cosiddetto rischio di rifinanziamento: una quota crescente di debito dovrà essere rinnovata in tempi più rapidi e potrebbe quindi diventare più costosa se i tassi restassero elevati o se le condizioni dei mercati peggiorassero.
Secondo l’Ocse, proprio l’accorciamento delle scadenze è uno dei fattori che potrebbero mettere sotto pressione i mercati obbligazionari nei prossimi anni.
Cambia chi compra il debito
Un’altra trasformazione riguarda la composizione degli investitori. Nel passato una quota consistente dei titoli di Stato e delle obbligazioni societarie era detenuta da banche centrali, fondi pensione e altri investitori di lungo periodo.
Negli ultimi anni, invece, la platea si è ampliata includendo soggetti più sensibili alle variazioni dei prezzi e spesso più esposti alla leva finanziaria, come hedge fund e operatori di mercato a breve termine.
Questo cambiamento ha contribuito ad aumentare la liquidità dei mercati, ma al tempo stesso potrebbe renderli più instabili in presenza di shock improvvisi, perché questi investitori tendono a reagire più rapidamente alle variazioni dei rendimenti.
Il ruolo delle imprese tecnologiche
Il rapporto dedica inoltre ampio spazio all’evoluzione del debito societario. Un fattore emergente è il crescente ricorso al mercato obbligazionario da parte delle grandi imprese tecnologiche, soprattutto per finanziare gli ingenti investimenti legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali.
Questi progetti richiedono capitali molto elevati e stanno trasformando progressivamente la struttura dei mercati del debito, con aziende tecnologiche destinate a diventare tra i maggiori emittenti nei prossimi anni.
Il peso degli interessi
Parallelamente cresce il peso degli interessi sul debito pubblico. L’Ocse prevede che nel 2026 l’aumento dei pagamenti per interessi avrà un impatto significativo sul rapporto debito-Pil dei Paesi avanzati. L’effetto positivo della riduzione dell’inflazione potrebbe non essere sufficiente a compensare l’aumento del costo del servizio del debito.
In altre parole, anche se l’inflazione diminuisce e contribuisce a ridurre il valore reale del debito, l’incremento degli interessi rischia di spingere nella direzione opposta.
Il fenomeno è particolarmente rilevante per i Paesi con elevati livelli di debito pubblico, che potrebbero trovarsi a fronteggiare improvvisi aumenti dei costi di finanziamento nel caso di shock economici o di cambiamenti nella fiducia degli investitori.
Inflazione e tensioni geopolitiche
Tra i principali fattori di rischio individuati dal rapporto figurano le tensioni geopolitiche e l’incertezza economica globale.
Un eventuale aumento dei prezzi dell’energia o nuovi shock economici potrebbero far salire i rendimenti obbligazionari e rendere più oneroso il finanziamento per governi e imprese, mettendo alla prova la stabilità dei mercati.
Per evitare che queste fragilità si trasformino in crisi finanziarie, l’Ocse invita i governi a rafforzare la disciplina fiscale e a migliorare la gestione del debito pubblico. Tra le principali raccomandazioni figurano:
I consigli dell’Ocse
Secondo l’organizzazione, la resilienza mostrata dai mercati negli ultimi anni rappresenta un segnale positivo, ma non deve portare a sottovalutare i rischi strutturali che si stanno accumulando.
La sfida dei prossimi anni, conclude il rapporto, sarà quindi trovare un equilibrio tra la necessità di finanziare grandi programmi di investimento e quella di mantenere sotto controllo il livello del debito globale. Un equilibrio sempre più delicato in un contesto economico caratterizzato da tassi più alti, maggiore incertezza e mercati finanziari in rapida trasformazione.
Per l’OCSE la sfida non consiste tanto nel ridurre immediatamente il debito, quanto nel renderlo sostenibile e orientarlo verso investimenti che rafforzino la crescita futura. Solo in questo modo, conclude il rapporto, i mercati potranno continuare a sostenere l’economia globale senza trasformarsi in una nuova fonte di instabilità finanziaria.