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Il Principe

di Leonardo Morlino

Il nodo sono i programmi elettorali

A parte le boutades di Berlusconi sulle pensioni a mille euro e il piantare qualche milione di alberi, il punto più rilevante per i partiti alleati di centro destra, dati per vincenti, è un programma credibile. Ecco su quali temi

Leonardo Morlino
Leonardo Morlino

In queste calde giornate di agosto, i leader partitici stanno formando le liste facendosi più o meno condizionare dalle pressioni locali, mentre stanno emergendo i problemi dell’applicazione della legge elettorale, non mutata, per la formazione delle due Camere, profondamente mutate nei numeri (400 e 200 rispettivamente per Camera e Senato rispetto ai 630 e 315 precedenti), con un conseguente impatto atteso a favore dei partiti maggiori. 

Quello che ancora non viene fuori sono i programmi dei partiti, a parte le boutades di Berlusconi sulle pensioni a mille euro e il piantare qualche milione di alberi e quello che appare sui siti dei partiti e che la stragrande maggioranza degli elettori non legge. Eppure, questo è il punto più rilevante specie per i partiti di destra e centrodestra in alleanza, dati per nettamente vincenti da tutte le previsioni fatte.

Anche se alla fine gli altri partiti dovessero riuscire in un exploit tale da condizionare il nuovo governo, il problema rimane: FdI e la Lega promuoveranno un programma credibile o giocheranno la carta del sovra-promettere per attirare voti? E soprattutto quali sono i temi più importanti sui quali quei partiti dovranno prendere posizione per motivare i propri elettori?

Va subito detto che non dovremmo attribuire troppa importanza alle precedenti prese di posizione sui diversi temi oggi più rilevanti. Non solo gli stessi problemi si presentano in modo differente, ma oggi le proposte non sono espressioni simboliche di chi vuole avere il sostegno di un certo elettorato ma sono posizioni di chi sa che con tutta probabilità andrà a governare e un giorno sì e l’altro pure l’opposizione ricorderà le promesse in campagna elettorale per evidenziare la falsità di quegli impegni.

Con questa premessa, i temi decisivi su cui si aspettano le prese di posizione dell’alleanza di centro destra riguardano essenzialmente: la realizzazione degli impegni presi con il PNRR, la crescita della povertà, l’immigrazione, l’impegno per l’Ucraina. Ovviamente non possiamo aspettarci impegni, pure rilevanti, su politiche di riduzione delle crescenti disuguaglianze.

Al di là degli aspetti più di dettaglio e molto rilevanti, una pronuncia dell’alleanza sulla prosecuzione degli impegni riguardanti il PNRR comporta, da una parte, la piena accettazione di una posizione pro-europeista e, dall’altra, la realizzazione delle diverse riforme (ad esempio, giustizia e competizione) su cui ci siamo impegnati. Quali saranno le posizioni della leader di FdI su entrambi i punti? Possiamo mettere da parte tutte le dichiarazioni contrarie di questi anni, ma l’eventuale cambiamento di 180 gradi come avverrà? La Meloni si rifugerà nell’ambiguità dei distinguo, ma alla fine realisticamente accetterà tutte le occasioni di miglioramento accompagnate dai cospicui finanziamenti? Si creeranno tensioni nella stessa alleanza al momento di realizzare i programmi pensando, ad esempio, al ruolo centrale di Giorgetti della Lega nel mettere a punto gli impegni nel PNRR durante il governo Draghi?

E sui gravi problemi interni riguardanti la ripresa produttiva, il ruolo delle imprese e soprattutto la presenza del più alto numero di poveri di qualsiasi democrazia europea, che diranno la Meloni e Salvini? Prevarrà di nuovo il riflesso condizionato populista, pur essendo questa volta sicuri di andare al governo e, quindi, dovendo quasi subito rispondere di quegli impegni?

L’immigrazione, che è stato un cavallo di battaglia dei FdI e ancora di più della Lega, è stato un tema messo in sordina prima dalla pandemia, poi dalla guerra. Ma è un tema assai ben presente a tutti. Si continuerà con le politiche precedenti, oppure si adotteranno – magari di nuovo con qualche ambiguità – nuove posizioni più realistiche che assecondino le stesse esigenze delle imprese a cui quei partiti sono così sensibili?

L’aspetto più delicato e problematico per i leader di un paese, che comunque aderisce alla NATO, sarà introdurre una discontinuità rispetto al governo Draghi nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina, anche tenendo presenti i preesistenti rapporti della Lega con Putin. Saremo ai salti mortali e successivamente a un sostanziale venir meno degli aiuti verso l’Ucraina? Forse è proprio questo il dilemma più rilevante. Come verrà affrontato, se non risolto?

Alla fine, Meloni, Salvini, Berlusconi o per suo conto Taiani prenderanno posizione su questi aspetti all’inizio della campagna elettorale per motivare i propri elettori ed attrarne di nuovi? Oppure giocheranno una campagna tutta identitaria basata su un contratto in bianco con i propri leader, che magari assumeranno posizioni ambigue per attrarre elettorati diversi, ma dove il punto è creare un’identificazione con il proprio leader? Basterà avere pazienza per saperlo.