In Filigrana

di Giuseppe G. Santorsola

Da La-Gaffe a La-Garde verso la shrinkonomic

Giuseppe G. Santorsola
Giuseppe Guglielmo Santorsola

Nel corso di un mese (dal 21 febbraio) lo scenario, prima italiano e poi globale, è completamente mutato. Un evento esogeno al contesto economico ha sconvolto ogni previsione e, soprattutto, le condizioni di operatività ordinaria ed ordinata della vita personale, sociale, economica e finanziaria, dimostrando la forza degli eventi naturali e la debolezza intrinseca dei sistemi economici.

In altre occasioni, eventi naturali “fisici” quali terremoti o inondazioni avevano causato problemi ingenti, localizzati e non trasferibili in modo iperbolico. L’evento attuale ha invece una componente “chimica”, un virus di facile trasmissione, una pandemia la cui dimensione ha pervaso a catena 170 Paesi del mondo, cioè quasi tutti con esclusione di piccole isole e di qualcuno, le cui capacità o volontà di comunicazione potrebbero essere ridotte. 

Un’altra osservazione di carattere generale riguarda la dimostrazione che l’economia è comunque succube dell’ambiente e che la finanza è succube dell’economia, quando gli eventi si concatenano in modo negativo.

Resta la convinzione, dimostrata in altri tempi e condizioni, che – in situazioni favorevoli – la finanza sia volano (positivo o negativo) dell’economia e quest’ultima sia motore dello sviluppo sociale. Un’asimmetria che meriterà in futuro opportuna attenzione quando l’iter naturale degli eventi avrà – augurabilmente non troppo tardi – ripreso il suo corso. 

La dimensione del fenomeno chimico non è ancora valutabile, l’orizzonte di inversione è solo stimabile attraverso modelli matematici le cui variabili indipendenti vengono modificate con continuità. Poiché economia e finanza sono oggi dipendenti dal fenomeno clinico, previsioni quantitative appaiono poco sicure.

Diverso è l’approccio sotto il profilo qualitativo. Tralasciamo il caso cinese, nel quale è mancato l’effetto pandemico avendo isolato l’area colpita, potendo quindi continuare altrove le attività sociali ed economiche. L’area territoriale era ridotta al 5% del totale e la popolazione potenzialmente coinvolta era il 4% (dando per certo che narrazione dei fatti sia stata veritiera). Nel resto del mondo i confini per il virus non sono esistiti, soprattutto al momento, nell’emisfero boreale.

Esaminando le scelte assunte a 30 giorni dal primo evento non cinese, con decisione a sorpresa e non in linea con le attese, la FED decise, per prima, senza attendere come invece la BCE, un taglio dei tassi di 50bp. Era il 3 marzo e gli USA non avevano ancora effetti clinici interni. Una mossa anticipatrice che ha però avuto impatto negativo sui mercati finanziari, inizialmente contrastanti, poi in forte caduta e con tentativi non riusciti di rimbalzo.

Domenica 15, di fronte alla volatilità in rialzo, la FED ha ridotto di 100bp (quindi a 0/0,25%) e ha impostato un intervento di QE per 700 mld$ di cui 200 per il credito ipotecario. Un whatever it takes alla statunitense. La seconda mossa è stata coordinata con le altre banche centrali, la prima no. Anche i membri più dovish (colombe), hanno approvato (tranne uno).

La BCE ha invece mantenuto una posizione defilata (per taluni assente) fino al 12 marzo. Sotto un profilo istituzionale attendeva le mosse del suo “governo” di riferimento, la Commissione UE, al cui interno pochi erano sollecitati dai propri Paesi, non ancora in situazioni critiche.

La comunicazione impostata dalla BCE si è rilevata inidonea rispetto alle attese, suscitando reazioni preoccupate nei mercati, compresi quelli dei Paesi non ancora coinvolti, e negative sotto il profilo politico, che ha confrontato questo atteggiamento con quello incisivo attuato durante l’attacco speculativo del 2012 (il whatever it takes europeo).

La lettura è stata intesa quale una gaffe, in quanto le misure individuate erano tecnicamente corrette nel merito (considerando la già esistente gratuità dell’offerta di moneta da parte della BCE). Tuttavia, le stesse misure non aiutavano il Paese già più in difficoltà (l’Italia) sia per punto di partenza (il suo deficit pubblico e il suo spread di 160-180 punti) sia per la mancata manifestazione di solidarietà ed assistenza. 

L’affermazione ormai nota è risultata dissociante: “Noi ci saremo usando la massima flessibilità” rassicurava, ma “Non siamo qui per ridurre lo spread” isolava l’Italia e “Non è la funzione della missione della BCE” contrasta di fatto con i testi fondamentali dei Trattati e dello Statuto della banca (gestire la moneta, i suoi tassi e la politica monetaria).

La settimana successiva, il nuovo messaggio è risultato completamente differente, parlando apertamente di quantità monetarie e di credito di ultima istanza e dettagliando interventi specifici in tema di QE, TLTRO e OMT. La BCE è tornata ad esse la “guardiana” della stabilità (la garde in francese…). I danni erano peraltro già compiuti sui mercati finanziari e si sono associati, purtroppo, alla pervasività del coronavirus, ormai  in tutti i Paesi membri.

In sostanza, nel comparto economico-finanziario, si sono perse due settimane: la prima nella quale, a fronte delle mosse della FED, la BCE non si è mossa, e la seconda nella quale il primo messaggio ha spiazzato intermediari, operatori e cittadini dell’Unione. Un lasso di tempo troppo lungo che peserà sui tempi del risultato conseguibile e che allargherà gli effetti quantitativi complessivi.

L’unico aspetto positivo (contrappasso del dramma sociale della pandemia) è stato il sorgere di un interesse comune nell’affrontare la situazione, generato però dalla diffusione del virus. 

Il costo totale, addossato alla popolazione comunitaria, sarà quindi più elevato e questo contrasta con la missione della BCE, fermo restando che le scelte tecniche finali possono essere valutate corrette e congruenti. Ecco “la gaffe” del-“la garde” sulla quale riflettere in futuro, probabilmente in uno scenario nuovo di “shrinkonomic”, una regressione della ricchezza e dell’attività economica, evento inedito nella società dalla rivoluzione industriale (una out-of-equilibrium economics).