approfondimenti/regolazione
Brexit e Bce

L'assegno di Lagarde a Boris

Paola Pilati

L’addio del Regno Unito all’Unione Europea avrà delle conseguenze anche per la Bce. La signora Lagarde dovrà firmare un assegno di 58 milioni di euro alla Bank of England. È questa la quota che la banca centrale britannica ha versato come contributo al capitale dell’organismo bancario europeo, e Londra lo rivuole indietro. 

In realtà, a norma di statuto Bce, quella quota di capitale non dovrebbe essere restituita. Ma nel testo degli accordi con cui il governo di Londra tratta il suo distacco viene esplicitamente chiesto di rientrare di quei soldi.

I 58 milioni rappresentano solo il 3,75 per cento della quota che sarebbe spettata alla Gran Bretagna in base alle capital key con cui si assegnano le porzioni di partecipazione alla banca di ciascun paese.

Queste capital key possono variare nel tempo in quanto rispecchiano la forza economica dei paesi in base a popolazione e prodotto lordo sul totale dell’Europa. L’ultimo aggiornamento è stato fatto all’inizio del 2019.

Perché Uk ha versato solo una percentuale minima della sua quota? Lo statuto della Bce prevede che al capitale, che ammonta a 10,8 miliardi di euro, contribuiscono i paesi dell’euro pagando fino all’ultimo centesimo delle rispettive capital key, mentre ai nove paesi non euro è stato concessa una riduzione solo come contributo per le attività che la Bce deve comunque svolgere nei loro riguardi.

Di fatto quindi, pur pesando, in base alla propria economia, il 14 per cento del capitale della Bce (più o meno come l’Italia, mentre la Francia pesa il 16 per cento e la Germania il 18), la BoE ha versato pochi spiccioli. In totale, le nove banche centrali non euro hanno partecipato al capitale della Bce per 123 milioni di euro.

L’aggiornamento delle capital key viene di norma fatto ogni cinque anni, per rispecchiare il corrente peso economico dei paesi membri. La Brexit, però, potrebbe indurre un aggiornamento straordinario. E altrettanto potrebbe accadere per la Banca Europea degli investimenti, che restituirà alla Gran Bretagna in dieci anni i 3,5 miliardi di capitale versato.

Anche se nel caso delle capital key della Bce la cifra è molto inferiore, e quindi potrebbe anche essere ignorata, la questione si riflette su un altro fronte, tutt’altro che secondario e non ignorabile. Quello de QE. È in base alle capital key che la Bce conduce e soppesa i suoi acquisti di titoli dei vari paesi, e tutte la variazioni di questo schema sono cruciali perché hanno riflessi sui mercati.

In secondo luogo, è sempre in base alla capital key che la Bce può chiedere ai propri “azionisti”, cioè le banche centrali dei paesi euro, di ripianare il proprio capitale in caso di perdite. Per qualcuno, la questione viene giudicata un po’ come quella del sesso degli angeli: che senso ha preoccuparsi del capitale di una banca che stampa moneta? Eppure non si tratta di un aspetto filosofico, perché mette in campo l’indipendenza della banca e quella delle sue policy di fronte a ogni possibile intromissione.