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IL NOBEL PER L'ECONOMIA 2020

Alla ricerca dell'asta perfetta

Pietro Reichlin

Il premio Nobel a Paul Milgrom e Robert Wilson conferma la rilevanza di una branca dell’economia nota come “disegno dei meccanismi” o “dei mercati”. In questo caso, la scelta dell’Accademia delle Scienze svedese è caduta sul problema del disegno delle aste ma, già nel 1996, nel 2007 e nel 2012, essa aveva attribuito il premio a ricercatori che hanno lavorato in campi contigui, come Mirrlees, Vickrey, Hurwicz, Maskin, Myerson, Roth e Shapley.

Con un po’ di forzatura, si può dire che la teoria del disegno dei meccanismi derivi da due grandi temi di cui si è occupata l’economia in un passato ormai lontano. Il primo è il dibattito sui meriti del mercato e del socialismo, che ha animato economisti come Lange, Dickinson, von Mises e von Hayek intorno agli anni ’30.

La questione può essere riassunta nella seguente domanda: è possibile replicare le condizioni di efficienza allocativa che caratterizzano mercati “perfetti” mediante un’istituzione interamente pubblica e in assenza di diritti di proprietà? Il secondo tema che ha a che fare con lo sviluppo del disegno dei meccanismi è stato proposto da un altro premio Nobel, Ronald Coase, il quale pensava che la distribuzione dei diritti di proprietà e la libera contrattazione sono condizioni sufficienti per un’allocazione efficiente delle risorse, anche in assenza di un sistema dei prezzi e di mercati concorrenziali. Un’affermazione nota come “Teorema di Coase”.

Il problema fondamentale che accomuna questi temi è quello dell’informazione privata, cioè il fatto che gli individui hanno preferenze e caratteristiche che solo loro conoscono. I problemi informativi provocano il fallimento della “mano invisibile”, cioè del libero mercato concorrenziale, ma anche quello di istituzioni e meccanismi alternativi, come i sistemi centralizzati, i mercati non concorrenziali e la libera contrattazione. In sostanza, oltre al mercato, può fallire il socialismo e anche il Teorema di Coase. Tutto ciò spiega, grosso modo, come nasce la teoria del disegno dei meccanismi.

Supponiamo di essere in una situazione in cui un decisore deve determinare un’allocazione efficiente delle risorse sulla base delle preferenze di un insieme di agenti, cioè imprese o consumatori. E supponiamo anche che il decisore non conosca le preferenze di questi agenti. Un meccanismo è un insieme di regole che guidano l’azione collettiva (scambi, assegnazione di beni da parte di un unico soggetto, progetti pubblici, ecc.) e la domanda a cui si vuole rispondere è: qual è il meccanismo (cioè l’insieme di regole) che massimizza il benessere sociale al minimo costo?

Uno dei problemi principali che occorre affrontare è il fatto che gli agenti possono sfruttare le regole a proprio vantaggio, per esempio dichiarando di avere preferenze diverse da quelle che hanno effettivamente, in un modo che penalizza gli altri agenti e che impedisce di ottenere l’efficienza. Le regole devono, quindi, produrre incentivare a rivelare le informazioni corrette. 

Torniamo ora ai vincitori del Nobel di quest’anno.  Milgrom e Wilson sono i massimi esponenti della teoria delle aste che è, forse, l’applicazione più importante del disegno dei meccanismi. I loro contributi hanno consentito di risolvere problemi relativi al modo migliore di aggiudicare i beni oggetto di asta a un insieme di concorrenti, avvicinare il prezzo alla valutazione privata del bene e massimizzare il guadagno del soggetto assegnatario.

Per comprendere la rilevanza di questo campo della ricerca economica, basta osservare che le aste sono sempre esistite nella storia dell’uomo dagli albori della civiltà e che si diffondono oggi a un ritmo impressionante. Sono oggetto di asta i titoli pubblici, le inserzioni pubblicitarie su internet, i beni scambiati su eBay, l’elettricità, le frequenze telefoniche e radio-televisive, i titoli azionari, e, in qualche business school degli Stati Uniti, anche i diritti di frequentare determinati corsi. Uno dei problemi di cui si sono occupati Milgrom e Wilson con maggiore successo è quello della “maledizione del vincitore”, cioè il fatto che, a causa della mancanza di informazione sul valore effettivo del bene oggetto di asta, il soggetto aggiudicatario rischia di sopravvalutare il bene e, quindi, tende a offrire un prezzo relativamente basso (minore della sua stima migliore). Ciò genera inefficienze che possono determinare un basso incasso per il venditore e l’esclusione di alcuni concorrenti. 

Negli anni ’70 Ronald Coase fu tra i primi a sostenere che l’allocazione di beni pubblici, come le frequenze radio-televisive, dovesse essere determinata con “criteri di mercato”, anziché mediante meccanismi non competitivi, come le lotterie o le audizioni dei possibili assegnatari. Probabilmente, egli si illudeva che i criteri di mercato fossero capaci di raggiungere la “frontiera efficiente”. Questa congettura non è corretta, ma la sua idea si è dimostrata feconda.

Oggi l’assegnazione delle frequenze radio-televisive e telefoniche mediante aste ha preso il sopravvento quasi ovunque sui meccanismi alternativi usati nel passato. Più in generale, la teoria delle aste dimostra che mercati ben disegnati possono avvicinarci alla frontiera efficiente, anche se non è possibile raggiungerla. 

L’illustrazione è tratta da https://www.nobelprize.org