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MERCATO ASSICURATIVO
Il Fondo di garanzia rami vita fa i primi passi

Il nuovo Fondo di garanzia rami vita, che garantisce le prestazioni in caso di crisi d'impresa, è, con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, uno strumento per rafforzare la fiducia nel sistema finanziario. Un dibattito alla Sapienza ne chiarisce l'architettura, il potenziale e i confini

Roberta Lo Conte

Si è svolto il 19 febbraio 2026 presso la Facoltà di Economia della Sapienza, Università di Roma, il Convegno di studi dal titolo “Il nuovo Fondo di garanzia rami vita nel diritto assicurativo: profili giuridici e aspetti operativi”. L’iniziativa ha riunito accademici, rappresentanti delle Autorità, vertici del settore assicurativo e bancario e associazioni dei consumatori, in un confronto ad ampio raggio su una delle novità più rilevanti del diritto assicurativo recente: l’introduzione di un Fondo di garanzia dedicato alle polizze vita e il suo inserimento nel più ampio quadro della stabilità finanziaria.

Ad aprire i lavori è stato Domenico Siclari, Ordinario di Diritto dell’Economia e dei Mercati finanziari alla Sapienza, che ha subito collocato il nuovo Fondo in una posizione strategica: un punto di incontro tra tutela del risparmio, vigilanza prudenziale e stabilità sistemica. Non soltanto una questione tecnica, dunque, ma un intervento capace di incidere sull’assetto stesso dell’ordinamento finanziario.

A seguire, Maddalena Rabitti, Ordinario di Diritto dell’Economia all’Università di Roma Tre e membro del Consiglio IVASS, ha ricondotto il Fondo al paradigma della sussidiarietà. Lo strumento – ha chiarito – non sostituisce la vigilanza prudenziale, ma la affianca, intervenendo in via complementare per garantire le prestazioni assicurative in caso di crisi dell’impresa. Al centro della riflessione, il delicato equilibrio tra tutela individuale dell’assicurato e stabilità collettiva del mercato.

Su questa linea si è inserito l’intervento di Sara Landini, Ordinario di Diritto dell’Economia all’Università di Firenze, che ha posto l’accento sulla funzione del Fondo quale presidio di fiducia nel sistema. Nel comparto vita, infatti, caratterizzato da contratti di lunga durata e da una forte componente di accumulazione del risparmio, l’eventuale crisi dell’impresa non si traduce soltanto in una perdita patrimoniale, ma incide su scelte previdenziali e familiari di lungo periodo. Da qui l’esigenza di un meccanismo che non si limiti a riparare ex post, ma sia in grado di arginare possibili effetti di contagio e dinamiche pro-cicliche.

La terza relazione, affidata a Roberta Lo Conte (Sapienza, Università degli Studi di Roma), ha affrontato un profilo particolarmente innovativo: la disciplina degli interventi finanziati su base volontaria nel Fondo di garanzia dei rami vita. L’attenzione si è concentrata sulla struttura normativa che consente, accanto alla dotazione finanziaria obbligatoria, la mobilitazione di risorse volontarie degli aderenti, nel rispetto di una rigorosa separazione patrimoniale e del principio del least cost. In altri termini, l’intervento preventivo non può comportare un costo superiore a quello che il Fondo sosterrebbe per l’esecuzione delle prestazioni protette in caso di liquidazione.

Ed è proprio qui che si apre l’interrogativo più ampio emerso dal dibattito: può un fondo concepito per intervenire ex post trasformarsi in uno strumento di stabilizzazione ex ante? Una domanda che segna il passaggio da una logica meramente riparatoria a una visione più evoluta di presidio sistemico.

A coordinare la seconda sessione, in forma di tavola rotonda, è stato Filippo Cucuccio, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito (ANSPC), che ha subito chiarito il senso dell’incontro: non un appuntamento isolato, ma il tassello di un percorso di approfondimento dedicato alle trasformazioni in atto nel mercato assicurativo, lette in chiave prospettica.

Il nuovo Fondo di garanzia per i rami vita, ha osservato Cucuccio, è ancora ai primi passi (la prima assemblea è attesa nei prossimi mesi di aprile) ma si colloca già al centro di una riflessione strategica sul futuro della tutela nel settore assicurativo. Cucuccio ha richiamato esplicitamente l’esperienza del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi come modello italiano di successo: un sistema che nel tempo ha saputo coniugare tutela effettiva dei depositanti, responsabilizzazione del settore e stretto coordinamento con la vigilanza e che viene oggi assunta come paradigma per il comparto assicurativo: una “traslazione” di principi e meccanismi dal mondo bancario a quello delle polizze vita, con l’obiettivo di rafforzare la fiducia nel sistema e dotarlo di strumenti di intervento non solo riparatori, ma anche preventivi.

Sono intervenuti rappresentanti di primo piano del settore: Dario Focarelli, Direttore Generale ANIA; Alfredo Pallini, Direttore Generale del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD); Alessandro Molinari, Amministratore Delegato di ITAS Vita; Gianluca La Calce, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fideuram Vita; Carlo Piarulli, Capo Dipartimento Credito, Finanza e Assicurazioni di Adiconsum Nazionale.

Il confronto ha assunto un taglio decisamente operativo e comparativo, muovendo da un punto centrale: le differenze strutturali tra il modello del Fondo di garanzia assicurativo dei rami vita e il sistema del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. È stato evidenziato come il modello bancario, sviluppatosi nel tempo anche attraverso interventi volontari e schemi preventivi, abbia maturato un’esperienza significativa nella gestione anticipata delle crisi, ponendosi come riferimento per la costruzione di strumenti di stabilizzazione nel comparto assicurativo.

Ampio spazio è stato dedicato alla compatibilità e alle differenze con il quadro europeo. I relatori hanno sottolineato come, nel settore bancario, esista un’architettura armonizzata a livello dell’Unione (BRRD, DGS, Unione bancaria), mentre nel comparto assicurativo l’armonizzazione è stata finora limitata al piano prudenziale (Solvency II), lasciando ai singoli ordinamenti la disciplina dei fondi di garanzia.

L’attenzione si è quindi concentrata sull’inserimento del nuovo Fondo vita nel contesto della recente direttiva europea sul risanamento e la risoluzione delle imprese di assicurazione (IRRD). È emerso come la IRRD introduca strumenti strutturati di pianificazione preventiva e gestione ordinata della crisi, ma non istituisca un fondo europeo armonizzato di tutela degli assicurati. Dal punto di vista delle imprese, è stata evidenziata l’esigenza di strumenti che consentano soluzioni di mercato tempestive, evitando effetti reputazionali destabilizzanti. Dal lato dei consumatori, è stato ribadito che la credibilità del sistema passa dalla percezione concreta di protezione delle prestazioni assicurative, specie nel comparto vita, caratterizzato da rapporti di lungo periodo e da una forte componente previdenziale.

La tavola rotonda ha messo in luce un punto condiviso: il nuovo Fondo di garanzia rami vita si colloca in una fase di evoluzione dell’ordinamento europeo delle crisi finanziarie. In tale contesto, l’esperienza italiana (anche grazie al precedente del Fondo Interbancario) può rappresentare un laboratorio avanzato di stabilizzazione settoriale, a condizione che l’intervento resti ancorato a criteri di proporzionalità, sostenibilità finanziaria e piena compatibilità con la vigilanza e con la nuova disciplina europea.

Il Convegno ha rappresentato un momento di dialogo tra accademia e operatori, in cui il Fondo di garanzia rami vita è stato letto non soltanto come istituto tecnico, ma come snodo dell’architettura della fiducia nel mercato assicurativo. In un contesto di crescente interconnessione tra banche, assicurazioni e mercati finanziari, la riflessione sul Fondo si inserisce in una più ampia discussione sulla capacità dell’ordinamento di anticipare le crisi e di costruire strumenti di stabilizzazione coerenti con i principi di proporzionalità, separazione patrimoniale e responsabilità collettiva. Il confronto alla Sapienza ha così evidenziato come il nuovo Fondo di garanzia rami vita non sia solo un meccanismo di protezione, ma un tassello essenziale nel processo di evoluzione del diritto pubblico dell’economia, tra dimensione nazionale e prospettiva europea.

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