I MERCATI NEL 2022
Come muoversi in un anno turbolento

Intervista a Luca De Biasi, Mercer

Il Wealth Business leader di Mercer, società di consulenza e gestioni patrimoniali, analizza il nuovo contesto finanziario caratterizzato dal ritorno dell'inflazione e spiega come dribblare i nuovi rischi che si profilano sui mercati

Paola Pilati

Dopo due decadi all’insegna della deflazione, il 2021 si è rivelato l’anno della svolta: l’inflazione ha rialzato la testa, e dopo qualche incertezza (l’aggettivo “transitorio” è comparso e poi rapidamente scomparso nel lessico dei comunicati ufficiali delle banche centrali sul rialzo dei prezzi ), si capisce che è qui per restare. Il 2022 si presenta quindi come un anno tutt’altro che facile per chi gestisce il denaro, sia per il nuovo atteggiamento annunciato politica monetaria – tapering e rialzo dei tassi – sia per l’esercizio di ricerca del rendimento, complicato da variabili assai poco prevedibili.

Luca De Biasi, Wealth Business leader di Mercer, società di consulenza e gestioni patrimoniali di livello globale, intervistato un anno fa da Fchub, già prevedeva che il risveglio dell’inflazione ci avrebbe accompagnato a lungo. Oggi vede decisamente una svolta, la fine dell’epoca della deflazione con cui abbiamo convissuto per due decenni.

«Mi sembrava già allora tutto molto chiaro», riflette oggi De Biasi, «visto che quando si immette liquidità sul mercato, facendo salire in modo artificioso e innaturale il prezzo di tutti gli asset, dalle materie prime ai titoli al real estate, il risultato non poteva che essere questo che abbiamo sotto gli occhi oggi. È stato come un vento che ha soffiato su un fuoco che già covava: fattori che potevano essere transitori come l’aumento del prezzo delle commodity e i problemi della supply chain hanno poi impattato su fattori più permanenti, innescato la richiesta di aumento delle paghe, l’aggiustamento dei prezzi da parte delle aziende, e anche gli incrementi nell’immobiliare non saranno transitori. Insomma sarà tutto più complicato da governare».

Dobbiamo aspettarci un incremento senza fine dei prezzi?

«Se sono convinto che l’inflazione sia un fenomeno permanente, sono anche certo che non rimarrà ai livelli attuali. Ora l’incremento che vediamo è anche il risultato di un “effetto base”: registriamo uno scalino rispetto al 2020 in cui era tutto chiuso. Questo effetto sì che sarà temporaneo. Ma man mano che i fattori connessi agli aumenti dei prezzi che sembravano temporanei diventeranno permanenti, l’inflazione la farà sempre di più da padrona».

Che effetto avrà questo scenario sui mercati? I futures sull’andamento delle Borse sono in rialzo…

«Attenzione: i movimenti che si osservano oggi sono ancora di breve, perché a fine anno è difficile che ci siano posizioni aperte da parte di investitori istituzionali, che sono quelli più importanti. Se vogliamo ragionare sulla parte azionaria, dobbiamo partire dai tassi, che sono inadeguati rispetto allo scenario di crescita economica che abbiamo davanti: sono troppo negativi, e dovendo adeguarsi anche a un’inflazione più alta, sono tutt’altro che facili da gestire. Tanto che le banche centrali sono molto più aggressive rispetto a qualche mese fa. Ma c’è anche un altro fattore a complicare le cose…».

Quale?

«L’equity è già molto caro in termini assoluti. I price earning dell’equity sono alti rispetto al passato. Eppure le azioni continuano a permettere un investimento protettivo rispetto ai bond. Detto questo, il 2022 sarà un anno turbolento, ci saranno cadute del mercato, e attese per capire quanto e dove si fermano i tassi di interesse. Sarei guardingo. Punterei a cercare come limitare l’impatto negativo. Bisogna essere tattici, dinamici, molto diversificati, e occorre costruire posizioni di hedging importanti».

La sua ricetta?

«Comprare un po’ di oro con pesi non banali in portafoglio, andare sulle obbligazioni inflation linked, essere molto selettivi sull’azionario comprando più titoli “value” rispetto al “growth”, perché i portafogli rischiano di essere messi alla prova. Sui mercai si ballerà di più».

Ci saranno differenze sui mercati delle due sponde dell’Atlantico?

«Forse l’Europa sarà un po’ più avvantaggiata rispetto agli Usa, perché la Fed si muoverà abbastanza velocemente, mentre la Bce aspetterà a muovere i tassi. Inoltre noi siamo un po’ sottovalutati rispetto al mercato Usa, il più caro in assoluto e dove i tassi sono più alti e possono crescere di più. Ma quando c’è un ribasso non ci sono differenze, i due mercati tendono a scendere entrambi».

L’oro è meglio delle materie prime?

«L’oro è proprio un hedge, ma siamo consigliando anche le materie prime, sotto forma di Etc, che stanno bene in un portafoglio perché possono proteggere dall’inflazione».

E se tutto l’allarme inflazione dovesse rientrare?

«Io non credo a chi dice che tutto rientra, ma in ogni caso bisogna porsi nell’ottica che uno scenario possa essere più permanente che temporaneo, per poi farsi sorprendere positivamente da uno scenario che invece è temporaneo».

Titoli da cui scappare, in questo nuovo contesto?

«Obiettivamente, se l’inflazione è quella che è, le obbligazioni governative, soprattutto di quei paesi più virtuosi con rendimenti molto negativi, possono soffrire un po’ di più».