È passato un anno dalla scomparsa di Leonardo Morlino, che ha arricchito questo sito con la sua rubrica Il Principe, a volte sorprendendoci e sempre illuminandoci con le sue analisi sulla politica italiana e internazionale. Lo ricordiamo con stima, rimpianto e affetto. In sua memoria abbiamo chiesto questo contributo a un insigne collega della materia di cui è stato maestro, il politologo Sergio Fabbrini
È passato un anno da quando Leonardo ci ha lasciati. Tuttavia, la sua legacy è più che mai presente tra di noi. Leonardo è stato uno studioso di rilievo internazionale, con una reputazione scientifica diffusa in Europa, negli Stati Uniti e nell’America latina. Al centro dei suoi studi vi era la democrazia, intesa come processo e non solo come regime politico. Di qui, il suo interesse “sartoriano” verso il ruolo dei partiti, considerati gli attori cruciali dei processi di transizione e democratizzazione. Senza stabili agenzie collettive di mobilitazione, la vita democratica può risultare instabile, oltre che imprevedibile.
I suoi studi sulle transizioni democratiche (in particolare quelle relative ai Paesi dell’Europa del sud) e sulla qualità della democrazia costituiscono un punto di riferimento necessario per gli studiosi di scienze sociali. Gli studi sulla qualità della democrazia, un topic che ha assorbito la sua intelligenza nell’ultima fase della sua ricerca scientifica, sono più che mai attuali in un periodo, come quello odierno, in cui stiamo assistendo a processi di democratic backsliding, proprio all’interno di democrazie consolidate, a cominciare dagli Stati Uniti di Donald Trump.
Dopo aver ricercato le condizioni favorevoli alla transizione dai regimi autoritari ai regimi democratici, oggi ci troviamo di fronte a processi inversi, ad una pressione per fare regredire la qualità delle democrazie e trasformarle in qualcos’altro. Probabilmente, in regimi ibridi, come li ha definiti Leonardo. La stessa distinzione, che è alla base della politica comparata, tra democrazie e autoritarismi è resa più incerta dai processi autocratici in corso, come Leonardo aveva intuito. Per Leonardo, la ricerca doveva misurarsi con temi socialmente rilevanti, non già rinchiudersi nella nicchia dello specialismo fine a sé stesso.
Leonardo è stato anche un tenace costruttore di istituzioni. Aveva un’autentica passione per costruire networks di studiosi di diversi Paesi, coinvolgendo professori consolidati e giovani studiosi (spesso laureati con lui). Amava operare all’interno di comunità epistemiche, si era assunto responsabilità dirigenti di organizzazioni di studiosi, internazionali e nazionali. Leonardo ha costantemente creato gruppi di ricerca, sui temi per lui di volta in volta centrali, coinvolgendo dottorandi e post-doc, oltre che colleghi tenured. La presenza di giovani studiosi, all’interno dei suoi progetti di ricerca, ha rappresentato un aspetto caratterizzante il suo lavoro scientifico. E di giovani che volevano lavorare con lui ce n’erano tanti, visto il suo prestigio scientifico e l’importanza dei suoi temi di ricerca. Leonardo sapeva che la ricerca o è internazionale o non esiste. La sua cifra intellettuale è stata l’internazionalità.
Anche alla Luiss, Leonardo non ha fatto mancare il suo sostegno all’internazionalizzazione della ricerca e dell’insegnamento. I progetti innovativi del Dipartimento di Scienze politiche, dal corso undergraduate di Politics, Philosophy and Economics (PPE) alla trasformazione del Politics PhD program in uno dei più competitivi ed internazionali programmi di dottorato, sono stati da lui sostenuti con convinzione. Mi fa piacere ricordare l’aiuto da lui ricevuto durante la mia direzione del Dipartimento di Scienze Politiche, soprattutto per quanto riguarda l’obiettivo di internazionalizzare la Faculty e di rafforzarne il carattere multidisciplinare.
Leonardo aveva una grande personalità. In più occasioni, abbiamo avuto opinioni diverse, sia sui metodi e progetti di ricerca da promuovere che sulle scelte istituzionali e di reclutamento da perseguire. Differenze, sono sicuro, che ci hanno arricchito entrambi. Come avviene all’interno di comunità epistemiche basate sulla libertà, la sincerità e il rispetto. Il mio mentore americano, Nelson W. Polsby, sosteneva che la nostra professione consiste in scholarship and community. Leonardo le ha onorato entrambe.