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Anteprima del n. 3/2020 di Economia Italiana

CRESCITA ECONOMICA E INNOVAZIONE FINANZIARIA

Francesco Timpano

Gli effetti della innovazione finanziaria sulla crescita economica sono ampiamente studiati dalla letteratura economica. Nel prossimo numero della rivista Economia Italiana diversi contributi danno un quadro aggiornato del tema. Alcuni interventi sono stati presentati in anteprima nel seminario organizzato dal “Centro Studi di Politica Economica e Monetaria (CeSPEM) Mario Arcelli” e dalla rivista Economia Italiana, dell’Editrice Minerva Bancaria, nell’ambito del corso di Politica economica avanzata della Laurea in Gestione d’Azienda della Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica a Piacenza (https://www.cattolicanews.it/fintech-la-finanza-flessibile-per-combattere-la-recessione). 

Nel suo accuratissimo articolo introduttivo il prof. Giovanni Ferri (LUMSA) ripercorre l’analisi della relazione tra innovazione finanziaria e crescita anche alla luce dell’esperienza accumulata negli anni della crisi iniziata con il crollo della Lehman Brothers e focalizzando l’attenzione sul ruolo che la regolazione può avere nel favorire o frenare i processi di innovazione finanziaria.

In questo quadro Ferri approfondisce il ruolo del fintech, il cui vantaggio rispetto alla finanza tradizionale non sarebbe la tecnologia ma la limitata regolamentazione, il cui sviluppo determinerà presumibilmente un processo di adattamento delle banche tradizionali verso un equilibrio finale che genererà un ecosistema finanziario completamente rinnovato.

Le innovazioni finanziarie si stanno anche orientando, continua Ferri, verso il sostegno alla transizione sostenibile. In questo ambito appare possibile che la regolamentazione possa favorire nel tempo il passaggio da una finanza predatoria ad una finanza responsabile, anche alla luce dell’evoluzione del processo regolatorio europeo partito con l’Action Plan sulla finanza sostenibile, sul quale qualche tempo fa abbiamo fornito un primo “state of the art” pubblicato sempre in Economia Italiana

Un sostegno a questo processo potrà venire proprio da Next Generation EU che avrà bisogno di finanza di sostegno e che potrà condizionare il futuro dei processi finanziari europei connessi allo stesso Green Deal. Questo tema è tra quelli al centro dell’attenzione del Laboratorio di progettazione Next Generation EU attivato nell’ambito del corso di Politica economica avanzata a Piacenza.

In un altro contributo del numero della rivista Economia Italiana il prof. Claudio Cacciamani dell’Università di Parma e altri suoi colleghi hanno centrato l’attenzione sul tema del direct lending alle imprese da parte delle compagnie assicurative. Si tratta di un argomento relativamente nuovo e di una importante innovazione normativa dell’industria finanziaria nazionale inserita nel Decreto Competitività n.91 del 24 giugno 2014 e poi recepita da un provvedimento IVASS n.22 del 21 ottobre 2014.

Nell’articolo l’attenzione si focalizza sul tema degli assorbimenti patrimoniali necessari al settore assicurativo per implementare i modelli di business del direct lending e le stime offrono prospettive positive e interessanti, sebbene il settore non appaia agli autori pronto a questa rivoluzione. La crisi economica in corso potrebbe frenare il futuro di questo settore, in considerazione degli elevati rischi di default delle imprese nel prossimo futuro, e un intervento normativo è necessario per rendere ancora possibile il successo di questo strumento che potrebbe fornire una ulteriore forma di diversificazione del finanziamento alle imprese italiane.

Al seminario sono intervenuti anche Paola Papanicolaou della Direzione Centrale Innovazione del Gruppo Intesa San Paolo e Alessandro Scortecci del Fondo Nazionale Innovazione. Papanicolaou ha contributo al numero della rivista con una riflessione sul finanziamento al mondo delle startup, soffermandosi, tra le altre cose, sul Corporate Venture Capital, ovvero sui veicoli di finanziamento di grandi gruppi finanziari e industriali, che possono costituire una importante innovazione nell’ambito del venture capital per le competenze specifiche negli investimenti connessi alla propria industry e per una maggiore “tolerance for failure”.

La riflessione della Papanicolaou si estende ai variegati strumenti a disposizione per strutturare la finanza delle imprese startup e delle PMI innovative sia dal lato del capitale di rischio, grazie alle facilitazioni fiscali fornite sin dal Piano Industria 4.0, che dal lato del capitale di debito, con particolare riferimento al sostegno del Fondo centrale di Garanzia.

Gli istituti finanziari più evoluti si stanno specializzando nella strutturazione di questa finanza, sebbene dal punto di vista quantitativo il nostro paese resti ancora al palo rispetto agli altri paesi europei nello sviluppo, per esempio, del venture capital. Da questo punto parte la riflessione di Alessandro Scortecci, Head of Strategy and Business del Fondo Nazionale per l’innovazione che descrive lo strumento CDP Venture Capital che ha come obiettivo quello di “rendere il venture capital un asse portante dello sviluppo economico del paese”.

I vari strumenti di innovazione finanziaria passati in rassegna dal prossimo numero della rivista Economia Italiana e dal seminario del 17 novembre rendono conto del profondo processo di trasformazione dei mercati finanziari e delle nuove opportunità fornite da nuovi mercati per fondi per lo sviluppo delle imprese messi a disposizione anche con numerosi interventi di policy recenti. Nonostante questo processo di cambiamento significativo, il paese è ancora lontano da perfomance accettabili in termini di impatto sia sulle nostre PMI più tradizionali che sul mondo delle startup e delle PMI innovative.

Allo scopo di raccogliere indicazioni utili a questo fine, il dibattito ha coinvolto professionisti dell’innovazione finanziaria o della finanza dell’innovazione. In particolare sono intervenuti Carlo Brunetti del board di Italian Angels for Growth, Carlo Marini di Keda società impegnata nella finanza per la crescita delle PMI italiane, Franco Egalini della Fondazione di Piacenza e Francesco Rolleri, presidente di Confindustria Piacenza. Al dibattito ha partecipato Federico Arcelli docente dell’Università Cattolica e dell’Università Marconi, fondatore del CeSPEM e partner di Oliver Wyman, che ha presentato  un’approfondita analisi sul contributo importante che l’innovazione del digital banking può dare per arricchire e rendere più efficienti e rapidi  i metodi di valutazione delle imprese, consentendo così un accesso al credito più spedito e meno costoso per le aziende meritevoli.