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S&P GLOBAL BUSINESS OUTLOOK
Italia, la fiducia delle imprese rallenta ma gli investimenti proseguono

Le aziende italiane guardano al futuro con maggiore ottimismo rispetto ai concorrenti europei. Anziché limitarsi a difendere i margini in una fase di rallentamento, una parte rilevante del sistema produttivo si dimostra pronta a investire in trasformazione tecnologica, fattore decisivo per rafforzare la competitività

La fiducia delle imprese italiane perde slancio, ma non cede il passo al pessimismo. È questa l’immagine che emerge dall’ultima rilevazione di S&P Global Italy Business Outlook, che fotografa un tessuto produttivo più prudente rispetto all’inizio dell’anno, ma ancora orientato alla crescita e soprattutto agli investimenti. Lo scenario internazionale, appesantito dalle tensioni geopolitiche e dall’incertezza sui mercati, induce le aziende a rivedere al ribasso le aspettative sull’attività economica dei prossimi dodici mesi, senza tuttavia compromettere le strategie di sviluppo di medio periodo.

L’indicatore principale dell’indagine, che misura il saldo tra le imprese che prevedono un aumento dell’attività e quelle che si attendono una contrazione, scende dal 28% di febbraio al 24% di giugno, toccando il livello più basso dell’ultimo anno. Un dato che segnala un raffreddamento della fiducia, pur mantenendosi superiore sia alla media dell’Eurozona, ferma al 16%, sia a quella globale, pari al 23%. In altre parole, le aziende italiane continuano a guardare al futuro con maggiore ottimismo rispetto ai concorrenti europei, anche se con un entusiasmo decisamente più contenuto rispetto ai mesi scorsi.

A frenare le aspettative è soprattutto il contesto internazionale. Le imprese indicano come principali fattori di rischio il protrarsi delle tensioni in Medio Oriente, la volatilità delle catene di fornitura, l’inflazione ancora persistente, i tassi di interesse elevati e la crescente concorrenza internazionale. Molto dipenderà, secondo gli operatori, dalla capacità della geopolitica di ritrovare una maggiore stabilità, condizione ritenuta essenziale per riportare sotto controllo costi logistici e approvvigionamenti.

Il rallentamento della fiducia riguarda sia il manifatturiero sia i servizi. L’industria, dopo aver toccato a febbraio il livello più elevato degli ultimi cinque anni, registra il calo più marcato, mentre i servizi evidenziano una flessione più contenuta ma sufficiente a riportare l’indicatore sui livelli più bassi dall’autunno del 2023. Si tratta di un segnale che conferma come le incertezze internazionali stiano incidendo trasversalmente sull’intero sistema produttivo.

Accanto a questi elementi di cautela emerge però un dato che rappresenta forse l’aspetto più interessante dell’indagine: le imprese non stanno rinunciando agli investimenti. Al contrario, i programmi di spesa in beni strumentali tornano a rafforzarsi. Il saldo relativo agli investimenti in capitale fisso sale al 15%, superando sia la media storica italiana sia il modesto 2% registrato nell’Eurozona. Anche gli investimenti in ricerca e sviluppo mostrano un’accelerazione, passando dal 7% al 12%, segnale che molte aziende continuano a puntare sull’innovazione come leva competitiva.

Tra le priorità strategiche compare con sempre maggiore frequenza l’intelligenza artificiale. Molte imprese indicano l’adozione di soluzioni basate sull’AI, insieme al lancio di nuovi prodotti e all’espansione verso mercati ancora inesplorati, come strumenti fondamentali per sostenere la crescita futura. È un cambio di prospettiva significativo: anziché limitarsi a difendere i margini in una fase di rallentamento, una parte rilevante del sistema produttivo sembra intenzionata a investire in trasformazione tecnologica per rafforzare la propria competitività.

Più stabile, invece, il quadro del mercato del lavoro. Le intenzioni di assunzione rimangono sostanzialmente invariate rispetto all’inizio dell’anno, con un saldo positivo dell’8%, comunque migliore rispetto alle aspettative dell’Eurozona, dove prevalgono previsioni di riduzione degli organici. Anche le attese sui costi, sia salariali sia degli input produttivi, non mostrano variazioni significative. Le pressioni inflazionistiche restano elevate rispetto agli standard storici, ma non risultano in accelerazione, suggerendo che le imprese non prevedono un ulteriore deterioramento del quadro dei prezzi nel breve termine.

Anche sul fronte della redditività prevale la prudenza. Le aspettative sui profitti registrano solo un lieve peggioramento rispetto a febbraio, riflettendo un equilibrio delicato tra costi ancora elevati e capacità di trasferire gli aumenti sui prezzi finali.

Nel complesso, il sondaggio di S&P Global restituisce l’immagine di un’economia che entra nella seconda metà dell’anno con minore fiducia ma senza rinunciare ai propri progetti di sviluppo. La crescita attesa rallenta, ma non si interrompe; gli investimenti, soprattutto quelli orientati all’innovazione e alla digitalizzazione, rappresentano il principale elemento di resilienza. In un contesto globale ancora instabile, la capacità delle imprese italiane di continuare a investire potrebbe trasformarsi nel fattore decisivo per preservare competitività e crescita quando le condizioni internazionali torneranno a essere più favorevoli.

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