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Osservatorio Banche
I servizi di pagamento terreno di aspro confronto

Per gli istituti maggiori, i servizi di pagamento, grazie anche all'aumento dei pagamenti digitali, sono sempre più ingrediente importante della redditività. Ma, in futuro, le crescenti tensioni competitive e gli investimenti necessari ai servizi potrebbero riflettersi sui ricavi e soprattutto sui margini

Silvano Carletti

Secondo stime del Politecnico di Milano, nel primo semestre 2025 il valore dei pagamenti digitali in Italia si è attestato a 236 mld, con una proiezione per l’intero anno intorno a 500 mld. Una crescita a/a del 5-7% e di oltre il 50% rispetto al dato del 2021. Dal 2024 la quota dei pagamenti digitali ha superato quella regolata con il contante: 43% vs 41%, con la parte residua dei pagamenti perfezionata attraverso bonifici, addebiti in conto corrente e assegni. L’Italia è ancora in coda in Europa per numero di transazioni con carta pro-capite, davanti solo a Germania, Romania e Bulgaria. Ma la decisa ascesa della quota dei pagamenti digitali (nel 2024 +8,5% a/a, quelli con il contante -3,5%) fa ritenere non lontano l’aggancio del dato europeo prevalente.

A questa crescita della domanda si contrappongono, dal lato dell’offerta, operatori molto diversi, un articolato sistema in cui, accanto agli operatori tradizionali, come le banche, si affiancano imprese tecnologiche fortemente specializzate riassunte nel cosiddetto Fintech, in ampia misura espressione del processo di esternalizzazione del circuito bancario.

Il primo punto di osservazione è inevitabilmente quello delle banche per le quali i servizi dei pagamenti sono componente permanente del portafoglio attività. Le relazioni di bilancio documentano quanto importante sia diventato questo campo di attività per gli istituti maggiori. Per UniCredit l’incidenza delle commissioni nette riferibili ai servizi di pagamento sul totale delle commissioni nette è passato dal 10,3% del biennio della pandemia (2020-21) al 15,9% del 2023-24, al 17,8% nella prima parte dello scorso anno. Nello stesso intervallo di tempo, per Intesa l’analoga quota è salita dal 26,6% al 30,3%, al 28,2% del primo semestre 2025. In valore il flusso annuo delle commissioni nette da servizi di pagamento è pari a circa 2,5 mld per Intesa, a 1,3 mld nel caso di Unicredit. Non meno importanti nel caso di Bper e di Bpm: le loro commissioni nette da servizi di pagamento sono state nel 2024, rispettivamente, pari a 660 e 330 mln. 

Si tratta comunque di uno scenario in decisa evoluzione. Lo dimostra, ad esempio, Bpm, che nel settembre 2024 ha realizzato l’ingresso in Numia con una quota del 29% circa, a fianco di Banca Iccrea con una quota analoga e FSI (Fondo Strategico Italiano SGR S.p.A, controllata di CDP Equity) con il restante 42,9%. L’operazione candida Numia come secondo operatore del settore a livello nazionale (circa 8 mln di carte, 400mila POS gestiti, oltre 100 miliardi di euro di transato all’anno). Nel 2024 FSI è divenuto anche il principale azionista (44%) di Bancomat, società attiva da oltre 40 anni e oggi titolare di quasi 30 mln di carte.

In definitiva, per le banche maggiori (molto meno per il resto del sistema) i servizi di pagamento sono divenuti ingrediente importante della redditività, non solo per il rilievo quantitativo ma anche per una dinamica meno sensibile alla congiuntura economico-finanziaria.

Il futuro prossimo si prospetta più complicato. In primo luogo, le crescenti tensioni competitive potrebbero riflettersi sui ricavi e soprattutto sui margini. In secondo luogo, quella dei servizi di pagamenti digitali è attività che richiede un flusso di investimenti non solo consistente e continuo, ma anche fortunato per l’alta intensità dell’innovazione tecnologica. Sotto il profilo della spesa le relazioni di bilancio delle banche sono di modesto aiuto perché la trasformazione digitale è processo che oltre all’area dei pagamenti coinvolge quasi ogni altro aspetto dell’operatività bancaria.

Di maggiore aiuto la recente Indagine Fintech nel sistema finanziario italiano (2025) curata dalla Banca d’Italia nella quale si trovano questi due importanti dettagli: il 94% dell’ammontare degli investimenti censiti è attribuibile alle banche; i progetti riferibili all’area dei pagamenti assorbono metà della spesa totale ma a determinare questa quota contribuiscono soprattutto i vecchi progetti, cioè quelli avviati in passato e ora in corso di completamento. Le banche con maggiore capacità di investimento puntano a digitalizzare l’intero rapporto con il cliente. L’ottimizzazione dei processi interni, oltre che al miglioramento delle interazioni banca-cliente, è improntata anche ad altre finalità come cybersicurezza, prevenzione frodi, etc., aspetti che si è preso atto non essere stati valutati adeguatamente in passato.

La terza direttrice problematica è di particolare rilievo per il circuito italiano, dove il modello della banca commerciale retail è decisamente dominante. Mentre in passato la clientela guardava soprattutto alla prossimità dello sportello, in un contesto online il fattore considerato con particolare attenzione è la qualità e affidabilità dei sistemi. Quando queste non sono ritenute adeguate la clientela è spinta a trasferirsi presso altri operatori, con una perdita non solo di ricavi ma anche di raccolta la cui remunerazione (è bene ricordarlo) è da qualche anno sostanzialmente nulla: alla più recente rilevazione il tasso d’interesse lordo annuo sui depositi in conto corrente (1.400 mld circa a livello sistema) risultava pari ad appena lo 0,28% (0,17% se si considerano le sole famiglie).

Una quarta criticità cui stanno andando incontro le banche è quella dell’esaurimento dei benefici determinati dal processo di trasformazione digitale nella forma di minori costi della struttura operativa, in definitiva la fonte indiretta di finanziamento dell’intero processo. A questo proposito è utile riportare questi dati di Intesa (cfr. ultima relazione semestrale): a partire dal quarto trimestre 2021 sono state chiuse 1.323 filiali (di cui 133 nel 2025), liberati circa 766mila metri quadrati (di cui circa 52mila nel 2025), venduti 207 immobili di proprietà per un valore di circa 150 mln. A questo si deve aggiungere quanto avvenuto sul versante del personale: sostituzione solo parziale delle migliaia di addetti in uscita con nuove assunzioni con retribuzione procapite sensibilmente inferiore.

Se per le banche la fornitura di servizi di pagamento è ingrediente importante, ma non unico o prevalente della redditività, ben diversa è la situazione degli operatori non bancari, per i quali questa attività costituisce il core business. Le vicende di due operatori di questo tipo testimoniano con che rapidità mutano gli equilibri del settore.

Il primo caso è quello di Worldline, la paytech francese tra i leader del settore a livello internazionale, con ricavi nel 2024 pari a 4,6 mld di euro. La sua capitalizzazione borsistica è passata dai 27 mld di agosto 2021 agli attuali 400 mln circa, un valore inferiore alla ricapitalizzazione di emergenza che tre dei suoi azionisti (BPI, BNPP, Crédit Agricole) si sono detti disposti a sottoscrivere. La vertiginosa caduta della quotazione segnala quanto modesto sia il consenso degli investitori sulla possibilità di risolvere il groviglio di criticità di questa azienda. Il secondo caso è quello di Nexi, tra gli operatori leader in Italia. Malgrado tra il 2019 e il 2024 i suoi ricavi siano cresciuti da 1 a 3,5 mld, la quotazione del titolo si è dimezzata, una caduta che né il pagamento di un dividendo né il perfezionamento di un buyback sono riuscite ad arrestare.

Per qualsiasi banca commerciale la fornitura di servizi di pagamento alla clientela è componente essenziale del profilo operativo. Per gli istituti maggiori anche importante fonte di ricavi e apprezzato ingrediente della redditività. Le vicende di alcuni operatori non bancari mostrano però che è diffusa percezione che il potenziale economico di questo settore sia stato sopravvalutato e/o che la cattura di questo potenziale deve avvenire seguendo percorsi diversi da quelli del passato. Insomma, un quadro ricco di incertezze che il decollo dell’Intelligenza Artificiale accentua non poco. Molto bolle in pentola.

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