Anche se l’Italia viene descritta come più stabile sul piano finanziario e più credibile nella gestione dei conti pubblici, il Fondo avverte che la finestra favorevole potrebbe restringersi rapidamente in assenza di una crescita più robusta. Il rischio è che shock esterni o rallentamenti delle riforme possano riportare il debito al centro delle preoccupazioni degli investitori
Il Fondo Monetario Internazionale riconosce al governo Meloni di aver rafforzato la credibilità fiscale dell’Italia e consolidato la fiducia dei mercati, ma nel giudizio di Washington emerge anche una critica netta ad alcune delle principali misure economiche dell’esecutivo, dalla flat tax agli sconti generalizzati sui carburanti.
Nel rapporto conclusivo della missione Article IV, pubblicato al termine delle consultazioni con Roma, l’FMI traccia quello che appare come un vero bilancio di fine percorso della linea economica del governo: promossi il controllo dei conti pubblici e la stabilità finanziaria, ma giudicati insufficienti — o addirittura controproducenti — diversi interventi simbolo della maggioranza.
Promozione: deficit sotto controllo e fiducia dei mercati
Sul fronte dei conti pubblici, il Fondo riconosce che l’Italia ha ottenuto risultati migliori delle attese. Il deficit nel 2025 è sceso al 3,1% del Pil, per il secondo anno consecutivo oltre gli obiettivi iniziali, mentre il saldo primario è tornato positivo allo 0,8%.
Per gli economisti del Fondo, il consolidamento fiscale portato avanti dall’esecutivo ha contribuito a rafforzare la fiducia degli investitori e a mantenere relativamente contenuti gli spread, nonostante le tensioni geopolitiche e il rialzo dei prezzi energetici.
Anche il sistema bancario viene promosso: le banche italiane sono definite “resilienti”, grazie a utili elevati, solidità patrimoniale e buona liquidità.
Nel documento c’è inoltre un riconoscimento implicito alla continuità mantenuta dal governo nell’attuazione del PNRR, considerato ancora uno dei principali motori della crescita.
Il Fondo avverte: il debito resta troppo alto
Accanto agli elementi positivi, il giudizio dell’FMI contiene però un messaggio molto chiaro: i progressi non bastano.
Il debito pubblico italiano, salito al 137% del Pil, continua a essere considerato una delle principali vulnerabilità dell’economia italiana. Per questo il Fondo chiede una correzione dei conti più rapida rispetto a quella prevista dal governo.
Secondo Washington, sarebbe necessario uno sforzo aggiuntivo pari a circa un punto di Pil nel biennio 2026-2027 per rafforzare la traiettoria di riduzione del debito e creare margini di sicurezza contro eventuali shock esterni. Una richiesta che implicitamente mette in discussione la strategia più graduale scelta dall’esecutivo Meloni.
Flat tax nel mirino: “va eliminata”
Il passaggio politicamente più sensibile riguarda però il fisco. Il Fondo Monetario invita esplicitamente l’Italia a eliminare il regime di flat tax agevolata per i lavoratori autonomi, una delle misure più identitarie del centrodestra.
Secondo l’FMI, la misura restringe la base imponibile, riduce l’equità del sistema tributario e ostacola gli obiettivi di consolidamento fiscale.
La raccomandazione arriva in un momento in cui il governo continua invece a difendere il regime forfettario come leva di semplificazione fiscale e sostegno alle piccole attività.
Non è l’unico rilievo. Il Fondo suggerisce anche:
Indicazioni che vanno in direzione opposta rispetto alla prudenza mostrata dall’esecutivo sul tema del catasto e alla scelta di mantenere ampie agevolazioni fiscali per alcune categorie.
Bocciato anche il taglio delle accise
Critico il giudizio dell’FMI anche sulle misure adottate contro il caro energia. Nel rapporto viene contestata la riduzione generalizzata delle accise su diesel e benzina introdotta per attenuare l’impatto del rialzo dei prezzi.
Secondo il Fondo, interventi di questo tipo rischiano di essere costosi, poco efficienti e incompatibili con gli obiettivi della transizione energetica. Sarebbe preferibile, dicono gli economisti di Washington, sostituire gli sconti indiscriminati con aiuti mirati alle famiglie più vulnerabili.
Anche in questo caso emerge una distanza rispetto all’impostazione del governo, che ha più volte privilegiato misure ampie e immediate per contenere l’impatto sociale dell’inflazione energetica.
Pensioni e spesa pubblica: sì allo stop ai prepensionamenti
Tra i pochi interventi dell’esecutivo esplicitamente apprezzati dal Fondo figura invece la riduzione dei meccanismi di pensionamento anticipato.
Per l’FMI la scelta contribuirà ad aumentare l’offerta di lavoro, sostenere la crescita e ridurre la pressione sul sistema previdenziale in un Paese segnato dall’invecchiamento demografico.
Il Fondo insiste inoltre sulla necessità di aumentare l’efficienza della spesa pubblica, anche attraverso digitalizzazione e spending review, chiedendo che ogni nuova spesa — inclusa quella per la difesa — venga integralmente compensata.
Il vero giudizio: crescita troppo debole
Al di là delle singole misure, il messaggio di fondo del rapporto riguarda la capacità dell’Italia di tornare a crescere stabilmente.
L’FMI stima per il 2026 e il 2027 una crescita limitata allo 0,5%, frenata da produttività stagnante, demografia sfavorevole e bassa partecipazione al lavoro di donne e giovani. Senza contare altri rischi al ribasso: la guerra in Medio Oriente e il rialzo dei prezzi energetici hanno già spinto l’inflazione al 2,8% ad aprile, mettendo sotto pressione consumi e fiducia delle famiglie. Tra i rischi citati figurano anche un irrigidimento delle condizioni finanziarie, tensioni commerciali globali e persino una possibile correzione dei mercati legata all’intelligenza artificiale.
In sostanza, il Fondo riconosce al governo Meloni di aver rafforzato la stabilità finanziaria nel breve periodo, ma ritiene ancora insufficiente la strategia per affrontare i nodi strutturali dell’economia italiana.
Da qui l’insistenza sulle riforme: giustizia civile, concorrenza, mercato del lavoro, istruzione, innovazione, transizione energetica e piena attuazione del PNRR.
Il messaggio più forte del rapporto riguarda però le riforme strutturali. Per il Fondo, senza un recupero della produttività l’Italia rischia di restare intrappolata in una crescita troppo debole per ridurre davvero il peso del debito.
Tra le priorità indicate:
Particolare attenzione viene riservata anche alla sicurezza energetica. Il Fondo sottolinea come la dipendenza italiana dai combustibili fossili importati abbia amplificato l’impatto del rialzo dei prezzi energetici. Da qui l’invito ad accelerare su rinnovabili, accumuli energetici e integrazione del mercato elettrico europeo.
Un giudizio con un messaggio politico preciso
Il rapporto evita toni allarmistici e contiene diversi riconoscimenti all’azione dell’esecutivo. Ma il bilancio finale appare articolato: promossa la gestione della stabilità, meno convincenti alcune misure simboliche della politica economica del governo.
Il messaggio implicito del Fondo è che la credibilità conquistata sui mercati non può poggiare soltanto sulla disciplina di bilancio. Per l’FMI, senza riforme strutturali e senza una revisione di alcune scelte fiscali, l’Italia rischia di restare intrappolata in una crescita troppo debole per ridurre davvero il peso del debito.
P.P.