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Osservatorio Banche
Le banche sono le più esposte ai rischi informatici

La truffa informatica alla Fideuram con l'uso dell'Intelligenza Artificiale non è un caso isolato e mette in evidenza le vulnerabilità del circuito finanziario. L'allarme di Bailey. L'appello della Lagarde

Silvano Carletti

Il tema della sicurezza nella dimensione digitale sta conquistando crescente attenzione, un fenomeno cui non è ovviamente estranea l’Intelligenza Artificiale.

Secondo la Banca d’Italia, tra il 2018 e il 2025 il numero delle operazioni effettuate con strumenti di pagamento alternativi al contante è più che raddoppiato in Italia, superando i 16 mld di transazioni, per il 75% mediante carte di pagamento. In questo enorme aggregato non mancano ovviamente le operazioni fraudolente. Nei primi sei mesi del 2025 il tasso di frode è risultato pari a 3 euro ogni 100.000 euro transati (quindi 0,003%) e a 12 operazioni ogni 100.000. Il valore di questo indicatore registra ampie differenze a seconda dello strumento di pagamento considerato: su livelli contenuti e stabile per i pagamenti con carte di debito e di credito; al di sopra del valore medio e in aumento per i pagamenti con moneta elettronica. Nel caso dei bonifici l’incidenza è modesta per i bonifici SEPA ordinari, mentre per quelli istantanei è più elevata seppure in diminuzione. Tutto è migliorabile, ma a giudicare da questo rapporto, i tassi di frode sembrano posizionati in Italia su livelli fisiologici, conclusione indirettamente confermata dal loro pressoché allineamento con quelli delle principali giurisdizioni europee.

Un altro rapporto della Banca d’Italia fornisce da anni informazioni sugli incidenti ICT gravi che interessano gli operatori nazionali. Nel corso del 2025 gli operatori bancari hanno inviato 137 segnalazioni riferibili a 101 singoli eventi. [n.b. un singolo evento che investe più operatori può dar luogo a più segnalazioni]. Gli eventi sono stati prevalentemente incidenti operativi, ma in 23 casi sono collocabili nel campo della cybersicurezza. Si tratta soprattutto di esfiltrazioni di dati (cioè trasferimento non autorizzato di informazioni verso un’entità esterna), attacchi alla catena di fornitura, ransomware (software malevolo che blocca l’accesso a un dispositivo digitale o cripta i file dell’utente).

Nel 2024, il fornitore compariva nel 72% degli incidenti operativi e nel 40% di quelli cyber;  nel 44% dei casi per le banche significative e nell’86% per quelle meno significative, queste ultime caratterizzate da un più alto grado di esternalizzazione. Il rapporto conferma anche nel 2025 quest’ultima differenza senza tuttavia quantificarla.

Un confronto con il passato per gli eventi di cybersicurezza è difficile perché i dati 2025 sono i primi conformi al regolamento europeo DORA (Digital Operational Resilience Act) di obbligatoria applicazione da gennaio 2025, regolamento che tra l’altro ha cambiato molti parametri della rilevazione. Una rivista specializzata (ictsecuritymagazine), dopo un’articolata discussione delle informazioni disponibili ,ritiene di poter concludere che i “sei anni [2020-25] di dati di vigilanza non mostrano una crescita strutturale del peso relativo degli attacchi”. Questi comunque sono aumentati di numero.

Non sono molte le informazioni disponibili sull’ammontare di risorse che le banche dedicano alla cybersicurezza. Secondo il rapporto 2026 del CERTFin (Abi) la spesa così finalizzata è prevista, nell’anno in corso, rappresentare l’8% del budget IT, circa 500 mln.

Seppure sia scontato che nello spazio digitale quello della sicurezza è un fronte da presidiare con attenzione, nell’insieme i documenti considerati non supportano una situazione di allarme. Eppure “un addetto ai lavori” come il governatore della Bank of England Andrew Bailey ha evidenziato poco tempo fa che le banche sono esposte ai rischi informatici più di ogni altro settore, con l’eccezione della difesa. E in effetti alcune vicende che chiamano in causa l’Intelligenza Artificiale alimentano non poca preoccupazione.

La prima di queste vicende è il caso Fideuram, divenuto pubblico a settembre ma in realtà verificatosi alla fine di febbraio. In breve, il suo (ora ex) presidente Paolo Molesini, raggiunto da messaggi WhatsApp e cloni vocali generati con l’IA che imitavano figure chiave (tra cui Carlo Messina e un importante legale), è stato indotto a disporre bonifici verso l’estero (in particolare Cina e Hong Kong). La richiesta era motivata dalla necessità di favorire una transazione internazionale del gruppo Intesa da tenere temporaneamente riservata.

La tesoreria di Fideuram ha quindi disposto trasferimenti per circa 95 mlni di euro. Ad un certo punto i sistemi di controllo interno o il sospetto di qualche funzionario hanno indotto verifiche e svelato la truffa. Avvalendosi dei meccanismi di collaborazione interbancaria internazionale si è cercato di evitare la dispersione di queste somme nei meandri del circuito finanziario globale. La reazione ha prodotto risultati importanti ma parziali, con una perdita finale di 36-39 mln che risultano essere stati convertiti in criptovalute.

La vicenda è significativa per la sua entità ma non è certo isolata. Si è infatti appreso che negli ultimi tempi anche altre banche sono state vittima di truffe importanti (Ifis, una Bcc) e si può tranquillamente assumere che la lista completa è ben più lunga, considerata la nota ritrosia delle istituzioni finanziarie ad ammettere questi incidenti.

La vicenda Fideuram rientra tra le truffe portate a segno coinvolgendo top manager, una fattispecie che sta registrando una significativa diffusione: in una struttura molto gerarchica come ancora è la maggior parte dei gruppi finanziari, il coinvolgimento di una figura apicale rende più lente le attività di verifica e l’eventuale reazione dell’organizzazione. Nel caso Fideuram questa tara “antica” si è combinata con una criminale ed elevata abilità a sfruttare alcune possibilità rese disponibili dall’Intelligenza Artificiale.

La seconda vicenda al centro delle cronache è quella di Claude Mythos, un modello di intelligenza artificiale di frontiera sviluppato da Anthropic. Reso disponibile nell’aprile 2026, Mythos è stato ritirato dopo pochi giorni a causa delle sue straordinarie prestazioni e successivamente reso disponibile di nuovo ma solo ad un insieme molto ristretto di società messo a punto dal governo Usa; ad un centinaio di grandi società di altri paesi è stato ripristinato l’accesso solo ad un modello con prestazioni inferiori.

Claude Mythos sembra in grado scoprire vulnerabilità in praticamente qualsiasi prodotto software. Oltre ad essere di gran lunga più efficiente di ogni precedente procedura nella ricerca di vulnerabilità, questo modello è in grado di combinarle insieme (catene di exploit) per compromettere in profondità un obiettivo. Per il sistema oggetto dell’attacco risulta molto più difficile mettere a punto una risposta efficace, anche perché il tempo a disposizione è molto ridotto. Ovviamente nessuno può garantire che anche malintenzionati possano accedere all’uso di questo modello.

L’allarme suscitato dalla vicenda di Mythos è stato immediato e lo si ritrova anche nell’intervento  pronunciato all’inizio di ottobre da Christine Lagarde (titolo: Dove i rischi dell’IA si incontrano). Secondo la presidente della Bce tre sono le aree che richiedono particolare attenzione: il trading sui mercati finanziari, la resilienza informatica, la dimensione geopolitica.

Nel caso del trading sui mercati finanziari le evidenze dicono che l’adozione dell’intelligenza artificiale avanzata potrebbe attenuare alcuni rischi, crearne di nuovi o anche accentuarne alcuni già occasionalmente sperimentati (ad esempio, strategie di apprendimento automatico simili possono amplificare le oscillazioni finanziarie, sia al ribasso che al rialzo).

In tema di resilienza informatica si può ipotizzare che l’intelligenza artificiale di frontiera possa aiutare i difensori a individuare più rapidamente le vulnerabilità. Ma gli operatori finanziari devono comunque testare le soluzioni prima di implementarle nei servizi essenziali mentre, al contrario, i criminali informatici possono sfruttare una vulnerabilità non appena la individuano.

Per evidenziare quanto rapidamente evolve lo scenario la presidente della Bce propone questo esempio: in una simulazione di attacco in 32 fasi, i modelli rilasciati alla fine del 2025 hanno completato in media circa un terzo delle fasi, mentre modelli più recenti hanno completato ogni fase.

Infine, la vicenda di Claude Mythos ha fortemente evidenziato il nodo della geopolitica. Considerato che lo sviluppo dei modelli di frontiera è concentrato negli Stati Uniti e in Cina, come possono le istituzioni finanziarie europee garantirsi il mantenimento di uno stabile accesso a questi modelli? Da un lato una prolungata perdita di accesso potrebbe rivelarsi estremamente destabilizzante per la stabilità finanziaria continentale e globale, dall’altro ogni ipotesi di diversificazione dei modelli utilizzati ha evidentemente poco spazio.

L’intervento di Christine Lagarde si presenta come segnalazione di un’emergenza e arriva all’evidente conclusione che “l’Europa deve sviluppare proprie capacità in materia di intelligenza artificiale …  in modo che l’accesso a strumenti vitali per la sua resilienza finanziaria non dipenda da un interruttore controllato altrove.” La presidente della Bce non può anticipare una organica risposta europea in avanzata fase di preparazione. Può solo auspicare una chiamata a raccolta dei vertici istituzionali continentali analoga a quanto avvenuto 15 anni fa con la crisi del debito sovrano. Il ritardo già accumulato e l’erosione della capacità di azione europea causata da avversari interni ed esterni fanno intravedere uno scenario quantomeno complesso (“la Ue cammina mentre il mondo corre”).

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