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INVESTIMENTI/LA VISIONE DI KAIROS
La leva del risparmio per le materie prime strategiche 

Il mondo delle materie prime è sottorappresentato nei portafogli, che non hanno quindi colto la rivalutazione secolare del settore. Ecco quale può essere la sfida per il futuro prossimo sia per la finanza, sia per l'uso strategico del risparmio delle famiglie. Contribuire alla nascita di una filiera nazionale, integrata con quella europea in via di progettazione e con quella americana già avviata, che coniughi profitto e rafforzamento del sistema paese

Alberto Castelli
Alberto_Castelli

La metallurgia in Italia vanta più di cinquemila anni di storia e si sviluppa sulle ricchezze minerarie della Toscana e dell’area alpina. Nel corso dei secoli, l’estrazione ha progressivamente perso importanza relativa rispetto alla trasformazione, divenuta invece la nostra vera area di eccellenza. Nell’ultimo secolo molte attività estrattive sono state chiuse, dal carbone in Sardegna all’oro del Monte Rosa, per considerazioni economiche. In altri casi, per considerazioni ambientali, l’estrazione di idrocarburi è stata limitata rispetto alle potenzialità. 

Nonostante questi limiti, l’Italia ha conservato le sue notevoli capacità nella trasformazione delle materie prime, con una presenza importante nella raffinazione del petrolio, nella siderurgia, nell’oreficeria e nel riciclo dei metalli industriali. 

La sfida strategica per il futuro prossimo è quella di coniugare questo patrimonio di competenze tecnologiche con la grande disponibilità di risparmio da parte delle famiglie italiane, convogliando entrambi, per quanto necessario, verso la lavorazione delle materie prime critiche. Su questo fronte l’Italia dipende a oggi, in larga misura, dalla Cina. Nell’ambito di una strategia di derisking e diversificazione, i tempi sono più che maturi per pensare seriamente a costruire qualche elemento di una filiera nazionale, possibilmente integrata con la filiera europea in via di progettazione e con quella americana, la cui costruzione procede da un anno con passo molto spedito. 

Per il risparmio gestito, che rappresenta più del 15 per cento della ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie italiane e più del 30 se si considera anche la componente assicurativa, il percorso da fare può essere rappresentato da due cerchi concentrici.         

Il primo è il più vasto ed è costituito dall’insieme delle società legate alle materie prime nel mondo e dalle materie prime sottostanti. Questo insieme è sottorappresentato nei portafogli, tanto quelli gestiti quanto quelli amministrati. Perfino l’oro, che per soggetti piuttosto conservatori come sono gli investitori italiani dovrebbe essere percepito come interessante, è in realtà meno presente che nella maggior parte degli altri paesi. Questa sottorappresentazione ha limitato la capacità di beneficiare appieno della rivalutazione secolare del comparto. Dall’ottobre 2020 a oggi, infatti, l’SP 500 e il Nasdaq sono saliti rispettivamente dell’85 e del 130 per cento, ma l’oro è cresciuto del 140 e l’indice generale delle materie prime del 217. 

La forte domanda di energia, rame e terre rare per l’intelligenza artificiale, le difficoltà per l’agricoltura dovute all’imminente arrivo di El Nino e l’insufficienza degli investimenti produttivi in nuovi impianti di estrazione e lavorazione fanno pensare che il rialzo delle materie prime proseguirà anche nel breve e medio termine. È ragionevole attendersi che il risparmio intelligente individui gli strumenti più efficaci, le aree geografiche e le aziende più interessanti, per cogliere questa opportunità. 

Il secondo cerchio, più interno, è il sottoinsieme rappresentato dalle società europee e italiane impegnate nell’estrazione e lavorazione dei materiali strategici. Si tratta qui, da parte del risparmio gestito e della finanza in generale, di supportare la volontà politica dei governi di arrivare gradualmente a una almeno parziale indipendenza dalle importazioni. L’individuazione a livello europeo di 60 progetti strategici da promuovere e la creazione di un fondo italiano dedicato alle materie prime critiche gestito dal Fondo Italiano d’Investimento e da INVIMIT rappresentano un primo passo in questa direzione. 

Un contributo importante potrebbe venire, da qui in avanti, dall’inclusione del settore nella tassonomia europea ESG. Analogamente a quanto avvenuto per il settore della difesa dopo l’inizio della guerra in Ucraina, anche le attività legate alle materie prime strategiche potrebbero trovare un riconoscimento tassonomico che contribuirebbe a favorire gli investimenti e a sostenere lo sviluppo del settore. Il forte impatto ambientale delle tecniche attuali di estrazione e lavorazione di questi minerali dovrebbe auspicabilmente indurre ad adottare in Europa tecnologie nuove e meno dannose. L’ampia quota di risparmio gestito orientata ai criteri ESG potrebbe contribuire a selezionare e finanziare i progetti ecologicamente e socialmente più avanzati, fornendo una leva allo sviluppo del comparto. 

In sintesi, l’Italia dispone sia delle competenze tecnologiche sia della capacità finanziaria per iniziare ad affrontare seriamente il problema. Si tratterà ora di mettere a sistema queste due risorse.

Il litio nell’alta valle appenninica del Reno (da estrarre con tecnologie a ciclo chiuso dalle acque sotterranee) e gli importanti giacimenti di cobalto individuati in Sardegna e in Piemonte hanno tutte le potenzialità per avviare l’Italia su questo cammino e ritagliarle un ruolo in questa nuova stagione industriale.

Tuttavia, il successo non dipenderà soltanto dalla disponibilità delle risorse naturali. Sarà necessario costruire un ecosistema che integri capitale, tecnologia, capacità industriali e visione strategica.

In questo contesto il risparmio privato può svolgere una funzione che va oltre la semplice ricerca del rendimento. Può contribuire a finanziare investimenti capaci di rafforzare la sicurezza economica del Paese e la competitività dell’industria europea, accompagnando la nascita di filiere più resilienti e meno dipendenti da fornitori esterni.

Le materie prime critiche rappresentano oggi un fattore abilitante per la transizione energetica, la digitalizzazione e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Per questa ragione la loro disponibilità non è più soltanto una questione industriale, ma un tema di rilevanza strategica.

In uno scenario internazionale sempre più competitivo e meno collaborativo, diventa fondamentale coniugare la logica del profitto con una visione più ampia capace di tenere conto anche dell’utilità strategica per il sistema paese. 

La capacità di orientare una parte del risparmio privato verso questi obiettivi potrebbe trasformarsi in uno dei nostri principali vantaggi competitivi. Il giacimento più importante di cui disponiamo potrebbe non trovarsi nel sottosuolo, ma nella straordinaria ricchezza finanziaria delle famiglie italiane.

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