Nessuno

BORSA / La politica dei rendimenti in epoca Covid

Dividendo: chi lo paga e chi no

Paola Pilati

L’indice FTSE MIB Dividend, che rappresenta il valore cumulato dei dividendi ordinari lordi annunciati e pagati dalle società che fanno parte del FTSE MIB, registra un meno 50,27 per cento rispetto alla performance di un anno prima. Lo S&P Dividend Aristocrats index, che monitora le società che hanno almeno mantenuto lo stesso livello di dividendo per un minimo di 20 anni, quest’anno è giù del 10 per cento. L’Euro Stoxx select dividend 30, dove sono selezionate le società con i dividendi più ricchi in 11 paesi dell’Eurozona, ha perso il 27 per cento da inizio anno. Difficile trovare, tra i tanti indici sull’argomento dividendi, un segno positivo. E le previsioni non segnalano un cambio di rotta: i tagli decisi in epoca di pandemia sono in media più accentuati di quelli decisi con la Grande crisi finanziaria, e non si sa quanto dureranno.

In molti mercati diversi da quello italiano, lo smagrimento o addirittura la scomparsa dei dividendi è un problema molto sentito da quegli investitori i cui redditi dipendono dal rendimento dei titoli – soprattutto public company – su cui hanno investito in vista, per esempio, della pensione. E apprendere che da Royal Duch Shell, Lloyds, Barclays, Rolls-Royce non arriverà il solito flusso di redditi, ha conseguenze tangibili sul livello dei loro consumi. 

Per una congrua parte dei listini, e cioè le banche, la scomparsa dei dividendi si spiega con l’invito della Bce a rafforzare le riserve patrimoniali in questo anno di pandemia, per sostenere meglio il credito. A marzo, da Francoforte è arrivato l’ordine perentorio al mondo delle 117 grandi banche dell’eurozona di azzerare il pagamento dei dividendi fino a ottobre. Mossa seguita anche dalla Bank of England e dalla Banca Centrale Svizzera. Invito che la Bce ha rinnovato a luglio, trasformando di fatto l’intero 2020 in un anno a zero dividendo nel mondo del credito. 

L’esempio delle banche è stato comunque seguito da società di altri settori. Quali? Per uno sguardo ravvicinato su quello che è successo nel nostro listino aiutano le tabelle appena elaborate sull’argomento da Assonime, l’associazione delle società per azioni. 

Ebbene, il numero di società che hanno distribuito dividendo si è dimezzato rispetto all’anno precedente (era il 65 per cento, ora è solo il 31 per cento). E la decisione del taglio ha coinvolto strutture societarie grandi e piccole (come dimostra la flessione degli indici), ma con un impatto particolare sulle piccole società: ha riguardato il 60 per cento del FTSE Italia Mid cap e l’80 per cento dello Small cap.  C’è da dire che il 43 per cento di loro non aveva previsto dividendo si dall’inizio, ma con la pandemia ci ha rinunciato un altro 38 per cento. 

Società che non hanno distribuito dividendo nel 2020 a confronto con il 2019 (Fonte: Assonime)

Società che hanno distribuito i dividendi in base agli indici (Fonte: Assonime)

Le società più grandi, viceversa, hanno resistito meglio, e forse per non contrariare gli investitori istituzionali che hanno puntato su di loro, hanno nel 60 per cento dei casi conservato un dividendo, magari ridotto.

In tutti i casi, comunque, c’è da considerare il fatto che alcune misure di sostegno alle imprese adottate a seguito della pandemia hanno messo come condizione per accedere alle agevolazioni la non distribuzione dei dividendi. 

Di tradizione, i primi grandi distributori di dividendi sono le assicurazioni, che nel 2019 hanno tutte staccato una cedola. Quest’anno, invece, solo il 60 per cento di loro lo ha fatto. Se le banche hanno seguito disciplinatamente le indicazione della Lagarde, l’input dell’authority per le assicurazioni è stato meno stringente, e subordinato comunque alla valutazione discrezionale sulla stabilità patrimoniale. 

In concreto, delle cinque assicurazioni quotate nel nostro listino, le Generali hanno ridotto il dividendo, le Poste (classificata come assicurazione) lo ha mantenuto come pure UnipolSai, mentre ad annullarlo totalmente sono state la controllante Gruppo Unipol e la Cattolica.

Ma come si sono comportate le società in base all’assetto proprietario? Le società dove la distribuzione di dividendi si riduce di meno sono quelle a proprietà pubblica. Quelle a controllo familiare e quelle a proprietà diffusa (tra cui però ci sono diverse banche) sono quelle in cui si riduce di più.  Le società definite finanziarie in senso stretto, che vuol dire controllate da un fondo di private equity, è piuttosto scontato che non paghino un dividendo essendo società in fase di trasformazione, e infatti la metà di loro, Covid a parte, già non lo prevedeva. Se si escludono le banche, risulta evidente cha la maggiore contrazione dei dividendi si è avuta tra le società a controllo familiare.

Società che hanno distribuito dividendi in base al tipo di controllo, escluse le banche (Fonte: Assonime)

Che le società a partecipazione pubblica (sia statale che degli enti locali) siano tra quelle a cui la pandemia non ha tolto la voglia di distribuire dividendi, non stupisce: dall’Enel all’Eni, ma anche la totalità delle ex municipalizzate o partecipate locali – unica eccezione le Ferrovie Nord Milano – non hanno tolto risorse ai propri azionisti. Le casse pubbliche si sono salvate dai tagli.

Decisioni sulla distribuzione dei dividendi 2020, escluse le banche (Fonte: Assonime)

Sul fronte composito delle aziende a proprietà familiare, che includono società grandi e piccole, il taglio dei dividendi è stato invece significativo.  Non aveva previsto di pagarlo sin dall’inizio il 30 per cento di loro, a indicare che le difficoltà già mordevano gli utili, lo ha annullato poi il 43 per cento, e solo poco più di un quarto lo ha pagato. Mediaset, Pirelli, Technogym, Brembo, Cairo hanno tutte annullato il dividendo. Viceversa Bussi Unicem, Campari, Erg, Montclair, Falck, Ricordati, Salini, Caltagirone, tanto per citare alcuni dei più famosi gruppi a controllo familiare, lo hanno pagato. E Telecom? Nella classificazione proprietaria è inserita nel gruppo “altro” e il dividendo, comunque, lo ha confermato.