Libri

a cura di Filippo Cucuccio

Il lobbista, questo sconosciuto

Enrico Carloni – Massimo Mazzoni “Il cantiere delle lobby – Processi decisionali, consenso, regole”, Carocci editore, Roma 2020, pagg.127, Euro 15,00

Dal "modello Washington" al "modello Bruxelles", un'analisi del lobbying oltre gli stereotipi: quanto impatta sui processi decisionali pubblici, come è regolamentato e quali sono le sanzioni

Filippo Cucuccio

Con questo agile ma denso libro Enrico Carloni, Professore di Diritto Amministrativo, che insegna Politiche di Anticorruzione e Trasparenza nell’Università di Perugia e Marco Mazzoni, Professore di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi, che insegna Lobbying e Relazioni Pubbliche nello stesso Ateneo, affrontano in un’ottica innovativa un fenomeno particolarmente complesso e problematico per le sue implicazioni in campo politico e socio – economico, il lobbying.

Un fenomeno, oggetto di attenzione, sia nei dibattiti pubblici, sia nelle indagini e successive riflessioni di natura scientifica, ma la cui valutazione complessiva è stata, spesso, condizionata da un approccio sostanzialmente volto a metterne in evidenza gli aspetti negativi, in termini di rischio di mancata trasparenza e di influenze distorsive sui meccanismi decisionali democratici.

Al contrario questo libro, articolato in 4 capitoli e arricchito da una robusta e solida bibliografia, pur non trascurando gli accennati aspetti negativi, preferisce proporre al lettore un percorso alternativo di conoscenza, utile a comprendere la storia del fenomeno e, soprattutto, finalizzato a cogliere la caratteristica intrinseca della sua flessibilità evolutiva, alla luce dei cambiamenti di contesto in cui si manifesta. 

L’impianto del libro prevede, inizialmente, una ricognizione sintetica, ma, comunque, particolarmente attenta a cogliere i diversi profili emersi dal dibattito sul lobbying e sul suo ruolo in una società, in cui l’innovazione tecnologica gioca un ruolo dirompente. Una ricognizione da cui emerge la convinzione dei due AA. a classificare il lobbying, fondamentalmente, come un fatto comunicazionale, che impatta in modo significativo sulla complessità dei processi decisionali pubblici. 

Il lettore troverà, poi, pagine importanti sulla definizione del lobbying, sull’individuazione delle attività e delle fasi caratterizzanti in cui esso si concretizza, sull’illustrazione della figura del lobbista e sulle diverse forme di manifestazione del fenomeno.

Di particolare interesse risulta, anche, il capitolo dedicato alla regolamentazione di questo fenomeno. L’analisi è qui dedicata ai due principali modelli di lobbying. In quello denominato “Modello Washington”, riferito alla realtà degli Stati Uniti, ne viene sottolineata l’importanza, sia per essere quel Paese arrivato per primo alla regolamentazione del fenomeno, sia per l’esperienza maturata concretamente e la conseguente necessità di un adeguamento legislativo, sia, infine, per il peso specifico degli USA sull’ordine mondiale. Da non dimenticare, infine, la  caratteristica di questo modello di porre il proprio baricentro su un principio di trasparenza, orientato, particolarmente, a contenere i possibili effetti patologici del lobbying.

Quanto al secondo modello, denominato “Modello Bruxelles”, di chiara origine europea e legato all’esperienza di quella che attualmente è l’Unione Europea, la valutazione offerta al lettore porta a sottolinearne il baricentro, costituito sempre dal principio di trasparenza, ma, in questo caso, orientato a favorire la partecipazione. Un aspetto, che viene interpretato come un’opportunità per migliorare i processi decisionali pubblici. 

Dal raffronto tra i due modelli scaturisce anche una riflessione specifica sulla diversità dei due sistemi sanzionatori da essi previsti, ove si mette in evidenza come nel “Modello Bruxelles” l’efficacia afflittiva appare attenuata rispetto a quella del suo omologo di oltre Atlantico. Anche se, per una valutazione complessiva, non possono non considerarsi le recenti regole vincolanti in tema di regolamentazione dell’attività di lobbying, introdotte dal Parlamento Europeo.

In alternativa a questi due modelli, ricordano i due AA., vi è, comunque, una terza possibilità per il fenomeno del lobbying, rappresentata da un non – modello, che si può concretizzare in una regolazione assente, oppure in una regolazione indiretta. Certo, non si tratta di una via auspicabile, considerato che il principale esito fattuale di questo non- modello è una normativa frammentaria e disomogenea. 

Giungendo alla parte conclusiva del libro, si trovano efficacemente trattati alcuni temi contigui al lobbying e anch’essi di assoluta attualità, quali il rapporto con la corruzione, con il traffico di influenze e con il finanziamento della politica. 

Non manca, infine, uno spazio adeguato per una valutazione riferita alla nostra esperienza nazionale, essendo l’Italia, insieme con la Spagna, il Paese europeo in cui finora i progetti di regolamentazione del lobbying a livello nazionale si sono regolarmente arenati. La ricognizione relativa  all’esperienza nazionale porta i due AA. a concludere che i meccanismi di trasparenza adottati nel nostro Paese sembrano sicuramente trovare applicazione nella “parte bassa” del sistema pubblico, mentre non può dirsi lo stesso per i processi decisionali a più alto livello.

Ma anche questa criticità può essere interpretata – è questo il messaggio finale lasciato al lettore – come un’opportunità da cogliere per disincagliare definitivamente il lobbying dallo stereotipo ammantato di una patina di illiceità. Si può, invece, puntare a realizzare anche in Italia una sua regolamentazione, orientata al principio del corretto e trasparente funzionamento dei meccanismi decisionali pubblici nell’ambito di una sana democrazia. Si verrebbe, così, in definitiva, a configurare uno scenario virtuoso, in cui “gli interessi possono trovare modo di manifestarsi in modo pieno e trasparente nei percorsi decisionali” a tutto beneficio di una solida crescita socio- economica.