intervista a Gerardo Tarricone, fondatore e managing director di Arion Investment Management
I driver del mercato. Le prospettive di lungo termine. L'uso dei derivati. I rischi e le soluzioni per gli investitori. Parla un esperto
In un momento in cui le materie prime dominano i titoli dei giornali, mentre le materie critiche e le terre rare sono oggetto di accordi strategici tra paesi, tra tensioni geopolitiche, corsa all’intelligenza artificiale e transizione energetica, ci rivolgiamo a Gerardo Tarricone, fondatore e managing director di Arion Investment Management, hedge fund specializzato in commodities con sede a Londra, per avere una chiave di lettura specialistica in questo caos.
Qual è il contesto internazionale attuale del “caos materie prime” e quali sono i driver principali?
Negli ultimi mesi abbiamo visto oro e argento segnare massimi storici – circa 5.600 dollari l’oncia per l’oro e 120 dollari l’oncia per l’argento – spinti dal cosiddetto “debasement trade”, ovvero la corsa degli investitori verso asset reali come copertura contro la perdita di valore del dollaro, alimentata da politiche fiscali espansive e livelli record di debito pubblico. A questo si aggiungono gli acquisti da parte delle banche centrali, soprattutto nel caso dell’oro, e i rischi geopolitici.
Anche il rame e altri metalli industriali hanno toccato massimi storici. Nel caso del rame, oltre al debasement trade e alla potenziale scarsità di offerta negli anni a venire, i prezzi sono sostenuti dalla spesa futura richiesta dall’intelligenza artificiale per la costruzione di data center: un singolo data center può richiedere fino a circa 50.000 tonnellate di rame secondo la Copper Development Association.
Al caos delle materie prime, nelle ultime settimane, si sono aggiunti gas, petrolio e i suoi derivati (fuel oil, jet fuel, kerosene, gasolio e benzina) che hanno registrato un’impennata dopo l’attacco da parte di USA e Israele contro l’Iran. In questo caso, il rialzo dei prezzi non è legato a una mancanza di offerta attuale, ma al rischio di blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita ogni giorno circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Inoltre, se il conflitto dovesse proseguire, potremmo vedere diversi Paesi del Medio Oriente bloccare la produzione, come hanno già fatto Iraq e Kuwait».
In questo contesto, come si posizionano gli hedge fund?
«Operare in materie prime richiede professionisti con esperienza e sistemi di gestione del rischio che permettano di trasformare periodi di caos e alta volatilità in profitti per i nostri investitori.
Fondi specializzati in materie prime, come Arion, tendono a ottenere buoni risultati in periodi di alta volatilità e dislocazioni di mercato. Difatti, nella settimana successiva all’attacco in Iran, abbiamo generato circa il 20% dei profitti dell’intero 2022 in una sola settimana».
Come ci si può coprire dal rischio merci attraverso strategie basate su derivati?
«In base all’esposizione che un consumatore o un produttore ha verso una determinata materia prima, esistono diversi strumenti per coprirsi, se non completamente almeno in modo parziale. Gli strumenti più utilizzati sono futures, opzioni e swap, quotati sulle principali borse merci mondiali».
In alternativa, come ci si può proteggere acquistando l’asset fisico?
«Dipende dall’obiettivo e dalla tipologia dell’investitore. Per quanto riguarda gli investitori privati, non tutte le materie prime possono essere acquistate e immagazzinate fisicamente, si pensi al petrolio, e quindi conviene sempre rivolgersi a specialisti del settore».
Si legge di un crescente interesse dei governi su materie critiche e le terre rare, cosa ne pensa al riguardo?
«Per quanto riguarda investitori istituzionali e governi, abbiamo iniziato a registrare un crescente interesse da parte di alcuni Stati, come gli Stati Uniti, a immagazzinare critical minerals, ad esempio rame e terre rare. Riteniamo che si tratti di iniziative fondamentali, che tutti gli Stati dovrebbero intraprendere per evitare di trovarsi senza scorte in futuro o di doverle pagare a caro prezzo (come accaduto, ad esempio, con il gas all’avvio del conflitto russo-ucraino)».
Quale prospettiva di lungo periodo offrite per navigare questo caos?
«Dato il clima geopolitico, il cambiamento climatico, la transizione energetica e lo sviluppo tecnologico, riteniamo che volatilità e dislocazioni nelle materie prime saranno sempre più frequenti. Dal 2020 le commodities sono tornate al centro dell’attenzione degli investitori e offrono un’importante diversificazione di portafoglio. È fondamentale adottare una gestione attiva, anziché un approccio passivo, per riuscire a catturare la volatilità che spesso caratterizza questo settore.
Investire nel caos è un’opportunità, non una fonte di paura, a patto di affidarsi a professionisti del settore e di essere consapevoli che le materie prime comportano rischi elevati e non sono adatte a tutti i profili di investitore».