Con la sua prima enciclica, "Magnifica Humanitas", Papa Leone XIV ha delineato il desiderio e la necessità di proteggere la dignità e la capacità di agire dell'uomo nell'era dell'intelligenza artificiale. In particolare, il pontefice mette in guardia dai pericoli rappresentati dai sistemi d'arma autonomi, abitualmente denominati intelligenti. Ecco una lettura del testo in chiave economica
È divenuta nel tempo una gradita tradizione per me, dal 1991 (Centesimus Annus), cercare nel contenuto delle pronunce papali temi che possono interessare l’analisi economica. In questa occasione il documento assume un rilievo anche storico, essendo pubblicato nella medesima data della Rerum Novarum del precedente Papa Leone (il XIII) nel 1991, dedicata, al tempo, allo sviluppo della quarta rivoluzione industriale. Il tema dominate in questa occasione è ovviamente quello dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Lo scenario del momento suggerisce peraltro di affrontare anche il delicato tema della guerra incombente e rifiutata (contro la teoria della guerra giusta).
Significativamente, il primo capitolo dei 254 capoversi si intitola la Res novae del nostro tempo, simbolo del continuo cambiamento ambientale che richiede il rinnovo della posizione della Chiesa Cattolica. È opportuno tenere presente che, nel 1891, il pensiero della Chiesa si confrontava con la pubblicazione, 30/35 anni prima, dei contributi fra loro opposti di Stuart Mill e di Marx-Engels in merito ai temi approfonditi nell’enciclica. In questa occasione, il Pontefice anticipa eventuali futuri contributi del pensiero intellettuale, ne costituisce un punto di riferimento e, soprattutto, non demonizza l’innovazione quanto ne espone una visione che trascende la storica contrapposizione con il progresso tecnologico.
L’impostazione del documento risente della cultura matematica del Papa, mutando il precedente orientamento storico fondato sul prevalere dell’umanesimo: quindi, è necessario «disarmare l’IA» per «impedirle di dominare l’umano» e «rompere l’ equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare», anche perché «non possiamo considerare l’IA moralmente neutra» e «non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi». L’innovazione è pienamente accolta in sé, ma resta prevalente il peso della “magnifica umanità” indicata nel titolo della enciclica. La creazione dell’intelligenza artificiale è dovuta all’uomo e ad esso non deve sfuggirne il controllo e nemmeno la concentrazione del controllo.
Una soluzione molto interessante fra l’uomo Prevost e il Pontefice Leone XIV. Ben diversa (estranea solo in apparenza alla materia economica) è invece la posizione relativa al concetto di “guerra giusta” che ispira la posizione dei governanti di alcuni importanti Paesi del mondo, concetto nettamente rifiutato. L’appartenenza alla dottrina agostiniana gli suggerisce di riprendere la posizione di Sant’Agostino in merito al sacco di Roma, riproponendo il rifiuto dell’ipotesi, a fronte dei numerosi conflitti od operazioni aggressive aperte negli ultimi anni (Crimea, Ucraina, Iran, Cuba, Taiwan e Groenlandia, con tutte le loro diversità).
Entrando nell’area economica in senso lato, il Papa cita le parole di Gandalf ne Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare».
È il principio fondante dell’attenzione ai fattori ESG, tutti e tre richiamati congiuntamente quale opportuni drivers delle scelte richieste a chi governa il mondo. In termini macroeconomici si enfatizzano gli elementi non quantitativi che compongono il patrimonio effettivo dell’umanità: la dignità della persona (S), il valore del lavoro (S), la destinazione universale dei beni (G), la solidarietà e la sussidiarietà (E ed S), la cura del creato (E), la centralità della pace (G) e della fraternità (S).
Nel contesto più microeconomico della nuova realtà industriale e produttiva, vengono analizzate e poste discussione, quali portatrici ormai visibili di alterazione degli equilibri, le nuove forme di proprietà quali «brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche e dati». Un potente caveat nei confronti delle principali aziende del mondo e del modo nel quale sono gestite, riconoscendone peraltro l’indispensabile ed utile presenza, ma reclamandone un idoneo (ma difficile) controllo.
Una importante novità rispetto all’antico disconoscimento delle grandi scoperte apertamente contestate ai tempi di Galieo e Copernico e della riforma Protestante e già riconosciute e “accettate” dall’omonimo Leone XIII, un significativo in nomen nominis reso esplicito già nella prima enciclica. Lo spettro dell’analisi però si allarga e l’unica modalità per gestirle diventa l’individuazione di un nuovo concetto allargato della guerra, non solo militare ma anche economica e cognitiva.
Può apparire singolare l’utilizzo della parola disarmare (il suggerimento all’umanità per gestire i rischi dell’intelligenza artificiale), termine che può essere letto (magari improvvidamente) come una nuova ipotesi di “guerra giusta” nei confronti di chi potrebbe assumere il governo e il controllo della persona. Peraltro, un trend crescente nelle scelte dei gestori di investimenti pone attenzione verso le tecnologie strategiche di contrasto piuttosto che agli armamenti, una possibile lettura operativa di questo concetto.
Approfondendo il tema dell’IA, il testo suggerisce come essa possa imitare l’uomo, ma senza coscienza morale, empatia e discernimento spirituale. La parola che riassume questi fattori è accountability, un termine largamente utilizzato nella disciplina della governance delle attività economiche. Affidarsi senza discernimento individuale e collettivo all’IA è il fattore che accentuerebbe il potere di chi mette a disposizione gli strumenti nei confronti di chi li utilizza, a sua volta affascinato dal potenziale (in verità non solo apparente ma certamente comodo).
Si evidenzia in questa parte dell’enciclica la nuova arma che può colonizzare in futuro Paesi, popolazioni e sistemi sociali. Il mondo futuro, con la sua immensa popolazione di 8 miliardi di esseri umani deve essere educato a rifiutare informazioni e comunicazioni senza valutarle con attenzione e propria lettura. La facilità con la quale la nuova economia conquista gli spazi è anche dovuta a questo errato comportamento di disponibilità.
D’altro canto, eravamo già consci che informazione e comunicazione sono gli strumenti di dominio e che una quota consistente dell’umanità pensa di disporne o di controllarle sulla base di una conoscenza limitata e condizionata da chi le pone facilmente a disposizione di chi accetta soluzioni semplici e facili. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale, comunque, alimenta investimenti significativi in ambito tecnologico ed energetico, sostenendo trend strutturali di medio-lungo periodo che non si possono sottovalutare.
Chi rappresenta i deboli ha il compito irrinunciabile di difenderli, un monito ed un suggerimento che coinvolge anche le organizzazioni sindacali, “da sempre riconosciute dalla Chiesa”, alle quali è richiesto di impostare le proprie scelte nell’evidente nuovo quadro di riferimento. Un nuovo concetto di “Prodotto Interno Lordo” non solo quantitativo, probabilmente non più solo “interno” né “lordo”, ma diversamente proposto nella nuova visione del “prodotto”, non più solo industriale quanto immateriale come, evidentemente, dimostrano anche gli investimenti ormai prevalenti nei mercati finanziari. Una semplice lettura dei listini delle Borse Valori ci suggerisce che nessun hardware funziona senza software e che il secondo gode di un contributo dominante della risorsa umana.
Nell’ultima parte del documento, infine, si introduce una sintesi fra IA e guerra. La rivoluzione digitale determina nuove forme ibride di guerra, attraverso attacchi cybernetici e hackeraggi, la manipolazione o il non controllo/selezione dell’informazione, campagne di influenza o di disinformazione e l’automazione di decisioni strategiche. Ulteriore preoccupazione è suscitata dal diffondersi di poteri privati non scelti con metodi elettivi e scadenze predeterminate. Il tutto è peggiorato dall’uso di armi guidate dalla IA: “non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile”.
Tornando in conclusione nell’ambito economico, l’enciclica esamina l’intelligence algoritmica ed esprime la convinzione e la preoccupazione che la battaglia decisiva del XXI secolo si combatte sulla sicurezza cognitiva in capo all’essere umano.
L’intelligenza artificiale generativa e i sistemi di influenza profonda non sono solo complessi strumenti tecnologici, ma vere e proprie “armi di guerra asimmetrica”. Sono infatti, vettori capaci di penetrare le istituzioni sociali più consolidate, manipolare il consenso e creare vulnerabilità sistemiche e pervasive senza utilizzare alcuna arma tradizionale di distruzione. Restano un’arma perché colpiscono l’essere umano nella sua dimensione più ampia coinvolgendone più le capacità che il fisico. Un assalto al principio del libero arbitrio.
Resta obiettivamente preferibile elaborare conoscenze e valutazioni con proprie elaborazioni e confrontarle con quelle degli altri giungendo a soluzioni con ogni probabilità sempre diverse, perché siamo diversi; l’iperutilizzo della IA senza cautela potrebbe annullare questa fantastica caratteristica del nostro essere.