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IL FUTURO DEL MATTONE
La demografia ridisegna il mercato immobiliare

Oggi circa il 50% del patrimonio residenziale italiano è detenuto da persone con più di 70 anni. Nei prossimi decenni una vera e propria “staffetta patrimoniale” ridisegnerà il mercato. Si tratta di oltre 2.700 miliardi di euro di ricchezza immobiliare che passerà di mano. Ma l'impatto sarà diverso a seconda del territorio. Uno studio di BPER Banca

Eliana Chessa e Giulio Varricchio
ElianaChessa
Giulio-Varriccchio-foto

Per comprendere il futuro del mercato immobiliare italiano, più che ai tassi d’interesse è necessario osservare la demografia. È infatti nei cambiamenti della popolazione, della struttura familiare e dell’età media degli italiani che si nasconde una delle trasformazioni più profonde che il settore residenziale dovrà affrontare nei prossimi decenni.

La casa continua a rappresentare il principale bene patrimoniale delle famiglie. Le abitazioni valgono oggi circa il 44% della ricchezza lorda degli italiani e, considerando anche gli immobili non residenziali, la quota supera la metà del patrimonio complessivo nazionale. Ad oggi il settore risulta in salute: le compravendite ed i prezzi continuano a crescere, sostenuti da una domanda che resta vivace a fronte di un’offerta limitata. Nonostante questo, le dinamiche strutturali che stanno interessando il Paese suggeriscono infatti che il vero tema dei prossimi vent’anni non sarà tanto la disponibilità di abitazioni, quanto la loro capacità di rispondere alle esigenze di una società profondamente diversa rispetto a quella che le ha generate.

L’apparente paradosso della demografia italiana è che mentre la popolazione diminuisce, il numero delle famiglie continua ad aumentare. Tra il 2014 e il 2024 i residenti sono passati da circa 60,4 a 58,9 milioni di persone. Nello stesso periodo, tuttavia, i nuclei familiari hanno continuato a crescere, superando quota 26 milioni. La ragione è semplice: le famiglie sono sempre più piccole. La dimensione media è scesa da 2,5 componenti nel 2009 a circa 2,2 nel 2024. A guidare questo processo sono fenomeni ormai consolidati: il calo delle nascite, l’aumento della longevità, la crescente incidenza di separazioni e divorzi e una progressiva diffusione di modelli di vita individuali. Le famiglie composte da una sola persona sono aumentate del 42% nell’arco di quindici anni, mentre quelle con tre o più componenti sono in costante diminuzione.

Questa evoluzione cambia radicalmente il modo di abitare. La grande casa costruita per una famiglia con figli lascia progressivamente spazio a esigenze differenti: appartamenti più piccoli, costi di gestione contenuti, consumi energetici ridotti e maggiore vicinanza ai servizi. Le preferenze degli acquirenti stanno già riflettendo questi cambiamenti. Le abitazioni tra 50 e 85 metri quadrati rappresentano oggi il segmento più compravenduto nel 2025, seguite da quelle comprese tra 85 e 115 metri quadrati. In altre parole, il patrimonio immobiliare italiano sta entrando in una fase in cui il valore di mercato dipenderà sempre meno dalla semplice proprietà dell’immobile e sempre più dalla sua capacità di soddisfare bisogni specifici, generando potenzialmente una crescente divaricazione tra immobili moderni, efficienti e ben localizzati e abitazioni datate o situate in contesti meno attrattivi.

La vera sfida emergerà nei prossimi decenni, con quella che si può definire una vera e propria “staffetta patrimoniale”. Oggi circa il 50% dell’intero patrimonio residenziale italiano è detenuto da persone con più di 70 anni. In termini di valore si tratta di oltre 2.700 miliardi di euro di ricchezza immobiliare concentrata in una fascia della popolazione che rappresenta poco più di un quarto degli italiani (Scenari immobiliari, 12/5/2026). Questo dato consente di intuire la portata del fenomeno che si svilupperà nei prossimi decenni: una gigantesca redistribuzione patrimoniale attraverso le successioni.

Il processo è già iniziato, dove nel solo 2024 sono stati trasferiti per eredità oltre 378 mila immobili residenziali, con stime che indicano che da oggi al 2050 circa 9,5 milioni di prime case cambieranno proprietario per successione (Cresme: Il mercato delle costruzioni 2026-2029). Il punto chiave è che una parte rilevante di questo patrimonio è stato costruito per un’Italia che non esiste più: famiglie più numerose, popolazione più giovane e necessità abitative differenti. In altre parole, ciò che per una generazione ha rappresentato un bene di valore potrebbe trasformarsi per gli eredi in un onere da gestire, pertanto, poco appetibili per le necessità del mercato. Da qui nasce il concetto di “staffetta patrimoniale”: milioni di immobili verranno trasferiti a eredi che potrebbero non avere interesse a utilizzarli direttamente e che potrebbero trovarsi a sostenere costi elevati per mantenerli, con molte famiglie che potrebbero vedersi trasformare gli immobili da asset patrimoniali a passività.

Secondo le proiezioni demografiche di ISTAT, il numero delle famiglie continuerà ad aumentare fino a raggiungere un picco intorno al 2040, per poi calare negli anni successivi. Questa dinamica suggerisce due fasi distinte. La prima, da oggi al 2040, caratterizzata da una domanda abitativa ancora sostenuta, ma orientata verso nuove tipologie di abitazioni rispetto al passato. La seconda, successiva al 2040, potrebbe vedere una progressiva riduzione degli utilizzatori effettivi delle abitazioni e una crescente disponibilità di immobili derivanti dalle successioni. In tale contesto, soprattutto in alcune aree del Paese, potrebbero emergere situazioni di eccesso di offerta con possibili pressioni ribassiste sui valori immobiliari.

Anche il fattore geografico avrà un’importanza decisiva. Le previsioni mostrano una crescita del numero delle famiglie nel Nord-Ovest e nel Nord-Est, una sostanziale stabilità nel Centro e una diminuzione nel Mezzogiorno e nelle Isole. Ciò significa che l’impatto della transizione demografica non sarà uniforme. Le grandi aree metropolitane e i territori economicamente più dinamici continueranno probabilmente ad attrarre domanda, investimenti e popolazione. Al contrario, molti piccoli comuni e aree interne rischiano di affrontare fenomeni di spopolamento e perdita di valore immobiliare. L’eccezione potrebbe essere rappresentata dai territori in grado di valorizzare le proprie risorse turistiche, professionali o universitari, intercettando inoltre nuove forme di residenzialità e lavoro da remoto.

L’Italia si trova dunque davanti a una sfida che va oltre il semplice andamento del mercato. La questione non è se ci saranno abbastanza case, ma se le case esistenti saranno adatte agli italiani del futuro. Riqualificazione energetica, rigenerazione urbana, valorizzazione dei territori periferici, sviluppo di infrastrutture e crescita dell’offerta abitativa dedicata agli anziani rappresentano alcune delle leve con cui affrontare questa transizione. Per molti anni il dibattito immobiliare si è concentrato sui prezzi e sui mutui. Nei prossimi decenni sarà invece la demografia a dettare l’agenda. Perché il futuro del mattone italiano dipenderà sempre meno dalla quantità di immobili esistenti e sempre più dalla loro capacità di adattarsi a un Paese dove si vive più a lungo e in modo diverso.

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