Intervista a Francesca Giubergia, Presidente di PerMicro
Come funziona la microfinanza, che benefici assicura, in che modo favorisce l'inclusione sociale. Tenere in piedi un modello di erogazione del credito diverso da quello tradizionale si può. E ha successo
Negli ultimi anni il tema dell’inclusione finanziaria ha assunto un ruolo sempre più centrale nel dibattito economico e sociale, soprattutto in relazione alle difficoltà di accesso al credito da parte di soggetti vulnerabili, famiglie a basso reddito e microimprese escluse dai circuiti bancari tradizionali.
In questo contesto, PerMicro rappresenta una delle principali realtà italiane attive nel settore del microcredito e dell’inclusione finanziaria. La società opera su tutto il territorio nazionale con un modello complementare rispetto al sistema bancario tradizionale, collocandosi in una posizione intermedia tra la soglia di bancabilità e quella dell’assistenzialismo.
Ne discutiamo con Francesca Giubergia, presidente di PerMicro (nella foto), che recentemente ha condiviso i risultati dello Studio sull’Impatto Economico e Sociale dell’inclusione finanziaria 2026 e avviato una collaborazione con AXA, finalizzata a contrastare l’esclusione sociale attraverso strumenti di microcredito e protezione assicurativa.
Dott.ssa Giubergia, dai risultati dello Studio emerge come il microcredito possa rappresentare uno strumento di inclusione economica e sociale per soggetti tradizionalmente esclusi dal sistema finanziario. Qual è oggi l’“identikit” delle persone che più frequentemente si rivolgono a PerMicro?
«L’identikit delle persone che si rivolgono a PerMicro riflette i segmenti più vulnerabili e, al tempo stesso, più dinamici della nostra società: giovani sotto i 35 anni, donne e cittadini stranieri. Parliamo di persone che spesso non hanno uno storico creditizio, hanno contratti di lavoro precari o non dispongono delle garanzie reali richieste dalle banche tradizionali. I dati lo confermano: nel 2025, ben il 37% delle imprese da noi finanziate è guidato da donne e il 33% da giovani under 35 (in crescita rispetto al 31% del 2024). Guardando invece al comparto famiglie, nel corso del 2026 registriamo che il 35% dei richiedenti prestito è donna. Le ragioni del loro arrivo da noi sono chiare: queste persone vivono una condizione di esclusione finanziaria. Il circuito bancario tradizionale, stringendo le maglie del credito a causa di criteri rigidi di valutazione del rischio, non è in grado di intercettarle. Il nostro obiettivo principale è proprio evitare che questa impossibilità di accesso al credito formale spinga le persone verso circuiti illeciti o di usura. Offrendo un’alternativa legale, trasparente e strutturata, PerMicro si pone come un vero e proprio presidio di legalità e coesione sociale sul territorio».
Negli ultimi anni le condizioni economiche delle famiglie italiane sono diventate più fragili a causa dell’inflazione, dell’aumento del costo della vita e delle difficoltà di accesso al credito. Quali bisogni emergono maggiormente tra le persone che si rivolgono ai vostri servizi? A che cosa servono principalmente i soldi che vi chiedono?
«I bisogni si dividono nettamente in due macro-aree: finanziamenti alle famiglie (+12,3% nel 2025), in cui i fondi servono per far fronte a bisogni primari urgenti che l’inflazione ha reso difficili da sostenere. In questo caso, i finanziamenti rispondono direttamente a esigenze legate alla casa (affitti, caparre), all’accesso a cure mediche, all’acquisto di un mezzo di trasporto proprio o a più generali esigenze di bilancio familiare. L’impatto di questo supporto è concreto: basti pensare che nel periodo 2019-2023 ben 1.125 persone sono uscite dalla soglia di povertà assoluta grazie al nostro intervento.
L’altra macroarea sono i finanziamenti all’impresa (+2,8% nel 2025), in cui il prestito serve per l’avvio o il consolidamento di piccole attività imprenditoriali (commercio, artigianato, servizi). I prestiti aiutano a formalizzare il business, generare posti di lavoro autonomi e stabili, e sostenere le spese di avviamento».
Il vostro modello si definisce complementare, e non concorrenziale, rispetto al sistema bancario tradizionale. In che modo il microcredito riesce a colmare il divario tra esclusione finanziaria e piena bancabilità? Come si tiene in equilibrio un modello di banca “diverso”?
«Noi vediamo la microfinanza come un’opera di completamento del sistema bancario: accogliamo i clienti dove la banca tradizionale si ferma e li accompagniamo verso la piena inclusione economica. Il divario si colma attraverso un vero e proprio percorso di transizione e ri-bancabilità. Infatti, a distanza di due anni dall’erogazione del credito di PerMicro, il 30% delle famiglie finanziate riesce ad avere accesso ai finanziamenti tradizionali. Se consideriamo la sola porzione dei richiedenti, questa percentuale sale addirittura all’81%. Dimostriamo sul campo che l’esclusione finanziaria non è una condanna permanente.
Tenere in equilibrio un modello di business “diverso” è possibile grazie al rigore scientifico della misurazione: dal 2015 collaboriamo con il Politecnico di Milano (prima con il centro TIRESIA e oggi con lo spin-off Triadi) adottando una metodologia ad hoc basata sul SIA (Social Impact Assessment). Misuriamo input, output, outcome e impatti di lungo periodo attraverso interviste sistematiche ai clienti. Questo ci permette di non deviare mai dalla nostra missione e di garantire totale trasparenza ai nostri soci e investitori d’impatto (come Fondazione CRT, Narval, Servizi e Finanza FVG).
Tramite questo modello, generiamo valore sistemico, creando economia reale e un forte ritorno per lo Stato. Tra il 2009 e il 2023 le attività supportate da PerMicro hanno generato 130 milioni di euro di entrate statali complessive (tra IRPEF e gettito derivante dai consumi) e un risparmio per le casse pubbliche di oltre 18 milioni di euro in termini di riduzione dei sussidi. Un portafoglio di clienti inizialmente considerati “non bancabili” si è rivelato un formidabile motore di sviluppo sostenibile».
Tra gli aspetti più interessanti del vostro approccio vi è l’attenzione alla dimensione sociale oltre che economica. Quanto conta l’accompagnamento delle persone nel percorso di accesso e gestione del credito?
«L’accompagnamento è il cuore pulsante del modello PerMicro ed è la vera chiave della sua sostenibilità finanziaria. Erogare denaro a un soggetto vulnerabile senza un affiancamento significherebbe, spesso, esporlo al rischio di sovraindebitamento. Noi offriamo percorsi strutturati di educazione finanziaria e servizi di tutoraggio pre e post-finanziamento, per affiancare l’imprenditore nella pianificazione e nella crescita professionale, aiutandolo a mitigare i rischi. I risultati di questo approccio di prossimità sono scritti nei numeri straordinari del report: a due anni dall’erogazione del credito, l’88% delle imprese finanziate da PerMicro è ancora pienamente attiva. Inoltre, il 70% delle imprese già esistenti ha registrato un aumento dei ricavi e il 28% ha assunto nuovi dipendenti. Questo tasso di sopravvivenza e crescita aziendale si spiega solo con la qualità dell’accompagnamento: la relazione umana e la formazione abbattono il rischio di credito».
Guardando al futuro, quali ritiene saranno le principali sfide dell’inclusione finanziaria in Italia nei primi anni? E quale ruolo potranno svolgere operatori come PerMicro in questo scenario?
«Le sfide dei prossimi anni saranno dettate dalle nuove geografie e forme dell’esclusione. La riduzione fisica degli sportelli bancari rischia di isolare intere comunità e piccoli tessuti imprenditoriali locali, non solo geograficamente ma anche economicamente. Inoltre, l’inflazione, la precarietà lavorativa e il divario territoriale (con il Mezzogiorno che registra un rischio povertà al 38,4%) rischiano di cronicizzarsi, ampliando la fascia di popolazione vulnerabile. In questo scenario, gli operatori di microfinanza come PerMicro non possono più essere considerati attori di una “nicchia sociale”, ma partner strategici per lo sviluppo economico del Paese. La microfinanza genera ritorni sistemici, e lo dimostrano i dati scientifici del nostro report. La sfida futura sarà quella di far dialogare sempre di più questi strumenti con le politiche pubbliche di welfare e di sviluppo locale, favorendo l’inclusione sociale e il benessere personale. A PerMicro, continueremo a presidiare i territori, innovare i modelli di valutazione e dimostrare che dare fiducia a chi è escluso non è solo un atto di giustizia sociale, è un eccezionale investimento sul nostro futuro collettivo».