L'analisi di Messori

Caro Gentiloni, ecco come difendere l'Italia in Europa

Il rapporto deficit-Pil potrebbe scendere all’1,6 del Pil (quindi anche sotto le previsioni fatte questa estate dall’ufficio parlamentare di bilancio, che indicavano l’1,8), per via delle minori spese per quota 100 e reddito di citadinanza, ma anche per un aumento del flusso delle entrate e gli effetti della discesa dei tassi sul nostro debito. Lo scrive Marcello Messori, direttore della School of european polical economy della Luiss nel suo policy brief vitualmente indirizzato al neo commissario italiano alla Ue Paolo Gentiloni.

L’impegno preso nei confronti della Ue per il 2019 può essere quindi onorato. Oltre a questo è a portata di mano anche l’altro obiettivo, quello di ridurre dello 0,60 il rapporto deficit strutturale/Pil per il 2020, mentre il rapporto deficit pubblico/Pil potrebbe essere fissato all’1,2 per cento.

Tutto bene, dunque? Eppure questo quadro di riequilibrio fiscale è irrealistico, sostiene Marcello Messori, perché non tiene conto di tre fattori. Primo, che non si è fatto uno straccio di privatizzazione, e quindi i 18 miliardi di incasso promessi nella legge di bialncio 2019 non ci sono. Secondo, che occorrerà trovare una copertura delle clausole di salvaguardia per il 2020, per 23 miliardi. Terzo, a tutto questo andranno aggiunte le risorse che il nuovo governo promette di investire per far ripartire la crescita.

L’analisi del policy brief non si ferma qui. Messori indica e argomenta due possibili strategie per il governo italiano, e le implicazioni che ognuna porta con sé. Quale scegliere per condurre la finanza pubblica al riequilibrio, nel rispetto delle regole ma con margini di manovra e di flessibilità fiscale? La risposta è nel paper, di cui alleghiamo il pdf.