ANTITRUST/ LEZIONI AMERICANE
Lina Khan contro il Big Tech

 

La nomina di Lina Khan al vertice della Federal Trade Commission sarà la testa d'ariete contro la supremazia dei giganti del web?

Paola Pilati

Una donna di 32 anni, nata a Londra da una famiglia pakistana, si propone di mettere in riga il Big Tech made in Usa, a cominciare da Facebook e Amazon. Da quando Lina Khan, giurista esperta di concorrenza educata a Yale e docente alla Columbia, è stata nominata al vertice delle Federal Trade Commission dalla nuova amministrazione americana, con consenso bipartisan del Congresso, c’è grande attesa per assistere al primo scontro con uno dei giganti che lei ha da sempre nel mirino.

Non sarà una lunga attesa: Khan ha subito messo al lavoro la FTC per riscrivere il dossier che riguarda Facebook, dopo il rigetto incassato in prima battuta, trovando nuovi argomenti per proporre di nuovo di fronte al giudice l’accusa di posizione dominante. Se questa volta le accuse risultassero più convincenti, Mark Zuckerberg potrebbe essere costretto a cedere Wathsapp e Instagram, acquistate a suo tempo a suon di milioni di dollari senza che nessuno facesse argine alla sua espansione. Fino a conquistare un dominio sugli utenti che appare oggi totalizzante e senza veri competitor.

Sia Facebook che Amazon dimostrano di temere la giovane giurista, la sua grinta, e soprattutto i suoi argomenti. E forse anche il fatto che per la prima volta al timone della commissione antitrust americana non siede un avvocato che proviene dalla professione privata e da una storia tutta svolta dall’altra parte della barricata, cioè in difesa dei monopoli.

Per questo, la prima mossa dei giganti del web è stata quella di intentare un’azione legale per ricusare la neo-presidente, argomentando che, essendo nota la sua posizione critica su di loro, la sua guida non potrà essere imparziale. Ma i tentativi sono andati a vuoto. L’amministrazione e la politica stanno facendo quadrato, e i giudici hanno risposto no.

La missione che Khan si è data è quella di riformare dalle fondamenta il sistema antitrust americano, che giudica ormai superato e inadatto ad affrontare la realtà plasmata dall’era digitale e le sue mega-imprese, che hanno ormai un tale impatto sull’economia da imporre prodotti e regole senza più nessun ostacolo.

Ma è una missione difficile, perché, a differenza delle autorità antitrust europee, non bastano dei pronunciamenti dell’autorità stessa (che poi possono essere impugnati di fronte a un giudice), ma devono passare per un dibattimento ed arrivare a una sentenza di un giudice terzo. Che può bocciare gli argomenti della Ftc, come è avvenuto appunto con Facebook, in cui il giudice non ha ritenuto provata l’accusa di eccessivo potere di mercato sulla base delle argomentazioni sottoposte, e ha dato 30 giorni per presentarne di più solide.

Khan insomma è destinata a impostare un corpo a corpo giuridico con i giganti del web. In attesa che un intervento legislativo, riformando la normativa antitrust, le dia nuove armi in mano.