Mar 2019
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RIFORMA TRIBUTARIA / IL DIBATTITO

Fisco, tra semplificazione ed equità

Emma Galli

Se ne discute il 29 marzo alla Sapienza al Convegno “Semplificazione Fiscale e trasparenza per la crescita” *

 

L’impatto del sistema fiscale sulle scelte economiche dei contribuenti, in particolare dei lavoratori autonomi e delle imprese, e più in generale sulla crescita del paese è una questione tradizionalmente presente nel dibattito accademico che oggi assume particolare rilevanza sul piano delle policy. In questo contesto la semplificazione fiscale e la trasparenza possono svolgere un ruolo importante nel favorire il conseguimento degli obiettivi di efficienza e di equità del sistema fiscale nonché il contrasto all’evasione.  

Quando si parla di semplificazione fiscale è tuttavia necessario distinguere con chiarezza due questioni: da un lato, quella relativa al disegno della struttura del sistema fiscale e/o di singoli tributi. Si pensi alla flat tax, attualmente presente nell’agenda del governo, e alle diverse articolazioni che essa può assumere per tener conto dei cambiamenti dell’economia e delle esigenze del mercato del lavoro. Dall’altro, la semplificazione può riguardare i tecnicismi della legislazione fiscale e le modalità attraverso cui il fisco interagisce con i contribuenti, e può essere necessaria per rendere più facile l’esperienza fiscale per i contribuenti, persone fisiche e imprese, e per ridurre i costi amministrativi della riscossione e del contenzioso tributario.

La prima questione è più complessa e affonda le sue radici nella teoria – o meglio nelle teorie – della tassazione ottimale che, seguendo un approccio normativo, forniscono elementi per il disegno ottimale degli strumenti fiscali in base ai criteri dell’efficienza e dell’equità. Ma non solo. Più di recente infatti i modelli di political economy della tassazione, sviluppati da Walter Hettich e Stanley L. Winer, a partire dalla fine degli anni novanta, ci forniscono una prospettiva di analisi interessante all’insegna della realpolitik sostenendo che, per poter essere adottate, le riforme fiscali devono essere politicamente – non economicamente – realizzabili. Contrariamente a quanto sostenuto ripetutamente nella retorica della semplificazione, la complessità dei sistemi tributari non è affatto una patologia ma il risultato fisiologico del processo politico. Quest’ultimo conduce ad equilibro fiscale politicamente ottimale tra le preferenze dei contribuenti, la cui eterogeneità economica e sociale nonché la diversa consistenza numerica e influenza politica dei gruppi trovano espressione in un elevato livello di articolazione delle imposte e nella personalizzazione dei tributi attraverso il sistema delle aliquote, deduzioni, detrazioni, agevolazioni fiscali, da un lato; i costi di gestione e di riscossione dei tributi dell’amministrazione finanziaria e i costi privati della consulenza a carico dei contribuenti, dall’altro, che spingono invece verso la semplificazione. Un orientamento di questo tipo ci aiuta a comprendere perché i sistemi fiscali delle democrazie contemporanee non possono che essere complessi, anche in considerazione del fatto che il “gioco” tra politici e elettori-contribuenti avviene in un ambiente dinamico e mutevole per cui i governi variano e integrano continuamente la legislazione tributaria a fini elettorali per catturare il consenso degli elettori. 

La  seconda questione riguarda invece il rapporto tra fisco e contribuente. A partire dallo Statuto del Contribuente (legge 27 luglio 2000, n. 212) da un lato, e dalle recenti raccomandazioni dell’OCSE e dell’UE, dall’altro, stiamo assistendo ad un cambiamento sostanziale nella concezione del rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuenti, che si caratterizza per un avvicinamento progressivo delle parti favorito dallo scambio di informazioni e basato sulla fiducia reciproca. 

D’altronde, la stessa tax morale, da intendersi come motivazione intrinseca del contribuente al pagamento dei tributi che attribuisce all’onestà e al rispetto di regole condivise un valore superiore al beneficio economico ottenuto attraverso l’evasione fiscale, svolge un ruolo importante nel favorire la tax compliance ed è a sua volta favorita dalla semplificazione e dalla trasparenza del sistema fiscale. 

Concludo con una riflessione sul ruolo svolto dalle nuove tecnologie nel cambiamento di paradigma del rapporto tributario tra fisco e contribuente. In Italia, così come in altri paesi industrializzati, sono stati introdotti una serie di strumenti innovativi volti a per favorire l’adempimento spontaneo e l’acquisizione di informazioni rilevanti per la realizzazione di controlli mirati da parte dell’amministrazione finanziaria. La semplificazione e l’assistenza al contribuente, il meccanismo del reverse charge e la trasmissione telematica dei corrispettivi dell’IVA, la dichiarazione dei redditi precompilata, la fatturazione elettronica, di recente introduzione nel nostro paese e quindi ancora di difficile valutazione, sembrano avere un impatto positivo sui costi di attuazione delle misure di deterrenza e contribuire a creare un ambiente economico più favorevole alla crescita. 

Nel Regno Unito, ad esempio, a partire  dal Finance Act del 2016 è stata formalmente riconosciuta la centralità delle problematiche di semplificazione del sistema fiscale attribuendo all’Office for tax semplification il ruolo di advisor del governo con riferimento a questi aspetti. Viene riconosciuto che il flusso di nuove tecnologie ha un impatto sull’interazione del contribuente con il sistema fiscale nella gestione degli adempimenti fiscali. A fronte dei risultati positivi delle sfide tecnologiche che consentono di migliorare la qualità dell’amministrazione fiscale attraverso l’utilizzo di software che riducono il margine di errore e dell’incertezza e consentono un accesso continuo alle informazioni e dati per verificare la propria posizione fiscale, non vanno sottovalutate questioni più profonde relative a quanto sia importante che il contribuente comprenda i dettagli del meccanismo tributario o il tema della sicurezza e della privacy, o la ricerca di nuovi equilibri tra la responsabilità individuale e quella dell’amministrazione finanziaria come conseguenza dell’innovazione tecnologica. Non va infine dimenticato che la digitalizzazione dell’amministrazione fiscale si scontra con vincoli legati a età, istruzione e esperienza pregressa, è cioè a rischio di esclusione digitale. E’ importante pertanto fornire ai contribuenti linee guida, informazioni e tempo, tutti elementi necessari per transitare verso i nuovi regimi.

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Convegno “Semplificazione fiscale e trasparenza per la crescita”

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