Marilena Rispoli Farina, L’evoluzione normativa dei servizi di pagamento in un contesto concorrenziale, Tab Edizioni, Roma, 2026 pp. 162
Il volume ricostruisce la stratificazione normativa sui servizi di pagamento. Aiuta banche e intermediari non bancari a “vedere” il perimetro regolatorio come architettura unica, non come una serie di adempimenti
Il volume L’evoluzione normativa dei servizi di pagamento in un contesto concorrenziale, di Marilena Rispoli Farina, è il più recente saggio della collana “Nuovi percorsi di diritto dell’economia”, volta ad accogliere studi sul rapporto tra diritto ed economia, nella consapevolezza che alcune direttrici del mondo moderno, quali ad esempio la globalizzazione, abbiano inciso sulle categorie giuridiche tradizionali e reso più permeabili i confini tra le diverse discipline, invitando a ragionamenti fondati su un ampio orizzonte di riferimento.
La monografia si colloca in un’area, quella dei servizi di pagamento, che negli ultimi anni è divenuta una delle principali “frontiere” dell’industria finanziaria non solo per l’impatto tecnologico (smart phone, strumenti contactless, tokenizzazione, piattaforme dedicate), ma soprattutto in ragione della circostanza che i servizi di pagamento sono oltre che infrastruttura economica anche leva strategica per le relazioni di clientela, stante l’accesso ai dati transazionali e l’ingresso di nuovi operatori non bancari.
L’Autrice prende le mosse da una constatazione di metodo: la regolazione dei pagamenti è un punto di intersezione fra diritto ed economia, fra tutela del consumatore e architettura concorrenziale del mercato, fra competenze pubblicistiche di vigilanza e dinamiche privatistiche dei rapporti contrattuali.
In questa chiave, l’opera dichiara un obiettivo chiaro: ricostruire l’evoluzione della disciplina europea a partire dalla Payment Services Directive (PSD) del 2007, fino alla PSD2 e alla PSD3 (“in approvazione” all’atto della stesura), per valutare se l’assetto regolatorio sia attrezzato a governare innovazione e rischi, affrontando la discussione della norma non come dato, ma come risposta – talvolta reattiva, talvolta proattiva – alle trasformazioni strutturali: esternalità di rete, economie di scala, costi di switching, centralità delle Application Programming Interface (API), rischio frodi e asimmetrie informative.
Il volume è articolato in sei capitoli, con una progressione che va: (i) dal quadro nazionale (Testo unico bancario e disciplina di trasparenza), (ii) alla prima armonizzazione europea (PSD1), (iii) alla svolta PSD2 (nuovi player e sicurezza), (iv) al recepimento italiano, (v) al regime soggettivo/autorizzatorio, (vi) alla prospettiva PSD3 e agli snodi controversi.
Lo studio si apre con il quadro nazionale, che svolge la funzione essenziale di chiarire che la disciplina dei pagamenti in Italia, per come è stratificata nel TUB, non è un “sottocaso” dei servizi bancari tradizionali, ma un sotto-sistema con logiche proprie. L’Autrice insiste sulla “tripartizione” delle regole di trasparenza (servizi bancari / finanziari / di pagamento), richiamando l’autonoma rilevanza del Capo II-bis del Titolo VI del TUB dedicato per l’appunto ai “Servizi di pagamento”. Nella disamina iniziale non manca il riferimento ai poteri regolamentari della Banca di Italia e alla centralità del coordinamento tra trasparenza e sorveglianza dei sistemi di pagamento, con un’esplicita apertura alla dimensione macroprudenziale dell’affidabilità/efficienza dei pagamenti.
Il secondo capitolo ricostruisce la Payment Services Directive come tentativo di esprimere un quadro armonizzato per un mercato dei pagamenti europei “al dettaglio”, sullo sfondo del Single Euro Payments Area. Qui il tema centrale è la creazione di un perimetro concorrenziale nuovo popolato dagli istituti di pagamento, o meglio gli Istituti di Moneta ELettronica (IMEL), come categoria distinta, con vincoli prudenziali e operativi differenti dalle banche.
Particolarmente curato, anche rispetto alla specializzazione dei modelli di business, è l’approfondimento della differenza fra conto di pagamento, contratto quadro e conto corrente bancario, che consente una lettura più flessibile della fattispecie e aiuta a distinguere elementi “naturali” e “necessari” del modello tipizzato. Del pari, assai significativa è la lettura critica dei vincoli sulla gestione delle somme degli utenti, con riferimento ai concetti di segregazione e di limiti di impiego, che contrbuisce a chiarire la natura diversa delle fonti reddituali, per interessi e commissionali, e perimetra tecnicamente l’ambito economico del “payment business”.
L’Autrice prosegue nel terzo capitolo analizzando la PSD2 come risposta al mutamento tecnologico e industriale. Qui entrano in scena i prestatori di servizi di informazione sui conti e di disposizione di ordini di pagamento, con la conseguente riconfigurazione delle relazioni tra operatori “radicati sul conto” e terze parti. Significativa è la chiarezza con cui viene esplicitata l’architettura dei ruoli (Payment Initiation Service Providers, Account Servicing Payment Service Providers), sottolineando che il soggetto che innesca il pagamento non deve entrare nella disponibilità dei fondi: un dettaglio giuridico che coincide con un vincolo economico sul rischio e sul richiamato perimetro delle attività. Ampio spazio è dedicato alla “strong customer authentication” che ripropone il classico trade-off tra sicurezza e costi di adeguamento, frizione operativa e possibili effetti sule transazioni commerciali.
Il quarto capitolo scende nel dettaglio del recepimento italiano della PSD2, concentrandosi sulla disciplina di trasparenza, dando rilievo alla trasparenza non solo come strumento di tutela del cliente, ma anche vero e proprio meccanismo competitivo, che riduce asimmetrie informative e costi di ricerca, sebbene possa generale sovraccarico informativo ed elevati costi di compliance, con effetti asimmetrici su operatori “grandi” e “piccoli”, lasciando intravedere non banali problemi di proporzionalità.
Si procede poi con una vera e propria “cassetta degli attrezzi” istituzionale, definendo, nella prospettiva normativo-regolamentare, i soggetti abilitati ad offrire i servizi di pagamento, il relativo perimetro operativo di riserva, le attività accessorie, requisiti necessari per l’accesso al segmento di mercato e l’operatività transfrontaliera. In chiave industriale, la materia autorizzatoria definisce la politica della concorrenza, determina barriere all’entrata, costi regolatori, tempi di accesso al mercato e capacità di servire il mercato europeo nel suo insieme. Preziosa è in questo quadro la sistematicità dei rinvii e l’attenzione alla coerenza del mosaico normativo.
Infine, è affrontata la PSD3 come cantiere regolatorio. L’Autrice dichiara espressamente che all’atto della stesura del volume è ancora in corso l’iter di approvazione. Pertanto ne discute, con significativi spunti di riflessione critica, il senso economico con riferimento alla sicurezza/trasparenza, al governo dell’ecosistema digitale, alle eventuali asimmetrie e alla parità concorrenziale.
Il volume ricostruisce con ordine la stratificazione normativa, con un’attenzione al ruolo delle autorità nazionali e alla disciplina di trasparenza come asse portante. Per banche e intermediari non bancari, è un testo che aiuta a “vedere” il perimetro regolatorio come architettura unica, non come giustapposizione di adempimenti. In questa prospettiva, la concorrenza non è evocata come parola d’ordine, ma entra nella spiegazione delle scelte normative, e pone l’accento sui costi della sicurezza quale elemento chiarificatore delle responsabilità.
Per le banche, i pagamenti non sono mai stati un servizio ancillare, ma hanno da sempre alimentato la funzione monetaria in senso lato ossia l’emissione di strumenti di pagamento alternativi alla moneta legale e circolanti su base fiduciaria, dando impulso anche al processo di autogenesi del credito. Il mutamento dell’agone competitivo – definito da nuovi strumenti e nuovi operatori – è uno snodo strategico per dati, relazione commerciale e cross-selling, la cui comprensione travalica l’esercizio “giuridico”, costituendo un prerequisito di strategia industriale e di governo dei rischi per un sistema bancario che non voglia rinunciare ad una delle principali funzioni che è chiamato ad assolvere.
Se ne deduce che la concorrenza nei pagamenti non è un “esito spontaneo” dell’innovazione, ma un risultato istituzionalmente costruito: definizioni, perimetri, obblighi di trasparenza, regole commissionali, accesso ai conti, responsabilità e presidi di sicurezza sono strumenti che redistribuiscono potere di mercato, costi e opportunità lungo la filiera di riferimento.
Il testo, pertanto, risulta di utilità non solo a giuristi, ma anche a economisti, risk manager e responsabili di prodotto che vogliano interpretare la trasformazione dei pagamenti con uno sguardo informato sulle regole del gioco vigenti e in arrivo.