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Le Neobank alla conquista del mondo

Gabor David Freidenthal
Gabor David Friedenthal

Chiunque abbia seguito l’evoluzione di startup digitali nel settore dei Servizi finanziari ha sicuramente notato la difficoltà di stare al passo con il numero di Fintech, Insurtech e Regtech che si sono moltiplicate sul mercato.

Le news periodicamente pubblicate sulle Fintech sembrano addirittura diventare out-of-date nel momento stesso in cui vengono lanciate sul web. Ciò è dovuto in particolar modo alla miriade di player entrati sul mercato che hanno stravolto il mondo dei pagamenti, dei prestiti e del banking in generale. Basti pensare che uno studio condotto da Exton in Francia quest’anno ha permesso di identificare ben 350 nuove startup solo sul mercato francese.

Tuttavia, se le Fintech nascono per concentrarsi sulla risoluzione di un particolare problema identificato nel settore dei servizi finanziari, le Neobank vengono lanciate invece come veri e propri competitor delle banche tradizionali. Tale trend ha avuto inizio intorno al 2015, quando molte digital bank hanno lanciato un’offerta che di lì a poco avrebbe fatto da esempio ad altri player.

DA FENOMENO EUROPEO A FENOMENO GLOBALE

Nel 2019 sono nate infatti a livello globale oltre 70 Neobank e ci si attende che questa tendenza continui anche nel 2020. In altre parole, è come se negli ultimi due anni ogni 5 giorni fosse stata lanciata una Neobank.

Fino a due o tre anni fa, la rivoluzione portata dal fenomeno del Neobanking trovava l’epicentro per lo più nel mercato europeo: vale la pena citare Regno Unito, Francia, Finlandia, Germania e Russia dove sono sorte le prime Neobank, la cui fortuna nasce dalla felice combinazione fra mobile centricity ed esperienza bancaria dell’utente.

Al contrario di allora, il Neobanking rappresenta oggi un vero e proprio fenomeno globale e gli stessi player sono localizzati in diverse parti del pianeta, con i mercati più ampi rappresentati da America e Asia, che coprono un numero sempre maggiore di segmenti attraverso i più diversi modelli di banking.

L’America Latina conta oggi 50 Neobank, nate sulle orme del successo di Nubank in Brasile. La Cina, a sua volta, ha assistito ad una crescita esplosiva di ecosistemi finanziari quali Ant Financial e WeBank che – oltre ad aver attirato centinaia di milioni di clienti e ad aver guadagnato una posizione dominante nei pagamenti – si sono espanse con successo nel credito al consumo e in altri prodotti finanziari.

Le differenze fra Paesi sono enormi e i diversi livelli di intensità competitiva sono il risultato delle opportunità di mercato percepite ancora come inesplorate dalle banche incumbent. Due esempi degni di nota in Europa sono il Regno Unito e la Polonia.

Mentre il Regno Unito ha visto nascere ben 37 Neobank, dimostrando di essere la nazione con maggiore capacità di innovazione nel settore, la Polonia è ancora in attesa della sua prima banca digitale pura (mBank nonostante la sua reputazione digitale non è considerata una Neobank nella nostra analisi a causa della sua storia pregressa e dell’esistenza di una rete di filiali). È probabile che ciò sia dovuto non tanto alla mancanza di opportunità in questo paese, che è ampiamente considerato come uno dei maggiori in termini di diffusione complessiva del digital banking, quanto piuttosto al timore di non essere in grado di differenziare e competere con le forti banche digitali già presenti nel paese.

VINCE CHI SI FOCALIZZA

Grazie ad una strategia “scale first” volta a privilegiare i volumi, un numero sempre crescente di Neobank presenti nel nostro database hanno allargato l’offerta dei loro servizi al di fuori dei confini nazionali, e le stesse banche europee si sono dimostrate le più attive in termini di sfruttamento del mercato globale.

Attualmente 43 Neobank (~17% del totale) operano su più mercati: tra queste Revolut e Transferwise che sono attive in 36 diversi paesi e hanno l’obiettivo di continuare la loro crescita internazionale. Per esempio, la stessa Revolut ha dichiarato di voler proseguire la propria espansione in Brasile, Canada, Hong Kong, Nuova Zelanda e Emirati Arabi Uniti, mentre Transferwise ha recentemente ampliato la partnership con Mastercard per l’emissione della sua carta di credito su scala globale.

Tuttavia, nonostante la visibilità che queste banche internazionali hanno avuto durante la fase di lancio, le evidenze più recenti suggeriscono che gli “eroi locali” riescono ancora ad attirare un significativo interesse da parte dei clienti. Ciò è testimoniato dalla forte crescita di Neobank domestiche come Bnext in Spagna o HYPE in Italia.

A causa delle Neobank locali in rapida ascesa e dei frequenti ingressi di nuovi player sul mercato, le opportunità di business si stanno rapidamente affievolendo e i vantaggi dei first mover stanno diminuendo sempre più, fatta eccezione per chi si focalizza su offerte di nicchia e specifici segmenti.

EXTON WORLDWIDE – NEOBANKING INDEX

Per coloro che stanno considerando il lancio di una nuova Neobank o l’espansione in altri paesi, diventa sempre più rilevante dare priorità a dove e in quale segmento effettuare il lancio. Molte delle nostre discussioni con gli operatori di mercato ruotano intorno alle seguenti domande:

  • Quali paesi sono i campioni del Neobanking a livello globale?
  • Cosa si può imparare dai disruptor che hanno avuto successo nei diversi mercati?
  • In quali paesi e in quali segmenti esiste ancora un “white space”, ovvero l’opportunità di sviluppare una proposta di valore differenziata in un mercato significativamente grande e digitale?
  • Come si possono confrontare e classificare le opportunità offerte dai singoli paesi?

Per rispondere a queste domande abbiamo sviluppato Exton Worldwide Neobanking Index che analizza 40 paesi che presentano attività nel settore. L’indice misura lo stadio evolutivo del paese a livello di Neobanking su 3 aree principali:

  • Livello di attività delle Neobank
  • Disponibilità del cliente al Digital Banking
  • Penetrazione del cliente sulle Neobank

I risultati dell’analisi confermano che l’Europa è ancora il motore dell’innovazione, con tre dei cinque mercati più avanzati in termini di Neobanking: Regno Unito, Svezia e Francia.

Allo stesso tempo, altri mercati stanno recuperando rapidamente, in particolare la Corea del Sud e il Brasile, ma anche gli Stati Uniti. La Cina rappresenta invece un unicum in termini di sviluppo di ecosistemi digitali e risulta per questo difficile confrontarla con altri mercati. Inoltre, rimane impareggiabile in termini di base di clienti potenzialmente aggredibili.

Con grande sorpresa, fra i paesi che sono rimasti fra i gradini più bassi della graduatoria da noi elaborata vi è la Polonia al 25esimo posto e il Giappone al 30esimo.

La Germania, potenza indiscussa nell’era delle banche dirette, non trova spazio tra le Top 10 del nostro indice. Questi ultimi tre rappresentano dunque alcuni dei mercati dove presumibilmente rimane ancora “white space” in termini di innovazione, ed è proprio qui che ci si attende maggiore attività negli anni a venire.