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RECOVERY FUND

La partita comincia adesso

Giorgio Di Giorgio

L’accordo faticosamente raggiunto in Europa sul Recovery Fund assegna all’Italia una dote importante di risorse. Ben 209 miliardi di euro sui 750 complessivamente messi a disposizione dei paesi europei colpiti dalla crisi pandemica, tra sussidi e prestiti, somme queste ultime da restituire sì, ma a tassi più convenienti di quelli che l’Italia paga sul proprio debito nazionale.

Dal punto di vista politico, non c’è dubbio che il Governo Conte porti a casa un risultato importante, perseguito con tenacia e abilità. Ovviamente, non può non sottolinearsi il ruolo decisivo svolto da Angela Merkel, al cui impegno personale si deve in buona parte il raggiungimento di un accordo “storico”, che apre la strada a un bilancio comune degno di questo nome e pone nuove basi per la ripresa di un percorso di integrazione politica e fiscale in Europa. E del Presidente Macron, il cui appoggio sin dall’inizio alle richieste italiane e spagnole ha determinato che le stesse non potessero essere più trascurate.

Riforme in cambio di fondi

Ma la partita da giocare inizia adesso. Le risorse sono a disposizione ma vanno meritate. È necessario predisporre rapidamente un serio Piano nazionale per le riforme essenziali a consentire un recupero strutturale dei ritardi che il nostro paese ha accumulato nelle ultime tre decadi dai partners europei.

Tra novembre e dicembre, Commissione e Consiglio Europei valuteranno tale piano e, condizionatamente alla sua approvazione, consentiranno di iniziare a ricevere (nel 2021-22) circa il 70% delle risorse attribuite. Il restante 30% sarà reso disponibile nel 2023, a seguito di una ulteriore valutazione relativa all’implementazione effettiva del piano originariamente predisposto.

Quali saranno le riforme da presentare all’Europa per ottenere i fondi richiesti? Le stesse più volte indicate, negli ultimi venti anni, da tanti economisti e purtroppo mai realizzate da nessuno dei governi che si sono alternati alla guida del paese. Tutte cruciali per aumentare la produttività e la competitività del paese e consentire un ritorno allo sviluppo e alla prosperità. Una riforma del fisco, della giustizia, del mercato del lavoro. Accompagnate da investimenti in infrastrutture, capitale umano, innovazione e digitalizzazione.

Nuove procedure e capacità manageriale

Non è una sfida da poco. Pianificare interventi credibili, realizzabili in tempi certi e monitorabili nel loro percorso di implementazione richiede capacità politiche e manageriali che non possono darsi per scontate. Vanno cambiate regole e procedure con cui gli italiani sono abituati a convivere da anni, spesso intaccando rendite e interessi di parte.  Come già in passato, non mancheranno i tentativi di bloccare i cambiamenti necessari. Sin qui, il Governo ha reagito alla crisi attivando sostegni di varia natura a cittadini e imprese. Le nuove risorse messe a disposizione dall’Europa non potranno muoversi nella stessa direzione, richiederanno interventi strutturali profondi, all’inizio e per alcuni percepiti anche come dolorosi.

Avrà il Governo la forza di difenderli? Saprà disegnarli in modo efficace e realizzarli nei tempi necessari? Riuscirà a mantenere il consenso in Parlamento quando lobbies e interessi di parte cercheranno di difendere le proprie posizioni di rendita? Sono tutti interrogativi legittimi, oggi come ieri. L’Italia può farcela, ma la partita è solo iniziata.

Questo articolo è stato pubblicato su Luiss Open