In Filigrana

di Giuseppe G. Santorsola

Banche: quando le regole mettono in pericolo i bilanci

Giuseppe G. Santorsola
Giuseppe Guglielmo Santorsola

Le banche e gli intermediari finanziari hanno in corso di approvazione i bilanci semestrali relativi ad uno dei periodi più anomali e condizionati da fattori esogeni della loro storia recente. La nota qui presentata non intende analizzare i risultati attraverso l’analisi finanziaria, ma esaminare invece i condizionamenti derivanti dalla normativa in vigore e dagli orientamenti espressi dalle Autorità Monetarie.

La sensazione diffusa illustra preoccupazione per l’effetto dell’applicazione dei diversi vincoli di vigilanza e di trattamento contabile con espansione degli effetti pro-ciclici e, soprattutto, con impatto pericoloso sulle dotazioni patrimoniali e gli indicatori imposti in materia di patrimonio di vigilanza. Tale preoccupazione era stata già esposta in altro documento qui pubblicato nel marzo 2020 (https://fchub.it/cura-italia-oggi-rischio-crisi-domani/) all’insorgere della pandemia che ha condizionato l’intera attività economica. Le note sono state redatte in parte prima della relazione di Vincenzo Visco in Abi e in parte successivamente al documento che, di fatto, conferma le ragioni dell’attenzione alla base di queste considerazioni.

Gli interventi finora attivati dalle banche centrali (Europea e Nazionali) hanno solo parzialmente sollevato l’onerosità di taluni vincoli, non potendo trovare impatto adeguato in considerazione delle regole dettate dalle Direttive in vigore (che solo attraverso ulteriori direttive potrebbero essere modificate) e dei vincoli non modificati in materia di trattamento delle poste attive oggetto di deterioramento e, quindi, di impairment (cioè IFRS9). Al momento è peraltro previsto l’allentamento dei requisiti circa la «leva finanziaria», ovvero su quanto le banche possono prestare in relazione al patrimonio.

In effetti, tecnicamente, è stata decisa solo l’esclusione temporanea di alcune esposizioni verso la BCE dal calcolo dell’esposizione totale, in particolare banconote, monete e depositi presso la stessa banca centrale. Uno spettro limitato rispetto alla dimensione potenziale dei problemi in corso di emersione, pari a circa lo 0,3% degli asset in essere. Peraltro, in termini assoluti, questa percentuale corrisponde a 70mld€, un allentamento monetario in sé significativo per le banche sottoposte al sistema SSM di vigilanza.

I due valori consentono di esprimere valutazioni ciascuna diversa sul loro impatto. Peraltro, qualora il TIER1 dovesse abbassarsi, i valori subirebbero (ovviamente in capo alle banche interessate) importanti modifiche quando, a partire dal 28 giugno 2021, l’indicatore del leverage finanziario avrà applicazione obbligatoria. Sottolineo che per le G-SIB il leverage ratio è già parte del calcolo del requisito TLAC (total loss assorbing capacity), ma – nel caso italiano – riguarda al momento solo Unicredit.

Le semestrali, ormai definitive, intercettano un periodo nel quale la fase critica ha influito su due terzi del periodo e non può considerare, invece, eventuali miglioramenti esposti nei mesi successivi laddove l’andamento della produzione e della vendita dei sistemi economici ha ripreso (ancorché in modo parziale) a un ritmo meno ridotto almeno in alcuni settori.

Il fatto che la maggior parte delle banche più rilevanti sia quotata in Borsa alimenta l’allargamento del rapporto fra market value e book value, evidenziando un sentiment del mercato ben diverso dai risultati esposti nel bilancio semestrale. La stessa conseguenza potrebbe permanere anche nei conti finali dell’esercizio in ragione dell’applicazione delle normative in vigore, assorbendo patrimonio e frenando la capacità dei sistemi bancari di provvedere al finanziamento delle imprese clienti bisognose di liquidità immediata e di credito, nonché di copertura di investimenti necessari per mantenere la presenza sui mercati: una catena viziosa che preoccupa chi governa le banche e che incontra anche attenzione da parte di alcune Autorità (più l’EBA che la BCE nel caso della UE). La distinzione regolamentare fra banche significant e less significant accentua le preoccupazioni anche perché il numero delle prime è prevalente e coinvolge istituzioni un tempo soggette a vincoli meno stringenti (le banche di credito raggruppate in GBC in particolare nel caso italiano). 

Istituzioni finanziarie localizzate al di fuori della UE (dove le regole non sono fissate in direttive) possono invece contare su principi contabili più flessibili (perché derivanti da accordi e non da direttive) e su autorità monetarie conseguentemente più disponibili alla sospensione o al rinvio dell’applicazione di alcuni obblighi (di segnalazione, di granularità dei dati e di trattamento dei crediti deteriorati).

La Banca d’Italia ha specificatamente ricordato che tali previsioni sono di pertinenza del legislatore, ma ha anche manifestato la propensione a non applicare ulteriori sospensioni o altri fattori riconducibili ai suoi poteri. Una posizione corretta sotto il profilo giuridico, ma difficile da gestire per quelle banche che operano in un ambito competitivo che supera il perimetro comunitario.

Nello specifico, appare condizionante l’applicazione delle norme in modo uniforme fra le diverse categorie di NPL, in particolare fra posizioni in sofferenza o classificate UTP. Inoltre, il trattamento più stringente riguarda le nuove posizioni deteriorate (in ragione della applicazione dell’Addendum previsto dall’1.4.2018), ovviamente quelle più legate agli effetti della nuova crisi economica in corso. 

Il tutto può essere riassunto nel concetto di “calendar provisioning”, le disposizioni imposte dalle norme della BCE sulle coperture dei crediti deteriorati. L’applicazione – rebus sic stantibus – determinerà la riduzione dell’ammontare dei patrimoni di vigilanza, in taluni casi anche al di sotto dei parametri minimi e, comunque, impedirà le azioni più “libere” di gestione della concessione dei crediti nel prossimo futuro.

È noto inoltre che la raccolta di capitale di rischio risulta particolarmente difficile per il settore dell’intermediazione creditizia, come è dimostrato dalle operazioni di aumento di capitale più recentemente attuate. Un fabbisogno rilevante e concentrato nel tempo sarebbe complesso da gestire laddove gli azionisti correnti avessero obiettive difficoltà nel sottoscrivere e la ricerca di ingressi resterebbe priva di un’offerta adeguata. I flussi di liquidità preferiscono investire in altri settori con migliori prospettive di redditi attesi. 

Proprio per questo insieme di valutazioni, la posizione dell’Autorità Monetaria (quella italiana nello specifico) si orienta verso scelte prudenziali ed ex-ante di ampio ricorso agli accantonamenti, di ulteriore compressione di (eventuali) dividendi da distribuire e di forte controllo delle spese correnti. Con tale approccio si ritiene di poter meglio fronteggiare il deterioramento oltre la tendenza dei portafogli crediti. Sotto un profilo differente, la Banca d’Italia suggerisce di porre attenzione alla selezione del credito, fermo restando che non è suo compito delinearne modelli o parametri.

Nel contempo, la stessa Banca d’Italia, nell’occasione formalmente più significativa (il Comitato Esecutivo dell’ABI), ha ribadito che le regole comunitarie non saranno modificate, invitando i soggetti vigilati ad operare di conseguenza nei prossimi mesi. Ogni intervento è compito del legislatore e ad esso la Banca d’Italia rimanda la responsabilità di eventuali nuove disposizioni (la Commissione UE ed il Parlamento Europeo). Per quanto di sua competenza ed in relazione al tema degli NPL, tuttavia, viene espressa la scelta verso la costituzione di bad banks (senza preferenza per soluzioni comunitarie, nazionali o espressione di singole banche); nello stesso tempo è stato ribadito un parere contrario verso la costituzione di entità fondate sulla unione di debolezze, in particolare nell’area meridionale del Paese; un messaggio che si pone in contrasto (per ora non in conflitto) con l’orientamento di alcune forze politiche.

I destinatari principali del messaggio sono potenzialmente due e con orientamenti distinti:
– le banche popolari e private minori sono invitate con moral suasion incisiva a provvedere ad aggregazioni e ciò è dimostrato anche dal crescente numero di ispezioni in banche con posizioni all’interno dei parametri (magari anche per pochi punti percentuali), ma con prospettive delicate di gestione delle future condizioni dei propri clienti;

– le banche di credito cooperativo vengono da un lato invitate a unire le proprie forze (rispetto ai due GBC e all’IPS altoatesino) e ad accentuare un modello di business più definito, magari anche in presenza di una revisione (anch’essa peraltro di competenza del legislatore nazionale) della normativa in vigore.

Lo scenario è pertanto difficile e condizionato; non risulta gradito alle banche che lamentano soprattutto la lettura univoca degli NPL senza distinzione fra le sofferenze e gli UTP, con l’unica separazione fra posizioni garantite e non. In tal senso, appare importante il coordinamento fra BCE e SSM per impostare una soluzione diversa, anche alla luce della frequenza con la quale gli UTP ritrovano elasticità quando le condizioni di mercato recuperano, anche in parte, una gestione economica più ordinata. Gli stessi banchieri manifestano peraltro opinioni non condivise in merito alla disponibilità di BCE e/o SSM per una riconsiderazione delle condizioni da applicare.

In conclusione, appare importante riconsiderare il prima possibile le norme regolamentari da applicare poiché le condizioni eventualmente critiche si manifesteranno in modo progressivo nei prossimi trimestri, creando i presupposti per il decadimento della forza patrimoniale delle banche più coinvolte con attività economiche in crisi.

Attendere che si creino i problemi di ricapitalizzazione è obiettivamente una scelta non razionale anche nell’ottica della missione delle Autorità monetarie e di vigilanza la cui funzione è, per esplicita ribadita indicazione dei loro esponenti, quella di prevenire crisi bancarie con soluzioni di vigilanza prudenziale.

Basarsi su ispezioni con orientamento persuasivo non è l’unica soluzione proponibile senza iniziative non convenzionali (ormai standardizzate su larga scala) e senza una più chiara definizione del principio di proporzionalità (di fatto disatteso laddove gli interventi si evidenzino con ritardo rispetto alle esigenze. 

Potremmo trovarci fra due/tre anni con molte banche minori non più attive, ma con qualcuna delle significative in condizioni critiche e il sistema bancario alla ricerca di nuovi capitali rischio. Il tema è stato evidenziato e proposto; se ne attende la più corretta declinazione operativa con il minor ritardo, affinché non resti solo un messaggio.