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BANCHE
Il credito si muove. La sfida è selezionare la crescita

Le banche si trovano davanti a una duplice responsabilità. Da una parte devono sostenere imprese che hanno programmi di investimento credibili; dall’altra devono evitare che la maggiore disponibilità di credito determini un indebolimento dei criteri di valutazione

Francesco Megna

Il mercato del credito italiano sta entrando in una fase nuova. Dopo gli anni dominati prima dalla rapida stretta monetaria e poi dall’attesa di una normalizzazione dei tassi, famiglie e imprese tornano progressivamente a confrontarsi con il finanziamento bancario. Ma sarebbe riduttivo interpretare questa fase come un semplice ritorno alla situazione precedente. Il contesto è cambiato e, con esso, stanno cambiando sia la domanda sia il modo in cui le banche valutano il rischio e accompagnano gli investimenti. 

I dati più recenti della Banca d’Italia descrivono un’economia che continua a crescere a velocità contenuta. Nel secondo trimestre del 2026 il Pil italiano è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, mentre l’inflazione continua a rappresentare una delle variabili decisive per le prospettive economiche. 

La politica monetaria resta quindi un elemento centrale. Dopo il rialzo di giugno e la pausa di luglio, il 10 settembre la BCE ha aumentato nuovamente di 25 punti base il tasso sui depositi, portandolo dal 2,25% al 2,50%. Si tratta del secondo rialzo del 2026. La decisione risponde alla necessità di contrastare pressioni inflazionistiche tornate più intense, con l’inflazione dell’area euro sopra il 3%. La BCE continua comunque a muoversi con prudenza, valutando le decisioni riunione per riunione sulla base dei dati disponibili. 

Per il sistema bancario italiano questo scenario apre una fase interessante. Il credito non deve soltanto essere disponibile: deve essere indirizzato verso investimenti capaci di generare crescita, produttività e capacità di rimborso nel medio periodo. 

Un’indicazione importante arriva dall’ultima Bank Lending Survey della Banca d’Italia. Nel secondo trimestre del 2026 i criteri di offerta applicati ai finanziamenti alle imprese sono stati lievemente allentati. Contemporaneamente, è aumentata la domanda di prestiti delle aziende, sostenuta soprattutto dalla necessità di finanziamento delle scorte e del capitale circolante e dalle operazioni di ristrutturazione e rinegoziazione del debito. 

È un passaggio da non sottovalutare. Per molti mesi una parte consistente delle imprese ha rinviato investimenti e nuovi finanziamenti in attesa di maggiore visibilità sui costi e sulla congiuntura. Ora qualcosa sembra muoversi, ma la nuova domanda di credito non è necessariamente sinonimo di accelerazione degli investimenti produttivi. Quando cresce la necessità di finanziare il capitale circolante significa anche che le aziende devono gestire un ambiente operativo più complesso.

Le banche si trovano così davanti a una duplice responsabilità. Da una parte devono sostenere imprese che hanno programmi di investimento credibili; dall’altra devono evitare che la maggiore disponibilità di credito determini un indebolimento dei criteri di valutazione. La qualità degli attivi rimane infatti uno dei principali elementi di solidità del sistema. 

Cambia anche il rapporto con le famiglie. Secondo la stessa indagine della Banca d’Italia, nel secondo trimestre i criteri applicati ai mutui sono rimasti sostanzialmente invariati, mentre quelli relativi al credito al consumo sono stati ulteriormente irrigiditi. Per il trimestre in corso gli intermediari prevedono condizioni sostanzialmente stabili per le imprese e un moderato irrigidimento per i prestiti alle famiglie. 

Dietro questi numeri emerge una trasformazione più profonda del mestiere bancario. Per anni il dibattito si è concentrato prevalentemente sul livello dei tassi e sul costo del denaro. Oggi diventa altrettanto importante comprendere la destinazione del credito. Digitalizzazione, intelligenza artificiale, transizione energetica, sicurezza informatica, automazione e riorganizzazione delle catene produttive richiedono investimenti ingenti. Molte piccole e medie imprese italiane difficilmente potranno affrontarli utilizzando esclusivamente risorse proprie. Il sistema bancario può quindi tornare ad avere una funzione determinante nell’accompagnamento della trasformazione dell’economia reale. 

Questo significa però andare oltre la semplice concessione di un finanziamento. La capacità di conoscere l’impresa, interpretarne i flussi finanziari, comprendere il settore e valutare la sostenibilità industriale dei progetti assume un peso crescente. Gli strumenti digitali e l’intelligenza artificiale possono migliorare enormemente la valutazione del rischio, ma difficilmente elimineranno il valore della relazione tra banca e cliente, soprattutto nel tessuto delle piccole e medie imprese. 

Esiste inoltre un elemento territoriale. L’indagine regionale sul credito della Banca d’Italia continua a mostrare quanto domanda e offerta di finanziamenti possano differire tra aree geografiche e comparti produttivi. Un sistema economico caratterizzato da distretti e specializzazioni locali richiede quindi capacità di lettura del territorio oltre a modelli quantitativi sempre più sofisticati. La sfida dei prossimi mesi sarà proprio questa: trasformare una possibile ripresa della domanda di finanziamenti in credito di qualità. Non conta soltanto quanto credito viene erogato, ma a chi, per quale progetto e con quali prospettive. 

In un’economia che cresce lentamente e continua a convivere con incertezza geopolitica e inflazione, la banca torna così a svolgere una funzione che va oltre l’intermediazione finanziaria. Diventa uno dei soggetti chiamati a selezionare e accompagnare gli investimenti dai quali dipenderà una parte della crescita futura. 
Il vero indicatore da osservare, quindi, non sarà soltanto l’aumento dei prestiti. Sarà la capacità del credito di trasformarsi in produttività, innovazione e sviluppo. Ed è probabilmente su questo terreno che nei prossimi anni si misurerà una parte importante della competitività del sistema bancario italiano.

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