La piattaforma americana delle scommesse online preme su Commissione europea, Esma e sui regolatori nazionali per superare gli attuali divieti che le impediscono di operare nel continente. Vuole essere trattata alla pari di un’impresa di servizi finanziari
La prossima volta che un investitore vorrà capire chi sarà il prossimo presidente della Federal Reserve, se la BCE taglierà i tassi o quale sarà l’esito di una crisi geopolitica, potrebbe non guardare soltanto ai sondaggi, ai report degli analisti o ai prezzi dei titoli. Potrebbe consultare una piattaforma dove migliaia di persone mettono soldi sulle proprie previsioni e dove il prezzo di ogni scommessa diventa una misura delle probabilità attribuite a un evento. È la logica dei prediction market, i mercati delle previsioni che stanno conquistando una crescente attenzione negli Stati Uniti e che ora puntano a espandersi anche in Europa.
A muoversi è Polymarket, la piattaforma americana che preme su Commissione europea, sull’Esma, l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari, e a cascata sui regolatori nazionali per superare gli attuali divieti che le impediscono di operare nel continente. Polymarket sostiene di dover essere trattata come un’impresa di servizi finanziari e non come un operatore di gioco d’azzardo. È una distinzione tutt’altro che formale: dalla classificazione dipendono le autorizzazioni, i vincoli operativi, le possibilità di offrire i propri prodotti agli investitori al dettaglio e, soprattutto, il modello di business con cui il settore potrà crescere.
Il meccanismo della scommessa è semplice. Un contratto che paga un dollaro se un determinato evento si verifica e zero in caso contrario viene scambiato a un prezzo che riflette, almeno in teoria, la probabilità attribuita al suo verificarsi. Se costa 70 centesimi, il mercato sta indicando una probabilità implicita del 70%. Il prezzo può salire o scendere con l’arrivo di nuove informazioni, con le aspettative degli operatori e con il flusso degli ordini. Chi compra a 70 centesimi e incassa un dollaro in caso di esito positivo realizza un guadagno lordo di 30 centesimi; se l’evento non si verifica, perde quanto investito.
È qui che la scommessa comincia ad assomigliare a uno strumento informativo. A differenza di un sondaggio, che registra le intenzioni dichiarate da un campione di persone, un prediction market attribuisce un prezzo alle aspettative di chi mette denaro in gioco. E a differenza di una previsione elaborata da un analista, il prezzo si aggiorna continuamente in risposta agli ordini e alle notizie. Ma non è una misura oggettiva della verità: dipende dalla liquidità, dalla composizione dei partecipanti, dai loro incentivi e dalla qualità delle informazioni disponibili.
Se il mercato anticipa la notizia
Negli Stati Uniti, dove i mercati previsionali hanno una storia che precede di molto le piattaforme digitali, questa capacità di aggregare informazioni è stata studiata da decenni. Le scommesse organizzate sulle elezioni presidenziali risalgono almeno alla fine dell’Ottocento; dal 1988 l’Iowa Electronic Markets offre un laboratorio per studiare il rapporto fra prezzi e risultati elettorali. Internet ha poi allargato enormemente la platea e la varietà degli eventi negoziabili.
Negli ultimi anni, Polymarket e la concorrente Kalshi hanno portato il modello al centro del dibattito pubblico. Non si scommette più soltanto su chi vincerà una competizione sportiva o un’elezione: si può cercare di anticipare le mosse delle banche centrali, gli sviluppi di una crisi internazionale o le decisioni di un’amministrazione. Il prezzo diventa così un indicatore consultato anche da chi non intende necessariamente puntare denaro sulla piattaforma.
Un esempio significativo è arrivato dalla successione alla guida della Federal Reserve. Durante le indiscrezioni sulla scelta del presidente americano Donald Trump, i trader hanno seguito le quotazioni dei contratti legati ai possibili candidati, compreso Kevin Warsh. Per chi opera sui mercati obbligazionari, valutari o azionari, una variazione delle probabilità attribuite a una nomina del genere può essere un segnale utile: la futura guida della Fed può influenzare le aspettative sui tassi e, di conseguenza, il prezzo dei Treasury, il dollaro e le valutazioni degli attivi finanziari.
È anche questo a spiegare l’interesse crescente degli operatori professionali. I prediction market possono offrire un termometro in tempo reale su eventi difficili da incorporare nei modelli tradizionali, soprattutto quando le informazioni sono frammentarie e il consenso degli analisti è in ritardo. Non significa, però, che siano sempre più affidabili. Le quotazioni esprimono le aspettative di chi partecipa a quel particolare mercato, non quelle di un campione necessariamente rappresentativo; inoltre, un contratto poco scambiato può muoversi sensibilmente anche per effetto di pochi ordini.
Uno studio sui contratti di Kalshi negoziati fra il giugno 2021 e il novembre 2025 ha riscontrato una calibrazione complessivamente ragionevole fra prezzi e frequenza degli esiti: gli eventi valutati intorno al 70% tendevano a verificarsi con una frequenza vicina a quella probabilità. Il risultato suggerisce che i prezzi possono contenere informazione, non che siano infallibili o superiori in ogni circostanza a sondaggi, modelli economici e analisi degli esperti.
E l’informazione privilegiata?
Il punto più delicato emerge quando qualcuno non si limita a interpretare meglio le informazioni pubbliche, ma dispone di dati riservati. Se il mercato premia chi sa qualcosa prima degli altri, il confine tra capacità di previsione e abuso di informazioni privilegiate diventa essenziale.
Nel 2026, negli Stati Uniti, un militare è stato incriminato con l’accusa di aver utilizzato informazioni classificate relative all’operazione che portò alla cattura di Nicolás Maduro per realizzare profitti su Polymarket. L’imputato si è dichiarato non colpevole: l’accusa, dunque, non equivale a una condanna. In un altro caso, un ingegnere di Google è stato accusato di aver sfruttato informazioni aziendali riservate sulle ricerche più popolari per scommettere sugli argomenti destinati a diventare di tendenza.
Sono episodi che mostrano una vulnerabilità strutturale. In un mercato finanziario regolamentato esistono regole specifiche contro l’abuso di informazioni privilegiate, obblighi di sorveglianza e strumenti d’indagine. Nei prediction market, invece, l’applicazione delle regole dipende anche dalla classificazione del contratto, dalla giurisdizione e dall’effettiva capacità delle autorità di controllare gli scambi. La negoziabilità di un evento non garantisce, da sola, che tutti i partecipanti giochino secondo le stesse regole.
C’è poi il rischio della manipolazione. Un operatore può tentare di spostare una quotazione con ordini consistenti, oppure sfruttare l’attenzione generata da un prezzo per orientare la percezione pubblica. Le ricerche storiche sui mercati elettorali americani hanno rilevato episodi in cui movimenti sospetti influenzavano temporaneamente le quotazioni, per poi essere riassorbiti. Ma anche una distorsione di breve durata può avere conseguenze se il prezzo viene interpretato come un segnale attendibile da altri investitori.
La sfida regolamentare
I sostenitori del modello sottolineano che mettere denaro sulle proprie previsioni può disciplinare il giudizio: chi sbaglia paga, chi dispone di informazioni migliori può guadagnare. Il prezzo aggrega così opinioni diverse, comprese quelle che non trovano spazio nei sondaggi o nelle analisi convenzionali. In questa prospettiva, i prediction market possono diventare strumenti di copertura per imprese e investitori esposti a eventi specifici.
I critici replicano che il meccanismo non elimina le distorsioni, ma può amplificarle. Le piattaforme digitali trasformano eventi politici, militari e sociali in occasioni di puntata; la presentazione dei contratti, le notifiche e la dinamica delle vincite possono favorire comportamenti impulsivi. E la distribuzione dei risultati è tutt’altro che uniforme: una ricerca basata su 67 miliardi di dollari di volume di scambi su Polymarket ha rilevato che l’1% degli utenti con profitti positivi ha incassato il 76,5% dei guadagni complessivi. Il dato non dimostra da solo che la maggioranza perda in ogni mercato, ma segnala quanto i profitti possano concentrarsi.
Per l’Europa, dunque, la questione non si esaurisce nella scelta tra finanza e gioco d’azzardo. Occorre stabilire quali contratti possano essere trattati come strumenti finanziari, quali tutele siano necessarie per gli utenti retail e quali controlli servano per impedire manipolazioni e uso di informazioni riservate. L’ESMA ha richiamato l’attenzione sui contratti binari e sui rischi per la protezione degli investitori, ricordando che la qualificazione va valutata alla luce delle regole esistenti e delle caratteristiche effettive dei prodotti.
La sfida regolamentare consiste nel non confondere due questioni diverse: il valore informativo dei prezzi e la legittimità delle modalità con cui vengono formati. Un prediction market può offrire un segnale prezioso ai mercati finanziari senza essere per questo una fonte neutrale, né tanto meno immune da abusi. Il suo successo dipenderà anche dalla capacità di dimostrare che la probabilità indicata sullo schermo è il risultato di uno scambio trasparente, e non il vantaggio di chi sa già come andrà a finire.