new
Osservatorio Banche
L'ammonimento di Panetta alle banche europee

Il commercio mondiale va meglio del previsto nonostante i dazi di Trump, ma Panetta al Forex sollecita i banchieri a non cullarsi sugli allori dei ricchi utili conseguiti. In un mondo sempre più incerto le banche europee recuperano terreno sulle americane, ma i buchi nell'architettura finanziaria europea restano un ostacolo

Silvano Carletti
Carletti

Il discorso pronunciato dal governatore Fabio Panetta all’incontro annuale organizzato da ASSIOM FOREX (21 febbraio) merita un’attenta lettura. Al di là del contenuto informativo, come al solito molto ricco, è un fermo invito al management bancario e finanziario a concentrasi sulla complessa realtà attuale. 

In un intervento di oltre 20 pagine il riferimento al sistema bancario nazionale avviene appena prima delle conclusioni e si limita a meno di una pagina. Senza dubbio un’indicazione positiva: diversamente da un passato non lontano, le banche in Italia non sono fonte di problemi ma settore su cui contare per rafforzare l’anemica crescita economica nazionale.

Il messaggio che domina l’intervento del governatore è però soprattutto un altro: le profonde trasformazioni in atto rendono più difficile del passato la definizione di uno scenario ragionevolmente affidabile. Restare fermi o muoversi lentamente non è consigliabile, ma i percorsi da intraprendere devono essere selezionati con grande cura. Nel caso del famoso cigno nero (evento inatteso perché impossibile da prevedere e persino da immaginare) non si possono, per definizione, predisporre difese. Ma quelli che stanno segnando questi tempi sono processi che maturano in modo sotterraneo per poi produrre in breve tempo conseguenze profonde.

Come evidenziato già nel titolo dell’intervento (Commercio e finanza in un mondo frammentato) l’attenzione del governatore si è concentrata sulla frammentazione del commercio globale, fenomeno cresciuto lentamente ma poi affermatosi con forza nell’ultimo biennio, rendendo massima l’incertezza delle politiche commerciali. Un ritorno all’assetto precedente non è (per ora) ipotizzabile, sicurezza e geopolitica sono ormai componenti essenziali delle scelte economiche.   

Arrendersi alla frammentazione sarebbe un errore, considerati i benefici dell’integrazione globale sperimentati fino a poco tempo fa. La riorganizzazione dell’economia globale in blocchi di paesi con scambi più intensi all’interno dei singoli gruppi e più contenuti tra gruppi diversi prospetta un futuro meno favorevole, anche se nell’immediato ha attenuato l’impatto sui volumi commerciali delle misure doganali statunitensi. Nonostante l’esplodere dei dazi, nel 2025 il commercio internazionale è cresciuto del 4%, un ritmo doppio rispetto alle attese e superiore a quello del PIL mondiale. Combinandosi con un diffuso allentamento delle condizioni monetarie, la crescita dell’economia globale ha superato le attese in misura apprezzabile.

Al dispiegarsi di dinamiche migliori del previsto hanno contribuito anche le attività riconducibili all’Intelligenza Artificiale, ambito anch’esso dominato da profonda incertezza: guadagni di produttività non ancora pienamente quantificabili; investimenti cospicui nel breve periodo a fronte di ricavi in larga parte diluiti nel tempo, etc.

Nell’insieme, l’interagire di fattori incerti ha aperto lo scorso anno la strada a sviluppi migliori delle attese, un esito che niente e nessuno può assicurare si ripeta in futuro. Nella quasi totalità dei casi, l’incertezza non si può annullare, ma non può neanche essere subita passivamente, scelte adeguate possono stemperarla. Gli eventi bellici in Ucraina, in Medio Oriente e in altre aree del mondo accentuano il problema. È su questo che la platea di Venezia è stata (implicitamente) invitata a concentrarsi piuttosto che continuare ad auto-lodarsi per i risultati conseguiti o riproporre promesse/obiettivi simili al recente passato, come se tutto procedesse as normal.

*          *          *

Come già segnalato in questa rubrica, i risultati 2025 propongono uno scenario che in pochi avevano pronosticato. Alla luce della svolta di politica monetaria avviata dalla Bce a metà 2024 e concretizzatasi in un dimezzamento dei tassi ufficiali (riduzione di oltre 2 punti percentuali), l’aspettativa generale era che nel 2024 e ancor più nel 2025 le banche europee avrebbero registrato un sensibile ridimensionamento del risultato finale. Questo in realtà non è avvenuto.

Il totale dei ricavi dei 5 maggiori gruppi italiani risulta nel 2025 superiore di quasi 5 mld rispetto al 2023, con costi e rettifiche su crediti rimasti invece quasi invariati. L’utile netto 2025 (sterilizzando l’effetto acquisizioni) è superiore del 12% a quello del 2024 e del 20% a quello del 2023; esposto in valore l’utile netto contabile aggregato di questi gruppi risulta nel 2025 pari 26,5 mld, in crescita di 2,9 mld rispetto al 2024 e 4,5 mld rispetto al 2023.

Un articolo del Sole 24 Ore evidenzia come l’Italia si muova in sintonia con il resto dell’Europa. In effetti, considerando l’aggregato costituito dai primi 2 gruppi bancari dei 5 principali paesi dell’area euro (Italia, Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi) si rileva nel 2025 una crescita a/a del 10,7% dell’utile netto, da 76,9 mld del 2024 si è passati ad 85,1 mld. A voler essere pignoli, escludendo i due gruppi italiani l’incremento medio dei restanti 8 risulta anche più marcato (11,5%).

Nel 2025 al vertice della graduatoria mondiale per utile netto prodotto si ritrovano ancora i 6 maggiori gruppi statunitensi con un dato aggregato di $157 mld, dei quali oltre un terzo (57 mld) attribuibile alla sola JP Morgan. La novità è che la distanza tra i gruppi americani ed europei si è ridotta. Anzi, dopo molti anni due banche europee hanno realizzato un ammontare di profitti netti superiore/uguale all’ultimo dei gruppi americani: in euro, 14,1 mld per Santander, 12,2 mld per BNP Paribas e 12,2 mld per Citigroup. Sul confronto pesa ovviamente il netto indebolimento del dollaro, sceso contro euro da 1,04 di fine 2024 a 1,17 dodici mesi dopo. Comunque, anche se venisse adottato il cambio di fine 2024, il consuntivo 2025 di Citigroup sarebbe ancora inferiore a quello del Santander.

Riportando l’attenzione all’ambito europeo c’è da riferire che secondo uno studio di Oliver Wyman, nel quadriennio 2022-25 le banche europee hanno restituito agli azionisti (dividendi + buyback) oltre 300 mld di euro. Una generosa remunerazione degli azionisti spinge verso l’alto la quotazione del titolo e quindi rende più ardue eventuali iniziative ostili.

Ma a impedire di trasformare almeno una parte di queste risorse in occasione di sviluppo (leggasi M&A) sono stati più fattori, tra i quali due primeggiano particolarmente. Il primo è di natura politica ed è individuabile nella crescita delle spinte sovraniste che in più casi hanno impedito il realizzarsi di operazioni cross border (UniCredit-Commerzbank parla chiaro). Bastano le dita di una mano per contare le operazioni cross border di qualche rilievo arrivate a conclusione, troppo poche per poter dire che il sistema bancario europeo comincia ad orientarsi verso una dimensione tendenzialmente continentale.

Il secondo ostacolo è nell’architettura normativa vigente, ove al persistente rilievo della componente nazionale si contrappone il ridotto spessore di quella comunitaria. La mancata realizzazione di un sistema europeo di tutela dei depositi è nota (il progetto risale al 2015). Meno conosciute sono altre conseguenze prodotte dalla frammentazione lungo i confini nazionali, conseguenze che AFME (Association for Financial Markets in Europe) ha ricordato in un documento di pochi mesi fa.

Tra esse, due colpiscono particolarmente: i) per completare una fusione o acquisizione bancaria occorrono nella Ue 285 gg (oltre 100 giorni in più rispetto al 2014) rispetto ai 219 degli Stati Uniti o ai 187 della Cina; ii) a causa della mancanza di deroghe transfrontaliere, oltre 225 mld di capitale e 250 mld di liquidità sono bloccati nelle filiali dei gruppi bancari dell’UE, essendone impedito il trasferimento tra capogruppo e controllata in periodi di stress. In sostanza, un grande gruppo bancario multinazionale è in Europa per aspetti non secondari non una realtà unica ma una combinazione di distinte realtà domestiche.

Condividi questo articolo