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REDDITI E AIUTI
I Bonus anti-inflazione

Non tutti i bonus sono fatti per i ricchi. L'Ufficio parlamentare di bilancio studia l'effetto dei bonus mirati a ridurre i rincari - soprattutto energetici - per le famiglie. E li promuove

Paola Pilati

I bonus sono sotto accusa. Da più parti, si critica il loro uso (per esempio nell’edilizia con i vari bonus sisma, finestre, facciate, per non parlare del 110%) come un sistema che ha finito per avvantaggiare solo i benestanti. Ma ci sono alcuni bonus che hanno centrato l’obiettivo. Lo certifica l’Ufficio parlamentare di bilancio con un lavoro appena presentato durante l’audizione alle commissioni Bilancio e Finanze della Camera dei deputati.

I bonus mirati a diminuire l’impatto dell’inflazione sulle famiglie italiane meno fortunate sono infatti andati a segno. Il risultato emerge da una simulazione condotta dall’UPB su un campione di famiglie molto ampio (quello dell’indagine Istat sulla spesa delle famiglie), a cui è stata applicata una stima dei consumi energetici (litri di carburate, kWh di elettricità e metri cubi di gas) arrivando quindi una evoluzione della spesa nell’ultimo anno al variare delle strutture tariffarie e dei prezzi alla pompa.

Questo sistema ha consentito di tenere conto della diversa incidenza delle diverse componenti di prezzo delle fonti energetiche in funzione del livello dei consumi. Questo perché il peso delle diverse componenti tariffarie della bolletta varia al variare dei consumi: la componente energia, il trasporto, gli oneri di sistema, le imposte, incidono più o meno a seconda di quanto si consuma. L’Iva, per esempio, è proporzionale ai totale dei consumi; trasporto e commercializzazione si fanno sentire di più sulle bollette più magre; oneri di sistema e accise aumentano in parallelo ai consumi.

Ebbene, durante il periodo esaminato, che va dal giugno 2021 all’aprile scorso, se il prezzo della componente energia è aumentato (per via degli aumenti internazionali dei combustibili fossili), il governo è intervenuto in prima battuta con un ritocco degli oneri di sistema. E questa componente ha impattato sul risultato finale della bolletta, attutendo i rincari della materia energia. A incassare il maggior beneficio sono stati però soprattutto i grandi consumatori, in quanto per loro la voce “oneri” è più sostanziosa.

Ma nell’ultimo trimestre del 2021 il governo ha ulteriormente agito sul fronte energia (sempre sugli oneri di sistema, sull’Iva, ecc., vedi tabella). Altri interventi a contrasto dell’impennata dei costi li ha aggiunti nel corso del 2022, come i bonus sociali, l’ampliamento della soglia Isee e la promessa dell’una tantum di 200 euro a luglio.

Interventi di sostegno per le famiglie per mese di applicazione e normativa
di riferimento

(1) L’indennità una tantum sarà erogata a luglio 2022; Fonte: UPB

L’UPB ha quindi deciso di verificare l’impatto distributivo complessivo degli interventi di sostegno messi in campo dal governo per le famiglie. Il risultato? Se da giugno 2021 a maggio 2022 l’impennata dei prezzi ha logicamente pesato di più sulle famiglie più povere (perché le voci di spesa che sono cresciute di più pesano maggiormente nel loro paniere), gli effetti della “mitigazione tariffaria” in campo energetico voluta dal governo sono stati più sostanziosi proprio per le fasce basse di reddito. Grazie a ciò, l’inflazione complessiva del carrello della spesa dei più vulnerabili, invece di incidere con un aumento del 7,7 per cento, ha pesato solo del 5,4.

Anche i redditi più alti ne hanno sentito il beneficio, ma in misura ridotta, com’è giusto visto che per loro l’incremento dei prezzi della spesa è stato meno pesante: solo il 3,4 per cento, per via del peso inferiore che la bolletta energetica ha sul loro paniere dei consumi. Le compensazioni tariffarie hanno quindi limato quel 3,4 a un ancor più modesto 2,7 per cento.

Ma sono i trasferimenti monetari a dare l’aiuto maggiore ai redditi bassi. Sono i bonus in cifra fissa i più efficaci a raggiungere il miglior effetto distributivo, perché sono erogati direttamente alle persone con minore disponibilità economica (misurata da Isee e reddito).

In pratica, conclude l’UPB, “l’azione combinata degli interventi sulle tariffe, dei bonus sociali e dell’indennità una tantum comporta un’inversione della direzione distributiva dell’onere derivante dagli incrementi dei prezzi. La variazione della spesa al netto degli interventi di sostegno risulta infatti crescente al crescere della spesa equivalente. Nell’esercizio di simulazione gli interventi di mitigazione compenserebbero integralmente gli incrementi di spesa dovuti alla dinamica dei prezzi per le famiglie nel primo decile di spesa nei dodici mesi presi in esame. Nel complesso, la variazione della spesa netta risulterebbe inferiore alla media, pari al 2 per cento, per i primi quattro decili”.

La politica dei bonus dunque ha funzionato. E questo spiega forse in parte perché, nonostante lo shock, la dinamica della spesa in questi mesi abbia tenuto.