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Le novità del banking package

Attenti, crescono i rischi delle obbligazioni AT1

Antonio Forte
Antonio Forte

Negli ultimi anni le regole bancarie hanno richiesto un aumento del livello di patrimonializzazione degli istituti di credito. Questo incremento degli indici patrimoniali è stato realizzato principalmente con aumenti di capitale, ma anche con una particolare attenzione alla dimensione e rischiosità dell’attivo. Un modo alternativo per aumentare la dotazione di capitale di una banca è quello di emettere strumenti che, pur non essendo assimilabili al capitale di migliore qualità (il Common Equity Tier 1), sono considerati molto simili alle azioni e costituiscono il cosiddetto Additional Tier 1 (AT1). 

Lo strumento più diffuso che rientra nell’AT1 è l’obbligazione perpetua. Questo tipo di obbligazione è più rischioso perché, in caso di bail, viene coinvolto nella copertura delle perdite subito dopo le azioni, ma prima di tutte le altre obbligazioni. Inoltre, nel caso in cui il capitale della banca che ha emesso l’obbligazione AT1 scendesse sotto un determinato livello stabilito al momento dell’emissione, tali obbligazioni possono essere convertite in azioni o subire una riduzione del valore nominale. 

Quindi, con l’ottica di una banca, l’obbligazione perpetua permette di incrementare il capitale, il Tier 1, (dato da CET1 + AT1), evitando di ricorrere ad aumenti di capitale, ma, a causa di una più elevata intrinseca rischiosità, tale obbligazione è usualmente più costosa rispetto ad altre emissioni obbligazionarie. È importante ricordare che le banche sono tenute a rispettare anche un obbligo regolamentare in merito all’AT1 (l’1,5% delle RWA deve essere coperto da questi titoli) e, quindi, devono necessariamente emettere questo tipo di obbligazione pagando elevati tassi di interesse.

Altra caratteristica delle obbligazioni AT1 è che non hanno una scadenza, sono perpetue. La banca, tuttavia, ha la facoltà di “richiamarle”, cioè ritirarle dal mercato pagandone il valore nominale, nelle finestre temporali stabilite alla loro emissione. Se la banca decide di non esercitare tale opzione, come fatto da banca Santander a febbraio, il titolo rimane in circolazione fino alla successiva finestra temporale che permette alla banca di estinguere l’obbligazione. 

Un’ultima peculiarità di queste emissioni riguarda il pagamento delle cedole. Se il CET1 della banca scendesse al di sotto della soglia richiesta dalle autorità, la banca non sarebbe più libera di distribuire gli utili e il pagamento delle cedole delle obbligazioni AT1 subirebbe delle limitazioni fino ad essere completamente azzerato.

A metà aprile il Parlamento Europeo ha adottato il cosiddetto “banking package”, che sarà approvato a breve dal Consiglio, e che, tra le tante modifiche, introduce due novità che riguardano le obbligazioni AT1. Infatti, le nuove regole bancarie sulla leva e sul MREL (Minimum Requirement of Eligible Liabilities) prevedono dei vincoli alla distribuzione di utili e al pagamento degli interessi delle obbligazioni AT1 nel caso in cui la banca non rispetti pienamente i nuovi requisiti. La conseguenza è che l’investitore in obbligazioni AT1 si vedrebbe privato della periodica remunerazione anche in questi due casi. 

Il primo limite, quello sulla leva, riguarda le banche sistemiche e andrà a regime nel 2022. Nel caso in cui la banca non sia conforme ai nuovi parametri sulla leva, ulteriormente inaspriti, scatterebbero limiti automatici riguardanti la distribuzione degli utili e il pagamento dei bonus e delle cedole delle obbligazioni AT1. Le autorità di vigilanza avranno, inoltre, la facoltà di estendere tali regole anche alle banche non globalmente sistemiche. In caso di estensione, quindi, in presenza di violazioni sui requisiti della leva anche le obbligazioni AT1 emesse da banche di minor dimensione sarebbero soggette a limitazioni nel pagamento degli interessi.

L’altra novità è collegata al requisito MREL. L’obiettivo di questo requisito è di aumentare la presenza di strumenti ad elevata capacità di assorbimento delle perdite, in modo da consentire la liquidazione degli istituti di credito senza pregiudicare la stabilità finanziaria e senza necessità di ricorrere a fondi pubblici. Ad ogni banca sarà comunicato annualmente il requisito MREL da raggiungere. Se una banca non riuscisse a superare il requisito MREL, l’autorità di vigilanza, trascorso un periodo di grazia, dovrebbe intervenire per vietare la distribuzione di utili e il pagamento delle cedole delle obbligazioni AT1, fino a che non venga ripristinato il pieno rispetto del requisito. 

Considerando l’attuale situazione, il requisito sulla leva potrebbe creare qualche problema alle banche del nord Europa, caratterizzate da tempo da una leva elevata. Una recente analisi dell’agenzia di rating tedesca Scope ha evidenziato che tra le banche europee globalmente sistemiche quella che mostra il margine più risicato rispetto al requisito della leva è Deutsche Bank. Al contrario, le altre banche globalmente sistemiche, inclusa l’italiana Unicredit, hanno un ampio margine rispetto a questo nuovo requisito.

Per quel che riguarda il requisito MREL, invece, non si registrano attualmente difficoltà da parte delle banche europee. Tuttavia, questo requisito potrebbe esporre le banche di medio-piccola dimensione a qualche tensione. Infatti, queste banche hanno un accesso più limitato ai mercati finanziari e, in situazioni di prolungata tensione economico-finanziaria, potrebbe diventare particolarmente complicato, oltre che costoso, riuscire a vendere le passività da computare nel requisito MREL.  

Alla luce di queste considerazioni, quando questo nuovo pacchetto di riforme sarà definitivamente approvato, non è da escludere che le obbligazioni AT1 in circolazione possano registrare un calo della quotazione. Inoltre, aumentando ulteriormente la rischiosità di questo tipo di obbligazioni, è probabile che le future emissioni vedranno crescere ulteriormente il rendimento. Il margine d’interesse ringrazierà sentitamente.