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Le startup innovative italiane sono un fattore di crescita per l'intero sistema

Intervista a Giorgio Ciron, Direttore di InnovUp

Aumentano i dipendenti, il fatturato, la produttività. Si muovono tra il Data & Analytics, la cybersecurity, la fintech, l'energia, tutti gli ambiti che sviluppano il potenziale tecnologico del paese. E possono trainare sullo stesso terreno anche le grandi imprese. Ecco una radiografia delle startup italiane

Simona D'Amico

InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem è l’associazione che dal 2012 riunisce i diversi attori della filiera dell’innovazione italiana, dalle startup alle scaleup, dagli incubatori e acceleratori alle corporate e agli investitori.

Secondo il rapporto “L’impatto occupazionale delle startup innovative italiane tra il 2012 e il 2025”, presentato da InnovUp e Assolombarda il 21 ottobre 2026, le startup ed ex-startup innovative attive in Italia hanno raggiunto quasi 71 mila occupati e un fatturato complessivo stimato di 15,9 miliardi di euro. Risultati che confermano il contributo dell’imprenditorialità innovativa alla crescita economica del Paese, ma che evidenziano anche alcune sfide legate all’accesso ai capitali, alla crescita dimensionale e alla capacità di competere sui mercati internazionali.

Giorgio Ciron, Direttore di InnovUp (nella foto), ci illustra le prospettive dell’ecosistema italiano dell’innovazione e le condizioni necessarie per sostenerne lo sviluppo.

Dott. Ciron, il rapporto presentato da InnovUp e Assolombarda evidenzia una crescita dell’occupazione del 4,1% nel 2025. Quali indicazioni offre questo dato sul contributo dell’ecosistema dell’innovazione alla crescita economica e occupazionale del Paese?

«La crescita dell’occupazione conferma il contributo sempre più rilevante dell’ecosistema dell’innovazione all’economia italiana. Nel 2025 le 25.597 startup ed ex-startup innovative attive hanno dato lavoro a 70.991 persone, quasi 2.800 in più rispetto all’anno precedente. Aumentano anche il fatturato aggregato stimato, passato da 14,3 a 15,9 miliardi di euro, e la produttività, con un valore aggiunto per dipendente che sale da 56 mila a 61 mila euro. È un segnale importante: queste imprese stanno rafforzando la propria capacità di creare occupazione e valore. Colpisce soprattutto la dinamica dei primi anni di attività. Le startup nate nel 2019 e ancora attive hanno aumentato i dipendenti del 172% in cinque anni, contro il 104% rilevato da Istat per l’insieme delle imprese nate nello stesso anno. Se allarghiamo lo sguardo all’intera filiera dell’innovazione, nel solo 2025 sono stati mobilitati 16,65 miliardi di euro e creati 11.904 nuovi posti di lavoro. Sono numeri che danno la misura del potenziale di questo ecosistema e dell’importanza di accompagnarne la crescita nel tempo».

Accanto alla crescita occupazionale, il rapporto evidenzia che quasi la metà delle startup ed ex-startup considerate non ha dipendenti e che il 90,8% è costituito da microimprese. Come si conciliano questi dati con l’aumento dell’occupazione? E quali sono i principali ostacoli che impediscono alle startup italiane di crescere dimensionalmente e generare nuova occupazione?

«La crescita dell’occupazione si concentra in una parte relativamente piccola delle imprese. Il 90,8% delle startup ed ex-startup ha meno di dieci dipendenti e quasi la metà non ne ha ancora nessuno. Quel 9,2% che raggiunge almeno dieci addetti assorbe però il 68% dell’occupazione complessiva. L’effetto è ancora più significativo per le cosiddette Gazzelle, le imprese giovani ad alta crescita: sono appena lo 0,4% del totale, ma generano l’8,6% dei posti di lavoro. La sfida è quindi mettere un numero maggiore di startup nelle condizioni di compiere questo salto dimensionale.
Due ambiti su cui lavorare sono il rapporto con le imprese consolidate e le opportunità di acquisizione. Le startup con una corporate medio-grande nel capitale sono soltanto 606. Le acquisizioni hanno raggiunto il massimo storico di 118 operazioni, ma riguardano ancora appena lo 0,49% delle startup. C’è spazio per rafforzare questi percorsi, che possono offrire accesso a mercati, competenze e risorse utili alla crescita.
Conta anche il settore di attività: nella cybersecurity il 21,8% delle imprese supera i dieci dipendenti, contro il 6,6% nell’eCommerce e nei marketplace. Servono quindi condizioni favorevoli alla crescita che tengano conto delle diverse caratteristiche delle imprese. La base su cui costruire c’è: nell’ultimo anno l’88% ha mantenuto stabile o aumentato il numero dei dipendenti».

Le startup innovative svolgono un ruolo sempre più importante nella trasformazione digitale e tecnologica delle imprese. Quali sono oggi i settori che offrono le maggiori opportunità di sviluppo e quali fattori stanno trainando la crescita di comparti come l’intelligenza artificiale, la cybersecurity e le life sciences?

«Le dinamiche occupazionali indicano una particolare vivacità dei comparti AI, Data & Analytics, con una crescita del 12,2% in un anno, cybersecurity, con l’11,1%, e life sciences, con il 9,5%. Seguono energia e fintech, rispettivamente al 9,2% e all’8%. Sono ambiti che intercettano esigenze centrali per la trasformazione delle imprese e della società: utilizzare meglio i dati, proteggere sistemi e infrastrutture, sviluppare nuove soluzioni per la salute e affrontare la transizione energetica.

È importante distinguere il ritmo di crescita dal peso già raggiunto. L’AI, Data & Analytics, nonostante faccia segnare tassi di crescita elevati, rappresenta ancora il 5,2% dell’occupazione complessiva, mentre le startup industriali valgono il 21,2%, con oltre 14 mila addetti. Seguono software B2B e servizi alle imprese, con il 18,2%. Per un Paese con una forte base manifatturiera come l’Italia, la capacità di portare queste tecnologie nei processi produttivi rappresenta un’opportunità particolarmente rilevante.

Per trasformare il potenziale tecnologico in sviluppo servono anche capitali che accompagnino le imprese nelle diverse fasi. Nel 2025 gli investimenti di venture capital hanno raggiunto 1,56 miliardi di euro e le startup partecipate da fondi di private equity, venture capital o investitori specializzati sono salite a 1.039, dalle 993 dell’anno precedente».

La collaborazione tra startup e grandi imprese rappresenta una leva per favorire l’innovazione. Come si può rafforzare il rapporto tra questi due mondi e trasformare le iniziative di Open Innovation in collaborazioni capaci di generare risultati concreti sul piano industriale e commerciale?

«Occorre rafforzare il legame tra le esigenze industriali delle grandi imprese e le soluzioni sviluppate dalle startup. È su questo terreno che una collaborazione può generare valore per entrambe: per le corporate significa accedere a nuove tecnologie e competenze; per le startup, trovare opportunità di mercato e condizioni per crescere.
Il margine è ampio. Le startup con investimenti aziendali sono 9.421, ma soltanto 606 hanno nel capitale, con una quota di minoranza, una corporate medio-grande, in calo rispetto alle 649 dell’anno precedente. Nel 2025 l’Open Innovation ha mobilitato circa 900 milioni di euro: una base significativa, da tradurre in rapporti industriali e commerciali più diffusi e duraturi.
Il successo di queste iniziative si misura nella capacità di portare le soluzioni sul mercato e di farle entrare nei processi delle imprese. Anche la domanda pubblica può contribuire a creare opportunità di sviluppo: per questo, tra le priorità di InnovUp, c’è l’accesso delle startup al public procurement. Tema su cui si è lavorato con CONSIP per l’inserimento di startup – e a breve di PMI innovative – nel portale d’acquisto per la PA (MEPA) e tema centrale nel EU Innovation Act, recentemente presentato dalla Commissione Europea, su cui InnovUp ha già trasmesso le proprie considerazioni ai Ministeri competenti».

Infine, quali sono le principali priorità sulle quali InnovUp intende lavorare per rafforzare l’ecosistema italiano dell’innovazione? E quali interventi normativi e strumenti di sostegno ritiene indispensabili affinché le startup italiane possano competere con gli ecosistemi più avanzati a livello europeo?

«La priorità è dare alle imprese innovative un quadro di riferimento stabile e strumenti adeguati per crescere. InnovUp rappresenta la filiera dal 2012 e riunisce oltre 500 soci: il nostro lavoro di advocacy, networking e knowledge punta a rafforzare le condizioni in cui queste realtà operano e a favorire le connessioni tra i diversi attori dell’ecosistema.
Sul piano normativo chiediamo di finalizzare il Testo Unico per le startup e di rinnovare la detrazione fiscale del 30%. Sono interventi importanti per dare chiarezza alle imprese e continuità al sostegno agli investimenti. A questi si affiancano l’accesso al public procurement, che può aprire nuove opportunità di mercato, e una rapida soluzione al rinnovo della governance di CDP Venture Capital.
L’obiettivo è consolidare i risultati raggiunti e rendere l’Italia più competitiva rispetto agli ecosistemi europei più avanzati. Per riuscirci dobbiamo accompagnare le startup lungo tutto il percorso di sviluppo, dalla nascita alla crescita dimensionale, e favorire un maggiore coinvolgimento di investitori, imprese e istituzioni».

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