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CASO FTX
Come difendersi dai crac crypto

Dopo il crack della piattaforma di criptovalute, l’exchange FTX, occorre che i consumatori interessati a questo tipo di investimenti adottino alcuni accorgimenti per proteggere il più possibile il proprio portafoglio virtuale. Ecco i consigli dell'esperto di Confconsumatori

Antonio Pinto*

I numeri fotografano uno dei più grandi disastri finanziari della finanza mondiale. Circa un milione di investitori che hanno perso oltre 30 miliardi di euro e, solo in Italia, vi sarebbero oltre centomila creditori. La piattaforma di criptovalute, l’exchange crypto FTX, ha chiesto negli Stati Uniti di essere ammessa al Chapter 11, ossia alla bancarotta assistita. Arriva dopo tanti altri crack, come ad esempio MTGox, l’exchange giapponese di criptovalute, la stablecoin Terra-Luna e vari altri. FTX era la seconda piattaforma di scambio di valute digitali al mondo (per volumi), e questo è la prova che i criptoasset poggiano su basi davvero molto fragili. L’economista Nouriel Roubini non a caso ha definito società come FTX “una bomba a orologeria” che potrebbe esplodere in qualsiasi momento. Banca d’Italia e Consob ripetutamente hanno segnalato ai risparmiatori i gravissimi rischi di questo segmento di mercato virtuale.

MERCATI NON REGOLAMENTATI

Il “fallimento” di FTX ci insegna che i risparmiatori dovrebbero usare enorme cautela se proprio decidono di investire denaro in queste piattaforme, poiché si tratta di mercati non regolamentati, senza nessuna tutela per i risparmiatori.

In attesa della nuova normativa Ue che arriverà con il regolamento Mica, la compravendita di criptovalute è una giungla senza regole e senza difese effettive. In Italia è obbligatorio da luglio un registro per le società attive nell’intermediazione di valute digitali, gestito dall’Oam, l’organismo di agenti e mediatori. Tuttavia, non si tratta di un sistema autorizzativo, ma di una semplice registrazione ai fini dell’antiriciclaggio. L’attività di trading di questo tipo di criptoasset al momento, infatti, non è soggetta ad autorizzazione. Si deve tenere conto che nella finanza tradizionale i soggetti almeno sono vigilati e sottoposti a stringenti regole, mentre nel settore dei bitcoin ed analoghi asset non trovano applicazione le regole di condotta e i presidi a tutela di investitori o depositanti.

CHIAVETTE PER I SOLDI VIRTUALI

Per chi vuole proprio “investire” in questi prodotti è meglio non lasciare i soldi virtuali in un “portafoglio” messo a disposizione dalla piattaforma (exchange). Sono infatti piattaforme virtuali private, non regolamentate, dove spesso si sono verificati, oltre ai fallimenti, anche problemi legati a furti ed hackeraggi. In linea di principio sono società che non offrono garanzie e non sono assicurate, con il rischio potenziale di poter perdere tutti i soldi depositati.

Meglio usare la chiavetta Usb: vale a dire su un supporto non connesso a Internet, e quindi non soggetto a furti da parte di hacker o ad altre variabili. Unica avvertenza: occorre non perdere la chiavetta, altrimenti i soldi virtuali non sono più recuperabili. In gergo si chiama cold wallet, al contrario degli hot wallet che si trovano sul pc o sullo smartphone.

I RISPARMIATORI TRADITI

Per quanto riguarda cosa fare in concreto per i risparmiatori traditi, per adesso occorre studiare e approfondire se davvero esiste un percorso che possa dare qualche realistica possibilità di recupero, tenendo conto che FTX aveva sede nel Delaware ed è lì che si è aperta la procedura. Ad esempio, anche per l’insinuazione al passivo vi è il problema dei costi, da rapportare a quanto potrà esser effettivamente recuperato da eventuali attivi che si dovranno recuperare. Per il momento, comunque, non esistono prospettive realistiche per ottenere ristoro.

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