Francesca Pino “Raffaele Mattioli - Una biografia intellettuale”, Il Mulino, Bologna, ristampa 2026, pagg.404, Euro 18,00
Il capo della Banca Commerciale italiana raccontato attraverso la sua carriera, il peso che ha avuto nel contesto culturale, le amarezze in politica
La ristampa 2026 di questo volume, uscito tre anni prima, consente a chi come me lo aveva allora perso, di recuperarne la lettura e la conseguente analisi a fini recensori.
L’autrice, Francesca Pino, a lungo Responsabile dell’Archivio storico di Intesa san Paolo, oltre a mostrare la sua abilità nel muoversi con grande agilità tra un materiale, vasto quanto complesso da esaminare, ha anche il merito di offrire al lettore un ritratto certamente approfondito e, per certi versi, sorprendente del grande banchiere umanista e mecenate Raffaele Mattioli, avvalendosi di documenti, finora, inediti, o, comunque, relativamente poco conosciuti dai più.
A parte i primi due capitoli, rispettivamente dedicati alla formazione di Raffaele Mattioli nei diversi gradi di istruzione e al suo coinvolgimento nelle vicende belliche della prima guerra mondiale e, successivamente, nell’impresa dannunziana di Fiume, i restanti 18 si sviluppano lungo due assi portanti di questa biografia, non casualmente definita “intellettuale”, considerati il talento, la preparazione tecnica e le capacità relazionali del personaggio.
Da un lato, infatti, l’A. si sofferma sulle tappe più significative che hanno scandito il percorso del Mattioli nel mondo lavorativo, dall’ingresso ai suoi successivi sviluppi, che lo hanno portato ad assumere incarichi via via più prestigiosi, fino a giungere al vertice della Banca Commerciale Italiana. Un’occasione per soffermarsi ad analizzare, non solo le capacità tecniche di affrontare sfide sempre più impegnative da parte del grande banchiere, ma anche ad evidenziarne, oltre alle doti organizzative, quelle strategiche di grande pregio, che ne hanno contraddistinto l’operato.
Si sviluppa, così, una narrazione, che non si limita ad una puntuale illustrazione degli aspetti esaltanti dei successi professionali conseguiti, ma anche delle amarezze e delle delusioni patite dal Mattioli in campo politico, nonostante l’impegno profuso nella ricostruzione economica e morale del Paese post 1945, risultando tagliato fuori da ruoli istituzionali apicali ai quali avrebbe potuto legittimamente aspirare.
Dall’altro lato, il secondo asse, lungo il quale si si snoda il percorso espositivo del libro, mette in evidenza le caratteristiche di studioso di Raffaele Mattioli, anche al di fuori dell’ambito economico-finanziario e, più specificamente, tecnicistico bancario, rivelando una vocazione volta a favorire la diffusione di aspetti cultuali di elevato livello, concretizzatasi nel promuovere iniziative di ampio respiro: una per tutte, la collezione dei classici dell’editore Ricciardi, salvato dallo spettro di una chiusura anticipata delle proprie attività per le conclamate difficoltà economiche.
Ecco dunque che, attraverso un percorso espositivo coerente, il libro assolve pienamente al suo obiettivo di base di restituirci la figura di Raffaele Mattioli nella sua statura complessiva di grande banchiere e di uomo di altissimo profilo culturale, acquisito anche con relazioni personali di grande prestigio – basti ricordare quella con il filosofo napoletano Benedetto Croce – contestualizzandola nel complesso periodo storico del secolo scorso, dei decenni del fascismo, della Seconda guerra mondiale e della ricostruzione post bellica.
Anche per questo mix di contenuti, il libro si rivela, oltreché di gradevole lettura, dotato di un particolare fascino, offrendo al lettore l’opportunità di rivisitare significativi aspetti di storia economica del Paese, non tralasciando riferimenti anche a vicende inquietanti e, per certi versi, eroiche, quali l’applicazione delle leggi razziali e l’impegno del Mattioli nel salvaguardare l’incolumità di persone di origine ebraica, favorendone l’uscita clandestina dall’Italia. Un versante, quest’ultimo, che contribuisce efficacemente all’apprezzamento della cifra complessiva di un libro, scritto con uno stile decisamente accattivante e che, pur nell’osservanza metodologica delle fonti compulsate e puntualmente citate, non paga dazio alla trappola di una venatura retorica, in cui sarebbe potuto facilmente cadere.