Osservatorio Banche

di Silvano Carletti

La fase accomodante della Bce

Silvano Carletti
Silvano Carletti

La pandemia provocata dal coronavirus continua a progredire, assumendo una dimensione sempre più globale. In Italia in poco più di un mese il numero ufficiale dei morti ha superato quota 10mila e quello dei contagiati è entrato nel regno delle sei cifre.

Da giorni si attende qualche robusto segno di correzione dei trend, segnali che però tardano ad arrivare. Solida, invece, è la convinzione che l’uscita da questa emergenza sanitaria richiederà tempo, probabilmente molti mesi.

A rendere più pesante il clima generale è la percezione (più che ragionevole) che il blocco quasi generale dell’attività produttiva avrà ricadute molto pesanti sulla condizione reddituale e patrimoniale di famiglie ed imprese. Da qui una domanda di previsioni economiche. La fragilità informativa su cui si basano questi esercizi di previsione rende però poco affidabili le conclusioni numeriche cui essi pervengono. La loro lettura è comunque utile per riflettere sugli assunti logici da essi adottati. 

Nel suo ultimo Rapporto di Previsione, Prometeia argomenta che la pandemia in atto sta determinando una recessione globale superiore a quella del 2008-09. Nel caso dell’Italia si ritiene ragionevole ipotizzare che a inizio maggio possa cominciare una lenta e selettiva ripresa dell’attività produttiva, con gli indici congiunturali più sensibili in risalita a partire da settembre.

Ovviamente, il recupero di un business as usual è decisamente improbabile, soprattutto nel breve-medio termine. Nello scenario base di Prometeia gli accenni di ripresa nell’ultima parte del 2020 consentirebbero all’Italia solo di lenire la contrazione a doppia cifra del primo semestre. Ne deriverebbe una flessione economica per l’intero 2020 stimata pari a -6,5%. Una frenata cui seguirebbero due anni di recupero relativamente contenuto e comunque insufficienti ad evitare un consuntivo negativo per il triennio 2020-22. Secondo Prometeia la vicenda del coronavirus è destinata ad acuire il ritardo del nostro Paese: se, infatti, nel 2022 l’eurozona potrà dire di aver completamente riassorbito le ricadute della pandemia, per l’Italia la perdita da sanare sarà ancora importante.

A qualunque latitudine ci si trovi, la condizione di un sistema bancario dipende in ampia misura dalla vitalità della realtà economica con cui si rapporta. Potendo disporre solo di previsioni macro particolarmente fragili, è decisamente difficile esprimersi sulle prospettive del circuito bancario nazionale ed europeo. Chi ci ha provato è spesso approdato solo a prudenti banalità (in un rapporto del 12 marzo Moody’s scrive che “la reddività delle banche, in Europa e ancor più in Italia, andrà sotto pressione per la minore attività creditizia, le commissioni in riduzione e un piu alto costo del credito deteriorato”).

Dalle stime della Goldman Sachs sulla dinamica degli utili nel 2020 delle 50 maggiori banche europee, inoltre, si ricava come in molti contesti manchi ancora una realistica percezione della gravità dei fenomeni in atto (per quasi 4/5 dei gruppi considerati si ipotizza una flessione contenuta entro il 15%, la ricaduta di una congiuntura solo moderatamente negativa).

Esercizio forse più utile è quello di ricostruire la logica che in queste settimane ha ispirato gli interventi delle autorità continentali.

Facendo riferimento, in particolare, alla Banca Centrale Europea il filo conduttore degli interventi sembra essere quello di evitare che le fragilità del sistema bancario possano diventare un ostacolo all’avvio di una rapida fase di recupero. Per quanto possibile si tende a stimolare un intervento proattivo degli istituti di credito per irrobustire le aspettative di ripresa economica.

Per l’asta aggiuntiva (già effettuata) di rifinanziamento a più lungo termine e per quelle già previste nel programma LTRO-3 è stato deciso un considerevole incremento dei fondi assegnabili a ciascun istituto (dal 30 al 50% dello stock di prestiti già concesso a famiglie e imprese, mutui immobiliari esclusi). L’assegnazione di fondi, inoltre, avviene con un ampliamento dell’incentivo già molto generoso previsto per questo canale monetario (il tasso d’interesse applicato può scendere fino a -0,75%). 

In secondo luogo, le autorità europee hanno stabilito l’allentamento o il congelamento di alcuni adempimenti normativi. Rientrano in questa casistica il rinvio del nuovo ciclo di stress test e l’annuncio che si consentirà a singole realtà bancarie di operare con parametri regolamentari (ad esempio il LCR, Liquidity Coverage Ratio) inferiori a quanto previsto.

È possibile che questo tipo di orientamento possa proseguire arrivando a toccare il calendar provisioning (in una sua lettera l’ABI ha fatto sua questa richiesta), ai requisiti MREL, etc. Anche la Bank of England sta muovendosi lungo questa stessa linea. Parallelamente, però, la Bce ha “invitato” le banche a sospendere (almeno fino ad ottobre 2020) il pagamento del dividendo relativo al 2019 (formalmente la raccomandazione del 27 marzo è del tipo comply or explain).

Sollecitata dalle istanze di numerose associazioni bancarie (tra cui l’ABI), il 25 marzo scorso l’EBA ha anche precisato che le iniziative di moratoria adottate dalle banche per alleviare la condizione di famiglie e imprese non determinerà automaticamente una riclassificazione di questi finanziamenti tra quelli deteriorati, eventualità che avrebbe richiesto svalutazioni prudenziali aggiuntive.

Secondo l’EBA le banche dovranno operare su una on case-by-case basis, distinguendo cioè tra controparti in difficoltà presumibilmente solo temporanea e controparti per le quali il recupero della  solvibilità è da ritenersi improbabile anche in una prospettiva di lungo termine.  

Queste novità nell’evoluzione della normativa bancaria hanno spinto alcuni osservatori a concludere che la pandemia in corso ha spinto le autorità europee ad inaugurare una fase di regulatory easing da affiancare al monetary easing da tempo in atto. Anche se l’atteggiamento “accomodante” delle autorità di vigilanza europee è presumibilmente destinato a proseguire, regulatory easing sembra una sintesi per ora eccessiva. 

Più realisticamente si può forse parlare per la vigilanza europea di una più pragmatica e realistica interpretazione del proprio ruolo, un’evoluzione cui potrebbe non essere estraneo il passaggio di testimone al vertice del Single Supervisory Mechanism (SSM) avvenuto lo scorso anno (da Danièle Nouy a Andrea Enria).

Per qualsiasi istituzione la graduatoria delle priorità non è data una volta per sempre, ma deve necessariamente tener conto delle circostanze esterne, soprattutto quando a serious disruption come il coronavirus mette in discussione tutti o quasi gli equilibri presistenti. Mutare la graduatoria delle priorità alla luce delle urgenze create dalla pandemia è una dimostrazione di maturità. Così come lo sarà il tornare ad occuparsi del rafforzamento del sistema bancario europeo quando l’emergenza sanitaria ed economica saranno state superate. Oggi poter garantire un pieno funzionamento del circuito dei pagamenti è decisamente più importante che intervenire per risolvere fragilità o inadempiendenze di singoli operatori.